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Rimuovere i tatuaggi, ora è più facile grazie al laser

Sempre più persone in Occidente sono tatuate: si pensi che solo negli Stati Uniti si stima abbiano un tatuaggio circa dieci milioni di cittadini. Il tatuaggio, dal samoano “tatau”, è nato più di 5000 anni fa per identificare l’appartenenza a un gruppo o a una classe sociale. Durante il corso della storia, disegni e simboli impressi sulla pelle sono stati spesso considerati in maniera positivi e, raramente, marchi d’infamia.

Ora che i tatuaggi si sono diffusi in maniera capillare presso le civiltà di tutto il mondo si registra un dato molto interessante: secondo recenti studi europei e statunitensi, infatti, circa un terzo delle persone tatuate decide, nel corso della propria vita, di rimuovere i propri tatuaggi. Se, fino a poco tempo fa, il desiderio di rimozione trovava un importante ostacolo negli effetti cicatriziali permanenti che ne conseguivano.

Negli ultimi anni, però, si è assistito all’avvento della tecnologia laser QS (Quality Factor – Switched Laser), grazie alla quale è stato possibile realizzare dei sistemi per rimuovere i tatuaggi in modo non invasivo. Sostanzialmente, non esiste più il rischio di lasciare sul paziente delle cicatrici molto visibili.

La prof.ssa Angela Faga, che dirige anche un collaudato Master in Medicina estetica e del benessere, come riporta sevenpress.com ha dichiarato a tal proposito: “E’ importante analizzare bene un tatuaggio prima di effettuare un trattamento per rimuoverlo – spiega la prof.ssa Faga – Un tatuaggio è essenzialmente costituito da un cromoforo esogeno che viene iniettato nella cute. Le particelle di inchiostro vengono fagocitate dai fibroblasti del derma e rimangono permanentemente confinate a livello del derma superficiale. La densità e la profondità dell’inchiostro sono tra i fattori più importanti che influenzano l’esito del trattamento per la rimozione di un tatuaggio.”.