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цель Сочи 2014 – Obiettivo Sochi 2014: Zeno Colò, il Falco di Oslo

L’Olimpiade di Oslo 1952 è strettamente legata al primo grande campione dello sci alpino italiano, l’abetonese Zeno Colò, che a quasi 32 anni potè finalmente coronare il sogno di una vita conquistando l’oro nella discesa olimpica, un titolo che non è stato più conquistato da nessun azzurro.

Colò nacque all’Abetone nel 1920 e mise per la prima volta gli sci a quattordici anni. L’anno successivo era già in Nazionale, ma l’incombere della Seconda Guerra mondiale interruppe la sua prima carriera. Fece il militare, Colò, e subì anche un periodo di internamento in Svizzera, nel ’43, durante il quale continuò a sciare con il soprannome di “Blitz”.

La passione per lo sci era troppo forte, e Colò ricominciò a gareggiare a 27 anni, nel ’47. La velocità era la sua passione e il toscano lo dimostrò subito, stabilendo a Cervinia, il record di velocità sugli sci: 159,292 km/h, un record straordinario se si pensa che fu realizzato con sci di legno e con l’abbigliamento dell’epoca, maglione di lana fatto in casa e pantaloni alla zuava. Il record rimase imbattuto per quasi due decenni.
Nel ’48 partecipò all’Olimpiade di St. Moritz, ma non ebbe fortuna. In discesa, ruppe la punta di uno sci e fu costretto a fermarsi.
Nel ’50 arrivò il meritato riscatto ai Mondiali di Aspen. Colò vinse prima il gigante, fu poi argento nello slalom e di nuovo oro in discesa. Ci sono voluti 61 anni prima che un altro italiano riuscisse a conquistare tre medaglie in un’edizione dei Mondiali, e il merito va a Christof Innerhofer che è riuscito nell’impresa a Garmisch nel 2011.

E arriva il ’52. Alle Olimpiadi norvegesi Colò si presenta come il grande favorito. La terribile pista Norfjell, ghiacciatissima, è il teatro ideale per l’impresa del campione italiano, che la sera prima della gara, risale a piedi tutto il percorso studiando ogni particolarità e ogni asperità del terreno. Il giorno dopo, Zeno straccia tutti. Il secondo classificato, l’austriaco Othmar Schneider, accusa oltre due secondi di ritardo.

Nella stessa edizione olimpica un’altra azzurra seppe conquistare la medaglia di bronzo in discesa, Giuliana Chenal Minuzzo.

Il “Falco di Oslo” assunse un nuovo nomignolo mentre il suo nome veloce rappresentava già la leggenda nel mondo dello sci.
Colò fu anche uno sperimentatore. Fu tra i primi a provare solette sintetiche e inventò la posizione a “uovo alto”, nelle gare di velocità.
Dopo le Olimpiadi, Colò associò il suo nome ad uno scarpone e a una giacca da sci. In base ai regolamenti dell’epoca fu considerato un professionista e la sua carriera fu troncata. Nel ’54 fece l’apripista ai Mondiali di Are, dove fece registrare il secondo tempo totale. Nel’ 56, fu solo tedoforo all’Olimpiade italiana di Cortina. La squalifica del ’54 gli fu revocata solo nel 1989, lasciando in Zeno molta amarezza.

Il campione toscano si ritirò all’Abetone dove contribuì a far crescere la stazione e insegnò lo sci alle giovani generazioni. Tre piste portano il suo nome. Morì nel 1993, ma il suo mito gli sopravvive tuttora, a vent’anni dalla scomparsa.