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L’Italia valorizza la Diversità, l’Equità e l’Inclusione? Omnicom PR Group presenta la prima ricerca

Omnicom PR Group
Omnicom PR Group - ricerca DE&I

Milano – Omnicom PR Group Italia presenta la prima ricerca su DE&I che analizza il livello di percezione e consapevolezza su questi temi tra popolazione generale e lavoratori. L’indagine, condotta con Astra Ricerche, mira a sensibilizzare l’opinione pubblica circa le opportunità e i rischi dello scenario attuale e il ruolo che le aziende posso ricoprire nella costruzione di ambienti inclusivi, equi e rispettosi delle diversità.
“Omnicom PR Group Italia ha voluto analizzare lo stato attuale della percezione e della consapevolezza, tra popolazione e lavoratori, circa temi di DE&I. I risultati, a volte sorprendenti e diversi tra Regioni, ci restituiscono un Paese che ancora non crede pienamente nella possibilità di costruire un mondo più equo, inclusivo e rispettoso delle diversità. Mentre fattori come pandemia, guerra, crisi energetica e ambientale rimangono determinanti nella definizione del contesto di pensiero sociale, le aziende diventano luoghi ‘protetti’ dove condividere programmi e comportamenti virtuosi”, afferma Massimo Moriconi, General Manager & Amministratore Delegato di Omnicom Public Relations Group Italia.

Diversity, Equity & Inclusion: come sono percepite nel Nord Ovest italiano?
Nelle regioni Lombardia, Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, soltanto un rispondente su due si ritiene “ben informato” sulle tematiche DE&I – un risultato moderato ma in linea con la media nazionale del 50%.
Nonostante una limitata conoscenza dei temi DE&I, gli abitanti delle 4 Regioni del Nord Ovest sono sopra la media rispetto al resto del Paese nel riconoscere che le diversità in Italia siano numerose: la percezione di varietà delle diversità è alta (70% vs 66%).
La percezione delle Diversità in Lombardia, Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta è altamente positiva: per il 65% degli intervistati, la diversità viene intesa come valore/opportunità (vs il 60% della media nazionale).
Interpellati sulla definizione dei vari tipi di Diversità ai quali si fa riferimento nel dibattito pubblico, il 71% dei rispondenti indica quella di identità e genere sessuale (maschio, femmina, non binario, transgender, agender…), dell’orientamento sessuale (59%), del colore della pelle (39%), delle culture, tradizioni e usanze etniche (39%). Il 23% degli intervistati nel Nord Ovest, contro la media italiana del 19%, ritiene che parlando delle diversità si faccia riferimento maggiormente alla diversità di stato/di cittadino (italiano, con permesso di soggiorno, richiedente asilo, con protezione internazionale/rifugiato, …).
Per quanto riguarda l’inclusione, gli abitanti di Lombardia, Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta affermano di non esserne abbastanza informati: il 17% di rispondenti ritiene di non avere i giusti strumenti culturali per vivere in maniera inclusiva (vs 15%). Parlando di inclusione, gli intervistati la percepiscono maggiormente in famiglia (79 vs la media italiana del 73%), tra gli amici (74% vs 69%), e nel settore lavorativo (61% vs 57%).
Che cosa allora potrebbe favorire la diffusione della cultura inclusiva e una maggiore accettazione dell’”altro”, secondo la popolazione del Nord Ovest del Paese?
Tra i fattori scatenanti c’è senza dubbio la comunicazione diretta con altre persone, grazie ai viaggi nei paesi con culture e usanze diverse (è vero per il 44%), nonché frequentando gli ambienti con una forte varietà di persone (31%), partecipando ad attività di dialogo che permettono di scoprire i propri pregiudizi (33%) e favorendo l’incontro dei figli/nipoti con bambini ‘diversi’ nelle scuole (32%).
Non è da sottovalutare anche il ruolo delle aziende. Secondo le Regioni del Nord Ovest, un’azienda non dovrebbe limitarsi a essere attiva nell’area Diversity, Equity & Inclusion: dovrebbe anche ‘educare’ i propri clienti ad essere più consapevoli su DE&I, promuovendo atteggiamenti inclusivi (lo sostiene il 67%). Inoltre, il 63% degli abitanti in Lombardia, Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta preferirebbe acquistare prodotti e servizi da un’azienda che si impegna in progetti di DE&I rispetto ad aziende che non lo fanno. Allo stesso tempo, il 73% afferma che è difficile sapere quali sono le aziende virtuose e quali sono quelle pessime quando si parla di Diversità & Inclusione.
Più disaccordo nelle Regioni del Nord Ovest emerge quando la popolazione viene intervistata sul tema dell’Equità: solo il 28% (contro la media nazionale del 34%) pensa infatti che attualmente siano garantite, in Italia, uguali opportunità (professionali, di salute, di istruzione…) a prescindere dalle condizioni di partenza (sesso, età, religione, etnia, cultura, …). Ed ammette che non sempre (40% contro una media italiana del 44%) ha trattato gli altri valutandoli in base a come si comportano, a quello che dicono o fanno, ma almeno in parte in base al “gruppo di appartenenza” (per genere sessuale, origine geografica, religione, orientamento sessuale).
Proprio per questo il 73% degli intervistati nelle Regioni del Nord Ovest, contro il 69% della media nazionale, ritiene che questo debba essere argomento politico, ma soprattutto di presa di posizione delle aziende (72% vs 69%).

Qui di seguito un estratto dello studio a livello nazionale
1. DE&I in Italia: informazione limitata ma elevata la diversità percepita
Solo il 49.6% della popolazione italiana afferma di essere ben informato su DE&I (il 7.0% non lo ha sentito affatto nominare nel dibattito pubblico), mentre la conoscenza di questi temi è superiore nelle aziende dove la percentuale raggiunge il 53.7%.
Allo stesso tempo, dalla ricerca emerge che il 65.8% della popolazione concorda che ci sia molta diversità in Italia. Un maggior livello di diversità è avvertito dai meno giovani (55-65enni: 72%) e dagli abitanti dei piccoli comuni (72% nei comuni con meno di 10mila abitanti).
2. Voce alle aziende: le opportunità del DE&I per le imprese
Da quanto emerge dalla ricerca, lavorare in azienda cambia l’atteggiamento individuale verso i temi DE&I: la percezione di opportunità positiva è superiore. La diversità, in tutte le sue manifestazioni, crea opportunità per il 60.1% dei lavoratori in Italia; è soprattutto rilevante per le donne (65% vs uomini 56%) e per i più giovani (18-34enni: 66% vs 55-65enni: 55%).
Anche il tema dell’equità è stato percepito dai lavoratori con più ottimismo: oltre il 75% dei lavoratori crede l’equità in Italia sia “molto o abbastanza” garantita dalla meritocrazia. Per quanto riguarda il tema dell’inclusione, sia a livello di popolazione che a livello di aziende, il campione dichiara di non sentirsi pienamente incluso in molti contesti individuali e lavorativi.
Ma perché si fa fatica a essere pienamente inclusivi?
Dalla ricerca emergono tre aree principali: la prima (24.1%) ritiene che ci siano più cose da condividere con chi è più simile a sé, la seconda (22.8%) è convinta che vengano “prima gli italiani”, mentre la terza è l’unione di un senso di forte necessità di tempo (19.3%) e di mezzi culturali per comprendere la diversità ed essere inclusivi (il 14.9% afferma di non avere conoscenza su come comportarsi nei contesti della diversità).
Pertanto, far leva sulla sensibilizzazione alle tematiche DE&I ha un grande potenziale. Stando ai risultati del report, il 65.5% dei lavoratori preferirebbe i prodotti di aziende impegnate in progetti DE&I e il 61.1% non ne comprerebbe i prodotti se venisse a conoscenza di comportamenti anti-inclusivi, di non valorizzazione della diversità.
Inoltre, per il 67.8% degli intervistati, le aziende dovrebbero spingere i propri clienti ad essere inclusivi e dovrebbero “educare” cittadini e consumatori.
3. Le aspettative sulla Diversity: il percorso faticoso ma pieno di opportunità
Le difficoltà di accettazione e di valorizzazione delle diversità non sono poche; ma è il caso di occuparsene subito visto che ci si aspetta che l’Italia abbia maggior presenza di Diversità in futuro (in 3-5 anni: 67.7%).

METODOLOGIA
La ricerca è stata commissionata ad Istituto Nazionale AstraRicerche da Omnicom PR Group. L’indagine è stata realizzata online nel periodo compreso tra il 24 e il 27 aprile 2022 su un campione di 1.021 italiani 18-65enni e 1.005 lavoratori italiani in aziende con 4+ lavoratori.