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Dimissioni presidente AP di Genova, Viale: “Si ritiri la Paita e tolga la Liguria da un imbarazzo nazionale e dagli evidenti conflitti di interesse”

«Come liguri prendiamo atto della dichiarazione di Merlo, presidente dell’Autorità portuale di Genova, intenzionato a dimettersi dalla sua attuale carica in caso di vittoria della moglie candidata alla presidenza della Regione Liguria.

Il conflitto di interessi da sempre è un cavallo di battaglia della sinistra contro il centro destra: ma la sinistra non dimostra coerenza quando il conflitto di interessi la riguarda. Se esiste un problema etico e non giuridico, allora le dimissioni dovevano essere presentate già all’ufficializzazione della candidatura della Paita – dichiara Sonia Viale, segretario regionale della Lega Nord Liguria – È evidente che esistevano delle difficoltà da parte del presidente Merlo nell’interrompere all’istante il proprio mandato e per questo ha ritenuto di attendere l’esito delle primarie. Ma ora è arrivato il momento di fare chiarezza.
Dopo il teatrino delle primarie che si sono trasformate in una debacle per il Pd, anche questo slancio di Merlo nei confronti della moglie verrà preso dagli elettori come un mascheramento etico di un comportamento che etico non è. Vogliamo vedere nella dichiarazione di Merlo il senso di responsabilità di chi ricopre un incarico così sensibile per la nostra regione, ma non deve essere lasciato spazio alle ambiguità.
Il presidente Merlo, per la carica che ricopre, è il punto di riferimento di tutto un mondo economico che gravita intorno a una realtà vitale per la Liguria con progetti e strategie in essere. Dimettersi potrebbe creare vuoti non immediatamente colmabili con conseguenze economiche alla realtà portuale, e questo senza entrare nel merito della bontà del suo operato. L’assessore Paita, invece, è alla conclusione di un mandato amministrativo – il cui termine è noto già da 5 anni – con un bilancio fortemente negativo. Per Genova e per la Liguria sarebbe il caso che la Paita si ritirasse, togliendo la portualità del capoluogo e una regione intera dall’imbarazzo nazionale generato dalla sua stessa candidatura».