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ANCORA A PROPOSITO DI IMMIGRATI…

Torno sulla vicenda dagli immigrati, che tante polemiche ha suscitato in città, per ribadire alcuni concetti, dal momento che una mia “provocatoria” proposta, come talvolta accade in buona o malafede, è stata da qualcuno travisata.

La premessa di fondo è questa.

Quando si è parlato dell’Istituto San Giorgio, pochi hanno tenuto conto che lo stesso edificio non è adeguato.

Occorre ricordare, infatti, che l’Istituto San Giorgio ha ospitato in passato gli studenti partecipanti ai Corsi Internazionali di Villa Durazzo e che, fino all’anno scorso, nella struttura (di proprietà del demanio ma in dotazione al Comune) avevano trovato alloggio alcune famiglie (soprattutto persone singole) di S. Margherita Ligure con lo sfratto o altri problemi.

Per costoro si è dovuto provvedere ad altra sistemazione, proprio perché la struttura era inadeguata, fatiscente e priva di servizi.

Dal 31 dicembre 2013, poi, il Comune non ha neppure più la disponibilità di utilizzo come magazzino e, da due tornate, l’edificio non è più neppure sede di seggio elettorale.

La “boutade” di utilizzo dell’ex Ospedale di Via Fratelli Arpe, proprio perché “provocatoria”, non è percorribile, dal momento che l’ex edificio sanitario, di proprietà della Regione Liguria, è ufficialmente in vendita e destinato ad altri scopi che non quelli assistenziali.

Da qui si deduce che Santa Margherita Ligure non dispone di quegli spazi adeguati per far fronte all’assistenza di immigrati.

Se poi, a tutto questo, aggiungiamo che la città, al pari di altre realtà della Riviera, vive di un turismo che già risente di una forte crisi, possiamo considerare inopportuna ogni possibile soluzione di ospitalità.

E’ chiaro che, in questo contesto, diventa troppo facile bollare di “razzismo” o di “buonismo” (a seconda dei punti di vista) anche chi, prove alla mano, cerca di dimostrare la difficile attuazione di soluzioni nate forse affrettatamente sulla carta o maturate a tavolino nelle stanze di qualche Prefettura.

Sicuramente aveva ragione Ennio Flajano quando, quarant’anni fa, scriveva sconsolato questo concetto: “Paesi molto più piccoli e importanti del nostro hanno una loro verità, noi ne abbiamo infinite versioni”.

Marco Delpino