In libreria “Apolidi. Trieste e i paria del Novecento” (Mursia, pagg. 104; Euro 15,00) il saggio dello storico e documentarista Marco Coslovich che partendo dai profughi istriani invita a riflettere sulle attuali ondate migratorie e i recenti rigurgiti di nazionalismo.
«Mio padre, arruolatosi nel Regio Esercito (mal gliene colse!), fu qualificato come: «apolide» (1935). Parlava croato in famiglia, ma parlava italiano fuori dalla porta di casa. Il regime fascista lo definì: «alloglotto». Questo è un po’ il destino degli italiani dei confini orientali. Siamo un po’ questo e un po’ quello. Se girate per Trieste trovate chiese cattoliche, ortodosse, protestanti, nonché la seconda più grande sinagoga d’Europa. Se vi aggirate per il borgo Teresiano non è difficile che sentiate parlare sloveno o croato… solo la storia ci aiuta a capire la mia Trieste.»
si apre con queste parole la premessa dello stesso Marco Coslovich al libro, che prosegue:
Questa testimonianza è un invito alla riflessione, un monito potente e un promemoria verso la nostra responsabilità collettiva d’imparare dal passato. Marco Coslovich suggerisce al lettore un parallelismo tra i campi profughi per gli italiani dell’Istria dei lontani anni Cinquanta e gli attuali Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA). Profugo istriano,nel campo di Padriciano (Ts), in qualità d’insegnante, ragiona sulle storie degli attuali immigrati della cosiddetta «rotta balcanica» e, soprattutto, in qualità di storico dei Lager nazisti cerca di mettere a confronto le diverse esperienze tra sopravvissuti ebrei e antifascisti. La storia, come temeva Primo Levi, è destinata a ripetersi?
“Apolidi. Trieste e i paria del Novecento” sarà presentato il 18 febbraio alle ore 17,30 presso Il Museo della Comunità Ebraica di Trieste Carlo e Vera Wagner (via del Monte, 7), interviene insieme all’autore Tullia Catalan (Dipartimento di Studi Umanistici, Università degli studi di Trieste).
Marco Coslovich (Cittanova d’Istria, 1954) è storico e documentarista. Ha raccolto oltre centocinquanta testimonianze di sopravvissuti ai Lager confluite nel fondo L’ultimo appello, depositato al museo di Dachau nel 2012. Con Mursia ha pubblicato: I percorsi della sopravvivenza. Storia e memoria della deportazione dall’Adriatisches Küstenland (1997), Storia di Savina. Testimonianza di una madre deportata (2000), Nemici per la pelle. Trieste, terra di confine (2004), Italiani in Zona B (2023).







