La consigliera Raffaella Della Bianca, dopo aver appreso che le regioni del Nord Italia si sono mobilitate per trattenere le Pmi sul territorio, si chiede per quale motivo la Liguria non compaia tra le regioni che intendono contrastare la concorrenza delle aree oltreconfine.
“La Lombardia – sottolinea Della Bianca – sta studiando un progetto di legge per il rilancio della competitività attraverso la sperimentazione di zone a burocrazia zero e riduzione delle imposte per le nuove imprese. Le altre Regioni del Nord (Piemonte, provincia di Bolzano, Friuli Venezia Giulia, provincia di Trento, Veneto, Emilia Romagna) intendono azzerare l’Irap per i primi anni di attività, effettuare tagli alla burocrazia, consentire l’accesso al credito agevolato. In tutto questo la Liguria dov’è?”
La consigliera ricorda che si aggira attorno al -20% il calo dell’indice di produzione industriale in Italia dal 2007 ad oggi, secondo il report presentato dall’Unione europea, mentre l’indice Pmi manifatturiero dell’Eurozona e’ sceso, a settembre a 51,1 punti dai 51,4 di agosto, attestandosi al di sotto del consensus che prevedeva un aumento a 51,6 punti, e che da una elaborazione realizzata dall’Ufficio Studi emerge che il numero delle imprese italiane, che al 31 dicembre 2011 hanno trasferito all’estero una parte dell’attività produttiva, è di poco superiore alle 27.100 unità.
“Se in questi ultimi anni – dice Della Bianca -, la crescita del numero delle aziende interessate dal fenomeno della delocalizzazione è stato abbastanza contenuto, + 4,5% tra il 2008 ed il 2011, nell’arco temporale che va dal 2000 al 2011, invece, l’incremento è stato molto consistente: +65%. Alla fine del 2011 ammontavano a poco più di 1.557.000 i posti di lavoro creati da queste aziende oltre confine”.
Quasi un’impresa su due (48,3% del totale) – in base ai dati Cgia – opera nel commercio all’ingrosso (in valore assoluto sono 13.124 aziende). Si tratta, ad esempio, di attività legate agli intermediari del commercio, del commercio all’ingrosso di prodotti alimentari e bevande, di apparecchiature high-tech e di altri macchinari e attrezzature. Attività prevalentemente costituite dalle filiali commerciali di imprese manifatturiere. Segue l’industria manifatturiera (28,6% del totale) e la logistica (6,2% del totale).
“Secondo la banca dati del Politecnico di Milano – aggiunge la consigliera -, sono 9 mila le imprese con attività all’estero. Dopo la Francia, tra i Paesi che hanno attratto gli interessi delle nostre imprese troviamo gli Stati Uniti (2.408 aziende), la Germania (2.099 imprese), la Romania (1.992 unità produttive) e la Spagna (1.925 aziende). La Cina è al settimo posto, con 1.103 imprese italiane che hanno scelto di proseguire la propria attività produttiva in estremo oriente. Le Regioni più investite dalla «fuga» delle proprie aziende verso l’estero sono quelle del Nord. In Lombardia se ne contano 9.647, in Veneto 3.679 in Emilia Romagna 3.554 e in Piemonte 2.806. Messe tutte assieme costituiscono oltre il 72% del totale delle imprese che hanno lasciato il nostro Paese”.
Raffaella Della Bianca evidenzia come anche in Liguria siano molti gli imprenditori tentati di chiudere bottega per espatriare, senza contare quelli che, in sofferenza, hanno già dovuto mettere la parola fine alla loro attività.
“Chiedo quindi – conclude Della Bianca – attraverso un’interrogazione, se Regione Liguria intende unirsi alle altre regioni del Nord Italia in questo progetto volto a contrastare la fuga di imprenditori oltreconfine e quali sono i provvedimenti che l’assessorato vuole prendere contro la fuga di Pmi”.






