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Eva Gnimah Gnouamozi si racconta a sevenpress.com

Perchè hai iniziato a giocare a football americano, come è scattata la scintilla?

“La passione per questo sport è nata guardando allenamenti e partite del mio ragazzo che gioca anche lui da circa un anno. Essendo questo uno sport dalle dinamiche non proprio chiare al primo impatto ho deciso di volerne sapere un po’ di più ed ho cercato una squadra femminile a Milano, trovando le Sirene nate da poco”.

Hai praticato altri sport da piccola e adolescente?

“Si ho praticato molti altri sport (fino ad un anno fa giocavo a calcio a 7), ma nessuno di questi è riuscito a coinvolgermi e a darmi le stesse emozioni che il football mi dà“.

Avresti mai immaginato un giorno di giocare a questo sport e in una vera squadra?

“Fino a quasi un anno fa non ero a conoscenza nemmeno delle reali differenze tra football e rugby, figuriamoci far parte di una squadra di football femminile! Ma è stata una scoperta sensazionale e sono tutt’ora contentissima di aver intrapreso questa avventura”.

Il tuo ruolo, perché?

“Ho iniziato la mia ‘carriera’ giocando come corner, ma in questo campionato ho giocato maggiormente come safety. Sono due ruoli che necessitano di velocità, dinamismo e lettura di gioco. Occasionalmente vesto il ruolo di runninback, con grandi soddisfazioni, ma il mio cuore rimane nella difesa”.

Chi ha deciso il ruolo?

“Il ruolo è stato deciso dal mio coach in base alle mie caratteristiche e devo dire che io stessa non mi sarei potuta trovare meglio con questa scelta, anche se in questo sport ogni ruolo ha una sua particolarità tale da renderlo bello da giocare”.

Quali sono i tuoi limiti e come pensi di migliorarti?

“Un mio grosso limite è la mancanza di una preparazione fisica adeguata. Pur non essenda la nostra squadra a livello professionistico è necessaria molta preparazione e costanza d’impegno per praticare questo sport. Ma sono limiti che possono senz’altro essere superati con tanto e duro lavoro”.

Dove pensi possa arrivare la tua squadra?

“Quello che mi piace della squadra in cui gioco è che ognuna è diversa dall’altra, tutte abbiamo caratteristiche differenti e se tutte impareremo a sfruttare questa diversità a pieno arriveremo molto in alto!”

Il tuo sogno sportivo?

“Sicuramente arrivare al massimo che il panorama italiano del football femminile offre in questo momento: il Rose Bowl. Se in un futuro anche per l’italia ci sarà modo di formare una nazionale, perchè no : farne parte!”

Amici, fidanzato e genitori come hanno preso questa tua scelta?

“Amici sono tutti molto incuriositi dal vedermi giocare questo sport e dal vedermi cosi appassionata ed entusiasta, così come i miei genitori che però non nascondono una vena di preoccupazione ogni volta che mi vedono arrivare a casa con un livido diverso. Il mio ragazzo mi sostiene accompagnandomi ad allenamenti e trasferte”.

Cosa fai nella vita di tutti i giorni?

“Lavoro come hostess e sono una studentessa di biotecnologie all’ultimo anno”.

Riesci a conciliare la tua giornata tipo con gli allenamenti?

“A volte non è molto semplice far combaciare i vari impegni, ma quando c’è la voglia di allenarsi e di dare il massimo per questo sport si riesce sempre a stabilire quali siano le priorità“.

Un commento sul match di domenica scorsa?

“Domenica è stata una giornata densa di emozioni. Siamo partite decise in attacco, ma la stanchezza, le assenze e la confusione non ci hanno permesso di portare a casa la vittoria. E’ stata comunque un’esperienza straordinaria e tra noi c’è tanta voglia di rivalsa per l’anno prossimo!”

Massimo Tagliabue

foto Fabio Oriani, Stefano Schwetz