Piano regionale gestione rifiuti
Con 22 voti favorevoli (maggioranza e Popolari per la Liguria) e 7 contrari è stata approvata la proposta di deliberazione 148 “Approvazione del Piano regionale dei rifiuti e delle bonifiche comprensivo del piano di monitoraggio e dichiarazione di sintesi”.
La proposta di approvazione al Consiglio Regionale del nuovo Piano di gestione dei rifiuti per la Liguria, contiene indirizzi e strategie per gestire i rifiuti urbani, i rifiuti speciali e le operazioni di bonifica nell’arco dei prossimi sei anni, indicando le modalità per una evoluzione complessiva del sistema ligure verso gli obiettivi previsti a livello comunitario e nazionale.
Il Piano regionale è ispirato alle indicazioni comunitaria di gestione dei rifiuti che prevedono una diminuzione della produzione, (-5% al 2016 rispetto al 2012 ed un ulteriore decremento del 7% fino al 2020), l’incremento del riciclaggio attraverso sistemi più efficaci di intercettazione dei rifiuti differenziati, (con obiettivi di recupero del 50% al 2016 e del 65% al 2020), e la sostituzione delle discariche con sistemi di trattamento che consentano il recupero di materia e di energia dalla frazione residuale.
Il sistema di impianti prevede una articolazione su poli provinciali che dovranno comprendere sia impianti di trattamento anaerobico della frazione umida, per ricavare biogas da valorizzare energeticamente e stabilizzare il prodotto per ottenere compost di qualità, introducendo un sistema in grado di trattare l’umido da indifferenziato ma anche di essere agevolmente convertito al trattamento della frazione umida da differenziata, da incrementare rapidamente.
Il Piano indica una serie di opzioni sul numero e sul tipo di impianti necessari per ogni Provincia proponendo anche una o due ipotesi alternative (questo è il caso di Genova) a seconda delle diverse integrazioni fra i territori (vedi slide allegata). La scelta specifica sarà il frutto di passaggi successivi con gli enti coinvolti: Province, Città metropolitana e Regione stessa.
Sono previsti, infatti, processi, di trattamento per il residuo indifferenziato, per ottenere il combustibile solido secondario da collocare sul mercato industriale, ovvero alla collocazione in altri cicli di recupero. In discarica dovrà andare solo la frazione inerte del ciclo gestionale, con un passaggio dalle attuali 500.000 tonnellate a poco più di 100.000 della situazione a regime.
Il ciclo dei rifiuti dovrà favorire il processo di concentrazione sia a livello di enti locali che di attori della gestione.
Sui rifiuti speciali e sulle bonifiche il Piano illustra la situazione attuale in relazione al quantitativo di rifiuti da costruzioni e demolizioni edilizie, o le situazioni che presentano necessità di intervento, proponendo soluzioni concrete come conseguenza di un accrescimento del patrimonio di informazioni tecniche.
Il Piano regionale include le disposizioni relative all’attuale periodo di emergenza, originato dalla necessità di adeguamento delle discariche alle disposizioni che impongono il pretrattamento dei rifiuti da smaltire. A tal fine è stato incluso un Programma di emergenza per la gestione dei rifiuti in Liguria, che individua le soluzioni basate su accordi interregionali di immediata applicazione, e gli obiettivi ambientali da rispettare per una gestione dei rifiuti in piena conformità con il quadro normativo di settore.
Per le esigenze più immediate, relative al periodo compreso fra fine anno ed inizio 2015 è stata individuata, in accordo con le Regioni Piemonte e Toscana, la possibilità di destinare i rifiuti urbani genovesi ad impianti di trattamento e smaltimento fuori regione, e sono indicate alcune soluzioni gestibili all’interno della Liguria, in termini immediati tramite l’impianto Acam di Saliceti, ed in prospettiva tramite l’impianto di Ecosavona a Vado Ligure.
Respinto un emendamento di Alessandro Benzi (Federazione della sinistra) e Andrea Stimamiglio (Gruppo misto) che precludeva qualsiasi ipotesi anche futura di realizzazione del termovalorizzatore.
Dibattito
Alberto Marsella (Percorsi in Liguria), relatore di maggioranza, scendendo nel dettaglio del piano ha spiegato che si prevede «un’articolazione su poli provinciali comprensivi di impianti di trattamento anaerobico della frazione umida, per ricavare biogas da valorizzare energeticamente e composto di qualità, secondo un sistema modulare, in grado di trattare l’umido con miglioramento della qualità finale del prodotto e processi di trattamento per il residuo indifferenziato, finalizzati ad ottenere il combustibile solido secondario da collocare sul mercato industriale, o in altri cicli di recupero. Alla discarica viene destinata solo la frazione inerte del ciclo gestionale».Ha poi continuato: «Con riguardo alla governance del ciclo dei rifiuti, è stata posta particolare attenzione al processo di concentrazione a livello di enti locali e di attori della gestione, in coerenza con le leggi regionali del settore, al fine di superare le criticità dettate da una situazione eccessivamente frammentata». Ha concluso ricordando che il piano è stato elaborato dalla giunta regionale a seguito di un ampio iter, che ha incluso anche un’ampia consultazione pubblica e audizioni nell’apposita commissione e che, quindi, l’approvazione da parte del Consiglio assicura, a suo avviso, alla Regione la gestione di una funzione di estrema importanza attraverso un sistema organico ed efficiente.
Aldo Siri (Liste civiche Biasotti per il presidente), che ha presentato la relazione di minoranza, ha criticato il piano: «E’ sotto gli occhi di tutti e in modo particolare di Genova la fallimentare gestione dei rifiuti che ha portato alla drammatica situazione che stiamo vivendo. Questo anche a causa della mancanza di responsabilità e di impegno politico delle varie amministrazioni». Siri ha poi ricordato che la chiusura della discarica genovese di Scarpino obbliga il trasferimento dei rifiuti fuori dalla regione e «la Liguria nella migliore delle ipotesi pagherà 15 milioni di euro alle regioni che gli hanno concesso di conferire i rifiuti nelle loro discariche». Ha sottolineato che il Piano non tiene in conto della realizzazione di un termovalorizzatore che risolverebbe le criticità e permetterebbe di convertire il rifiuto in fonte di calore e energia elettrica e ha auspicati che, prima di tutto, possa essere fatta una efficace raccolta differenziata: Il rifiuto viene recuperato e non smaltito calore ed energia elettrica. Questi impianti non sono la soluzione prima deve venire una efficacie raccolta differenziata: «le discariche infatti sono solo bombe ecologiche el l’unico sindaco di Genova che portò avanti l’ipotesi del termovalorizzatore fu Pericu».
Marco Melgrati (Forza italia) ha criticato il fatto che il piano è arrivato in Consiglio “in zona cesarini”, a fine legislatura. Ha poi detto: «Nelle inutili commissioni non si è nemmeno riusciti a discutere, ma si è litigato sulle richieste del centro destra che ha tentato, inutilmente, di approfondire i contenuti e di puntualizzare le priorità dei problemi da risolvere. Riteniamo che sulle discariche e sull’assetto degli impianti, il piano presentato trovi il suo più clamoroso tallone d’Achille». Il consigliere ha continuato: «Il piano fotografa in modo impietoso la realtà ligure che consiste in tutta una serie di risultati mai raggiunti. Si arriva la grottesco: si indicano gli obiettivi, quelli più ovvi e che dovrebbero già essere stati raggiunti, senza però indicare in alcun modo i mezzi economici e gli strumenti necessari con cui si intende intervenire. Tutto fumo e niente arrosto». Ha aggiunto: «Non si capisce che cosa accade del residuo finale del ciclo dei rifiuti, che di fatto non si chiude: si lascia aperta l’ipotesi che possa essere bruciato per conto terzi, ovviamente con costi maggiori fuori regione. Un termovalorizzatore non è stato previsto per meri motivi ideologici ».
Luigi Morgillo (Liguria Libera) ha evidenziato quelle, che a suo avviso, sono le criticità del piano: «Mancano le risorse per la realizzazione degli impianti: il piano non indica dove e come reperirle. Dieci anni fa, se lo si voleva fare, c’era la possibilità di realizzare un termovalorizzatore, ora non ci sarebbero neppure più le risorse per farlo». Morgillo ha sottolineato che la produzione del css (combustibile solido secondario), derivante dal ciclo dei rifiuti, indicata dal piano, a suo avviso non rappresenta una soluzione valida per la chiusura del ciclo stesso: «Il css oggi non lo vuole più nessuno, non c’è mercato. Si sta solo creando un’illusione». Ha chiarito: «Il punto più debole di questo piano è proprio il fatto che non indica una vera conclusione del ciclo», ha ribadito, ricordando che i livelli di raccolta differenziata sono ancora molto distanti dai livelli prefissati e che mancano ancora le necessaire strutture per realizzarla al meglio, a partire dagli appositi contenitori, spessi dislocati in posizioni non agevoli per i cittadini. «Se non si realizza la differenziata secondo gli obiettivi prefissati, il piano non sta in piedi. E ricordo che anche per promuovere la differenziata, ancorchè dal punto di vista culturale, occorrono risorse, quelle che non sono indicate da questo piano dei rifiuti». Ha concluso: «l’unico elemento positivo è rappresentato dal fatto che è stata istituita un’ unica regia regionale».
Edoardo Rixi (Lista civica per Rixi presidente) ha criticato il fatto che soltanto ora, in chiusura di legislatura, il piano dei rifiuti viene sottoposto all’approvazione del Consiglio: «Avrei preferito ricevere questo documento molto prima». «In questo piano si formulano ipotesi, progetti, ma non si dice come si chiude il ciclo dei rifiuti – ha aggiunto – Morgillo chiede dove si intende reperire i fondi necessari, ma io temo di sapere quale è la risposta: nelle tasche dei contribuenti, degli operatori. Questo non sarà sostenibile peri cittadini». Ha continuato: «Temo anche una perdita di occupazione nel settore, visto che parliamo di portare i rifiuti fuori regione. Questo non può che avere ricadute occupazionali negative sulle aziende che operano nella gestione del ciclo. Mi pare che questo piano non dia risposte e sia stato portato all’attenzione del Consiglio solo per consentire all’assessore uscente di dire di averlo portato in aula». Rixi , ricordando che si prevede di portare spazzatura fuori regione, ha sottolineato che molti interrogativi rimangono aperti, primo fra tutti quello relativo alla lievitazione dei costi: «Tra quest’anno ed il 2016, quali impianti saranno già attivi o in progettazione? E, soprattutto, si conoscono già gli aumenti che ricadranno sulle bollette dei liguri?»
Lorenzo Pellerano (Liguria Libera) ha ricordato che la Regione aveva a disposizione 5 milioni di euro di fondi Fas «che una regione oculata avrebbe speso per fare opere strategiche, come lo smaltimento e la valorizzazione dei rifiuti, ma neppure un euro è stato utilizzato quindi, se non abbiamo saputo sfruttare le risorse, le responsabilità sono a livello locale. Per esempio non c’è nemmeno un impianto per il trattamento dell’umido».
Gino Garibaldi (Popolari per la Liguria) ha annunciato il voto favorevole del suo gruppo: «Con questo piano abbiamo dato una governance regionale su questa materia. Fino ad oggi , purtroppo, siamo stati in mano a delle lobby di immagine che hanno condizionato ogni scelta. Alla fine per ragioni di economicità – ha aggiunto – la questione andrà gestita per macroregioni o macroaree ma questo piano è una pietra miliare e mi piace che sia stato dato molto rilievo alla gestione dell’umido».
L’assessore al ciclo dei rifiuti infrastrutture Raffaella Paita: «Sono soddisfatta di essere riuscita a portare un aggiornamento del Piano dei rifiuti» ha esordito. L’assessore ha quindi rilevato che le competenze della gestione in passato erano delle Province: «Non ho mai sottaciuto i limiti e le responsabilità di alcune scelte che nel passato potevano essere operate in termini diversi e mi riferisco alle responsabilità che si trovano certamente in capo a funzioni politiche, ma soprattutto agli Enti che avevano la competenza della gestione dei rifiuti. Tali Enti sono sempre stati di livello provinciale. Ricordo che la Regione non ha mai avuto una responsabilità in termini di regia per quanto riguarda il Piano. Il principio di una dimensione regionale nell’attuazione del Piano dei rifiuti e anche nella “governance” è una scelta che questa Amministrazione ha portato avanti in questi 5 anni, individuando per la prima volta un atto di carattere regionale. Fino a quel momento, la competenza in tema di rifiuti è rimasta saldamente nelle mani delle Province». E ha aggiunto: «Io sono convinta che se nel passato noi avessimo dovuto scegliere la strategia migliore per risolvere il tema dei rifiuti avremmo dovuto scegliere la realizzazione di un impianto di termovalorizzazione, su scala regionale, nell’epoca in cui questo impianto avrebbe avuto sostegni In questo momento, invece, dal punto di vista della quantità dei rifiuti prodotti, in riferimento all’attuazione delle nuove norme europee che impongono certi livelli di differenziata e in assenza di strumenti, questa discussione non ci porterebbe molto lontano». Paita ha aggiunto: «Questo Piano parte dalla consapevolezza che noi dobbiamo lavorare sull’impiantistica esistente e provare a mettere a sistema questa impiantistica sulla base di una gestione di carattere regionale degli A.T.O. e, all’interno degli A.T.O. regionali, avere poli di carattere provinciale che siano il più possibile capaci di dare una soluzione ai nostri problemi». L’assessore ha quindi ribadito gli obbiettivi che si pone il Piano per la riduzione del rifiuto indifferenziato e l’aumento del riciclaggio in modo da ridurre il peso delle discariche, creare poli provinciali per produrre biogas e compost di qualità e, infine, ridurre la frazione inerte da 500 mila tonnellate a poco più di 100 mila. «Per raggiungere questi obbiettivi dobbiamo puntare – ha aggiunto – all’omogeneità dei sistemi gestionali, dobbiamo lavorare per l’aggregazione con una regia più forte da parte della Regione perché sistemi gestionali troppo piccoli ricadrebbero inevitabilmente sulle tariffe». L’assessore ha poi sottolineato l’importanza di realizzare gli impianti di pretrattamento dei rifiuti, che è a buon punto a Vado, ribadendo, in questo senso, una rapida soluzione alle emergenza di Scarpino. « Dobbiamo lavorare anche sull’abbattimento delle tariffe e sul miglioramento della qualità ambientale di questo territorio, però direi – ha concluso – che questo Piano è senz’altro un punto di partenza che lavora su una prospettiva di 6 anni e porterà un vantaggio indubbio a questo territorio»..
Modifiche alla legge finanziaria 2015.
Mutuo da 20 milioni e norme sui taxi
Con 21 voti favore (centrosinistra e Popolari per la Liguria) e 3 contrari (FI, Liguria Libera) è stata approvata la legge “Modifiche alla legge regionale 19 dicembre 2014, n 40 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione Liguria (legge finanziaria 2015) e alla legge regionale 4 luglio 2007, n° 25 (Testo unico in materia di trasporto di persone mediante servizi pubblici non di linea)
La legge prevede la stipula di un mutuo di 20 milioni di euro per il fondo di finanziamenti già programmati con il Fondo aree sottoutilizzate (Fas 2007-2013) e alcune indicazioni su voci da includere nel fondo: turismo, area gestionale, ambiente.
Il provvedimento interviene anche sulla “vicenda Uber” modificando la legge regionale 25/2007 “Testo unico in materia di trasporto di persone mediante servizi pubblici non di linea” inserendo la previsione che i regolamenti comunali per quanto riguarda la prenotazione e l’assegnazione dei servizi di taxi e il noleggio di auto con conducente devono rispettare le vigenti normative statali e regionali. In particolare l’assegnazione o la prenotazione dei servizi è diretta esclusivamente in favore dei soggetti in possesso di regolare licenza o autorizzazione che osservino le disposizioni in materia di lavoro. L’assegnazione dei servizi taxi deve inoltre garantire l’indefferenziazione della stessa tra i singoli operatori licenziatari (o fra un gruppo di essi facente capo ad una stessa struttura economica) di modo che sia sempre individuato il taxi più vicino o comunque con le caratteristiche più idonee alle esigenze dell’utente.
Luigi Morgillo (Liguria Libera) ha duramente contestato il provvedimento affermando: «Si approva una modifica alla legge finanziaria votata a luglio e poi modificata nel dicembre scorso questo perché la Regione non ha tenuto contro dei tagli ai fondi Fas già decisi dal Governo. E il taglio è frutto dell’incapacità dell’amministrazione regionale di utilizzare i fondi a disposizione: alcuni fondi sono bloccati da 6 anni. In più per tappare quel buco la Regione Liguria è costretta a fare un mutuo da 20 milioni. Altro che programmazione questa è programmazione. Ma la cosa più grave è che i fondi Fas, che dovrebbero servire per interventi di grande respiro, vengono dispersi in mille rivoli da 70-100 mila euro mentre l’Ue apre una procedura di infrazione per i mancati investimenti nella depurazione finanziata con i Fas».
Lorenzo Pellerano (Liguria Libera) ha criticato «l’ormai evidente disimpegno della Regione dall’intervento agli Erzelli, un’operazione che poteva essere una grande opportunità ma si è dimostrata un fallimento mastodontico: 25 milioni di euro persi». Pellerano ha aggiunto critiche per quanto riguarda la vicenda della depurazione, la messa in sicurezza del territorio e del tratto terminale dell’Entella, il mancato acquisto degli autobus per i quali si prevedevano 10 milioni di investimenti, lo scolmatore del Fereggiano.
Gino Garibaldi (Popolari per la Liguria) ha invece giudicato importante il provvedimento che «riprogramma la spesa senza toccare il tunnel della Fontanabuona per la quale sono disponbili i soldi per la progettazione».
Marco Melgrati (FI) ha ironicamente perorato «la causa dell’inserimento a pieno titolo di Garibaldi nel centrosinistra: si è dimostrato indispensabile in più occasioni».
No alla svendita del bacino mobile di carenaggio di Fincantieri al Muggiano
All’unanimità è stato approvato un ordine del giorno, sottoscritto da consiglieri di maggioranza e opposizione con il quale si chiede alla giunta di attivarsi affinché non si svenda il bacino mobile del Muggiano al migliore offerente, compromettendo l’attività del cantiere e il futuro occupazione dei lavoratori spezzini . Si impegna inoltre la giunta a chiedere garanzie affinché il bacino resti parte integrante del cantiere e dunque materialmente posizionato all’interno dello stabilimento. Nel documento si rimarca che, secondo notizie di stampa, il presidente della Provncia, nonché sindaco della Spezia, Massimo Federici, avrebbe avanzato l’ipotesi della vendita del bacino di carenaggio mobile per una cifra tra i 5 ed i 10 milioni i euro per far fronte alle esigenze di cassa della Provincia stessa, proprietaria Ma il bacino – sottolinea il documento – è indispensabile per il varo delle navi.
Trattamento pensionistico per i lavoratori esposti ad amianto
All’unanimità è stato approvato un ordine del giorno , sottoscritto da consiglieri di maggioranza e opposizione, relativo ai lavoratori esposti all’amianto e al loro diritto al riconoscimento del relativo trattamento pensionistico. Nel documento si rimarca che, in aggiunta a leggi nazionali, penalizzanti, già varate in passato, la finanziaria 2015, in specifici casi, provoca una discriminante tra i lavoratori esposti a questa sostanza, stabilendo il conseguimento del diritto alla pensione, «laddove l’azienda ha cessato di lavorare». Il documento impegna la giunta «a portare nelle sedi istituzionali di competenza questa problematica paradossale, facendosene carico e tenendo presente la salute e la vita dei lavoratori, come principio imprescindibile e non commercializzabile allo scopo del risanamento dei conti pubblici, non ostacolando il legittimo diritto dei lavoratori e delle lavoratrici di usufruire delle pensione che si sono guadagnati con tanti sacrifici, anche di di salute»
Assenti: Chiesa, Monteleone, Oliveri, Saso e Torterolo (motivi personali) e Boitano e Vesco (motivi istituzionali).
Quorum: 18 voti






