
Non c’è due senza tre. Tradotto: vietato farsi abbagliare dal fanalino.
L’Olimpia, dopo due 3-0 consecutivi, cerca in Sardegna (domani, ore 15.30) altri tre punti fondamentali in ottica play-off. A – 1 dal terzo posto, il calendario porta in dote un assist da sfruttare per farsi un bel regalo di Natale. Iglesias, infatti, è ancora al palo sia in fatto di punti che nella casellina dei set vinti perciò, se da un lato rappresenta la più ghiotta delle occasioni, dall’altro è un avversario che va affrontato senza restare vittima dei cali di tensione, compagno scomodo ma spesso presente in casa rossoblù. Il colpaccio di Segrate, tuttavia, lo si può interpretare come manna dal cielo sul piano della fiducia e dell’autostima poiché giunto al termine di una prova di squadra da riportare a caratteri cubitali.
Seppur contraddistinta dalla perdita di qualche bussola, la squadra ha saputo controllare i rientri dei milanesi anche grazie alla magistrale gestione di coach Zanchi, abile a pescare dalla panchina il jolly di turno. La rotazione, peraltro, determinante a Segrate con ogni probabilità verrà riproposta anche sull’isola: ” L’intenzione è quella – spiega il tecnico – anche perché, dopo la bella vittoria di domenica scorsa, mi attendo conferme dagli elementi che sono stati impiegati meno. I ragazzi vanno tenuti sotto pressione, dal primo all’ultimo, perché in confronti simili un calo di tensione non sarebbe ammissibile e innescherebbe anche qualche meccanismo pericoloso”. Il classico incontro nel quale la classifica va guardata solo al termine, solo dopo aver messo a terra l’ultimo pallone. Solo in tale maniera il bottino pieno sarebbe in ghiaccio: “Mai abbassare la guardia – prosegue Zanchi – per non dare fiato ad un avversario comunque sempre da rispettare. Burbello? A Segrate ci ha dato una grossa mano. Erati? Idem e a muro rappresenta una carta preziosa, credo che avrà ancora spazio”. L’ultima del 2014 ad Iglesias, la prima del 2015 (11 gennaio) con Cagliari: saranno dunque due delle tre rappresentanti della terra dei “quattro mori” contro cui è proibito finire in testacoda.







