IL PRESIDENTE MONTELEONE: «Tra queste mura le forze, che si erano fronteggiate per mesi, furono capaci di lasciare la guerra e concludere un accordo che avrebbe “salvato” la città dalla distruzione e la Resistenza scriveva una delle prime pagine della nuova Italia. Essere, oggi, di nuovo a Villa Migone significa rinnovare un preciso impegno politico, culturale e istituzionale: far conoscere e meditare su quelle vicende collettive e quelle memorie personali che danno senso e dignità al nostro essere italiani».Con queste parole oggi pomeriggio il presidente del Consiglio regionale Rosario Monteleone ha aperto le celebrazioni per la Festa di Liberazione nella storica villa genovese dove, la sera del 25 aprile 1945, fu firmato l’Atto di resa dell’esercito tedesco alle formazioni partigiane.Giovanni Battista Varnier, preside della facoltà di Scienze politiche dell’Università di Genova, ha ricostruito le circostanze che portarono all’Atto di resa, a Genova, esaminando il ruolo dei diversi protagonistI: il generale Meinhold, comandante del esercito tedesco, che si arrese alle formazioni partigiane, di Alfredo Romanzi, membro della Resistenza, di Remo Scappini, presidente del Cln ligure che firmò l’atto di resa e, infine, dell’arcivescovo di Genova Pietro Boetto, che svolse un ruolo fondamentale di mediazione. «Occorre leggere la Resistenza come la sintesi di azioni e di uomini diversi, che lottarono per riconquistare la libertà nazionale e la resa di Villa Migone come esito di intenti e di protagonisti differenti. Se le generazioni che ci precedettero – ha spiegato Varnier – vissero nel culto delle memorie risorgimentali e della fedeltà a quegli ideali civili che portarono all’unità nazionale, mentre la mia generazione si è alimentata dagli ideali della lotta per la libertà trasfusi nella Carta costituzionale oggi è necessario riscrivere alcune pagine di storia, affinché il valore dei vincitori non abbia come prezzo il disprezzo dei vinti». Il consigliere regionale Nicolò Scialfa, nel suo intervento ha ammonito: «La rimozione del ricordo è pericolosa ed ingiusta. Purtroppo l’uso politico della storia offusca la verità e, da qualsiasi parte venga, offende le vittime. La nostra unica garanzia di democrazia è il rispetto della Storia».Ha concluso la cerimonia Raimondo Ricci, presidente dell’Istituto ligure per la storia della resistenza e dell’età contemporanea ricordando il ruolo diverso della Resistenza in Italia, alleata del nazismo, rispetto a quella che si sviluppò nelle altre nazioni.Alla cerimonia hanno partecipato numerosi consiglieri regionali, parlamentari liguri e le massime autorità militari e civili.






