Lunedì 10 novembre alle ore 15.30 nella sede di Regione Liguria è stato convocato un incontro tra l’assessore Guccinelli, il Comune di Genova e le associazioni sindacali e Rsu per affrontare la situazione di Selex che rischia una marginalizzazione a seguito del piano industriale di Finmeccanica sul ridimensionamento dell’attività civile dell’impresa. La consigliera Raffaella Della Bianca si chiede per quale motivo non intervenga direttamente il Presidente Burlando.
«Risale a solo una settimana fa l’approvazione di una Mozione in cui chiedevo che Burlando intervenisse con veemenza e con tutte le azioni possibili per difendere le attività di Finmeccanica del nostro territorio, prima che siano concluse le operazioni di vendita e di fusione che sembrerebbero già in atto – spiega Della Bianca -. Ritengo che una questione così grave non possa essere delegata all’assessore allo Sviluppo Economico, ma debba essere affrontata dal Presidente in persona».
La consigliera ritiene che oggi più che mai sia necessario non perdere tempo per bloccare azioni, da parte dell’amministratore delegato Moretti, di fusione e di cessione di parti di Selex, e pretendere al più presto la presentazione del piano industriale che garantisca futuro e continuità al gruppo.
«Il rischio – dice – è che il piano possa esser presentato a dicembre a giochi ormai conclusi. Perciò la variabile tempo rimane fondamentale. Ritengo opportuno promuovere un’azione forte sul Governo che pare ‘distratto’ circa le questioni civili del gruppo Finmeccanica. E proprio a fronte di questa convocazione di lunedì prossimo, in cui sarà presente l’assessore Guccinelli, non vorrei che in realtà prevalesse l’imbarazzo del Presidente di Regione Liguria ad assumere azioni decise contro Moretti, il quale risponde direttamente al Presidente del Consiglio Renzi. È ora di finirla con questi ‘giochetti’ e di pensare alle persone, alla loro professionalità e al grande patrimonio industriale del nostro Paese depauperato enormemente in questi anni. Genova e la Liguria non possono e non devono subire una ulteriore svendita di quel che resta ancora di buono sul nostro territorio».





