Il Parlamento Europeo si appresta a votare il “Rapporto Honeyball” che propone sanzioni penali per chi usufruisce di “sex workers”, come si dice con termine europeo. Susy De Martini, europarlamentare di Forza Italia, esprime un giudizio netto:
«Siamo di fronte al paradosso, alla nemesi: il femminismo di sinistra, che ha sempre promosso l’autodeterminazione della donna, persino la sua libertà prostituirsi, purché non sotto costrizione, ora lancia una campagna proibizionista al Parlamento Europeo, affinché diventi reato pagare prestazioni sessuali.
A sanzionare (cioè a colpire con multe, non con la prigione come ora si chiede al Parlamento Europeo) i clienti della prostituzione è stata per prima la Svezia, a suo tempo considerata l’avanguardia e il paradiso della liberazione sessuale; poi si è aggiunta la Francia laica di Hollande, noncurante delle proteste delle associazioni di questo particolare e delicato settore sociale. Decenni ormai di cosiddetta “liberazione sessuale” non hanno affatto reso più facili le relazioni affettive di milioni di persone, il fenomeno della prostituzione anzi è cresciuto di pari passo con il ritirarsi di pregiudizi morali verso qualsiasi forma di relazione sessuale purché volontaria. Se c’è un problema, questo è educativo ma non si risolve a colpi di direttive europee. Purtroppo l’Unione Europea, i Governi e gli Enti Locali si assumono, in modo improprio e unilaterale, un compito che non è il loro: basta guardare l’assurdo caso del Comune di Roma: un vero piano di “rieducazione al gender” per educatori e maestre d’asilo, settemila persone solo a Roma, costrette da una circolare a subire un corso per insegnare poi ai bambini di quattro o cinque anni “la pluralità dei modelli familiari e dei ruoli sessuali”. Una circolare che contiene persino la pretesa assurda di giudicare la famiglia tradizionale come una causa della crisi economica in corso. E ho notizia di come simili protocolli educativi siano in corso nelle scuole senza consultare né avvertire le famiglie di una così delicata innovazione didattica. Lo Stato vuole scavalcare le famiglie nell’educazione, non ha riguardo per la maturità di giudizio e la psicologia dell’infanzia. L’Unione Europea, nella sua componente illusoriamente progressista, è colpevole per i continui tentativi, a volte riusciti, di condizionare la società verso modelli unici di vita individuale e familiare, invece discutibili o quanto meno soggetti ad una scelta di pluralità e sussidiarietà. Ed è grave che la famiglia, come sempre è stata concepita in Europa, indipendentemente dall’ispirazione religiosa, sia oggi vista come un handicap, mentre nella crisi economica perdurante, spesso è l’unico welfare disponibile».






