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Presentato a Trento il progetto Museo internazionale del Ciclismo e della bicicletta

Museo internazionale del Ciclismo e della bicicletta
Simoni, Piccoli, Collini, De Bertolini, Fondriest, Tambosi, Tarolli, Bebber, Nicoletti e Decarli

TRENTO – Giungere alla nascita a Trento entro il 2031 di un Museo del ciclismo e della Bicicletta, dal respiro internazionale, anche come occasione di approfondimento sul tema dello sviluppo sostenibile. Il tutto con il supporto delle realtà pubbliche locali. Il progetto, definito un sogno, ha rappresentato il filo conduttore della conferenza stampa promossa stamattina nella sala Rusconi al Coni di Trento da un gruppo di appassionati locali del Mondo del ciclismo che da mesi sta lavorando a questo ambizioso progetto nato su idea di Diego Tambosi in vista dei super Mondiali 2031 che saranno ospitati in Trentino in tutte le discipline UCI

In questa prima fase – ha spiegato Ivo Tarolli, presidente del Comitato Promotore del Museo – si sono coinvolti esponenti delle varie realtà sociali e sportive locali nonché di enti quali Fondazione Museo Storico del Trentino, Università Popolare Trentina e Federazione Ciclistica Italiana – Comitato di Trento. Ma anche – ha aggiunto con un filo di commozione – il compianto direttore del Muse Michele Lanzinger, che a gennaio ha tracciato assieme al collega Giuseppe Ferrandi (FMST) le linee guida di questo progetto, un vero e proprio sogno ma che tutti noi vogliamo portare a realizzazione con il sostegno e l’appoggio delle realtà pubbliche provinciale e cittadina.

Altri protagonisti dell’incontro al Coni sono stati l’ex rettore Paolo Collini, l’ex presidente del Consiglio comunale di Trento e dei Notai in campo nazionale Paolo Piccoli, Alessandro de Bertolini (Fondazione Museo Storico del Trentino che ha messo nero su bianco le prospettive e le linee operative del Museo), quindi il campione del Mondo Maurizio Fondriest, Renato Bebber (presidente del Comitato di Trento della Federazione Ciclistica italiana), Paolo Nicoletti già direttore generale della Provincia autonoma di Trento e il giornalista sportivo Diego Decarli.

Il Trentino è terra di ciclismo con grandi campioni quali Francesco Moser Maurizio Fondriest, Gilberto Simoni e grandi atleti anche nel passato, regolarmente ospita grandi eventi agonistici con le tappe montagne del Giro d’Italia, Il Tour of the Alps, i Mondiali di MTB in Val di Sole, gli appuntamenti internazionali delle ruote grasse in Val di Fassa, Primiero e Alto Garda. Ed è dotato di una rete di piste ciclabili e di tracciati fuori strada che lo pongono ai vertici nazionali e internazionali Non a caso il Super Mondiale Uci vedrà la nascita proprio qui nel 2031. Scintilla alla base del progetto Museo a Trento.

Nel progetto illustrato oggi – è stato detto nei vari interventi – si puntano a focalizzare da un lato gli aspetti sportivo – agonistici (da sempre il Trentino è terra di grandi campioni a livello mondiale ed è ai vertici italianai per livello di pratica sportiva) e dall’altro quelli ludico – turistici. Non a caso la nostra terra è stata tra le prime (se non la prima) a valorizzare in maniera organica il tema delle piste ciclabili in ottica sociale a già a partire dagli anni ’90 e oggi patrimonio irrinunciabile anche come occasione di offerta turistica.

Fondriest ha ricordato il valore della sicurezza con la nascita del Progetto Ciclismo Sicuro, promosso dalla Provincia Autonoma di cui è testimonial. Ecco la nascita di una vasta rete di Corsie ciclabili su strada (Bike Lane) per proteggere i ciclisti sulle salite iconiche e sulle arterie stradali del Trentino più frequentate. Il piano si estende per oltre 170 km su diverse tratte provinciali nell’intento di promuovere il rispetto reciproco tra automobilisti e ciclisti. E la sala ha applaudito lungo quando ha ricordato le tre giovani promesse del Trentino Sara Piffer, Adele Cobelli e Matteo Lorenzi, morte in altrettanti incidenti stradali

Con la nascita del Museo del Ciclismo e della Bicicletta – ha poi spiegato de Bertolini – il Comitato Promotore punta a quindi far nascere un luogo di narrazione non soltanto legato alla loro storia (locale e internazionale) ma più in generale dello sport e del rapporto connesso al suo ruolo sociale e di innovazione. Collini ha ricordato come dall’Universiade invernale Trentino 2013 sia nato nel polo tecnologico di Rovereto un progetto dedicato con la nascita di start up legate alla tecnologia nel mondo dello sport

All’appuntamento hanno preso parte, tra gli altri, Gilberto Simoni (due volte vincitore del Giro d’Italia e cinque volte salito sul podio), il giornalista Giacomo Santini (Presidente del Tour of The Alps e decano dei giornalisti olimpici del Trentino con otto partecipazioni ai Giochi) e Remo Mosna, decano dei fotografi del ciclismo in Trentino.

Il Trentino è il territorio italiano con il più alto indice di sportività – è stato ricordato -, ha ideato il Festival dello Sport, iniziativa di grandissimo successo ora alla sua ottava edizione e, nell’ambito delle iniziative culturali collegate alle Olimpiadi invernali Milano Cortina, ha finalizzato l’attività dei suoi musei e istituzioni culturali con iniziative espositive di grande interesse. E dagli anni ‘90 è dotato di una rete di piste ciclabili di oltre 400 Km che negli anni si è ulteriormente allargata sino ad avvolgere l’intero territorio.

Nello specifico dello sport ciclistico, va inoltre ricordato il grande appuntamento dei Campionati Mondiali di tutte le Discipline Ciclistiche che si terranno in Trentino nel 2031, un evento di una straordinaria rilevanza e irripetibile opportunità per la valorizzazione della grande storia ciclistica del territorio.

È per questo che dotare il Trentino di un Museo Internazionale della Bicicletta e delle Attività ad essa collegate ci sembra il modo migliore per arrivare attrezzati ad un appuntamento così unico. Un luogo dove rappresentare il valore del ciclismo in Trentino permetterebbe di dare evidenza al ruolo e alle testimonianze dei suoi campioni mondiali, di raccogliere e valorizzare i materiali relativi a queste imprese, di legare il territorio trentino e i suoi itinerari alla specificità di questo sport.

Il progetto presentato oggi affronta diversi scenari di valorizzazione museale, i quali possono essere affrontati con progressività a partire da una modalità che potremmo definire di museo – collezione, con la messa in valore di raccolte selezionate di materiali sportivi di pregio e la realizzazione di iniziative espositive e di conoscenza e promozione del mondo sportivo con particolare attenzione al ciclismo. Questo tipo di museo – collezione potrebbe contare su importanti collezioni nel settore del ciclismo di proprietà privata, ma disponibili ad essere messe in valore nell’ambito di un adeguato piano di valorizzazione museale.

Proprio come esito della presente impostazione strategico progettuale, i soggetti proponenti avvieranno contatti con soggetti pubblici e privati per dare fondamento a una fase propriamente progettuale per definire il progetto in termini logistici, economici, di tempo e di ubicazione.

Tali iniziative potrebbero costituire un “ponte di lancio” per promuovere una sensibilità verso l’ipotesi di un museo di più ampie aspettative anche esteso a temi sportivi oltre quello ciclistico. Si suggerisce che la fattibilità e la sua collocazione potrebbe rientrare nei ragionamenti e le scelte da farsi in ordine alla configurazione del grande centro sportivo nell’intorno della città di Trento, di cui ai ragionamenti in corso (anni 2025 – 2026).

Le considerazioni che seguono sono presentate per offrire un quadro di riferimento propedeutico all’avvio di una più specifica progettualità per un Museo del ciclismo in Trentino. Insomma, il dado è tratto.

SCHEDA

SPORT E CULTURA IN PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO UN RAPPORTO CONSOLIDATO

La Provincia autonoma di Trento si caratterizza per una grande attenzione allo sport sia in termini di sport praticato a tutti i livelli, da quello amatoriale a quello professionistico, alla passione e il seguito verso le attività di squadra e quelle agonistiche nelle sue diverse declinazioni a ricomprendere gli sport invernali e quelli non legati alla neve.

Solo per riportare alcuni elementi che sottolineano questa attenzione verso lo sport si vuole ricordare che la Provincia autonoma di Trento è risultata prima tra tutte le province italiane nella classifica 2025 dell’Indice di sportività. Questo indice, pubblicato dal Sole 24 Ore nell’ambito dell’indagine sulla Qualità della Vita, viene calcolato ogni anno considerando 32 indicatori legati alla diffusione e alla qualità dell’attività sportiva sul territorio: sport individuali, sport di squadra, struttura sportiva, sport e società (che include partecipazione, associazionismo e impatto sociale).

Conquistando per l’ottava volta questo primato, la Provincia autonoma di Trento contribuisce ad esaltare l’importanza dello sport nella vita quotidiana e sociale del territorio trentino.

Concorre a questa “performance” anche il Festival dello sport di Trento, che si tiene ogni anno dal 2018 e che nel 2025 è arrivato alla sua ottava edizione. Il Festival dello Sport di Trento ha tanto successo per una combinazione di fattori molto ben calibrati. In sintesi, funziona perché unisce un insieme di fattori caratterizzati da qualità, accessibilità e identità.

Sicuramente il successo è dovuto agli ospiti di altissimo livello. Il Festival porta a Trento grandi campioni, allenatori, dirigenti e giornalisti sportivi, spesso protagonisti assoluti dello sport mondiale. Il pubblico ha l’opportunità rara di ascoltarli dal vivo, in modo informale e diretto. Un ulteriore importante fattore è la gratuità e l’apertura a tutti degli incontri, fattore che abbassa ogni barriera d’ingresso e trasforma il festival in un evento davvero popolare, non elitario. Da sottolineare inoltre la formula narrativa, non solo celebrativa. Non è solo una sfilata di campioni ma al festival si raccontano storie, si parla di valori, si affrontano temi come si affrontano temi come sacrificio, fallimento, inclusione, leadership e futuro dello sport. Questo coinvolge anche chi non è tifoso “duro e puro”. La serietà dell’organizzazione e le qualificate collaborazioni garantiscono alta qualità dei contenuti e una grande visibilità mediatica nazionale.

Da sottolineare che la città di Trento è un “palcoscenico perfetto” per questo tipo di manifestazioni perché è dimensionalmente a misura d’uomo, facile da girare a piedi, dispone di piazze e teatri ideali per gli eventi. Inoltre, ha la capacità di parlare a pubblici diversi: giovani, famiglie, studenti, appassionati di sport, curiosi e turisti. Di fatto il Festival dello Sporti di Trento non è solo “per sportivi”, ma per chi ama le grandi storie umane.

Merita inoltre una particolare sottolineatura la determinazione con la quale la Provincia vuole essere presente con un ruolo qualificatissimo nell’ambito delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali Milano – Cortina 2026.

Con un unico focus attorno al titolo Combinazioni caratteri sportivi la Provincia ha coordinato un programma culturale e museale multidisciplinare, e diffuso che promuove attraverso la cultura il tema dei valori olimpici e paralimpici dei musei e delle istituzioni culturali coinvolte. Un grande gioco di squadra che ha visto convergere con iniziative ed esposizioni declinate secondo ciascuna missione museale: MUSE, Archivio fotografico storico provinciale, Mart, Castello del Buonconsiglio, METS – Fondazione Museo storico del Trentino, Fondazione Trentina Alcide De Gasperi e altri soggetti culturali. Si tratta di un esempio significativo delle dimostrate potenzialità che il sistema museale trentino sa offrire nella costruzione di un discorso culturale in relazione allo sport[1].

UN NUOVO CONCETTO DI MUSEO

Per riconoscere le funzioni essenziali attribuite ai musei non si può non fare riferimento alla più recente definizione del 2022 di ICOM – International Council of Museums[2]. Da osservare la sua organizzazione in tre concetti principali. Il primo riguarda il ruolo fondamentale di raccolta ed esposizione del patrimonio culturale, il secondo l’accessibilità e sostenibilità, il terzo la partecipazione delle comunità.

Il patrimonio culturale, soprattutto nella tradizione euro occidentale, è prevalentemente riconosciuto negli ambiti storico artistici, all’archeologia e le scienze naturali, uno spazio specifico al patrimonio demo antropologico e, ma meno praticato soprattutto in Italia, quello scientifico – tecnico – industriale. Non entrando in questa fase preliminare di valutazioni nei concetti di accessibilità e sostenibilità si vuole prestare attenzione al terzo passaggio, il quale precisa che i musei … operano e comunicano … con la partecipazione delle comunità, offrendo esperienze diversificate per l’educazione, il piacere, la riflessione e la condivisione di conoscenze. Il concetto di partecipazione apre a una riflessione che necessariamente amplia la dimensione della curatela del patrimonio dagli specialisti alle comunità. Il museo diviene luogo in cui il patrimonio culturale è individuato, interpretato e valorizzato con la partecipazione degli stessi fruitori.

Il concetto è ben precisato nella Convezione di Faro del 2005[3] per la quale il patrimonio culturale e la cultura non è solo conservazione, ma partecipazione e responsabilità condivisa. In altri termini riconosce che la partecipazione rafforza la coesione sociale, l’inclusione e responsabilità condivisa. Tipicamente i ragionamenti collegati alla Convenzione riguardano il modo di trattare i beni demo antropologici, quali ad esempio quelli relativi alle tradizioni contadine, ma a ben vedere il ragionamento può essere esteso a tutte le culture e i patrimoni riconosciuti dalle comunità. È un’apertura fondamentale che invita a rivedere le categorie tradizionali dei musei aprendoli a nuove interpretazioni e pubblici.

Lo sport è indubitabilmente una categoria importante per la nostra società, e gli esempi riferiti alla Provincia Autonoma di Trento e i riferimenti alle Nazioni Unite permettono di riconoscere anche a livello locale una relazione forte tra sport e cultura. Vi sono pertanto tutti gli elementi per pensare che un progetto museale dedicato al ciclismo potrebbe rientrare a pieno titolo in una prospettiva di tipo museale per il nostro territorio.

Una concessione ed una interpretazione del fare museo che presuppone “un anima” e la consapevolezza che l’uomo è un tutt’uno di spiritualità e di tensione alle imprese sportive.

QUALE IDEA DI MUSEO DELLO SPORT

Non rientra negli obiettivi di questo documento preliminare e introduttivo una analisi e rendicontazione dei musei dello sport già presenti e operativi in Italia e all’estero. Un’indagine di benchmark questo tipo sarà utile se non necessaria nell’ambito di uno Studio di fattibilità, il quale presenta gradi di complessità, tempo e struttura, ben diversi da questa prima raccolta di riflessioni museologiche.

Date queste premesse, nel ristretto ambito che questo documento intende riservarsi, il ragionamento può ora essere esteso a qualche prima valutazione relativa ai modi di valorizzare il patrimonio culturale sportivo e la forma museo.

È noto che la moderna museologia prevede di distinguere la nozione di raccolte e depositi culturali dalla componente espositiva. Quest’ultima, difficilmente riassumibile in queste poche righe, prevede di operare una selezione dei reperti da portare in esposizione da affiancare agli strumenti del racconto. Il cosiddetto story-telling, oltre ad essere descrittivo in termini di didascalie e di testi di commento, può avvalersi di apparati video e multimediali di ogni tipo, nonché di exhibit interattivi, spazi di dialogo per presentazioni ed attività educative. Fondamentale poi la disponibilità di spazi per mostre temporanee, necessarie per mantenere viva e notiziabile l’attività del museo. La forte accelerazione dell’Intelligenza artificiale sta modificando ulteriormente questo schema.

Questa apertura a una dimensione diversificata di idea di museo ti porta a valutare quale modello di museo dello sport sia meglio adatto e realizzabile, operando delle scelte progettuali che potrebbero essere ricondotte a due modelli che qui per comodità riconosceremo come: il Museo collezione; il Museo – museo, quest’ultimo inteso come luogo dell’esposizione del racconto e della partecipazione.

In entrambi casi, una fase propedeutica comunque da realizzare dovrebbe essere dedicata al riconoscimento, documentazione e inventariazione dei “patrimoni sportivi” ovvero delle raccolte che, soprattutto grazie all’azione volontaristica di privati, sono presenti sul territorio. Questo primo insieme patrimoniale, destinato ad essere continuativamente in aggiornamento, potrà costituire la dimensione fondamentale per la costituzione di un museo del ciclismo, comunque sia l’idea e la forma che sarà individuata.