Primo giorno in Polonia
La sveglia, dopo un sonno un po' agitato, da ansia pre-partenza, arriva alle 8, una bella doccia per cacciare via ansie e torpore, e, finalmente, chiudo la valigia mettendo le ultime cose.
Il buon Fabio, che questa volta non farà parte della squadra collaudata dai viaggi per il Six Nations, mi accompagna in aeroporto e mi mette subito di buon umore con i suoi racconti sempre divertenti.

Arrivo al Marconi e mi metto tranquillo ad aspettare il Doc che arriva da Sassuolo, un paio di telefonate a persone importanti, ed è già tempo di check-in, ci impieghiamo davvero pochissimo, in un quarto d'ora disbrighiamo tutte le pratiche relative ai bagagli ed al passaggio dai metal detector, che fortunatamente, riuscendo a non lasciarsi addosso nulla di metallico, non suonano.
Alle 11.30, in perfetto orario decolliamo con volo SAS alla volta di Copenhagen, il viaggio passa via abbastanza rapidamente, il cielo sotto di noi è una spessa coltre di candide nuvole, ma a 10.000 km d'altezza brilla sempre il sole.
La Sas non passa niente gratis, anche per un bicchier d'acqua si deve pagare, gliela diamo su. Atterraggio perfetto alle 13.20 in una Copenhagen sferzata da una fredda pioggia battente. Siamo in transito e quindi dobbiamo raggiungere il terminal nel lato opposto dell'aeroporto che è enorme e lussuoso come pochi altri, la sensazione è quella di essere in un centro commerciale con i marchi più famosi, i negozi sono decine, e tra l'uno e l'altro ci sono le sale di imbarco eleganti con i mobili in legno chiaro che sanno ancora di nuovo e le poltrone viola soffici e comode.
Mangiamo un buon panino con speck e cheese dolce accompagnato da una Tuborg d'ordinanza.

Già ci chiamano all'imbarco, c'è tanta gente, ma il pulmann che ci porta lontanissimo dal terminal ci deposita sotto un aereo, sempre della Sas, piccolino, e sotto una pioggia battente, ci dobbiamo pure bagnare per salire, e fa un freddo boia….
Dentro sembra d'essere in un pulmann, mi manca l'aria, è claustrofobico l'ambiente, ma finalmente si parte, e, naturalmente si balla un po' per bucare le nuvole e poi per scendere verso Danzica, stavolta, almeno un mini succo di frutta ce lo offrono.
Atterraggio un po'ruvido e ritiro bagagli, modello hangar di aeroporto di quei paesi lontani e un po' fuori dalle vie più battute. Si esce subito e nell'atrio c'è Christophe con tanto di cartello Bonanno, wow, com enei film ehhehe, è l'uomo del taxy che ci fa trovare il proprietario dell'appartamento NadMotlava dove alloggeremo.
Dieci kilometri passati su una moderna autostrada costruita per l'occasione e , dopo essere passati da una foresta (un parco nazionale) arriviamo nel centro di Gdansk e alla nostra casa.
Le scale e l'atrio non sono un granchè ma l'appartamento è luminoso e nuovo, accogliente e grande, ci accoglie Magdalena che ci dà tutte le indicazioni del caso e ci saluta dopo 5 minuti, pure lei non sa l'inglese, e Gianluca che voleva prenotare uno shuttle per Mariela che arriverà domani, deve parlare con il padrone di casa al cellulare della ragazza.
Ci sistemiamo alla belle e meglio e finalmente ci buttiamo alla prima scoperta della città.
Decidiamo per la visita del quartiere del canale della Radunia, scavato nel 1338, fu uno dei più grandi progetti architettonici dei cavalieri teutonici a Danzica, il suo scopo era quello di azionare mulini, macine e segherie.
In sequenza diamo un'occhiata alla Chiesa di Santa Caterina, la più antica ed importante della città vecchia, costruita nel lontano 1227 dai duchi di Danziaca e Pommerania, l'attenzione è subito attirata dalla torre alta 76 metri.

Sulla destra, subito dopo una specie di mercato coperto che vende di tutto, da generi alimentari a vestiti da sposa, si erge la sagoma del Piccolo Mulino, di fronte al quale si trova il Grande MUlino, caratterizzato da un tetto a spiovente ricolmo di finestroni, costruito nel 1350, rappresenta uno dei più grandi edifici industriali dell'Europa medioevale.

Oltrepassato un ponte, su cui sono attaccati migliaia di lucchetti 'amorosi' in piena tradizione 'romantica'

ci si trova davanti al Municipio della città vecchia, esempio di architettura manierista olandese, risalente al XVI secolo, munito anche di torre difensiva.

In una piccola enclave si possono ammirare la casa degli abati di Pelplin, la chiesa di San GIuseppe, che risale al 1492 e quella di santa Elisabetta che risale al 1417, costruita dov'era un tempo un lebbrosario.

Qualche passo indietro e poi giù verso la Chiesa di Santa Brigida, luogo di culto e di riunione dei membri di Solidarnosc negli anni '80, la cosa che colpisce di più è l'interno dove antico e moderno si fondono perfettamente, bello l'altare maggiore che spicca per ricchezza. La sensazioneche resta uscendo è quella di una chiesa freddissima.

Ritornati sui nostri passi abbiamo raggiunto il lungo Motlava, Dlugie Pobrzeze, bellissimo, tutto pieno di locali con i loro coloratissimi dehors e caratterizzato dalla presenza della Gru di Danzica Zuraw, simbolo della città, autentico gioello dell'architettura meccanica medioevale, costruita nel 1442, a suo tempo era anche porta della città.
Vediamo gente con maglie e sciarpe polacche che vanno a radunarsi nella fans zone per assistere a Polonia-Grecia match inaugurale di Euro 2012.

Dalla splendida porta verde, costruita nel 1564, che in realtà era un palazzo destinato ai reali in visita, si accede a Dlugi Targ, il mercato lungo, un amplissimo spazio un tempo destinato a luogo di mercato e di pubbliche esecuzioni di appartanenti alla nobiltà, racchiuso da decine di splendidi palazzi colorati, tipiche espressioni dell'architettura barocca, di tipica impronta italiana, fra cui si possono menzionare il Palazzo di Artù (costruita nel Xiv secolo e un tempo luogo di ritrovo dei ricchi borghesi della città) e la Casa d'oro (risalente al 1609, e nota come una casa infestata, vi dimorerebbe il fantasma di Maria Giuditta che sussurra; un'azion egiusta non si lascia intimorire da un uomo).

Al centro della piazza risalta la fontana di Nettuno, eretta nel 1633, e mentre ci facciamo le foto si scatena uno di quei tipici temporali rapidi e violentissimi che costringe tutti a cercare riparo.
Chiude la piazza l'imponente MUnicipio della città principale con annessa una splendida e slanciata torre, anch'essa di stile manierista.

Il boato di esultanza proveniente da tutti i locali ci fa capire che la Polonia è passata in vantaggio, dai dehors si innalzano canti alcolici…
Proseguendo su Via Dluga , su cui si affacciano palazzi abitati un tempo dai ricchi borghesi della lega anseatica, si giunge alla Porta d'oro, del 1612, sul modello di un arco di trionfo romano, deve il suo nome agli intarsi e inseri dorati.
Lì nei pressi c ' è una fan zone popolata per lo piu da spagnoli, che evitiamo, mentre andiamo nel punto di informazione per i tifosi, dove troviamo diversi italiani con cui ci intratteniamo un po' parlando delle prospettive degli azzurri e delle rispettive precedenti esperienze al seguito della nazionale, e riceviamo pure cartine, depliants e guide.

Nello spiazzo antistante fanno bella mostra di se' tutti i palloni, riprodotti in dimensioni gigantesche, delle precedenti edizioni dell'Europeo, che accompagnano lo sguardo verso la torre della prigione, costruita nel XIV secolo e sede di sanguinosi interrogatori e atroci esecuzioni.
Proseguendo si arriva alla porta Superiore che segna l'inizio della strada Reale.
La città sembra vuota, quindi ce la godiamo in totale tranquillità scattando decine di foto e macinando un bel po' di kilometri.
Ogni tanto qualche boato di disapprovazione e delusione ci fa ricordare che tutti i polacchi stanno soffrendo davanti ai televisori.
Noi ne approfittiamo per ritornare sul lungo MOtlava e per cenare al GoldWasser, un locale molto sciccoso, con belle cameriere e un'atmosfera piuttosto in.
Ordiniamo una zuppa tradizionale, la old polish zupe, buonissima, anche se piccante, con pancetta e uova, e due belle e gustose bistecche. Chiudiamo il pasto con caffè espresso e Kurfursten digestive, un liquore speziato delizioso, la spesa è l'equivalente di 67 eur…
Chiudiamo serata ripercorrendo le vie principali , ora davvero piene di gente, la partita è finita, la POlonia ha solo pareggiato con la GRecia, rischiando pure la sconfitta, ma non c'è delusione, solo voglia di cantare ve divertirsi.
In verità il consumo alcolico mi pare per alcuni sia stato proprio eccessivo, tanta gente fatica addirittura a reggersi in piedi.
Alle 23 ritorniamo finalmente a casa per una bella doccia tonificante ed il meritato relax….






