«È senza dubbio positivo che sia stato prorogato fino a fine anno lo stato di emergenza per il sito ex Stoppani e che si sia finalmente giunti alla pubblicazione di un bando di gara da 3,2 milioni di euro per i lavori di messa in sicurezza, ma restano ancora troppi punti interrogativi sulla reale situazione ambientale della zona e sulle modalità previste per il ripristino della discarica di Molinetto».
Così interviene Maruska Piredda, consigliere regionale del Gruppo Misto, che ha depositato, nei giorni scorsi, un’interrogazione urgente all’assessore regionale all’Ambiente per avere maggiori dettagli sul crono programma della definitiva messa in sicurezza del sito dell’ex industria chimica e sulla presenza del cromo esavalente nelle falde acquifere, di suolo e marine.
«Negli ultimi mesi – dice Piredda – sono apparse, sulla stampa locale, notizie su possibili progetti di trasformazione della zona: dalla prospettiva di realizzazione di impianti sportivi nelle adiacenze del sito alla creazione di un “centro di referenza sullo stato di salute dei grandi cetacei e sull’ecosistema” da promuovere in vista di Expo 2015. Se non vogliamo correre il rischio di illudere, vanamente, i cittadini che abitano in una zona fortemente deturpata da 60 anni di attività da un’industria tra le più inquinanti d’Europa, penso sarebbe opportuno dare risposte certe su quanto oggi è più urgente: quando e come il sito sarà definitivamente messo in sicurezza e quindi quando smetterà, una volta per tutte, di inquinare l’ambiente circostante. Da quello che risulta nei rapporti del dipartimento regionale all’Ambiente, fino al 1982 le terre esauste, con un contenuto di cromo esavalente superiore ai 100 ppm, venivano depositate sulla spiaggia. Purtroppo, anche dopo la chiusura definitiva della produzione industriale e il commissariamento della gestione dell’ex Stoppani, i veleni dell’industria, sebbene ormai inattiva, non hanno smesso di inquinare. Sono state messe agli atti della Procura di Genova, testimonianze che accertano anche l’occasionale, ma ripetuta, chiusura dei pozzi di emungimento che avrebbero dovuto funzionare senza interruzione proprio per evitare sversamenti di acque inquinate in superficie e in mare.
Ricordo che, fino al 2012, sono stati spesi circa 40 milioni di euro: non ancora sufficienti per la definitiva messa in sicurezza per cui sarebbero necessari ulteriori 25 milioni, 15 solo per concludere interventi prioritari come lo smantellamento e la decontaminazione degli edifici e la messa a norma della discarica di Molinetto dove conferire parte dei rifiuti.
Proprio la discarica, che nel 2012 è stata messa sotto esame dalla Ue, costituisce un capitolo a sé in questa annosa vicenda. Ancora oggi risulta inattiva, nonostante l’Europa, sotto la minaccia di sanzioni, abbia in essa individuato il sito prioritario per lo smaltimento dei materiali ex Stoppani. Non è ancora stato chiarito come mai negli anni si sia preferito portare in varie parti d’Europa il materiale inquinante, anziché smaltirlo a due passi dal sito. Inoltre i costi per il ripristino sono lievitati dai 140mila euro preventivati nel 2006, ai 2,5 milioni del 2012 fino agli attuali 8,5. Alla luce delle ultime notizie sul probabile conferimento proprio al Molinetto di rifiuti pericolosi anche da altri siti industriali, sarebbe legittimo chiarire come mai una discarica fino a ieri ritenuta insufficiente per stoccare i rifiuti della Stoppani sia diventata oggi così capiente e sicura da essere aperta ai rifiuti di altre industrie. Nono solo: come si pensa di far convivere un centro sportivo o un centro per i grandi cetacei con una discarica di rifiuti pericolosi?».






