Seven Press ha intervistato l’esperto mental coach Stefano Lopopolo, figlio del grandissimo pugile Sandro Lopopolo, per cercare di capire al meglio
il ruolo che ricopre un allenatore della mente. Stefano, che è stato estremamente cortese con noi, ha raccontato del suo lavoro,
delle sue esperienze lavorative e dei suoi progetti; inoltre ha affermato che non vuole e non deve essere soddisfatto del suo lavoro,
perchè quando si è soddisfatti allora si finisce di crescere.

Come si è avvicinato al mondo della psicologia e specialmente a quella dello sport?
“È successo quasi all’improvviso ma non per caso. Sono sempre stato interessato al mondo della psicologia, infatti avrei preferito
studiare psicologia all’università ma una serie di combinazioni mi hanno portato a scegliere un’altra facoltà per alcuni versi simile.
Infatti l’esame che mi è piaciuto in particolare modo è stato quello quello di Psicologia Sociale, di cui conservo ancora libri e appunti”
A 33 anni si è iscritto alla Facoltà di Sociologia e si laureò con la tesi “I Nuovi Padri”. Questo titolo mi ha incuriosita.
Di cosa si trattava?
“È vero, ho deciso di iscrivermi all’Università a 33 anni avendo già una mia attività in proprio come libero professionista,
moglie, due figli e lavorando in campo sociale. Questo dimostra che nulla è impossibile a chi crede in un sogno. Mia madre,
considerando l’epoca in cui mi sono diplomato come geometra ed ero la disperazione dei professori, stentava a credere che
ce l’avrei fatta. Nonostante tutti i pronostici contrari sono riuscito a laurearmi in cinque anni compresa la stesura della tesi.
Ho scelto di trattare questo tema perchè ho potuto constatare che in genere, tranne naturalmente alcune eccezioni, la nostra
società è piena di padri che non sono all’altezza del compito che devono assolvere. perchè le informazioni che hanno sono poche
e spesso antiche. Allora “i nuovi padri” che nel frattempo sono diventati vecchi, tentano di essere differenti dai loro stessi padri
creando un percorso nuovo e sconosciuto ma anche pericoloso. I nuovi Padri era solo un titolo provocatorio perchè non c’è niente
di nuovo sotto il sole ma è solo riciclo, a fasi alterne, di stili, mode e costumi. I padri autoritari nella storia ci sono sempre stati,
poi si è passati a padri più comprensivi e coccoloni ma anche quelli si erano già visti nel corso della storia fino ad arrivare ai mammy,
quei padri che vogliono svolgere anche le funzioni di mamma, passando da un eccesso all’altro. La figura di padre che io insegno
è ben lontana da tutti questi esempi. Alcuni significati della parola padre, in ebraico “Abba”, pronunciata anche da Gesù quando si
rivolse a Dio, significa fonte, sostegno, fondamento. Noi padri dovremmo farci queste tre semplici domande per verificare la nostra posizione:
1) Sono una fonte sempre disponibile per i miei figli? A chi si rivolgono i miei figli quando vogliono conoscere qualcosa che li incuriosisce?
2) Sono un sostegno per i miei figli o li demolisco?
3) Sono un fondamento della mia casa per la mia famiglia o sono il tetto? Il fondamento è quella parte nascosta nel terreno che porta
il peso dell’ intero edificio.
A volte le risposte possono lasciarci riflettere”
Lei svolge la professione di mental coach. Vuole spiegare al meglio il ruolo di tale figura?
“Purtroppo la figura del mental coach non è regolamentata e quindi chiunque può nominarsi Mental Coach. Il mental coach
dovrebbe avere una formazione che derivi da studi umanistici e che poi si è specializzato in un percorso ben definito nell’area
psicologica. L’importante è sapere con chi si ha a che fare e quali esperienze ha avuto”
Chi solitamente si rivolge al mental coach?
“Ad un mental coach si può rivolgere chiunque. Purtroppo le persone ed i club si rivolgono ad uno psicologo dello sport
o ad un mental coach solo quando le cose vanno male, pensando che il professionista interpellato abbia la bacchetta magica.
Si rivolge uno sportivo che vuole migliorare le sue abilità mentali durante le varie competizioni, una società che vuole potenziare
la mentalità di un gruppo di dirigenti o colleghi di lavoro, la casalinga che non si vede abile per altre mansioni, chiunque.
In un mio corso ha trovato grande beneficio una ragazza, maestra di scuola dell’infanzia che aveva il terrore di guidare l’auto e
per questo non si era mai iscritta a scuola guida. Un’ altra ragazza non riusciva a perdere peso e non si sentiva apprezzata
sul luogo di lavoro, spesso risultati di una profonda mancanza di fiducia nelle proprie capacità che ogni essere umano
ha dentro di sè. Il mio scopo e portare alla luce queste perle preziose”
Questa professione quanto campo ha preso in Italia?
“Sta prendendo sempre più campo. Bisogna stare attenti alla improvvisazione. Nel mondo del Mental Coach ci sono
psicologi che non vogliono essere scambiati per mental coach, ci sono allenatori che danno consigli pensando di motivare un
atleta e pensano di essere mental coach, ci sono impiegati che si iscrivono ad un corso pnl e che poi fanno i mental coach.
Come vedi il mondo è vario. Ci sono pseudo società che fanno pagare migliaia e migliaia di euro per un corso che non da
nessuna garanzia ma ti rilasciano un loro attestato fatto al computer con su scritto ” Mental Coach”
Lei pratica esercizi di mental coaching?
“Li pratico perchè sono efficaci e questo mi da la convinzione necessaria per insegnarli ad altri, altrimenti non li insegnerei.
Ciò che insegno io è la fusione di mental coach derivante da studi di psicologia dello sport e principi validi per ogni
essere umano, di qualsiasi categoria, ceto sociale e religione. Io ho insegnato gli stessi principi ad adolescenti,
campioni olimpionici e carcerati della casa circondariale di Bollate. Per me non c’è alcuna differenza”
Lei è allenatore della mente nel campo del tennis, se non sbaglio. Esiste un determinato mental coach per ogni categoria sportiva?
“Direi che le linee guida e la struttura dei miei corsi sono uguali per tutti gli sport ma il percorso deve essere ripensato e
riformulato da sport a sport, tra sport di squadra e sport individuali. Anche all’interno di sport individuali, c è differenza tra il
tennis ed il pugilato. La durata dell’incontro, l’intensità, la concentrazione, la resistenza, la velocità e anche l’ampiezza del campo di gioco”
Le caratteristiche del buon mental coach?
“A mio avviso deve essere una fonte di ispirazione per gli altri, un modello di riferimento e non solo un insegnante.
Deve essere informato e preparato sul tipo di attività che il proprio assistito svolge e documentarsi per entrare in quel
contesto ed essere in grado coinvolgere e non annoiare”
Attualmente sta lavorando a qualche progetto?
“Attualmente sto lavorando con una tennista tedesca del ranking internazionale WTA con la quale abbiamo pianificato
un progetto annuale. Inoltre collaboro con la Federazione Pugilistica Italiana per la quale ho collaborato in passato per la p
reparazione degli azzurri in relazione ai campionati Mondiali 2013 dove la squadra ha conquistato ben tre medaglie”
Coltiva altre passioni, oltre a quella della psicologia?
“Mi piace molto viaggiare e fare giri in moto”
Chi è Stefano Lopopolo nella vita di tutti i giorni?
“Credo di essere una persona tendenzialmente timida, un po’ chiusa, un po’ disordinata ma che a volte, quando la
situazione lo richiede, si trasforma in una persona estrosa, decisa e capace di cose impensabili”
Che cosa significa essere il figlio del pugile Sandro Lopopolo?
“Quando ero piccolo e mio padre era molto più famoso, ero inconsapevole di tale notorietà. Vivevo una vita con alcuni privilegi,
frequentando posti un po’ più esclusivi e facendo la conoscenza di personaggi famosi all’epoca. Ora che la notorietà è un
po’ sfumata, ne sono molto più consapevole e credo che mi tornerebbero utili le connessioni che mio padre aveva.
Ora sono molto più consapevole dei sacrifici che una persona deve sostenere per arrivare a raggiungere i suoi obiettivi ed
arrivare ad essere un campione olimpico ed un campione del mondo. Mio padre è stato campione del mondo in un contesto
ed in una epoca in cui le palestre di pugilato erano affollate, l’offerta di pugili eccellenti era abbondante e c’era un’unica sigla
per le competizioni. Colui che diventava campione del mondo era tra i migliori del mondo. Oggi ci sono moltissimi grandi
campioni ma ci sono anche moltissime sigle, l’offerta di pugili è scarsa e le palestre non sono affollate”
Da piccolo ha mai pensato di intraprendere la carriera di suo padre?
“Sì, ci ho provato iscrivendomi, all’insaputa di mio padre, in una palestra e disputando un match ma ottenendo scarsi risultati.
La boxe è uno sport duro. Per la preparazione di un incontro dovevo fare corsa la mattina, farmi una doccia, andare a scuola,
studiare un po’ il pomeriggio e verso sera tornare in palestra per settimane e settimane. Mio padre non voleva perchè reputava
che un sacrificio tale vale la pena solo se hai le carte in regola per diventare un numero uno altrimenti era preferibile darsi
allo studio ed alla costruzione di una carriera diversa”
È soddisfatto del suo lavoro?
“No, non sono assolutamente soddisfatto del mio lavoro, credo di essere solo all’inizio. Non devo essere soddisfatto.
Quando si è soddisfatti si finisce di crescere”
Un individuo può essere mental coach di se stesso?
“Lo credo possibile ma è spesso difficile. Una persona può sapere tutto sulla mente umana, sul modo in cui funzionano le cose.
Ma una cosa è saperlo ed insegnarlo, altra cosa è saperlo ed applicarlo. Per me è utile per un mental coach avere un mental
coach personale o comunque una persona di cui fidarti nei momenti di bisogno. Il mental Coach non è superman”
Cosa le piace fare nel tempo libero?
“Mi piace viaggiare e conoscere persone. Anche quando ho il mio tempo libero comunque non posso dissociarmi da
chi sono, quindi mi capita di conoscere persone e finire sul discorso personale delle proprie ambizioni e sogni e trovarmi
a dare qualche consiglio; quando richiesto”
L’ultimo libro che ha letto?
“Purtroppo ne leggo diversi a pezzi, difficilmente ne leggo uno dall’inizio alla fine. Ultimamente ho letto “Puoi se vuoi” di Norma
Vincent Peale , ” Vincere con la Mente” di Vercelli e “Understanding your Potential” di Myles Muroe.
Inoltre leggo costantemente la Bibbia vero libro dal quale traggo enorme ispirazione perchè contiene principi sempre
validi, pur non ritenendomi un religioso”
Le riviste che solitamente legge?
“Non leggo riviste”
Ha mai pensato di creare una rivista dedicata alla psicologia sportiva?
“No, sto ultimando di scrivere un libro che avrà come titolo “Il nemico tra le tue orecchie”, perchè la nostra mente è posta tra le
nostre orecchie”
Trasmetterà la passione della psicologia anche ai suoi figli?
“Apparentemente i miei figli non sono molto attenti a questa area di intervento. Mia figlia, che pratica sport, non ne
vuole sapere di ricevere insegnamenti dal sottoscritto. Forse li riceverà da altri colleghi, ma non dal padre”
Quanto c’è ancora da scoprire sulla mente umana?
“La mente umana rimarrà sempre un mistero poiché ci sono molteplici aspetti che concorrono nella formulazione di un
pensiero. Credo che sarà impossibile avere delle certezze sul modo di pensare dell’essere umano. Basti pensare che le
varie correnti psicologiche hanno appoggiato le più diverse teorie, anche in contrasto tra di loro. Se si vuole conoscere la
mente ed i pensieri dell’uomo bisogna andare da chi ha formato la mente dell’uomo, il suo Creatore che
dice “Come l’uomo pensa nel suo cuore così egli è” (Prov.23:7)”
Fabiana Rebora







