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Edoardo Rixi, Consigliere regionale della lega nord, in merito alla riforma del trasporto pubblico discussa oggi in Consiglio regionale

La nuova versione della legge regionale sul trasporto pubblico ha qualche elemento positivo in più rispetto alle versioni precedenti, anche se la legge doveva essere approvata più di un anno fa.

La scelta di adottare un’Agenzia per la mobilità regionale, dovrebbe, apparentemente, contribuire a dare un assetto più organico alla governante complessiva del settore. Ma oltre i grossi limiti del modello di agenzia ipotizzato – e a ben vedere non è neanche chiaro quali siano le reali ed effettive competenze dell’agenzia – il sistema che la legge prefigura risulta molto confuso, con presenza contemporanea di troppe sovrastrutture e competenze che si vanno ad incrociare tra loro, (ORT, Comitato per la concertazione delle attività sul trasporto pubblico, Osservatorio, per non parlare di Giunta e Consiglio).

Lo scopo della Regione non pare quello di dotarsi di uno strumento forte di governo e sviluppo del TPL ma di porre l’ennesima pezza alle solite mancanze economiche. Infatti, gli unici due strumenti innovativi sono l’idea di bacino unico e l’ipotesi dell’agenzia. E manca anche uno studio tecnico sulla materia nonostante l’affidamento di una consulenza di 400.000 euro voluto dalla Giunta regionale.

Le risorse economiche sono necessarie sia per garantire il servizio che per finanziare materiale rotabile. Se è vero che potrebbe anche non essere compito di questa legge indicare specifici piani di investimento e modelli di finanziamento, la legge dovrebbe indicare linee guida o almeno demandare in modo vincolante a successiva programmazione. Ma come già detto, la legge non esce dalla inefficiente logica del contributo per entrare in quella della pianificazione, anche dal punto di vista delle risorse, questo nonostante ci si trovi in piena emergenza sul versante delle risorse. Che la legge non affronti questo tema in modo serio mi sembra davvero stupefacente.

Un altro punto che la legge trascura è quello del trasporto pubblico “sovraregionale”. E’ un dato che la mobilità non è rigidamente confinata all’interno dei confini regionali. Abbiamo almeno 5 “direttrici” (Cuneo, Acqui, Arquata/Novi, Voghera/Milano e pontremolese) che interessano utenti provenienti da fuori regione o viceversa.

Se la Regione Liguria non può evidentemente pianificare nel territorio non di sua competenza territoriale, non può però non porsi il problema. L’Agenzia dovrebbe quindi anche coordinarsi con le aziende che espletano il servizio al di fuori dei confini regionali, ma su direttrici interessanti il territorio regionale. E questo vale sia per il trasporto su ferro che su quello su gomma, al fine di garantire una mobilità integrata coerente con i flussi di mobilità.

Paradossali sono per contro i casi della linea ferroviaria Cuneo-Ventimiglia, come quello della linea Savona-Torino, casi in cui una mobilità all’interno dei confini regionali non è di responsabilità della Regione Liguria. Abbiamo assistito in questi giorni a continui rimbalzi di competenze tra i vari enti regionali, forse è giunto il momento di fare la voce grossa con il Governo di Roma, troppo lontano e assente su queste partite.

In conclusione, sono ancora troppi i punti critici ed insoddisfacenti di tale legge ed alto è il rischio che questa sia un’altra occasione perduta.”

Edoardo Rixi