Questa mattina abbiamo protocollato un’interpellanza al Sindaco ed alla Giunta da
discutere nel prossimo Consiglio Comunale utile, per conoscere gli iter progettuali, con
indicazione dei loro tempi e delle modalità, che questa Amministrazione intende portare
avanti per raggiungere gli obiettivi di mitigazione del rischio idraulico del torrente
Rupinaro relativamente alla zona ponente della Città che ha subito negli ultimi decenni
svariati danni a cose e persone a causa delle alluvioni.
Può essere utile ricordare quello che è stato fatto e quello che rimane ancora da fare per
garantire maggiore sicurezza al nostro territorio in vista della stagione autunnale alle porte
e dei rischi che questa comporta.
Nel 2012, appena insediata, l’Amministrazione Levaggi aveva conferito l’incarico per la
progettazione delle opere necessarie per la mitigazione del rischio idraulico del torrente
Rupinaro e del Rio Campodonico e dei suoi affluenti e per il reperimento dei necessari
finanziamenti regionali.
Il progetto aveva individuato la necessità di ricostruire i ponti di Via Castagnola (dove era
tragicamente morta una persona a seguito dell’alluvione del 2002), di Sanpierdicanne, di
Viale Tappani, di C.so Italia e delle Ferrovie, oltre che gli argini del torrente, che in alcuni
tratti versano ancor oggi in stato precario e rappresentano un concreto rischio per la parte a
ponente della Città, nonché di approfondire il fondo dell’alveo del Rupinaro per un costo
complessivo di circa 20.000.000,00 €.
Nel 2016, non appena ottenute le prime risorse finanziarie dalla Regione, l’Amministrazione
Levaggi era riuscito in due anni a provvedere al rifacimento di due ponti sul torrente
Rupinaro: quello di Via Castagnola e quello di Sanpierdicanne ed al rifacimento di alcuni
tratti degli argini.
Nel 2017 l’Amministrazione Levaggi aveva reperito, inoltre, l’ulteriore somma di
9.500.000,00 € (di cui 5.800.000,00 finanziati dalla Regione Liguria e 3.700.000,00 € di risorse
comunali), ancor oggi disponibile per il Comune di Chiavari, per il rifacimento dei restanti
ponti, nonché degli altri argini del Rupinaro.
A tale fine, l’Amministrazione Levaggi aveva anche avviato un accordo con le Ferrovie dello
Stato in base al quale queste ultime si erano impegnate attraverso un preciso
cronoprogramma ad eliminare la pila in mezzo ed a rifare il ponte ad unica campata.
Dopo due anni dall’insediamento, superata la norma nazionale che imponeva il rialzamento
dei ponti ad almeno un metro e mezzo (rendendo impraticabile ogni intervento in centro
città), in data 07.03.2019 l’Amministrazione Di Capua aveva pubblicamente condiviso l’iter
del progetto che prevedeva:
1. Entro il 21.03.2019 la conferenza dei servizi referente avrebbe dovuto presentare la prima
convenzione per la suddivisione delle spese relative alla ricostruzione degli argini di C.so
Genova 11 e il relativo progetto definitivo dell’arginatura. Si diceva che il privato avrebbe
contribuito per il 20%, mentre la restante parte il Comune. Sarebbe seguita la delibera di
giunta in cui si sarebbe dovuto approvare una convenzione per tutte le arginature del
torrente Rupinaro;
2. Entro il 28.03.2019 si sarebbe dovuto approvare il progetto definitivo della messa in
sicurezza del Rio Bona. La seconda conferenza dei servizi referente avrebbe dovuto
illustrare la messa in sicurezza dell’affluente del Rupinaro che sarebbe potuto partire
entro fine 2019. Oltre alla deviazione del rio, era previsto il rifacimento delle
canalizzazioni delle acque bianche e la sistemazione di tutto il fondo stradale. Sarebbero
seguito poi anche i progetti definitivi per il rio Moranda e il Rio Bacezza;
3. Entro metà aprile 2019 si sarebbe dovuto effettuare il collaudo di tutti i ponti, stilando un
report sullo stato dei ponti sul Rupinaro, con una relazione dettagliata delle infrastrutture
di C.so Genova, C.so Italia, Via Descalzi, Via S. Chiara, la passerella pedonale che collega
Via S. Chiara a Via Colonnello Franceschi, ponte di Via dei Lertora a Sampierdicanne,
C.so Valparaiso e Viale Tappani;
Tuttavia, nel corso del mandato Di Capua nulla di tutto questo risulta sia mai stato
realizzato.
Invero, l’Amministrazione Di Capua aveva opportunamente conferito incarico per la
progettazione di un canale scolmatore per il raggiungimento della messa in sicurezza (200
anni), destinato a raccogliere le acque del Rio Campodonico e scaricarle in mare attraverso
una galleria di circa 3 Km attraverso il Monte Castello per un costo complessivo di
30.000.000,00 €.
Pare, poi, che agli inizi del 2022 l’Ufficio Tecnico del Comune di Chiavari abbia predisposto
una proposta di delibera alla Giunta con un progetto per impegnare i primi fondi sugli
argini ed i ponti da ricostruire, ma tale delibera non è stata ancora approvata, neppure
dall’attuale Amministrazione Messuti.
A questo punto ci chiediamo: come mai dal 2019 non è stato più fatto nulla? A che punto è
il progetto del canale scolmatore, in che tempi e con quali risorse verrà realizzato? Se
occorreranno degli anni, in attesa che venga costruito, l’Amministrazione Messuti intende
procedere nel frattempo con la ricostruzione dei ponti e degli argini ritenuti a rischio in caso
di piena del torrente Rupinaro?
Oggi che il Comune può contare anche sulle risorse legate al P.N.R.R., confidiamo che alle
parole possano far seguito presto anche i fatti, perché ormai conosciamo gli effetti disastrosi
del maltempo in un territorio fragile come il nostro e la messa in sicurezza deve essere una
priorità, perché il rischio idraulico non aspetta l’indecisione amministrativa e l’inerzia della
burocrazia.
Avv. Nicola Orecchia
Consigliere Comunale di Chiavari
(Chiavari con Te!)
Arch. Giovanni Giardini
Consigliere Comunale di Chiavari
(Cambia con me)






