Domenica 13 ottobre appuntamento in oltre 90 città italiane con la seconda edizione di “FAIMARATHON – Con Il Gioco del Lotto e il FAI, l’unica maratona che si corre con gli occhi”, evento nazionale a cura delle Delegazioni e dei volontari FAI, ideato e realizzato in partnership con Il Gioco del Lotto, a sostegno della campagna di raccolta fondi “Ricordati di salvare l’Italia” attiva dal 7 al 27 ottobre 2013. Una giornata pensata dal FAI e da Il Gioco del Lotto per coinvolgere gli italiani nella tutela del nostro patrimonio artistico e culturale e nel sostegno alle attività della Fondazione.
La maratona ligure è stata presentata oggi pomeriggio a Genova nella sede del FAI Liguria di via Garibaldi 7. Erano presenti Andrea Fustinoni, Presidente del FAI Liguria, Marinella Caporuscio, capodelegazione del FAI di La Spezia e Sonia Cevasco Asaro, capodelegazione del FAI di Genova. Assente Roberta Cento Croce, capodelegazione del FAI di Imperia, in cui è comunque presente un itinerario.
“La FAIMARATHON è una passeggiata non competitiva, una “maratona culturale” a tappe, – ha detto Andrea Fustinoni – adatta a persone di tutte le età, che si svolge contemporaneamente in oltre 90 città italiane. Nel 2012 hanno partecipato più di 25.000 persone, che hanno voluto riscoprire, attraverso itinerari interessanti e curiosi, i tesori che si nascondono tra i luoghi della nostra vita quotidiana. Vorrei ricordare che dal sito del FAI è possibile scaricare tutte le informazioni per conoscere le tappe, gli itinerari e tutto quanto occorre sapere per partecipare alla FAI Marathon, anche grazie ad una nuovissima APP, l’Applicazione per cellulari”.
“Le tappe toccate nei diversi itinerari urbani ed extraurbani comprendono luoghi di interesse artistico, paesaggistico e sociale che rappresentano l’identità del territorio, la sua storia, le sue tradizioni – ha precisato Marinella Caporuscio – dai palazzi ai negozi storici, dai teatri ai cortili, dalle chiese alle piazze, dai vicoli ai giardini, frammenti di città che fanno parte della nostra vita, spesso troppo frenetica per permetterci di conoscere veramente ciò che ci circonda. Per far riflettere sul tema della campagna di raccolta fondi del FAI – rivolta alla messa in sicurezza del nostro territorio – si terranno anche visite a monumenti o siti paesaggistici in stato di abbandono”.
“Alcune tappe nazionali saranno rappresentate da luoghi restaurati con i proventi de Il Gioco del Lotto – ha detto Sonia Cevasco Asaro – come disposto dalla legge 23 dicembre 1996, n.662; dal 1998 al 2012 sono stati infatti realizzati oltre 600 progetti di conservazione e tutela del patrimonio artistico nazionale per un investimento totale di oltre 1 miliardo e 700 milioni di euro. Tra i beni restaurati in tutta Italia che sarà possibile ammirare, ci sono il Teatro Margherita a Bari, Palazzo Litta a Milano, la Biblioteca Casanatense e il Pantheon a Roma, la Certosa e il Museo San Martino a Napoli, la Biblioteca Nazionale Marciana a Venezia e Palazzo Chiablese a Torino. Ricordiamo che dal sito del FAI è possibile scaricare l’APP per conoscere le tappe, gli itinerari e tutto quanto occorre sapere per partecipare alla FAI Marathon.”
Le iscrizioni si possono effettuare online sul sito www.fondoambiente.it oppure prima della partenza – che nella maggior parte delle città città avrà orari di partenza scaglionati – presso i banchi FAI, direttamente domenica 13 ottobre. Sarà inoltre possibile scaricare la speciale “App” per smartphone con tutte le indicazioni relative ai percorsi, ai luoghi e agli orari di partenza, fotografie, condivisione social e tanti approfondimenti sull’iniziativa.
Il Gioco del Lotto al fianco dell’arte e della cultura
Il Gioco del Lotto è legato all’arte e alla cultura da oltre 500 anni. Già a fine Seicento, infatti, Papa Innocenzo XII autorizzò a riversare nelle casse dell’erario parte delle entrate del Gioco del Lotto per realizzare il completamento di palazzo di Montecitorio, l’attuale sede della Camera dei Deputati italiana. Da allora, l’impegno concreto e multiforme del Gioco del Lotto, rivolto a preservare e valorizzare il patrimonio artistico e culturale italiano, non è mai venuto meno. Lottomatica, attraverso Il Gioco del Lotto, sostiene importanti avvenimenti culturali, dalle grandi mostre alle Scuderie del Quirinale al Festival Internazionale del Film di Roma, al Teatro dell’Opera di Roma. Ed è nel solco di questa pluricentenaria tradizione che si inserisce la partnership con il FAI.
MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE
È possibile avere informazioni e iscriversi alla FAIMARATHON:
– sul sito www.fondoambiente.it e sulla pagina Facebook dedicata alla FAIMARATHON
– presso le Delegazioni FAI in tutta Italia nei tempi e con le modalità indicate sul sito;
– scaricando direttamente sul proprio smartphone la APP dedicata;
– il giorno della manifestazione prima della partenza presso i banchi FAI.
Quote di partecipazione:
– Adulto: contributo minimo a partire da 6 euro, per gli iscritti FAI da 5 euro
– Coppia o famiglia: contributo minimo a partire da 10 euro, per gli iscritti FAI da 8 euro
– Gratis per chi si iscrive o rinnova al FAI in piazza
Le “maratone culturali” si terranno anche in caso di condizioni meteo avverse. Verificare sul sito prima della partenza che non ci siano stati cambiamenti o variazioni di programma dovuti a cause di forza maggiore.
Per ulteriori informazioni sulla FAIMARATHON e per gli itinerari nelle città coinvolte dall’iniziativa consultare il sito del FAI: www.fondoambiente.it e de IL GIOCO DEL LOTTO: www.giocodellotto.it
Il FAI ringrazia Il Gioco del Lotto, che in qualità di partner ha permesso di dare vita in oltre 90 città italiane alla seconda edizione di FAIMARATHON, e Ferrarelle che ha donato l’acqua per l’iniziativa.
Con il Patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e di RAI Segretariato Sociale.
Grazie a Province, Comuni, Soprintendenze, Università, Enti Religiosi, le Istituzioni Pubbliche e Private, ai privati cittadini e a tutte le aziende che hanno voluto appoggiare la Fondazione, oltre alle 116 Delegazioni (46 Gruppi FAI e 45 Gruppi FAI Giovani) e ai 2000 volontari che con il loro lavoro capillare e la loro collaborazione rendono possibile l’evento.
Elenco degli itinerari organizzati in LIGURIA
Delegazione di Genova
Genova
Partenza da Monumento dei Mille a Quarto, Piazzale Francesco Crispi
Domenica 13 ottobre, dalle ore 10.30 (partenze scaglionate fino alle ore 11.30)
Arrivo a Polisportiva Quinto – Piazza Cornelio De Simoni, 1
Durata indicativa: 2 ore circa
Lunghezza percorso: 4,5 km
8 Tappe
1) Museo Garibaldi – Via Luigi Sartorio, 1
2) Chiesa di San Giovanni Battista di Quarto – Via Stefano Prasca, 64 – bene visitabile compatibilmente con gli orari delle Messe
3) Oratorio di San Bartolomeo – Via del Chiapparo, 9 – bene visitabile e “chicca”
4) Truogolo in Via Romana di Quarto – tappa di degrado
5) Chiesa Santa Maria della Castagna – Via Romana della Castagna, 18 – bene visitabile compatibilmente con gli orari delle Messe
6) Truogolo in Via Romana della Castagna – tappa di degrado
7) Chiesa di San Pietro di Quinto – Piazza S.Pietro di Quinto
8) Chiesa di S. Erasmo – Via Sant’Erasmo al mare, 1
Con il Patrocinio del Comune di Genova – Assessorato alla Cultura e Turismo
Delegazione di Imperia
Diano Castello
Partenza da Via Borgo (sotto la Chiesa di San Giovanni Battista)
Domenica 13 ottobre, dalle ore 10.00
Arrivo a Via Borgo (sotto la Chiesa di San Giovanni Battista)
Durata indicativa: 2 ore e 30 minuti circa (visite guidate comprese).
Lunghezza percorso: 3 km
8 Tappe
1) Percorso campestre delle vigne e degli orti – da Via al Convento
2) Convento delle Clarisse: la campagna ritrovata
3) “Lona di Piazza Suor Maria Leonarda Ranixe” – Piazza Suor Maria Leonarda Ranixe
4) Chiesa di San Nicola da Bari – Piazzetta della Consolazione
5) “Lona Ugo” – Via Meloria
6) “Lona Tagliatini” – Via Meloria
7) Chiesa di Nostra Signora dell’Assunta – Piazza dell’Assunta
8) Chiesa di San Giovanni Battista – Via Borgo
È possibile iscriversi alla Maratona presso i Punti FAI SEBASTIAN Antiquariato di Emilia Verda, Corso Garibaldi 4 – Imperia; Agenzia liberty di Dispenza Daniela, Corso Italia 58 – Bordighera (IM); Studio fotografico Moreschi, Via Matteotti 194 – Sanremo (IM) e telefonicamente al numero 0184 260415 – Sede di Delegazione, dal giorno 20 settembre, negli orari d’ufficio.
Delegazione della Spezia
Lerici e San Terenzo
Partenza da Castello di Lerici, Piazza San Giorgio, 1
Domenica 13 ottobre, dalle ore 14.30 (partenze scaglionate fino alle ore 15.30)
Arrivo a Castello di San Terenzo – Via Castello, 8
Durata indicativa: 3 ore e 30 minuti (15 minuti al Castello di Lerici, 10 minuti in Piazza Mottino, 10 minuti in Piazza Garibaldi, 30 minuti a Villa Magni conosciuta anche come Villa Shelley e 15 minuti al Castello di San Terenzo).
Lunghezza percorso: 3,5 km
7 Tappe
1) Castello di Lerici – Piazza San Giorgio, 1
2) Percorso dal Castello a Piazza Mottino attraverso l’antico ghetto
3) Da Piazza Mottino a Piazza Garibaldi
4) Incrocio tra Lungomare e Via Gerini, (sosta tecnica)
5) Percorso sul Lungomare fino a Villa Marigola – Via Biaggini, 1
6) Da Villa Marigola a Villa Magni, conosciuta anche come Villa Shelley – Lungomare San Terenzo (aperta per l’occasione; si potrà assistere a un reading di poesie di Shelley con voce recitante)
7) Castello di San Terenzo – Via Castello, 8
Con il Patrocinio della Provincia della Spezia e del Comune di Lerici.
Si ringrazia per il contributo alla realizzazione dell’evento per la Delegazione FAI della Spezia: il Presidente del Castello di Lerici, il Direttore del Castello di Lerici, il proprietario di Villa Magni, il Dirigente Scolastico del Liceo Parentucelli – Istituto Arzelà di Sarzana, il Dirigente Scolastico dell’Istituto Fossati della Spezia, A. Gemmi D’Este, C. Sanguinetti, M.L. Eguez, l’Avv. L.Camilli, gli Insegnanti delle Scuole partecipanti, gli alunni e tutti i volontari.
Itinerario de La Spezia
Tappa n. 1 – Castello di Lerici
È una delle più imponenti fortezze sul mare. Si erge su un alto promontorio roccioso con mura che a sud strapiombano sul mare mentre a monte si innalza un’alta torre pentagonale che domina il paese di Lerici. La sua struttura attuale è il risultato di ampliamenti successivi dovuti ad esigenze militari nel corso dei secoli. Tre sono le più importanti fasi della sua edificazione:
la prima, più antica, è datata 1100, metà del 1200. Di questo periodo è la ripristinata Cappella di S. Anastasia, oggi riconsacrata. La seconda, che inizia con la riconquista genovese del 1256, vede la costruzione delle mura che circondano il cortile e la realizzazione del vestibolo che precede la Cappella. La terza, iniziata nel 1555, vede l’attuale conformazione monumentale del Castello che consoliderà anche la propria importanza strategica di fortezza di confine.
Completamente restaurato nel 1997, ospita il Museo Paleontologico, nato in seguito alla scoperta di piste di orme di dinosauri e di altri gruppi di rettili risalenti a 220 milioni di anni fa, ed il Museo del Gioco e del Giocattolo, realizzato grazie alla raccolta di Carlo Tacito Tonfoni, un collezionista di più di 7000 pezzi dal 1800 ad oggi che ora sono qui in mostra per la gioia dei grandi e dei bambini.
Tante sono le storie che si raccontano sul Castello e sui suoi ospiti (tra i prigionieri anche il Re di Francia Francesco I nel 1525) e proprio per il grande valore storico e culturale che rappresenta è Punto FAI della Provincia della Spezia.
Tappa n. 2 – percorso dal Castello a Piazza Mottino attraverso l’antico ghetto
Nomi di matrice ebraica si trovano negli Archivi di Stato del Comune di Lerici già dal quindicesimo secolo. Gli ebrei residenti a Lerici vivevano concentrati nell’odierna via del Ghetto che all’inizio doveva essere una Giudecca, cioè un quartiere abitato da residenti ebraici. Solo dopo la costruzione di due cancelli in ferro che circoscrivevano la zona, questa divenne un ghetto i cui cardini sono rimasti visibili fino in tempi recenti.
Sempre dagli Archivi di Stato provengono documenti che testimoniano la presenza di ebrei a Lerici. Un documento del 1711 ci dà notizia di una feluca costruita sulla spiaggia di Lerici, all’incirca dove ora si trova piazza Garibaldi. Francesco Pagano, armatore lericino, era stato pagato per la costruzione dell’imbarcazione dall’ebreo Gabriel Fonseca della Costa. Gli ultimi ebrei risedettero nel Ghetto, nella zona cioè di via del Ghetto e del Piasseo, fino agli inizi del Novecento.
Tappa n. 3 – da Piazza Mottino a Piazza Garibaldi
Dopo il soggiorno nel nostro Golfo dei Poeti di Lord Byron, Percy Bysshe Shelley, naufragato nel mare di Lerici nel 1822 e di sua moglie Mary Shelley, autrice di Frankenstein, iniziarono ad arrivare, da tutto il mondo, scrittori come Henry James e Virginia Woolf che definì Lerici “La perla del Golfo”. Nell’agosto del 1910, Sem Benelli, drammaturgo, denominò per la prima volta il golfo della Spezia col nome di Golfo dei Poeti. Tra i visitatori più famosi, si ricordano David Herbert Lawrence che soggiornò a Fiascherino insieme alla moglie Frieda, la baronessa Emma Orczy, ungherese, autrice della Primula Rossa che nel Golfo dei Poeti fece costruire una villa (La Padula), Paolo Mantegazza fisiologo, antropologo, patriota e scrittore, Mario Soldati scrittore, giornalista, regista cinematografico, sceneggiatore e autore televisivo che a Tellaro abitò nella sua casa costruita sugli scogli, Paolo Bertolani, scrittore e poeta e Attilio Bertolucci, Valentino Bompiani, editore, scrittore e drammaturgo che a Lerici visse per molti anni. Moravia, Buzzati, Pasolini, Piovene, Guttuso visitarono e soggiornarono nel Golfo dei Poeti.
Tappa n. 4 – incrocio tra Lungomare e Via Gerini Sosta tecnica
Tappa n. 5 – percorso sul Lungomare fino a Villa Marigola
Villa Marigola è situata nella baia di San Terenzo, in posizione panoramica sul promontorio. In origine casa di villeggiatura dei marchesi Ollandini, il suo aspetto originale risale alla seconda metà del XVIII secolo. All’epoca aveva un’ampia terrazza e un “giardino degli agrumi” e tutt’intorno si estendevano vigneti e olivi. Nel XIX secolo il giardino venne risistemato, secondo il modello dei giardini inglesi: scomparve buona parte della macchia mediterranea e furono creati sentieri, aiuole e piccoli viali. La villa passò poi ai marchesi fiorentini Maccarani, all’ammiraglio inglese Sir Reginald Pearce nel 1888 e quindi, agli inizi del Novecento, ai marchesi Magni Griffi. Nella torretta attigua, visse lo scrittore Sem Benelli.
Nel 1926 la proprietà venne acquistata dall’armatore Giovanni Battista Bibolini, che incaricò l’architetto Franco Oliva di realizzare un progetto di ampliamento dell’edificio. Oliva, con lo scrittore Ettore Cozzani, vi trasfuse le istanze culturali dei primi decenni del secolo. Nella stessa occasione, sulla grande terrazza, il secolare giardino d’agrumi venne modificato adottando le sinuose geometrie del giardino all’italiana. Attualmente è Centro Congressi della Carispe-Crédit Agricole.
Tappa n. 6 – da Villa Marigola a Villa Magni, conosciuta anche come Villa Shelley
Antico convento dei Padri Barnabiti costruito nel XVI secolo e passato ai privati, dai Magni agli Ollandini, Villa Magni conserva intatta la sua struttura e il suo fascino in mezzo all’urbanizzazione circostante. Resa famosa dalla presenza di Mary e Percy Shelley che vi soggiornarono, si presenta sempre come dovette apparire loro nel 1822, prima che venisse costruita la strada carrozzabile che oggi la separa dal mare, bianca e solitaria, battuta dalle onde. È circondata da un parco che la collega a Villa Marigola, dove Mary, l’autrice di Frankenstein, passeggiava, mentre Percy, il poeta, andava per mare sulla sua barca, finché una tempesta assassina lo travolse all’età di 29 anni. Solo sei mesi gli Shelley soggiornarono a Villa Magni, eppure si deve a loro la fama del golfo e della bianca casa con le sue cinque arcate: vengono a vederla, quasi in pellegrinaggio, attratti da quella straordinaria vicenda umana e artistica, scrittori, artisti, visitatori più o meno colti; dall’Inghilterra ma anche da tutto il mondo. Intorno alla casa e al giardino che la circonda la leggenda di Mary e Percy si dispiega, favorisce emozioni che si rinnovano in racconti e fantasie…
Tappa n. 7 – Castello di San Terenzo
Il castello di San Terenzo, costruito all’estremità occidentale della baia, chiude lo specchio d’acqua antistante il paese. Fu edificato dagli abitanti del paese, durante la dominazione della Repubblica di Genova, attorno al 1400 come bastione di difesa contro i pirati saraceni. Inizialmente era solo un’unica torre quadrata, merlata, alta una decina di metri, ma in tempi successivi fu aggiunta una seconda cinta di mura dal profilo di un pentagono irregolare e dotata, su tre angoli, di altrettante vedette a pianta circolare. Verso terra un enorme barbacane rinforzava il muro di fronte al fossato, ora riempito. Una feritoia del baluardo nord ne denuncia, però, l’antica presenza. Attualmente il castello appare come una struttura a pianta pentagonale, con tre torrette circolari agli angoli che guardano il paese e racchiudono una seconda cinta interna.
Fonti dei testi delle tappe: Wikipedia, articoli di giornale, testi editi di C. Sanguinetti, A. Gemmi D’Este.
Itinerario di Genova
Domenica 13 ottobre 2013 la Delegazione FAI Genova , così come altre 90 Delegazioni italiane nel loro territorio, dà appuntamento a tutti gli amanti della Cultura, della Natura e dell’Arte a Genova (Quarto-Quinto) con la seconda edizione di FAIMARATHON – Con Il Gioco del Lotto e il FAI, l’unica maratona che si corre con gli occhi, evento nazionale di raccolta fondi a sostegno della campagna Ricordati di salvare l’Italia.
La passeggiata, della durata di circa di due ore, si snoda tra il mare e la campagna nei territori di Quarto e di Quinto, i cui toponimi hanno origine dalle distanze in miglia dal centro della città di Genova lungo l’antica strada romana di cui si percorrerà un buon tratto.
Specie a Quarto, molti nomi delle piazze e delle vie – diverse delle quali mantengono ancora l’assetto di vecchie creuze, ovvero viottoli suburbani stretti tra alti muri di cinta, immersi nella quiete e nel verde – rimandano all’epopea garibaldina: via dei Mille, via V Maggio (del 1860: data dell’imbarco di Giuseppe Garibaldi e del migliaio di volontari dal fatidico scoglio verso la Sicilia), piazzale Francesco Crispi, piazza Egisto Sivelli, via Giovanni Acerbi, via Francesco Nullo e così via con ulteriori intitolazioni a tanti altri patrioti.
La celebrazione di Garibaldi è affidata al grande gruppo scultoreo di Eugenio Baroni da cui si parte – per i genovesi Il Monumento per antonomasia – inaugurato il 5 maggio 1915 con un infervorato discorso interventista di Gabriele d’Annunzio, decisivo per l’entrata in guerra dell’Italia nel primo conflitto mondiale. Altri ricordi garibaldini sono nel piccolo museo allestito presso la Villa Spinola dove soggiornò l’Eroe dei Due Mondi prima della partenza, anch’essa toccata dal nostro tragitto che si svolge fra testimonianze dell’antico assetto ambientale e i frutti della crescita urbanistica residenziale spesso disordinata e speculativa del secondo dopoguerra, dove spicca il brutale taglio di corso Europa, la strada pedemontana realizzata nei primi anni sessanta nello scandalo di un tracciato tortuoso studiato per favorire gli interessi dei proprietari delle aree edificabili toccate.
Una colpevole capillare disattenzione verso le memorie del passato, da parte sia dei cittadini sia delle istituzioni, emerge in molti altri casi, come ad esempio nello stato deplorevole in cui versano due vecchi lavatoi lungo la via Romana, che meriterebbero ben altre attenzioni quali testimonianze di trascorsi modi di vita.
La partenza della FAIMARATHON avverrà tra le ore 10.30-11.30 dal “Monumento dei Mille”a Quarto.
Gli iscritti avranno in dotazione una pettorina e uno zainetto marchiati FAIMARATHON, un biglietto omaggio di ingresso in una delle proprietà FAI, una pianta del percorso, le tappe della maratona e le schede descrittive delle varie tappe ed una tesserina su cui far posizionare gli annulli, a dimostrazione che la tappa è stata conquistata. Al raggiungimento della tappa i partecipanti incontreranno un volontario FAI che timbrerà la tesserina e i beni di rilevanza storico-artistica verranno illustrati da esperti studiosi e dai Giovani Ciceroni. Al termine della passeggiata, consegnando la scheda completa di tutti gli annulli, i partecipanti riceveranno un premio.
Siamo così abituati a vivere nel Paese più bello del mondo che spesso ci dimentichiamo che l’Italia è un grande e sorprendente museo a cielo aperto.
Per una volta però c’è l’occasione di essere meno distratti grazie a questa iniziativa giunta alla seconda edizione pensata per far scoprire o riscoprire agli italiani la Bellezza che li circonda.
Il grande evento nazionale, simpaticamente chiamato “maratona” per dare l’idea dell’impegno sul territorio, è in realtà una splendida e agevole passeggiata alla scoperta del segreto, del gustoso, dello speciale in compagnia del FAI. La passeggiata non competitiva, vedrà alla fine tutti i partecipanti premiati, ed il premio sarà un oggetto che li individuerà in modo evidente come amici del FAI e attenti custodi del nostro Bel Paese!
Tutti i “maratoneti”, iscrivendosi, avranno contribuito ad aiutare il FAI nel suo ruolo statutario di tutela del Patrimonio Italiano. E l’iscrizione avverrà secondo le seguenti modalità:
– online sul sito www.fondoambiente.it
– il giorno stesso della manifestazione alla partenza della maratona “Monumento dei Mille” a Quarto
Quote di partecipazione:
– adulto contributo minimo a partire da 6 Euro, per gli iscritti FAI da 5 Euro.
– coppia o famiglia contributo minimo a partire da 10 euro, per gli iscritti FAI da 8 Euro.
Chi si iscriverà al FAI o rinnoverà la propria iscrizione in occasione della maratona parteciperà gratuitamente all’evento.
Tappa n. 1 Monumento dei Mille
Già nel 1882, poco dopo la morte di Garibaldi, si pensò di erigere un monumento che ricordasse la spedizione dei Mille, là dove aveva avuto inizio. Venne aperta una sottoscrizione nazionale, che vide coinvolti quasi tutti i comuni italiani. Fu solo però nel 1909 che, raccolta un cifra di oltre 100.000 Lire, incluso anche un finanziamento dello Stato, fu bandito il concorso nazionale per assegnarne la realizzazione. Al concorso furono presentati ben 52 bozzetti, opera dei più famosi scultori dell’epoca. Vinse Eugenio Baroni (Taranto 1880 – Genova 1935), nelle cui intenzioni il monumento, per cui si era ispirato all’inno che Garibaldi stesso aveva chiesto al poeta Luigi Mercantini (“Si scopron le tombe, si levano i morti …”), sarebbe dovuto essere in marmo di Carrara su base in pietra chiara. Problemi di ordine tecnico e soprattutto economici fecero invece preferire il bronzo, che ben s’accorda con il colore della pietra serpentina della sottostante scogliera da cui effettivamente partì la spedizione.
Baroni realizzò un’opera con andamento fortemente dinamico, disponendo i corpi degli eroi in una sorta di vortice piramidale volto a sottolineare il valore sia drammatico sia simbolico della rappresentazione.
“Modello” della figura dell’eroe incoronato dalla gloria fu un camallo genovese, Bartolomeo Pagano, il celebre Maciste interprete nel 1914 di Cabiria, il più famoso film muto italiano, che fece di lui uno degli attori meglio pagati degli anni ‘20.
Nel 1915 il monumento era terminato. Il 5 maggio, anniversario dell’evento, avvenne la solenne inaugurazione alla presenza di numerose autorità e grandissima folla.
L’orazione ufficiale fu tenuta da Gabriele D’Annunzio: il vate, rientrato per l’occasione in Italia dopo cinque anni di “esilio” in Francia, ne fece un proclama interventista che suscitò entusiastiche manifestazioni non solo a Genova. Il 24 maggio l’Italia entrerà in guerra.
In occasione delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, il monumento è stato sottoposto ad un accurato restauro, che ha riguardato anche la sistemazione della zona verso il mare, dove è stata collocata una grande targa commemorativa con i nomi dei 1088 partecipanti alla spedizione.
Tappa n. 2 Villa Spinola, Cosci, “Garibaldi”
La villa è nota oggi più per aver ospitato Giuseppe Garibaldi dal 15 aprile al 5 maggio 1860, alla vigilia della spedizione dei Mille, che per l’intrinseco valore architettonico, a causa delle ristrutturazioni e dei grandi cambiamenti della circostante situazione urbanistica. In origine (sec. XVII) per la sua posizione al centro di un’area verde e agricola molto estesa, di proprietà Spinola, il fabbricato era probabilmente adibito a deposito e frantoio di olive.
Verso la metà dell’800 fu trasformata dai proprietari in abitazione, chiamata per il colore giallo dell’intonaco “u casoun gianu”. Nel 1856 la villa fu presa in affitto da Candido Augusto Vecchi, uomo d’affari, letterato, patriota, amico di Garibaldi fino dai tempi della Repubblica Romana (1849). Fu proprio Vecchi, nelle intense giornate precedenti la spedizione in Sicilia, a ospitare Garibaldi e con lui gli altri organizzatori (Bertani, Bixio, Abba, Nievo, Turr, Mosto, Burlando, …).
Nel 1874 la villa fu acquistata da un facoltoso commerciante, Giuseppe Cosci, che, oltre a ristrutturarla, ne fece affrescare il prospetto con lesene e marcapiani; all’altezza del piano nobile, nell’ampio spazio tra due finestre, volle dipinta la figura di Garibaldi in camicia rossa. Purtroppo, l’affresco non è più visibile perché, in occasione del primo centenario dell’Unità d’Italia, invece di restaurare gli affreschi ormai sbiaditi, si decise di stendere una pittura rossa omogenea quale quella visibile oggi. Morto il Cosci nel 1897, la proprietà fu mantenuta dagli eredi fino al 1921, quando fu acquistata dal Comune di Quarto dei Mille per trasferirvi la propria sede; nel 1926, con l’annessione a Genova, l’edificio, cessata la funzione per cui era stato acquistato, fu adibito ad uso scolastico.
L’interno venne in parte demolito e ricostruito in cemento armato. Tuttavia i danni maggiori al complesso architettonico e paesaggistico furono arrecati negli anni Sessanta dal taglio di corso Europa e dalla conseguente lottizzazione dei terreni circostanti. In due sale del pianterreno, occupato dalla sezione di Quarto della Associazione Combattenti e Reduci, è ospitato il Museo Garibaldino, che espone oggetti, uniformi, armi, documenti, lettere, ritratti di Garibaldi e di altri protagonisti del Risorgimento, oltre a reperti delle due guerre mondiali.
Tappa n. 3 Chiesa di San Giovanni Battista di Quarto
La chiesa di San Giovanni Battista di Quarto sorse come succursale della pieve battesimale di San Siro di Nervi, di cui si hanno notizie già nel 1040. Nel 1143 il vescovo Siro Porcello elevò le chiese suffraganee della pieve di Nervi in pievi in cui poteva essere amministrato il battesimo. In questa data dunque la chiesa di San Giovanni Battista diventa parrocchia autonoma e questa è la prova prima documentale della sua esistenza.
Subito dopo, nel 1148, è nominata in un atto relativo alle decime sugli ulivi, segno che i terreni attorno ad essa erano coltivati, e in un atto del 1182 può beneficiare di lasciti testamentari di Sibilla da Vergogno a favore delle chiese di Quarto e Quinto. Gli antichi borghi che costituivano la parrocchia erano Priaruggia, abitata in maggioranza da pescatori, Pontevecchio e Castagna, abitati invece da popolazioni rurali che si dedicavano alla coltura dell’ulivo, della vite e di orti.
La chiesa di Quarto era dunque allineata sulla direttrice di quelle rivierasche di San Siro di Nervi, San Pietro di Quinto, Santa Maria della Castagna e l’oratorio dei Santi Nazario e Celso di Sturla (solo nel 1434 verrà costruita la chiesa dell’Annunziata). La posizione strategica in funzione viaria di queste chiese è testimoniata ancora oggi dall’antico percorso della via Romana di Quarto e dai resti di mulattiere, antiche strade del sale, dirette dalla costa al monte Fasce per poi scendere in val Bisagno. La chiesa di San Giovanni Battista subì nel tempo molte modificazioni. In origine aveva la forma delle pievi rurali del medioevo: la facciata a capanna, il rosone centrale, piccole finestre a strombo sui fianchi. Nel 1629 un incendio la devastò e il restauro ne alterò completamente le linee originarie: l’abside fu allungata, la facciata rifatta per un terzo e alzata oltre la cornice degli archetti pensili, il rosone fu sostituito da tre finestre. Altro restauro fu compiuto nel 1892. E’ probabile che risalgano a quell’epoca il nuovo portale con l’immagine di San Giovanni Battista affrescata nella lunetta e la demolizione della fiancata a lato mare. I conci regolari in pietra furono probabilmente impiegati nella costruzione della casa canonica e del campanile. Si è conservata invece parte della muratura in conci calcarei e le strette monofore del fianco sinistro (oggi tamponate), affacciate sul campetto G. Mora, che lasciano capire come in origine la chiesa avesse il carattere delle chiese romaniche campestri. Sulla facciata si vedono alcune interessanti epigrafi scolpite, tra le quali una del sepolcro di Andrea Carbone del 1292 e un’altra di Gandolfo di Barbarolia del 1365 in caratteri gotici. L’architrave del portale è un calco di quello trasferito nel 1935 sulla facciata di San Gerolamo di Quarto, dov’era in origine. Vi sono incisi i nomi di San Gerolamo e di San Benedetto, mentre al centro si vedono i tre monti sormontati da ulivi, simbolo dei frati olivetani. Sulla facciata ci sono altri interessanti e antichi bassorilievi: a destra del portale è visibile quello dell’Annunciazione (primo quarto del secolo XV), ben conservato al centro e nel cartiglio abraso nella figura dell’angelo e nel volto della Madonna; ancora sulla destra della facciata, si legge l’epigrafe della prima metà del 400 con la scritta Terribilis es locus iste la quale ammonisce il fedele a portare rispetto al luogo dove entra. Altre tre iscrizioni propiziatorie in carattere gotico si leggono sulla facciata della chiesa.
L’interno della chiesa è a unica navata e completamente rinnovato in epoca barocca, grazie al giuspatronato degli Spinola che a Quarto possedevano cinque ville, alcune delle quali ancora presenti sul territorio. Tra le opere pregevoli esposte si possono notare il quadro di Gian Battista Castello (1557-1629) nell’altare di Santa Brigida (primo a sinistra) raffigurante Omaggio di potenti della terra a Gesù Bambino, quello del secondo altare di ignoto autore del sec XVIII raffigurante La Madonna della Misericordia, mentre di fronte si trova l’altare barocco della Madonna del Rosario, con statua ottocentesca, i quadretti dei misteri della stessa epoca e l’inconsueto dipinto sulla porticina del tabernacolo che raffigura Gesù Bambino ai piedi della croce mentre strizza vino da grappolo d’uva nel calice sorretto da una figura di donna, con altro personaggio maschile addormentato sulla sinistra. Pregevoli l’altare maggiore, con sculture di angeli, l’antico fonte battesimale, il coro ligneo del Settecento a pannelli scolpiti in forma di diamante e la figura del Battista al centro, la Statua della Madonna della Guardia di Giuseppe Antonio Canepa del 1918, e quella di San Giovanni Battista dello stesso autore, l’affresco di Pietro Arzuffi (1936) nel coro raffigurante San Giovanni Battista che indica il Messia. Infine i due dipinti su tela del primo Novecento in stile floreale attribuiti al sampierdarenese Carlo Orgero raffiguranti rispettivamente l’Assunta e la Madonna del Rosario.
Tappa n. 4 Oratorio di San Bartolomeo
L’oratorio di Quarto appartiene alla confraternita di S. Bartolomeo, nata a Genova nel sec. XIV e fa parte della Parrocchia di S. Giovanni Battista di Quarto.
Non ci sono notizie certe circa la sua fondazione; è probabile sia stato costruito a seguito del movimento dei Bianchi (1399), considerato che la statua del santo, conservata nell’oratorio, è databile ai primi del Quattrocento.
L’edificio originario è perduto, l’attuale costruzione è il risultato di ristrutturazioni e rifacimenti. Esistono documenti che attestano il crollo dell’edificio tra il 1638 e il 1654, cui fece seguito la ricostruzione.
A seguito della rivolta del 1746, che comportò anche a levante saccheggi da parte degli austriaci, l’oratorio venne spogliato di arredi e argenti.
Le traversie non erano ancora cessate: l’edificio venne adibito a lazzaretto nel 1911-1912 e durante la prima guerra mondiale ospitò prigionieri di guerra austriaci. L’edificio fu nuovamente restaurato nel 1919, la chiusura si prolungò fino al 1948.
Attualmente all’interno dell’oratorio sono custoditi oggetti di pregevole valore, tra i quali:
Una scultura lignea raffigurante S. Bartolomeo, per la quale i recenti restauri, eliminate le pesanti ridipinture successive, hanno permesso l’attribuzione alla scuola senese dei primi del ‘400.
Un Crocifisso moro settecentesco attribuito a G.B. Maragliano.
Un Crocifisso bianco di scuola del Maragliano.
Una croce processionale ricoperta da pregevoli elementi decorativi in argento.
Due mazze pastorali in argento (metà XIX sec,) raffiguranti l’una S. Bartolomeo e l’altra S. Giovanni Battista (santo titolare della Parrocchia di cui l’oratorio fa parte).
Tela raffigurante la Crocifissione, probabile copia di dipinto tardomanieristico.
Tela raffigurante l’Annunciazione, che arieggia lo stile di G.B. Paggi.
Cassa processionale raffigurante il martirio di S. Bartolomeo, uno dei pochi esemplari pervenutici di casse precedenti l’opera del Maragliano, opera di Gerolamo del Canto, databile alla prima metà del ‘600.
I personaggi sono proposti in una composizione statica e simmetrica, che enfatizza l’effetto raccapricciante della scena, legata ancora al tipo di religiosità della controriforma.
Tappa n. 5 Truogolo in Via Romana di Quarto
Tappa di degrado
Tappa n. 6 Chiesa Santa Maria della Castagna
Il nome della zona, nell’ambito di Quarto, è legato all’aristocratica famiglia genovese Castagna, che qui possedeva nel tardo medioevo un’importante villa poi passata ai Quartara.
Nella facciata della chiesa, tangente l’antica strada romana, l’ultimo restauro ha riportato alla luce e lasciato in evidenza quanto rimane del prospetto in pietra del primitivo edificio romanico, risalente al XI-XII secolo e la cui prima citazione è del 1136.
Più piccola dell’attuale, la chiesa medievale è testimoniata anche da una colonna visibile all’interno.
Essa apparteneva al Vicariato di Nervi e dipendeva dalla Metropolitana di San Lorenzo, ai cui canonici la parrocchia fu tenuta per secoli a versare, non senza resistenze, la metà delle offerte ricevute in denaro e in cera per le candele, oltre ad altri benefici. Soltanto nel 1771 fu dichiarata parrocchia indipendente e dal 1968 è affidata ai benedettini.
Nel 1809 vi sostò, prigioniero di Napoleone, papa Pio VII che le concesse il privilegio dell’indulgenza plenaria quotidiana in perpetuo.
L’antica chiesa fu radicalmente trasformata e ingrandita nella prima metà del XVII secolo, con ulteriori interventi in epoche successive.
Sull’altar maggiore si venera l’icona della Madonna delle Grazie, di Andrea d’Aste, firmata e datata 1424, proveniente dal Convento del Chiappeto soppresso in età napoleonica nel 1810. Il suo culto prese il sopravvento su quello della preesistente Santa Maria della Castagna, piccola statua in legno quattrocentesca che secondo la tradizione sarebbe stata rinvenuta sul tronco di un albero di castagno, ora conservata altrove.
Tra i numerosi dipinti e sculture distribuiti nella chiesa si segnala la pala con San Rocco tra i santi Sebastiano ed Erasmo, opera giovanile di Luca Cambiaso, databile verso il 1550 e proveniente dal demolito oratorio di San Rocco a Priaruggia, ricostruito accanto a questa chiesa nel XIX secolo.
Tappa n. 7 truogolo in Via Romana della Castagna
Tappa di degrado
Tappa n. 8 Chiesa di San Pietro di Quinto
La Chiesa sorge alle falde del monte Moro in posizione una volta amena e la fabbrica divide in due tronchi l’antica via Romana. Sull’epoca di fondazione non si hanno notizie certe. Il primo documento ufficiale della parrocchia di S.Pietro di Quinto, un lascito testamentario, è del 2 novembre 1182.
La chiesa fu ingrandita una prima volta verso il 1254; nel 1730 è a tre navate con sette altari. In quel tempo era dotata di un buon organo e di molti argenti, dispersi a seguito delle soppressioni di fine settecento. Divenuta insufficiente a causa dell’aumento della popolazione, fu demolita nel 1844, e sulle rovine di essa sorse la nuova, ad una sola navata, larga tredici metri e mezzo, lunga quarantadue metri. Successivamente, nel 1882, furono eretti un nuovo coro e presbiterio, di proporzioni adeguate al corpo della chiesa e decorato di marmi policromi, di stucchi, di affreschi e dorature. Della chiesa primitiva è rimasto solo un tabernacolo murale, che, prima del 1500, serviva a custodire l’Eucaristia, e che probabilmente doveva essere murato nella parete del presbiterio dal lato del Vangelo.
Il campanile, che raggiunge l’altezza di cinquantadue metri, fu ricostruito fra il 1872 ed il 1873 in stile barocco. La chiesa comprende otto altari, oltre il maggiore. Particolarmente ricca è la cappella dedicata alla Madonna del Carmine, costruita nel 1890, l’ultima a sinistra di chi entra, che si stacca esternamente dalla linea degli altri altari. Sulle pareti del presbiterio, rivestite di marmi policromi intarsiati, sono due grandi tele: una di Santino Tagliafichi (1825), S. Pietro che riceve le chiavi di Cristo, l’altra di Francesco Baratta e Tagliafichi, La Pesca miracolosa.
L’ampia volta della navata era stata dipinta e decorata nel 1887 dal veneziano Ferdinando Pavoni, per le figure, e dal genovese Giacomo Carbone, per gli ornati e le dorature. Crollato il soffitto la notte dell’8 ottobre 1932, si procedette subito alla ricostruzione della volta della navata e ad altri importanti lavori di restauro e abbellimento. Aperta una gara, ebbe la preferenza il progetto del bergamasco Fermo Taragni, che si avvalse dei pittori Cesare Donati e Pasquale Arzuffi. Poiché la chiesa è dedicata a S.Pietro apostolo, soggetto del grande medaglione centrale del soffitto fu il suo martirio. Sull’arco trionfale della tribuna venne rappresentato Cristo attorniato dalla gloria degli Angeli e dei Santi, sui fianchi dell’arco S. Michele Arcangelo e S. Giovanni Battista.
Sulle pareti sono raffigurati: S.Paolo, S.Anna, S.Caterina da Genova, S.Siro vescovo; ad essi venne aggiunto Cristoforo Colombo “il portatore di Cristo al Nuovo Mondo“, la cui nascita in Quinto veniva data come molto probabile.
Sopra l’altar maggiore venne innalzato un baldacchino, retto da quattro colonne di marmo rosso di Levanto, alte metri 3,10 ciascuna, con plinto e base di marmo bianco di Carrara e capitelli dorati.
Completano la decorazione belle vetrate istoriate e la pregevole cantoria, arricchita di dorature e di due rappresentazioni pittoriche dovute all’Arzuffi: S.Cecilia e S.Gregorio Magno.
La chiesa possiede una reliquia preziosa, consistente nell’avambraccio di S.Maria Salome, madre degli apostoli Giacomo e Giovanni, collocato entro un reliquario a forma di braccio. Questa reliquia fu donata da fra Stefano de Cerruti da Varazze, dell’Ordine dei Minori, il quale nel 1515 trovandosi a Costantinopoli poté ottenerla, e nel 1538 la regalò alla Parrocchia.
Sul lato sinistro della navata è un pregevole Cristo moro processionale, probabilmente d’ambito del Maragliano, sulla cui provenienza ancora sono in corso studi. Fu acquisito nell’anno stesso della fondazione dalla Confraternita di S. Pietro, fondata nel 1893. Sui canti del Crocifisso si notano emblemi papali.
Hanno collaborato con le attività della Parrocchia dal 1831 al 1839 Santa Paola Frassinetti, sorella dell’allora prevosto, fondatrice dell’Istituto delle Suore Dorotee, e dal 1937 al 1941 Santa Gianna Beretta Molla. Due lapidi le ricordano nella chiesa.
Nella chiesa fu battezzato il Cardinale Giacomo Lercaro (1891-1976), nativo di Quinto.
Tappa n. 9 Chiesa di Sant’Erasmo
“O chiese di Liguria, come navi / disposte ad esser varate! / O aperti ai venti a all’onde / liguri cimiteri!” scriveva in Liguria Vincenzo Cardarelli, che riprende la stessa immagine nella lirica Sera di Liguria: “Le chiese sulla riva paion navi / che stanno per salpare”.
Tra queste chiese-navi protese sul mare c’è anche Sant’Erasmo, che in realtà non è chiesa ma oratorio. Aperto ai venti e alle onde era anche il suo antico cimitero, dove è ora l’ex tiro al piccione d’epoca fascista, poi tiro al piattello e oggi sede della Pro Loco di Quinto.
La vita leggendaria di sant’Erasmo narra che egli fu vescovo di Antiochia e poi di Formia, dove sarebbe stato prodigiosamente trasferito da san Michele arcangelo e ove avrebbe subito il martirio nel 303, sotto l’imperatore Diocleziano. La sua protezione è invocata dai malati d’intestino (la tradizione vuole che sia stato suppliziato avvolgendogli le viscere su un argano) e soprattutto dai marinai, come confermano i numerosi edifici sacri dedicatigli in località di mare.
Il suo nome contratto e alterato è stato dato anche al fenomeno dei fuochi di Sant’Elmo, scariche elettroluminescenti che si manifestano specialmente sulle alberature delle navi.
A lui si intitolò qui la Compagnia di Sant’Erasmo, già documentata nel 1464 e tuttora esistente, i cui confratelli si dedicavano all’esercizio di attività devozionali e di opere di misericordia quali l’assistenza ai malati e la sepoltura dei defunti. La loro sede fu via via ampliata e modificata nei secoli, venendo dotata di opere d’arte tra le quali spiccava il polittico con Sant’Erasmo tra i santi Pietro e Paolo, dipinto nel 1528 da Perin del Vaga, allievo e collaboratore di Raffaello, in segno di riconoscenza per essere scampato a un naufragio nel viaggio dalla Toscana a Genova, dov’era stato chiamato da Andrea Doria per la realizzazione del Palazzo del Principe a Fassolo.
Nel XIX secolo, in un momento di difficoltà economiche, il capolavoro fu venduto all’Accademia Ligustica di Belle Arti, nel cui Museo lo si può tuttora ammirare, e venne sostituito da una fedele copia eseguita nel 1871 da Giovanni Quinzio.
Degni di nota sono anche un drammatico Crocifisso quattrocentesco, che si tramanda sia stato donato da pellegrini di ritorno dal santuario di Sant’Jago de Compostela, e sopra l’altar maggiore il gruppo ligneo raffigurante Sant’Erasmo di Anton Maria Maragliano, del 1711.
Itinerario di Imperia
Domenica 13 ottobre 2013 la Delegazione FAI di Imperia, così come altre 90 Delegazioni italiane nel loro territorio, dà appuntamento a tutti, ma proprio tutti, gli amanti della Cultura, della Natura e dell’Arte a Diano Castello con la seconda edizione di FAIMARATHON – Con Il Gioco del Lotto e il FAI, l’unica maratona che si corre con gli occhi, evento nazionale di raccolta fondi a sostegno della campagna Ricordati di salvare l’Italia.
Siamo così abituati a vivere nel Paese più bello del mondo che spesso ci dimentichiamo che l’Italia è un grande e sorprendente museo a cielo aperto.
Per una volta però c’è l’occasione di essere meno distratti grazie a questa iniziativa davvero coinvolgente e ormai giunta alla seconda edizione pensata per far scoprire o riscoprire agli italiani la Bellezza che li circonda.
Il grande evento nazionale, simpaticamente chiamato “maratona” per dare l’idea dell’impegno sul territorio, è in realtà una splendida e agevole passeggiata alla scoperta dell’inimmaginabile, del segreto, del gustoso, dello speciale in compagnia del FAI che si farà cura di guidare i partecipanti nei meandri di un luogo tutto da scoprire, lo splendido borgo di Diano Castello dove, accanto agli straordinari gioielli d’arte ed architettura rappresentati dalla parrocchiale di San Nicola, la chiesa dell’Assunta e quella di San Giovanni si potranno visitare le “viscere” del borgo alla scoperta delle misteriose “lone” un vero e proprio reticolo di cisterne d’acqua nascoste nelle fondamenta dei palazzi medievali, e l’antica serenità della “campagna ritrovata” tra le mura del convento delle Clarisse. Con una piccola passeggiata faremo un viaggio nel tempo e ritroveremo un mondo che pensavamo perduto. FAIMARATHON, passeggiata non competitiva, vedrà alla fine tutti i partecipanti premiati, ed il premio sarà un oggetto che li individuerà in modo evidente come amici del FAI e attenti custodi del nostro Bel Paese!
La partenza della FAIMARATHON avverrà a Diano Castello a partire dalle ore 10.00 da via Borgo, ma essendo passeggiata non competitiva potrà essere scaglionata a piacimento dei partecipanti.
Al momento della partenza gli iscritti avranno in dotazione una pettorina e uno zainetto marchiati FAIMARATHON, un biglietto omaggio di ingresso in una delle proprietà FAI, una pianta del percorso, una pianta di Diano Castello, le tappe della maratona e le schede descrittive delle varie tappe ed una tesserina su cui far posizionare gli annulli, a dimostrazione che la tappa è stata conquistata. Al raggiungimento della tappa i partecipanti incontreranno un volontario FAI che timbrerà la tesserina e i beni di rilevanza storico-artistica verranno illustrati da esperti e studiosi dedicati. Al termine della passeggiata, consegnando la scheda completa di tutti gli annulli, i partecipanti riceveranno un premio. Se vorranno poi potranno partecipare ad un piccolo gioco di quiz, organizzato dalla delegazione di Imperia, che permetterà di aggiudicarsi un ulteriore premio. Verrà allestito un punto di ristoro all’interno del Teatro Concordia che con 10 euro offrirà un pranzo a base di prelibatezze locali (a cura dell’Amministrazione Comunale). Anche i ristoranti del borgo offriranno speciali pranzetti a prezzi convenzionati. La Delegazione FAI di Imperia ringrazia l’amministrazione comunale di Diano Castello per l’accoglienza e l’aiuto che hanno reso possibile la realizzazione dell’evento
Tutti i “maratoneti” iscrivendosi avranno contribuito ad aiutare il FAI nel suo ruolo statutario di tutela del Patrimonio Italiano. L’iscrizione avverrà secondo le seguenti modalità:
– online sul sito www.fondoambiente.it
– presso la Delegazione FAI di Imperia allo 0184 260415, presso i punti FAI di Imperia “Sebastian Antiquariato” Corso Garibaldi 4, di Sanremo, “Studio fotografico Moreschi”, Via Matteotti 194 e di Bordighera “Agenzia liberty”, Corso Italia 58;
– il giorno della manifestazione alla partenza della maratona, con il consiglio di affrettarsi, però, perché
la possibilità di partecipare per quest’anno sarà data solo a 300 partecipanti
Quote di partecipazione:
– adulto contributo minimo a partire da 6 euro, per gli iscritti FAI da 5 euro.
– coppia o famiglia contributo minimo a partire da 10 euro, per gli iscritti FAI da 8 euro.
Chi si iscriverà al FAI o rinnoverà la propria iscrizione in occasione della maratona parteciperà gratuitamente all’evento.
Diano Castello (IM) Luogo di partenza: Via Borgo
Tappa n.1 Percorso Campestre delle vigne e degli orti – da via al Convento
Sempre nel medesimo periodo vennero compiute altre importanti opere che modificarono il paesaggio agreste, al bosco ceduo venne sostituita la coltivazione delle piante dell’ulivo e della vite, accanto ai mestieri più diffusi del mugnaio del fornaio del pastore del contadino e del tessitore si diede inizio anche a quello del frantoiano.
La coltivazione dell’ulivo, iniziata qualche secolo prima unitamente alle opere di antropizzazione del territorio cioè la costruzione di terrazzamenti o fasce coltivabili in luogo dei ripidi versanti occupati dai boschi, era in quel momento notevolmente diffusa e redditizia, insieme a quella del fico, pare infatti che i fichi secchi di Diano confezionati con foglie di alloro costituissero uno dei tre capi del commercio di esportazione .
(Tratto da: Lisangela Gaggino – relazione storica PUC di Diano Castello)
Tappa n.2 Convento delle Clarisse: la campagna ritrovata
Un cancello dalla “strada nuova” si apre su un mondo antico. Il primo incontro è con un uliveto secolare attraversato da un sentiero ombroso e raccolto che accompagna al vigneto: rigorose geometrie che colorano il campo al variare delle stagioni parlano di cura del territorio e lodevole perseguimento di una produttività che diventa vita e futuro. Tra le ampie fasce, segnate da regolarissimi filari ecco un vecchio “andamento” che in moderata salita accompagna alla base del convento, circondato da orti curati e variamente piantumati. Il convento si affaccia sulla sua campagna con locali “tecnici” che le suore, con puntiglioso e rigido nitore, hanno svuotato, ripulito, restaurato e restituito alle funzioni primitive: il magazzino per gli attrezzi, le dispense per i prodotti del raccolto, l’essiccatoio ed il fienile, l’immancabile “lona” immersa nel capelvenere, percorsi dalle architetture remote restituiti nel rigoglio degli acciottolati originali, nicchie annegate nel verde di piccole felci e delicato capelvenere … Grazie davvero alle laboriose Clarisse che ci hanno regalato un magico viaggio nel tempo.
Tappa n. 3 “Lona di piazza Suor Maria Leonarda Ranixe” – piazza Suor Maria Leonarda Ranixe (scheda unica con 5 e 6)
Durante il periodo feudale le uniche opere idrauliche realizzate furono le cosiddette “Lone“ cioè cisterne sotterranee profonde alcuni metri scavate tra banchi di marne impermeabili nelle quali venivano conservate le riserve di acqua piovana da consumare in caso di assedio del Castrum.
Le “Lone“, sottoposte al vincolo della legge 1089 del 1939 (ora Codice dei Beni Culturali D.Lgs. n.42 del 2004), sono tuttora esistenti e ben conservate, in alcune zone del centro storico esistono pozzi, profondi sei o sette metri circa, ad esse collegate, mentre quasi tutte le antiche dimore di Via Meloria o Carrugio Dritto ne possiedono una nei loro sotterranei per uso privato dei proprietari, non a caso questa parte di tessuto urbano corrisponde ancora perfettamente a quanto rappresentato da Matteo Vinzoni nel XVIII secolo e proprio queste costruzioni erano esse stesse le mura del versante ovest
(Tratto da: Lisangela Gaggino – relazione storica PUC di Diano Castello)
Tappa n.4 Chiesa di San Nicola da Bari – Piazzetta della Consolazione
La chiesa, in stile barocco, è dedicata a San Nicola di Bari. La sua costruzione, affidata all’Architetto Giobatta Marvaldi e al figlio Giacomo Filippo, durò ben 31 anni, dal 1699 al 1730.
La facciata, scandita da lesene, è caratterizzata da un bel cornicione e da un frontone curvilineo. Il terremoto del 1887 determinò il crollo del tetto e della cuspide del campanile che non venne più ricostruita. L’interno è ad unica navata con cappelle laterali impreziosite da altari in marmo policromo. A Luigi Morgari, pittore dell’ottocento, si deve il grande affresco del catino absidale e a Raffaele Resio quelli della volta. Nella prima cappella a sinistra una madonna con Bambino e San Filippo Neri di Gio Agostino Ratti, nella seconda “San Giuseppe avvisato dall’Angelo” e la “Fuga in Egitto” del pittore locale Silvio Novaro. Al centro dell’ampio presbiterio è il bell’altare con il Crocifisso ligneo del XVIII secolo attribuito allo scultore Anton Maria Maragliano. Ai lati il grande dipinto di S. Novaro “Ario al Concilio di Nicea” e quello del genovese Francesco Morro “San Nicola che compie il miracolo di resuscitare un bambino”.
(Bibliografia: Paglieri R. e Pazzini Paglieri N., Architettura religiosa nelle valli di Imperia, Oneglia 1981)
Tappa n. 5 “Lona Ugo” – Via Meloria (scheda unica con 3 e 6)
Tappa n.6 “Lona Tagliatini” – Via Meloria (scheda unica con 3 e 5)
Tappa n.7 Chiesa di Nostra Signora dell’Assunta – Piazza dell’Assunta
La chiesa viene datata tra il XII ed il XIII secolo. Si presenta a navata unica con abside orientata ad est. La facciata altissima rivolta al pendio occidentale del colle presenta una sola bucatura circolare con cornice in mattoni. L’accesso sul fianco sud è affiancato da due aperture di epoche diverse; in alto due piccole monofore strombate con archetto scolpito in un unico blocco di pietra danno luce all’interno. Sul lato opposto è presente un solo accesso con portale rettangolare in ardesia su cui è murata una scultura in marmo della Madonna con Bambino. L’abside è articolata da tre monofore analoghe a quelle del fianco sud, in alto è un coronamento in archetti pensili sostenuti da mensole geometriche alternate a testine. L’interno è affrescato lungo la parete sud con scene della vita di Gesù e di Maria, un imponente San Cristoforo, intorno all’arco trionfale una Crocifissione. Una recente ipotesi, successiva alle opere di restauro, attribuisce questi affreschi ad alcuni autori non ancora chiaramente identificati che operarono nella prima metà del XV secolo.
(Bibliografia: – Nino Lamboglia I monumenti medievali della Liguria di Ponente; Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici della Liguria La Chiesa di N.S. Assunta; XII Settimana per i Beni Culturali ed Ambientali – Teatro Concordia di Diano Castello – 19 aprile 1997. Atti del Convegno “ Castrum Diani “ anno 1997)
Tappa n.8 Chiesa di San Giovanni Battista – Via Borgo
Chiesa ad una sola navata con abside semicircolare, sorge appena fuori dal borgo costituendo con l’attiguo Oratorio di San Bernardino un complesso monumentale di rilevante valore culturale ed ambientale: la sua costruzione sembra risalire alla prima metà del secolo XII. La sua copertura a tetto è esempio rarissimo di capriata lignea a travi e mensole finemente decorati a colori e motivi medievali. Sulla muratura delle facciate in pietra a vista è possibile individuare interventi successivi di modifica dell’edificio. All’interno la muratura nuda della navata presenta incrostazioni di malta; nell’abside restano intonaci con affreschi scialbati: sopra l’arco trionfale si legge chiaramente una pregevole scena di Annunciazione. L’intradosso del tetto, articolato da tavolette dipinte incastonate tra le travi in corrispondenza del colmo e dei dormienti, costituisce la parte più originale e significativa del monumento, essendo opera di pregio artistico ma anche documento eccezionale sotto il profilo storico: comprende infatti scene di vita quotidiana che possono contribuire allo studio e alla conoscenza degli usi e costumi del Quattrocento nello specifico ambiente Dianese.
Recenti restauri realizzati all’interno della chiesa hanno dato luogo alla sorprendente scoperta archeologica di tre impianti per la fusione delle campane collocabili cronologicamente tra il XIV e il XVIII secolo.
(Tratto da: Liliana Pittarello – Soprintendente per i Beni Ambientali e Architettonici della Liguria, Cantiere di restauro a Diano Castello (Im) Chiesa di San Giovanni Battista; II Settimana della Cultura 1 aprile 2000 – Presentazione Atti del convegno “Castrum Diani“ 1998)






