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Un addio a Carletto

Sono sempre stato contrario a pubblicare su siti o giornali sportivi notizie che con il calcio non c’entrano nulla. Oserei dire addirittura stizzito quando leggo recensioni riguardanti la sfera personale ed affettiva.

Subire una perdita nella propria famiglia è cosa grave ma ho sempre voluto manifestare la mia partecipazione o quella della mia società in forma privata. Oggi ho deciso di fare un’eccezione a questa mia regola perché ritengo che il personaggio che ci ha lasciato sia stato “un bene pubblico”, una persona amata e stimata da tutto il calcio femminile ligure e sia doveroso darne la notizia che mi sta lasciando con un senso di vuoto da stamattina presto. Qualche tempo fa avevo saputo del suo ricovero, che non si sentiva molto bene. Ma confidando in Carlo, nella sua grinta, nella sua indolenza a stare fermo, ero convinto che fosse già rientrato a casa. Ancora l’altra sera decidendo se fare un torneo estivo “come quello del Baiardo” (un punto di riferimento che ci radunava tutti in Maggio e Giugno), si diceva “potremmo andare su da Carletto a farci due risate” (perché era sicuro che te le facevi). Quelle frasi che dici oggi, domani e il tempo passa e non te ne accorgi. E purtroppo oggi ho il rammarico, un grande rammarico di non averlo più visto e soprattutto di non averne più avuto notizia. Come si dice “bastava una telefonata”; ho preso la sua condizione sottogamba ed oggi ne sono dispiaciuto.
Perché parlo di lui e non di altri? Perché è stato l’unico vero tifoso del calcio femminile. L’unico che non aveva interessi se non quello sportivo. Era più di un anno che non si vedeva sui campi. Quando arrivava sembrava facesse un trasloco: non una o due; tre borse con dentro di tutto. Aveva più mazzi di chiavi che San Pietro. Per non parlare della dozzina di Minigol e magari qualche libercolo di vent’anni fa ingiallito e sgualcito con foto di giocatrici ormai pensionate. Per lui era sempre un problema muoversi con i mezzi pubblici e per comodità l’ultimo anno si era dedicato di nuovo alla squadra maschile del Baiardo. Ma non per questo non si teneva aggiornato. Quando salivi al campo, perché era sempre li fra tennis e calcio, voleva sapere tutto. Un archivio vivente. Sapeva le date di compleanno di tutte. Una persona vera. E come tutte le persone vere non teneva mai la lingua ferma: pronto a farti un complimento se lo meritavi ma anche a urlarti dalle tribune se non gli andavi a genio. “Allenatore non capisci un c… “ – “Ma Carletto!!!” – “Ah Ricca… Ho pagato il biglietto e dico ciò che penso”. Un anno al SUO torneo ha iniziato a inveire contro una mia giocatrice: “Sei gramma; hai fatto perdere la partita” e giù rattelle con i genitori che erano in tribuna. “Belin vi ha fatto perdere. Bisogna dirglielo”. Mi ricordo un aneddoto riguardante l’unico libro sul calcio ligure. “Ehi amico (iniziava sempre così!) a me non la racconti. Io so tutto. Se ha scritto delle minchiate glielo dico” Ero già pronto a farmi qualche risata sentendo gli insulti sul malcapitato autore e invece no. “E’ stato un po’ partigiano ma ha scritto il giusto”. Dal suo scranno, il vate aveva dato la sua benedizione. Gli era caro sentenziare un po’ su tutti. Era burbero ma affettuoso. E le ragazze, le dozzine di ragazze che lo conoscevano questo lo sapevano.
Si è fatto tardi. Ci sarebbero decine di cose da ricordare. Voglio solo fare un grande ringraziamento alle SUE ragazze, quelle che gli sono state accanto fino all’ultimo e che oggi non compiangono la perdita di un amico ma di un “caro nonno” .
Addio Carletto del Bar.
Riccardo