Giulio Spagnolo pubblica oggi “Beato chi” il suo disco d’esordio. Otto tracce che parlano di viaggio e confronto.
“Beato chi” è un album costruito su due tematiche fondamentali, il viaggio e il confronto. Un viaggio che ha un inizio ed una fine e durante il quale l’autore incontra varie figure: uomini di mare, donne di carattere e addirittura Dio, riuscendo, lungo il percorso a toccare argomenti che spiegano un’infanzia difficile, la ricerca della felicità, la forza e la determinazione del carattere valoroso di una donna, il confronto epico tra Dio e l’uomo e la descrizione più malfamata di un mondo che tende alla distopia.
Parallelamente l’album è un dialogo fra passato e presente, dai colori e dal mood scuri, idealmente espressi nella copertina da un orologio da taschino ottocentesco e un paio di sneakers.
«È stata una sfida straordinaria quella di registrare un disco, non per tutto quello che ne comporta, ma per il percorso tortuoso e difficile che c’è stato dietro. Sono consapevole, infatti, che all’interno di questo progetto ci sia una parte di me ed è curioso vederla rinchiusa in un disco, questo mi porta a pensare che la mia concezione di musica vada ben oltre alla forza della passione e al sudore di un sacrificio» Giulio Spagnolo
Etichetta: iMD-Giulio Spagnolo
Release album: 13 dicembre 2022
Track by track
Giro del mondo
L’apripista dell’album è un brano che annuncia «buon viaggio» mentre si va alla scoperta di un mondo dall’aspetto sempre più nevrotico, rapido, distopico, tenuto in bilico. Un vero e proprio tour a bordo di un volo di linea con una hostess che illustra gli aspetti più malfamati e distorti del mondo, come se fossero messi in offerta su un depliant da viaggio. Questo brano porta con sé un messaggio di speranza oltre alla descrizione delle nazioni che cita l’autore, nell’intento di riuscire ad avere spazio, voce e ascolto per ognuno di noi. Siamo quasi tutti consapevoli del fatto che ai nostri giorni dietro ad ogni problematica, che sia di tipo politico, economico o sociale, c’è sempre di mezzo il denaro.
Shaila
Shaila è un nome, una persona felice. Avere a che fare con lei porta alla necessità di voler capire cosa significhi essere felici e dove poter trovare quel posto in cui stare bene. Un brano che lascia un punto interrogativo alla propria esistenza, perché fin da quando siamo bambini, ognuno di noi conosce Shaila e solo il percorso di vita e le scelte che lo condizionano possono allontanarci da lei.
Beato chi
Questo brano nasce dall’esigenza di distinguere diverse realtà, quella dell’apparire, della superficialità e di quel timido tocco di empatia ormai dimenticata. Abbraccia un concetto fortemente paradossale, a tal punto da ripensare tutte quelle azioni o comportamenti considerati eticamente corretti. Infatti, è beato chi non si pone uno scrupolo perché si priva di ogni responsabilità, è beato chi vive avvolto nel proprio materialismo, perché non è obbligato a sentirsi in debito con qualcuno, è beato chi riesce sempre a cavarsela riuscendo a sopravvivere, stando a ritmo con la frenesia del mondo moderno.
Dio e l’uomo
La perla dell’album, un brano profondo, che avvolge in un lento il confronto infinito tra Dio e l’uomo. A spiegare la creazione è Dio, ma a commentare la triste realtà dei fatti è l’uomo. La canzone è stata scritta tra il 2016/17 precisamente a Roosendaal, una piccola città olandese ed è l’unico lento del progetto, che trascina con sé tutta la tristezza in un ritornello senza voce, perché a parlare in quel momento è la musica.
Chi se ne frega
Il titolo si spiega da solo, è questo il brano del disco che rappresenta la ribellione, uno sfogo pieno di rabbia che rivendica e manifesta la forza di volontà nel volere un qualcosa, determinando i propri spazi, delineando le proprie idee e facendosi largo tra chi prova ad ostacolare il raggiungimento di un obiettivo. Un brano che va dritto e spedito dall’inizio alla fine, con un groove dal sound pieno, energico e forte.
Buongiorno Capitano
Remake di una versione risalente ad agosto del 2018. Il brano si presenta con dei toni molto corali e pirateschi come se si stesse a bordo di un vascello, ma in realtà il suo vero decorso è a bordo di una mongolfiera immaginaria. È l’inizio di un viaggio che non si vuole fare, un senso di costrizione nell’eseguire i comandi di un capitano che di responsabile non ha nulla, anzi, l’equipaggio resta l’unico punto di forza. Il brano racconta anche del fallimento di una missione, l’accettazione, l’auto conforto.
Pour les rues
Un’infanzia difficile e il confronto tra una madre e un figlio. Lei rappresenta la forza, l’amore, l’impegno, il sacrificio, i valori, il tremore allo stomaco. Lui, invece, un semplice bambino che si vede crescere molto velocemente a causa di tutte le conseguenze che portano un divorzio. Questo brano ha la particolarità di trasmettere un legame molto forte, non solo per il contesto vissuto dai due personaggi, ma anche per l’affascinante legame che crea la musica con il testo. Protagonista del brano è la tromba, che ha un volto, ed è pronta ad urlare la parte più chiusa e nascosta dell’autore. Il ritornello in francese, invece, amplifica la distanza aprendo ad un suono molto malinconico.
Lupi di mare
La conclusione dell’album è la fine di un percorso altalenante tra le tante emozioni, argomenti, concetti, incontri e abbandoni. Il brano è scritto totalmente in dialetto salentino, come chiara dedica alla terra d’origine di Spagnolo, ai pescatori, alla taranta e a quel mood proveniente dalla Magna Grecia. La musica popolare salentina è una parte della vita dell’autore, un’ombra del ritmo tarantato. Un brano arrangiato in una chiave un pò più rock che non evade dal contesto del disco, un groove che ricorda molto la cadenza di una barca che taglia le onde e le distorsioni della chitarra sembrano gettare in mare aperto.
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BIO
Giulio si affaccia nel mondo della musica fin da bambino. All’età di quattro anni gli viene presentato il disco di un grande cantautore della musica italiana, Fabrizio De Andrè, un disco che ascolta ripetutamente per un anno e mezzo. Durante l’infanzia e fin dalle prime scuole, inizia ad arricchire il suo bagaglio musicale con tanti altri grandi artisti che la madre gli propone e non riuscendo a staccarsi dall’ascolto continuo, qualcuno in famiglia capisce che la musica sarebbe stata la sua vita. Studia percussioni presso alcune scuole e accademie di batteria nella provincia di Lecce e inizia a suonare con le prime cover band nei bar, nelle piazze, nei festival e partecipando a registrazioni per altri dischi. Dopo un periodo di silenzio e di ricerca, scrive il suo primo inedito “Dio e l’uomo” e ora è pronto a promuovere il suo primo disco.






