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Jean-Louis Schlesser non ha certo bisogno di presentazioni. Classe 1948, la “volpe del deserto†vanta un palmares invidiabile, costruito in quasi trent’anni di competizioni nei deserti di tutto il mondo. Due Dakar vinte, nel 1999 e nel 2000, cinque Africa Eco Race (dal 2009 al 2013), cinque vittorie nella Coppa del Mondo, innumerevoli successi in tanti altri rally. Da qualche anno Jean-Louis è tornato anche in terra egiziana ed è stato subito amore a prima vista. Nel 2010 e 2011 ha fatto suo anche il Pharaons Rally ed è naturale che anche quest’anno sia uno dei favoriti per la vittoria finale. Lo abbiamo incontrato e abbiamo scambiato con lui due battute sul Pharaons: |
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1 – Sei un “aficionado†del Pharaons Rally da parecchi anni, una gara che ti ha regalato molte soddisfazioni. Come descriveresti il Pharaons a un pilota che non vi ha mai partecipato? 2 – Ritieni che i percorsi, la lunghezza delle prove speciali, la varietà di terreni del Pharaons possano essere il miglior test per provare l’affidabilità dei mezzi e l’affiatamento delle persone del team? |
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3 – Come vivi la magia e il mistero del deserto mentre corri a duecento all’ora e sei concentrato sul rombo del motore? |
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4 – Come organizzatore dell’Africa Race, cosa pensi della sicurezza dei concorrenti che viene garantita dal sostegno logistico dell’esercito? 5 – Cosa pensi dello splendore del Cairo e dello start alle Piramidi? 6 – Cosa pensi della qualità del Road Book e dell’attenzione speciale alla sicurezza sulle grandi dune? 7 – Vuoi dire qualcosa sullo spirito speciale dei bivacchi esclusivi egiziani nel mezzo del nulla? |
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