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TREK ZEROWIND OFF ROAD CHALLENGE

Intervista alla leader del circuito per la categoria “Master Woman” PAOLA PEZZO Dall’amore verso l’estrema tecnica nella disciplina cross country alla passione nel gestire le difficoltà di una gara sulla lunga distanza, dal professionismo in mountain bike (fino al 2005, ndr) alla “corsa amatoriale” sulle ruote artigliate. Sempre nei panni dell’«immensa» biker che ha più volte dimostrato di essere: la due volte campionessa olimpica (Atlanta 1996 e Sydney 2000) Paola Pezzo oggi veste la “black shirt” di leader del TREK ZEROWIND Off Road Challenge (powered by GSG). Quale migliore occasione, quindi, per cogliere dalle sue parole il significato di questa esperienza, nonché l’emozione di tornare sui pedali “da tesserata” SC Barbieri, cimentandosi in modo più che positivo su tre gare (Andora Bike, GF Tre Valli e GF Paola Pezzo) eterogenee per regione d’appartenenza e varietà dei percorsi. Paola, sei stata leader della categoria Master Woman sin dalla prima gara: che significato rappresenta per te il fatto di essere attualmente la leader del “circuito fuoristrada” più prestigioso d’Italia?Dopo due anni dall’ultimo rinnovo, in apertura di stagione ho deciso di tesserarmi con l’SC Barbieri di Valeggio sul Mincio dove proprio qualche settimana fa è stata inaugurato il Bike Park Barbieri – Scuola di Mountain bike Paola Pezzo. Devo confessare che nei primi mesi dell’anno ero piuttosto libera da impegni di Federazione che mi vedono collaboratrice tecnica della nazionale azzurra femminile a fianco di Hubert Pallhuber. Ne ho – quindi – approfittato per confrontarmi in alcune gare cogliendo principalmente spunti di divertimento, senza grosse velleità oppure agonismo sfrenato. Nonostante – chiaramente – la mia condizione fisica non sia comparabile a quella di un tempo ho piacevolmente conseguito risultati positivi che mi hanno condotta al vertice della mia categoria nel TREK ZEROWIND. Quindi, sì, provo certamente soddisfazione nel riuscire ad essere “competitiva” sebbene ad un livello totalmente diverso rispetto ad un tempo, con una filosofia diversa che mi ha fatto apprezzare particolarmente i magnifici scorci naturalistici delle prime gare. Ma in particolar modo vorrei sottolineare il piacere personale di riuscire a gestire una gara in modo da portarla a conclusione.Ma ora gli impegni sul fronte azzurro si fanno decisamente folti: in particolare la quarta prova della Coppa del Mondo Cross Country, in programma sabato 19 maggio e domenica 20 maggio a La Bresse (Francia), ti impedirà di difendere la “black shirt” TREK ZEROWIND sui sentieri della DivinusBike.E se – a questo fatto – sommiamo la sfortuna che ho avuto con il guasto meccanico avvenuto durante la “mia” Granfondo Paola Pezzo, va da sé che con tutta probabilità – e molto rammarico – sono destinata ad abbandonare il ruolo di portacolori (Master Woman) del circuito. Ad onor del vero, ciò che maggiormente mi infastidisce (nel senso positivo del termine ovviamente, ndr) è abbandonare “il comando” proprio sul più bello. Ovvero nel momento in cui sento di avere una preparazione tale da riuscire a mantenere il livello fin qui raggiunto. Mi piacerebbe – nell’ipotesi di mantenere una buona condizione fisica – avere la possibilità nei prossimi mesi di rientrare ed ambire alla riconquista della maglia.Quindi tornerai al TREK ZEROWIND già dal prossimo 17 giugno sull’Altopiano di Folgaria per la 100 km dei Forti, oppure dovremmo attendere il primo luglio con la Sauze D’Oulx MC o il 2 settembre per la Marathon Bike della Brianza?La parte centrale del mese di maggio mi vede impegnata – appunto – con la nazionale femminile a Nove Mesto in Repubblica Ceca e poi in Francia a La Bresse in coppa del Mondo MTB. Ma a fine mese potrei trovare tempo e stimoli per allenarmi ed, al rientro dal Campionato europeo, potrei seriamente pensare di salire sull’Altopiano di Folgaria per partecipare alla quinta tappa del circuito. E magari tentare di recuperare la maglia. Stesso discorso potrebbe valere per la Sauze D’Oulx MC o Marathon Bike della Brianza: al momento mi sembrano due periodi in cui potrei gareggiare senza dover far fronte a grossi impegni esterni, familiari o di Federazione. Chi meglio della due volte campionessa olimpica ci può dire quanto sia utile coinvolgere amatori delle ruote grasse nell’ottica di dare sempre maggior impeto al movimento della MTB italiana: a tuo parere, Paola, quale tipo di importanza riveste l’esistenza di un circuito come TREK ZEROWIND che riunisce le principali granfondo del Nord Italia?Ritengo che uno dei pregi di circuiti come il TREK ZEROWIND sia quello di dare la possibilità a chi vi partecipa di pedalare in tante gare diverse e trasversali per varietà dei percorsi e diversità di collocazione geografica distribuendosi nelle varie regioni d’Italia. In tal modo, inoltre, anche i “non bikers” possono imbattersi casualmente in queste manifestazioni sportive, sperimentando da vicino il fascino della mountain bike. Nella realtà attuale forse accade che ogni fine settimana ci sia addirittura un’offerta di competizioni a cui partecipare troppo ampia: a mio avviso sarebbe decisamente più indicata la presenza di un numero limitato e selezionato di gare “di livello” a cui partecipare a colpo sicuro trovando ottime organizzazioni e percorsi in piena sicurezza. Ecco che – in tal senso – raggruppare sotto un'unica ala una serie di gare appare una scelta piuttosto azzeccata.Londra 2012: a dodici anni dalla tua seconda vittoria olimpica torni nel “firmamento” delle Olimpiadi da collaboratrice tecnica della nazionale azzurra: quali emozioni ti suscita questa esperienza? Tornare alle Olimpiadi dopo essere stata due volte campionessa è una grande soddisfazione, nonché un’emozione davvero forte. Ad agosto sarò a Londra per seguire e condividere con le atlete della nazionale il loro sogno olimpico. Il clima è ben diverso da quello di un mondiale: qui devi dare tutto in una giornata, non hai seconde chance. Sono fiera di essere a fianco delle ragazze (Eva Lechner è l’unica Elite qualificata) in un momento così importante della loro storia: la loro stagione è interamente improntata alla preparazione di questo importante evento. Ma anche il vivaio delle “giovani promesse” cresce decisamente bene: tra quattro anni possiamo aspettarci di vivere una nuova Olimpiade con qualche bella sorpresa in termini di numero di partecipanti italiane e – non si sa mai – forse anche dal punto di vista del risultato.