Il Governo italiano ha fatto suo da decenni l’esercizio di stressare le imprese.
Emettere cioè norme farraginose che vengono prorogate più e più volte e alla fine spesso vengono eliminate mentre i problemi continuano nella confusione più totale. Uno stress test pensato per mettere alla prova la sempre più flebile forza d’animo dei piccoli e medi imprenditori.
L’abbiamo visto il 30 giugno con l’obbligatorietà dei Pagamenti con carte di credito e bancomat, (sono obbligatori, non ci sono sanzioni, però il credito potrebbe anche non essere incassato), con la confusione dei Canoni RAI (obbligatori, ma non per tutti, chi ha pagato come chiede il rimborso? un altro onere), e ora lo vediamo col SISTRI.
È dal 2009 che la spada di Damocle del SISTRI (vedi box a fondo pagina) pende sul capo di artigiani e piccole-medie imprese.
Cinque anni fa è stata inventata questa norma, dal principio interamente condivisibile, per la tracciabilità dei rifiuti.
Era l’applicazione della norma però ad essere assurda (manuale di 700 pagine, chiavetta USB, procedure complesse anche per tre lamette da barba di un barbiere). Noi di CNA abbiamo chiesto l’esonero per le piccole medie imprese inserite nel SISTRI. La scadenza della norma è stata prorogata più volte, la magistratura ha indagato sugli appalti e sulla procedura di affidamento, onerosa per lo Stato, e ora ci ritroviamo con un diritto alla cancellazione per non avere più obblighi da parte di coloro che si erano già iscritti rispettando la tempistica.
Per cancellarsi occorrerebbe utilizzare la famosa chiavetta USB, operazione inapplicabile per la maggior parte delle imprese, non solo per la lunga e conplessa procedura che prevede lo studio del manuale di 700 pagine ma anche per il mal funzionamento della chiavetta. La procedura è talmente complessa che si sono create addirittura aziende che offrono alle imprese corsi a pagamento per spiegare come ci si cancelli dal SISTRI giocando su questa confusione e sul pericolo di pagare.
CNA, unica associazione asegnalare a suo tempo il problema, ha invece chiesto ufficialmente al Ministero dell’Ambiente di prevedere una procedura semplificata per permettere alle Associazioni di cancellare in maniera cumulativa le imprese e procedere analogamente alla restituzione dei dispositivi USB.
Le aziende che intendono cancellarsi, quindi, tenuto conto che non ci sono tempistiche da rispettare per la cancellazione né tantomeno conseguenze per l’eventuale mancata cancellazione, possono attendere le direttive delle Associazioni di categoria, che dovranno non solo star dietro alle procedure ma promuovere le ennesime circolari per diramare le istruzioni corrette. Altro stress.
CNA Liguria sottolinea come questi siano non solo regali a grandi aziende multinazionali (come nel caso dei POS) che creano monopoli di mercato, ma diventino anche uno spregio alla semplificazione che tutti chiediamo.
Non si tratta solo di una burocrazia che pesa in maniera insostenibile sui redditi delle aziende, ma di corsi da frequentare, soldi da sborsare, ricorsi da seguire per tenere a bada tutto questo.
La burocrazia bizantina crea non solo danni economici, ma anche gravissimi danni umorali e psicologici perché l’imprenditore – in particolare il piccolo – si chiede “Ma chi me lo fa fare?”
Le Piccole Medie Imprese hanno bisogno di sapere che qualcuno, nel Governo, crede in loro e nella percentuale di PIL che provvedono a produrre tutti i giorni.
Queste procedure impossibili e costose NON sono il segnale giusto. Ascoltare non significa parlare, bensì stare a sentire sino in fondo, soprattutto chi ogni giorno lotta fianco a fianco di quel meraviglioso saper fare delle 150.00 imprese liguri.






