Genova – “L’albero degli zoccoli” di Ermanno Olmi ha vinto la Palma d’oro e il Gran Premio della Giuria a Cannes, cinque Nastri d’argento, è stato giudicato miglior film ai David di Donatello, miglior film straniero al New York Film Critics Circle Award e ai César, miglior documentario ai Bafta. Questo tra il 1978 e il 1980. Oggi a buon diritto fa parte della rassegna “10 e Luce”, dedicata ai 100 anni dell’Istituto Luce, una delle più importanti istituzioni cinematografiche e culturali del mondo, che in questa occasione ha selezionato dieci capolavori, da vedere uno al mese. Iniziata a ottobre, prosegue con “L’albero degli zoccoli”, in programma alla Sala Filmclub del cinema Sivori (salita S. Caterina 54r. Genova, tel. 010 583261 oppure 010 5532054) lunedì 19 gennaio 2026 alle ore 15.30 e mercoledì 21 gennaio alle ore 20.30.
Ermanno Olmi ricostruisce un mondo che prima la civiltà industriale e poi quella digitale hanno dimenticato. «Quando mi mandavano a passare l’estate presso Treviglio (nella cascina dove viveva la nonna materna Elisabetta) nel pieno degli anni ’30 – così il regista spiegava l’origine del film in un’intervista concessa al debutto nelle sale – era come fare un viaggio nell’800. Solo dopo la guerra è cominciata nelle campagne l’età moderna: la cascina di mia nonna è diventata un condominio, nelle stalle ci hanno messo i box per le automobili». Con “L’albero degli zoccoli” la macchina del tempo torna indietro: tra l’autunno 1897 e l’estate 1898, quattro famiglie vivono in una cascina della Bassa Bergamasca. Tra i componenti di questa comunità esiste un profondo legame spirituale e culturale che li porta a vivere insieme cose belle e cose tragiche, avvenimenti ordinari e avvenimenti straordinari. Quando si tratta di versare al severo Mesagiù, il padrone della fattoria, i due terzi dei prodotti, cercano tutti di barare per guadagnare pochi chili di farina. Quando la bella Maddalena va sposa a Stefano, tutti fanno corona al matrimonio antelucano e tutti li accolgono quando tornano da Milano con il bimbo adottato. Insieme uccidono il maiale; separano i contendenti; ascoltano i racconti dei vecchi; ricevono il parroco, don Carlo: prendono parte alle funzioni religiose e alle sagre paesane. Tutti godono per la miracolosa ‘guarigione’ della vacca della povera vedova Runk. Menek è il bambino di sei anni che, unico della fattoria, frequenta la scuola. Un giorno torna a casa con uno zoccolo rotto. Papà Batistì lavora nascostamente per tutta la notte a intagliargliene uno nuovo. Ma si è servito di un albero tagliato abusivamente. Il padrone lo caccia e tutti gli amici osservano sgomenti e impotenti la sua partenza con la famigliola verso l’ignoto e la miseria.
“10 e Luce” prosegue a febbraio con “Il portiere di notte” di Liliana Cavani, a marzo con “Il deserto dei Tartari” di Valerio Zurlini, ad aprile con “Porte aperte” di Gianni Amelio, a maggio con “La balia” di Marco Bellocchio, a giugno con “Senza pelle” di Alessandro D’Alatri, per concludersi a luglio con “Gente di Roma” di Ettore Scola. Titoli che compongono una biografia del cinema di qualità, in nuove versioni rieditate e spesso restaurate, per ritrovare sul grande schermo la magia della settima arte.
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