I sei libri vincitori del Premio Selezione 2012 II Bancarella ha inaugurato oggi 20 marzo, come tradizione, nella sala Consiglio della Banca Cesare Ponti di Milano, la sessantesima edizione presentando, i sei libri vincitori del Premio Selezione 2012. I librai, interpreti del gusto dei lettori, hanno individuato, per il successo di pubblico conseguito, in un percorso iniziato il 1° marzo 2011 e concluso il 28 febbraio scorso, i seguenti volumi, tutti editi nell’intervallo di tempo indicato: Un piano per salvarci PREPARIAMOCI di Luca Mercalli, chiarelettere; Così in terra di Davide Enia, Dalai editore; I poeti morti non scrivono gialli di Björn Larsson, Iperborea; La voce del destino di Marco Buticchi, Longanesi; Il mercante di libri maledetti di Marcello Simoni, Newton Compton Editori; Semina il vento di Alessandro Perissinotto, Piemme edizioni. Cinque volumi di narrativa e uno di saggistica, conforme all’interesse che testimonia il premio dei librai per quelle problematiche sociali che hanno ampia presa e largo raggio di diffusione. E cinque autori italiani riuniti nell’esercizio di una scrittura di declinazione umana e intimista, peraltro con risvolti storici e di stringente attualità, e uno straniero, lo svedese Larsson, autore di un giallo dalle vivide risorse di trama. Tra i volumi indicati, il 22 luglio p.v. i 200 librai, che costituiscono la giuria del Premio, sceglieranno il vincitore della 60a edizione del Bancarella.ADESSO. DOPO SARÀ TROPPO TARDI.PREPARIAMOCIdi Luca MercalliIl Video: http://www.youtube.com/watch?v=naP1Gwl-aEk Chiarelettere, Collana Reverse, pp. 224, euro 14,00www.chiarelettere.it “Caro Sindaco, prova a uscire dal conformismo ideologico, dall’ignoranza, dalla supponenza. Raccogli la sfida ecologica globale come punto di partenza per pensare il futuro con un progetto coraggioso. Adesso. Dopo sarà troppo tardi.”Lettera al mio Sindaco, di Luca Mercalli “Fate le anime belle perché siete sazi e al caldo; ma cosa farete quando resterete al freddo nelle vostre belle case, le auto ferme, tutto razionato?”Agente CIA Higgins, ne “I tre giorni del Condor”, 1975. “Boh, io faccio il possibile per consumare la mia quota finché ce n’è. Prima che ce la fottano tutta i cinesi e gli indiani.”Da un forum italiano, 2006. “Il bello è fare ciò che è possibile e ciò che piace, e condividere con la cellula sociale locale ciò che non si è in grado di fare da sé. Non voglio tornare al medioevo! Voglio andare avanti.” “I 60 milioni di italiani hanno un’impronta (utilizzo di territorio e inquinanti) di 4,2 ettari a testa ma dispongono di risorse interne per solo 1 ettaro, con un deficit di oltre 3 ettari.” “Ormai la fattura energetica intacca il 15 per cento degli introiti delle fasce deboli. Case vecchie e malsane faranno peggiorare la qualità della vita di un numero sempre maggiore di famiglie.” “Quando sentiremo l’ultimo avviso del ‘Si chiude!’, solo allora il terrore, come molla, ci butterà in piedi al grido di ‘Vogliamo campare!’. Eh no: è troppo tardi, coglioni!”Dario Fo in “L’Apocalisse rimandata, benvenuta catastrofe”. “Chi crede che una crescita esponenziale possa continuare all’infinito in un mondo finito è un pazzo, oppure un economista.”Kenneth E. Boulding, 1966. SCHEDA: Mai tante crisi tutte insieme: clima, ambiente, energia, risorse naturali, cibo, rifiuti, economia. Eppure la minaccia della catastrofe non fa paura a nessuno. Come fare? Ci vuole una nuova intelligenza collettiva. Stop a dibattiti tra politici disinformati o in conflitto d’interessi. Se aspettiamo loro sarà troppo tardi, se ci arrangiamo da soli sarà troppo poco, ma se lavoriamo insieme possiamo davvero cambiare.L’autore racconta il suo percorso verso la resilienza, ovvero la capacità di affrontare serenamente un futuro più incerto, e indica il PROGRAMMA POLITICO che voterebbe. Il cambiamento deve partire dalle nostre case (più coibentate), dalle nostre abitudini, più sane ed economiche (dal consumo d’acqua, ai trasporti, dai rifiuti alle energie rinnovabili, dall’orto all’impegno civile). Oggi non possiamo più aspettarci soluzioni miracolistiche: meglio dunque tenere il cervello sempre acceso, le luci solo quando servono.
Luca Mercalli, torinese, presiede la Società meteorologica italiana e dirige la rivista “Nimbus”. Ospite fisso della trasmissione Rai3 “Che tempo che fa”, cura per “La Stampa” la rubrica di meteorologia e clima. Tra i suoi ultimi libri: FILOSOFIA DELLE NUVOLE (Rizzoli 2008), CHE TEMPO CHE FARÀ (Rizzoli 2009), VIAGGI NEL TEMPO CHE FA (Einaudi 2010). Vive e lavora in Val di Susa, in una piccola casa con orto, alimentata da energia solare.
Come salvarci quando l'energia non ci basterà più
“Se ognuno avesse accesso infinito a tutte le risorse, se non si accumulassero scorie e detriti, se non ci fossero disastri climatici, parassiti, malattie… saremmo nel paradiso terrestre”. Ma la storia, né quella del passato, né quella che si proietta verso il futuro, non è fatta con i se: essa si alimenta dei fatti e su questi si costruiscono le relazioni, le concatenazioni per le quali dallo ieri scaturisce l'oggi e dallo ieri e dall'oggi insieme verrà il domani. Potrebbe essere riassunto così il messaggio che Luca Mercalli vuole proporci col suo Prepariamoci: Un piano per salvarci quando saremo chiamati a vivere in un mondo con meno risorse, meno energia, meno abbondanza e forse più felicità. Un libro che ha l'agilità del racconto, fatto di capitoli brevi, proposti in un linguaggio semplice, con contenuti sostenuti da rigorosi riferimenti scientifici, tradotti però in modo tale da essere immediatamente comprensibili anche a chi manca di quella cultura scientifica che traspare sempre, anche dalle puntuali citazioni poste in nota e dalla bibliografia ampia che – dice l'A. – non può essere saltata, come accade di solito, perché essenziale per trovare le istruzioni per andare oltre.
Prepariamoci si pone nella linea di chi guarda preoccupato ad un futuro che rischia di essere deprivato di energia per l'uso smodato, richiesto da una società che fa del consumismo e del profitto le proprie leggi. Ma non per questo Mercalli vuole promuovere nuovi secoli bui. Ci sono le possibilità, le risorse per costruire un futuro a misura d'uomo, ma saranno disponibili soltanto se si sapranno correre le sfide che i tempi stanno proponendo: quelle delle energie rinnovabili, dell'accettazione convinta di scelte ambientaliste (cioè coerenti con la realtà in cui si vive), che evitino il saccheggio dell'oggi che svuota le risorse per il domani. Di qui il rifiuto di avventurarsi in opere faraoniche che non manterranno nessuna utilità quando, dopo decenni, saranno realizzate a scapito di un territorio definitivamente degradato.
Di qui la scelta di Mercalli di modificare il proprio stile di vita, per renderlo coerente, attraverso alcune semplici ricette che il libro propone ai lettori, con una gestione assennata dell'energia; si va dall'utilizzo consapevole dell'automobile a quello dei pannelli solari, dalle stufe ad alto rendimento termico all'orto, dalle conserve alimentari al superamento dei capricci, che offrono soddisfazioni effimere e rendono più poveri. Nella consapevolezza che la natura che ci sta intorno deve essere comunque difesa e garantita, perché, come del resto gli umani, le mucche non mangiano cemento. (g.a.)
Luca MERCALLI, Prepariamoci, Milano, Chiarelettere, 2011 (€ 14,00)
Luca Mercalli (Torino, 1966) vive in Val di Susa, dove si è trasferito in coerenza con lo stile di vita che ha scelto di promuovere. Svolge incarichi di docenza per università, corsi di specializzazione e formazione professionale e scuole di ogni ordine e grado, è Presidente della Società meteorologica italiana e, anche come tale, partecipa al programma di Rai 3 Che tempo che fa, condotto da Fabio Fazio, ove, oltre a fornire le previsioni del tempo per i primi giorni della settimana successiva, propone pillole di conoscenza non solo sui fenomeni atmosferici, ma sulla gestione dell'ambiente, anche con riferimenti alla stretta attualità (non ultima la lotta contro la TAV attraverso la Val di Susa). È autore di saggi sulla meteorologia e di stampo ambientalistico, come I tempi sono maturi (2004), Le mucche non mangiano cemento (2004, con Chiara Sasso), Filosofia delle nuvole (2008).
Una corsa nel Medio Evo fra riti magici ed alchimie
Il mercante di libri maledetti è la storia di un libro esoterico, i cui segreti sono nascosti da enigmatici codici. Tre viaggiatori dal passato pieno di ombre in cammino lungo un’Europa medioevale attraversata da eresie, guerre, miserie e monaci scomparsi. Una setta segreta bramosa di possedere il libro misterioso e che cercherà di ostacolare in ogni modo il viaggio dei tre viandanti. Quattro tappe tra Venezia e Santiago de Compostela alla caccia dell’arcano per aprire le porte del mondo alla venuta degli angeli.
Gli eventi partono dal mercoledì delle ceneri del 1205, quando padre Vivïen de Narbonne è costretto a fuggire, braccato da un manipolo di cavalieri che indossano strane maschere. Il monaco possiede un testo molto prezioso, che non è disposto a cedere ai suoi inseguitori. Dopo tredici anni un messaggio recapitato ad un mercante di libri di origine spagnola dà il via alla nuova ricerca.
Sono questi i punti nodali su cui si muove l’intreccio narrativo de “Il mercante di libri maledetti” di Marcello Simoni.
Un volume caratterizzato dalla narrazione scorrevole, di piacevole lettura, che si muove più sui canoni del romanzo d’avventura che secondo quelli classici del giallo, anche se spesso i contorni dei generi si fondono, dimostrando, comunque, una buona padronanza di scrittura da parte dell’autore.
Il contesto è quello del Medioevo, affrontato in maniera storicamente forse non del tutto rispondente alla realtà, ma strizzando l’occhio ad un genere, quello del thriller ambientato nei “secoli bui”, che sta spopolando anche se non sempre con testi di effettivo valore. Un rischio che l’A. sa di correre, ma ciò nonostante non disdegna la sfida, offrendo al lettore una narrazione avvincente, sullo stile – come si legge sulla retro-copertina – de I pilastri della terra di Ken Follet o di Il nome della rosa di Umberto Eco.
I protagonisti si muovono, quindi, ai margini della Grande Storia, solo sfiorandola e dando, invece, ampio spazio a venature di colore esoterico e misterioso, con riferimenti ad alchimie, riti magici e testi proibiti. Il romanzo si sviluppa, così, come una vera e propria “caccia al tesoro”, dove ogni tappa sarà fondamentale per aggiungere un tassello di conoscenza alla verità finale che si presenterà, alla fine della narrazione, in maniera sorprendente tramite una serie di colpi di scena. (r.s.)
Marcello Simoni, Il mercante di libri maledetti, Roma, Newton Compton editori srl, 2011 (€ 9,90)
Marcello Simoni (Comacchio, 1975), ex archeologo, laureato in Lettere, svolge attualmente il lavoro di bibliotecario. Ha pubblicato diversi saggi storici, ha partecipato all’antologia 365 racconti horror per un anno, a cura di Franco Forte (2011). Altri suoi racconti sono usciti per la rivista letteraria «Writers Magazine Italia». Il mercante di libri maledetti è il suo primo romanzo, già pubblicato con successo in Spagna nel 2010 con il titolo El secreto de los cuatro ángeles.
Morire di tradizione
Un avvocato, difensore d'ufficio, entra in carcere per incontrarvi un detenuto arrestato come possibile pericoloso terrorista.Si tratta di un maestro che ha lasciato un gratificante incarico professionale nella cosmopolita Parigi per insegnare in una pluriclasse voluta dai valligiani del suo piccolo paese nelle Alpi piemontesi. Con lui c'è Sharin, una giovane donna di origini iraniane, laica, colta, lontana dall'Islam, che lo segue a Molini di Badallo (paese immaginario, ma non troppo…); lì pare anch'essa trovare la felicità e le radici che la rivoluzione khomeinista le avevano negato. Poi, le incomprensioni, le diffidenze che serpeggiano e si fanno manifeste, fino a divenire rifiuto dichiarato per la bella “straniera”, che, disinibita ed occidentalizzata, ha difeso con veemenza la libertà di una donna musulmana alla quale, in forza di una ordinanza emessa da un sindaco leghista di origini meridionali, i vigili volevano impedire di restare al fiume in burqini. Di qui la scelta di Sharin di opporre ad una tradizione un'altra tradizione, di ribellarsi fino in fondo, fino all'attentato suicida.
Semina il vento è un giallo giocato sulla lentezza della vita di un carcerato per amore, che compila un diario fatto di flashback suggeriti da fotografie scattate a suggellare i momenti più belli di un'esistenza a due.
Storia d'amore di Giacomo per Shirin, ma anche di lui per il proprio paese abbarbicato alla montagna, dove i colori sono quelli delle foglie di castagno che si possono scorgere ad una ad una, della neve che smorza tutto in un biancore pacificante, delle vette che chiudono l'orizzonte e danno l'idea di proteggere una comunità salda ed affratellata. Con Cesare Pavese de La luna e i falò, il maestro Musso può dapprima affermare che “Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti" , può lasciarsi convincere ad abbandonare Parigi per rientrare al villaggio, per riscoprirvi e salvaguardare le tradizioni in quanto “radici” e per impiantarvi una scuola privata, voluta dai paesani perché i loro figli non debbano scendere quotidianamente al capoluogo e mescolarsi con gli altri. Senza accorgersi da subito che in questo non volere mescolarsi con gli altri c'è sottesa la volontà di non imbastardirsi con i cinesi, i nordafricani, i rumeni, che quella scuola frequentano. È quando le radici diventano oppressive e danno voce alla xenofobia ed al razzismo che l'idillio del paese si dilegua; le amicizie e la convivenza affettuosa vengono meno; le tradizioni si fanno fonte di un odio irrazionale che non ammette riconciliazione. Il giocattolo Molini si spezza irrimediabilmente e la favola si fa tragedia. “Se semini vento – dice un proverbio – raccogli tempesta”. (g.a.)
Alessandro Perissinotto, Semina il vento, Milano, Piemme, 2011 (€ 16,50)
Alessandro Perissinotto (Torino, 1964) laureato in Lettere, docente all'Università di Torino, autore di saggi sulla semiologia della fiaba, sulla multimedialità e sulla didattica della letteratura (lI testo multimediale, Gli attrezzi del narratore, e, con G.P. Caprettini, il Dizionario della fiaba ) è approdato, nel 1997, alla narrativa con L’anno che uccisero Rosetta (Sellerio), seguito, nel 2000, da La canzone di Colombano e, nel 2004, da Al mio giudice (Rizzoli). Nel 2006 inaugura un filone che ha per protagonista la psicologa Anna Pavesi (Una piccola storia ignobile, L'ultima notte bianca e L'orchestra del Titanic), romanzi cui segue il saggio su La società dell'indagine e, quindi, prima di Semina il vento, nel 2010, Per vendetta, storia d'amore e di follia, ambientato in un'Argentina che non ha ancora sanato le ferite lasciate aperte dalla dittatura Collabora con il quotidiano La Stampa, per il quale scrive articoli e racconti che appaiono sul supplemento TorinoSette.
Franca Valeri
Presidente del 60° Premio Bancarella
Nata a Milano, ma romana d'adozione, Franca Valeri (cognome d'arte scelto in omaggio allo scrittore Paul Valéry) vanta una carriera eccezionale: attrice, sceneggiatrice, regista, autrice. Approda in teatro quasi per caso, dopo aver rivelato le sue doti satiriche nei salotti mondani e intellettuali milanesi, dove si diverte a dare vita a personaggi ispirati al costume contemporaneo, fatto di frivolezze e ipocrisie, fedeli specchi di un ambiente borghese.
In principio era la radio, quando nei panni della "signorina Cesira" imperversava in trasmissioni come Il rosso e il nero, palestra per gli attori della “commedia all'italiana” anni '50. Poi, con l'avvento della televisione, è stata la "signorina Snob" e ha raggiunto la popolarità come "signora Cecioni" (per la precisione "la figlia della sora Augusta, quella maritata Cecioni"). Il teatro e, soprattutto, il cinema l'hanno vista protagonista discreta e intelligente: grazie alla sua versatilità e alla strepitosa capacità di osservare e riprodurre espressivamente – in modo impietoso, a volte fino alla crudeltà – i tic più eloquenti del perbenismo borghese, ha saputo ritagliarsi uno spazio personalissimo e stilisticamente inconfondibile.
Il 1951 è l'anno in cui esordisce in teatro (con la compagnia dei Gobbi, da lei fondata insieme ad Alberto Bonucci e Vittorio Caprioli) ed anche al cinema, con una particina in Luci del varietà di Alberto Lattuada e Federico Fellini. Da allora, senza mai perdere di vista teatro e televisione, recita accanto ai "mostri sacri" del cinema Italiano: Totò (fortunatissima la sua apparizione in Totò a colori nel 1952), Vittorio De Sica, Alberto Sordi e Sophia Loren. È diretta da registi come Dino Risi (Il segno di Venere, 1955 e Il vedovo, 1959), Mario Monicelli (Un eroe dei nostri tempi, 1955), Luigi Comencini (Mariti in città, 1957), Steno (Piccola posta, 1955), Mauro Bolognini (Arrangiatevi, 1959), Alessandro Blasetti (Io, io, io… e gli altri, 1965 e La ragazza del bersagliere, 1967). Negli anni ’70 e ’80, numerose sono le sue esilaranti partecipazioni a varietà televisivi e, più recentemente, assai apprezzate le sue divertenti apparizioni in sit-com e fiction.
In tutti questi anni Franca VaIeri non ha mai smesso di fare teatro. Ci limitiamo a citare le prove più significative dell'ultimo decennio: Mal di Madre di Pierre Oliver Scotto, regia di Patrick Rossi Gastaldi: Alcool di Adriana Asti, regia di Giorgio Ferrara; Possesso di Abraham Ben Yehoshua, regia di Toni Bertorelli; La vedova Socrate da Friedrich Durrenmatt, da lei scritto e interpretato, regia di Aldo Terlizzi; Il Giocatore di Carlo Goldoni, regia di Giuseppe Patroni Griffi; Les Bonnes di Jean Genet, regia di Giuseppe Marini, Carnet de Notes 2008 da lei scritto e interpretato, regia di Giuseppe Marini, Oddio Mamma! di Sam Bobrick e Julie Stein, regia di Daniele Falleri e Non tutto è risolto da lei scritto e interpretato, regia di Giuseppe Marini.
Non solo attrice, ma anche sceneggiatrice, regista e autrice ha pubblicato numerosi libri: Il diario della signorina Snob (Mondadori 1951, Lindau 2003), Le donne (Longanesi 1960), Le Catacombe (Cappelli 1961), Questa qui, quello là (Longanesi 1965), Toh, quante donne (Mondadori 1992, Lindau 2004), Tragedie da ridere (La Tartaruga 2003), Animali e altri attori (Nottetempo 2005) Di tanti palpiti (La Tartaruga 2009), Bugiarda no, reticente (Einaudi 2010), Non tutto è risolto (Einaudi 2011), L’educazione delle fanciulle (con Luciana Littizzetto, Einaudi 2011).
Di prossima uscita l’edizione aggiornata di Le donne.
E’ la parola che dà senso alla vita
E’ molto originale l’impianto narrativo: sono presenti tutti gli elementi strutturali di un giallo, però l’indagine è quasi un espediente per parlare di poesia, amata intensamente dal poliziotto-poeta Barck, che spera di poter trovare un editore che stampi i suoi versi. Jean Y. prima vittima è poeta che cerca sempre un contatto diretto con la realtà perché sa che “la poesia illumina il mondo sotto una luce nuova e intensa”, “ha acume a dire la verità”, rende eterno il fuggevole e il provvisorio.
La sua sofferta decisione di scrivere un romanzo giallo, sollecitato dall’editore Petersén che spera di venderlo meglio delle raccolte di poesia che pochissimi leggono, viene considerata un tradimento da Tina, vendicativa “musa” fanatica d’amore per la poesia o di questa rivale?
Larsson ha fatto un libro che si legge molto bene, fluido nella narrazione, con “semi” di indizio disposti al punto giusto della “fabula”, stimola l’interesse, ha ottime capacità di “sedurre” il lettore, i personaggi hanno convincente spessore, le molteplici notazioni letterarie si intersecano con la tipologia del racconto giallo, ma senza dare effetto di ibridismo tematico. In modo colloquiale ma profondo si riflette di filosofia e di teorie estetiche, con un garbato attacco contro i professori di lettere all’Università che hanno trasformato lo studio della letteratura “da critica a scienza” allontanandosi dalle brucianti domande che essa ha sulla vita, il linguaggio, la società.
Con forte sguardo di denuncia sull’attualità l’autore (un giallista che ironizza su se stesso dicendo, senza crederlo, che i gialli sono da considerare un sottoprodotto letterario) parla con leggerezza della falsità delle campagne mediatiche, dei “misfatti” dei banchieri che vogliono massimizzare il profitto dimenticando che l’uomo è molto più complicato, ha sogni, paure, fede nei miti e ha sentimenti. Sono i poeti che entrano nella vita vera, consolano, sanno muoversi al di là dei limiti del controllabile, capiscono le ingiustizie sociali ed economiche che fanno sempre pagare alla gente comune il prezzo degli eccessi dei potenti col loro “mantra”che bisogna seguire il mercato.
Un romanzo dunque costruito su due piani paralleli ma anche contigui, frammenti di rigorosa realtà si intersecano con l’invenzione: la poesia non si piega al giogo della verosimiglianza e al funerale di Jean Y. si recita Regalami una poesia/che non comincia/e non finisce di Yvon Le Men. La parola, dono di Dio, è una forza creativa che dà senso alla vita e trova la sua più alta espressione nell’arte e nella letteratura. Per questo vive e per questo muore Jean Y. e non solo lui. Il movente dei delitti è pertanto inconsueto, la poesia non è il linguaggio degli assassini e forse nemmeno la verità della polizia, ma è proprio con le intuizioni del poeta che il poliziotto-poeta Barck scioglierà l’intrigo, ben narrato, con finale intuibile, eppure sorprendente, come si richiede al genere letterario del libro giallo. (m.l.s.)
Bjorn Larsson, I poeti morti non scrivono gialli, Milano, Iperborea, 2011 (€ 17,00)
Bjorn Larsson (Jönköping – Svezia, 1953) docente di letteratura francese all'Università di Lund, esperto velista, inizia la sua carriera di scrittore nel 1980 con una raccolta di racconti cui fa seguito il romanzo Il cerchio celtico, pubblicato nel 2000 in Italia da Iperborea (l’editrice attenta alle opere delgli autori del Nord Europa, che pubblica anche tutte le altre opere di Larsson tradotte in italiano). Oltre che Il cerchio celtico ed I poeti morti non scrivono gialli, suoi romanzi disponibili nella nostra lingua sono La vera storia del pirata Long John Silver, Il porto dei sogni incrociati, L'occhio del male, La saggezza del mare, Otto personaggi in cerca (con autore) e Bisogno di libertà, l’autobiografia dell’A., scritta in francese e pubblicata in Francia nel 2006.
La ferocia di vincere
“Così in terra”. Così è a Palermo, visitata per lampi di luce in un mezzo secolo della sua storia, da quando la sua gente, nella fase più cruenta del secondo conflitto mondiale, viveva il terrore delle bombe alleate a quando altre bombe, quelle delle stragi di mafia, scuotono strade ove la violenza è quotidianità. Davide Enia tratteggia la realtà del capoluogo siciliano, proponendone i ritmi attraverso un folto gruppo di personaggi, che ruotano attorno ad una palestra di pugilato. Preminente e filo conduttore della narrazione è Davidù, che alla boxe arriva necessariamente, per rispetto della tradizione familiare. Pugile lo zio Umbertino, pugile il padre, il mitico Paladino, perito tragicamente in un incidente automobilistico alla vigilia della sfida che lo avrebbe portato a disputare il titolo nazionale; morto quando Davide era ancora nel grembo della madre e che compare, figura sfumata, ma pregnante, tra le righe del romanzo, dove si intrecciano storie nella storia. Amici che non sono amici, amori adolescenziali che faticano a sbocciare, il mito del sesso portato al parossismo (con tutto un armamentario di pregiudizi giovanili e di credenze difficili da sfatare), la voglia di riscatto, di affermarsi, di crescere. E la violenza, meglio la ferocia quale ingrediente necessario per la vittoria
Davidù catalizza un mondo dove la pietà non è quasi mai di casa: l'unico gesto di perdono lo si ritrova quando nonno Rosario posa a terra il bastone con cui avrebbe potuto legittimamente vendicarsi del cane “reo” di aver morso il nipote che intendeva tirargli la lingua. C'è la storia di Garruso, che prova a crescere di fronte alla morte della madre e si attacca al pugile-Poeta nella ricerca spasmodica di un'amicizia mai apertamente dichiarata, ma di fatto concessa e forte. C'è Umbertino, sconfitto sul ring, che cerca il riscatto nel volere campione il nipote. Ci sono Nina e la bionda Eliana. Ci sono la guerra d'Africa e la prigionia. E sullo sfondo le notizie, buttate là, senza enfasi, degli attentati a Falcone e Borsellino, ineluttabili, di fronte ai quali l'unica reazione è verificare che i percorsi di allenamento di Davidù non sfiorino abitazioni di magistrati. Non si sa mai: sarebbe un'atroce beffa del destino perdere un altro campione alla vigilia di un incontro importante!
Ma non tutto è così. Accanto alla boxe, dopo che “il pesce squalo” è andato alla guerra ed ha trovato il suo “campo di battaglia” nel quale la “ferocia” è d'obbligo, c'è lo studio delle lettere classiche, con la nonna maestra che insegna i rudimenti del latino a Davidù ancora bambino, la sua promozione a pieni voti al classico: altre speranze, diverse da quelle del ring, da dove, però, occorre uscire vincenti. Su tutto impera il silenzio, perché “pochissime esperienze sono così narrative come il silenzio tra due persone che si sono appena lasciate”, poiché “nella comunicazione tra esseri umani” il senso transita “soltanto a livello minimo attraverso le parole”. Ed il dialetto, usato ampiamente soprattutto nel prima parte del racconto, è strumento quanto mai efficace (anche se ostico per i non siciliani) di sentimenti convulsi, pregnanti, che sottendono una realtà dai colori accesi. (g.a.)
Davide Enia, Così in terra, Milano, Baldini Castoldi Dalai editore, 2012 (€ 17,50)
Davide Enia (Palermo, 1974) con Così in terra entra appieno nel mondo della narrativa, dopo che vi aveva fatto capolino nel 2010 con il racconto Mio padre non ha mai avuto un cane. La sua attività artistica fino ad oggi preminente è stata il teatro, al quale ha dedicato buona parte della sua vita da quando, nel 2002, aveva scritto, diretto ed interpretato «Italia-Brasile 3 a 2», pièce sulla gloriosa partita del 1982, seguita da Maggio ‘43 (sui bombardamenti su Palermo di quell'anno) e da Scanna (la storia della vita di una famiglia confinata in un rifugio durante la guerra. Ampia anche la sua produzione in campo radiofonico e televisivo, dove, fra l'altro, ha collaborato con Report.
Fra realtà e fantasia, fra cronaca e romanzo
“L'utile per iscopo, il vero per soggetto, l'interessante per mezzo,”. Così Alessandro Manzoni codificava le regole del romanzo storico, che avrebbe applicato alla vicenda di Renzo e Lucia ed alla descrizione della realtà in cui essi si muovevano. Ma, se lo scrittore lombardo aveva, nell'Ottocento, trasferito la sua attenzione indietro d'un paio di secoli, Marco Buticchi, nel 2011, vi ha portato la storia recente, quella sviluppatasi dal secondo conflitto mondiale ai giorni nostri.
Ne La voce del destino, infatti, accanto a personaggi frutto della fantasia dell'Autore, se ne trovano altri (alcuni citati esplicitamente, altri facilmente individuabili da un lettore attento), che sono parte del XX secolo: dal dittatore argentino Peron a sua moglie Evita, da Ante Paveli






