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Albanese (Cd) su zone franche urbane: “Strumento efficace per le micro e piccole imprese”

«La semplificazione degli iter burocratici e misure di agevolazione fiscale costituiscono uno strumento efficace di sostegno alle micro e piccole imprese, se inseriti in un serio disegno di programmazione economica e di sviluppo imprenditoriale declinato sulle esigenze dei singoli territori». Così Valeria Argia Albanese, candidata alla Camera in Liguria per Centro Democratico, interviene sul tema delle zone franche urbane, rilanciato questa mattina dalla Camera Commercio di Genova.

«Attraverso le zone franche ovvero zone a “burocrazia zero” è possibile la rivitalizzazione delle periferie e dei centri storici dove le piccole attività svolgono un importante ruolo di presidio. Vorrei ricordare che attività di vicinato, commercio al dettaglio e imprese artigiane, oltre a essere l’asse portante della nostra economia, svolgono un’indispensabile azione sociale soprattutto per le fasce più deboli della popolazione, nelle zone di periferia e dei grandi centri storici che oggi hanno un profondo bisogno di tornare a essere il cuore pulsante delle nostre città.

Sappiamo bene che il 2012 è stato l’annus horribilis per le imprese, soprattutto quelle di dimensioni minori e di tradizione familiare, che non riescono più a fare fronte alla stretta creditizia da un lato e al crollo dei consumi dall’altro. Incentivare l’insediamento di nuove attività ma soprattutto sostenere la permanenza di quelle già esistenti attraverso, per esempio, esenzioni temporanee da imposte sui redditi, dall’Irap e dai contributi previdenziali per dipendenti, si tradurrebbe in un volano certo per l’occupazione e un’azione di serio contrasto allo “sboom”, anche demografico, di città che, come Genova, da troppi anni assistono alla fuga dei giovani alla ricerca di un lavoro sicuro.

Purtroppo il governo Berlusconi ha più volte utilizzato il tema delle zone franche urbane come mero slogan elettorale. Ricordo che già dal 2010 le Zfu sarebbero dovute diventare realtà. Al contrario sono rimaste lettera morta per le 22 macroaree individuate dal Mise e poi bocciate, conti alla mano, dal Mef. Tra le zone franche mandate in soffitta dal ministro Tremonti, anche quella di Ventimiglia, nonostante i proclami e le finte inaugurazioni sbandierate dall’ex ministro imperiese Scajola.

Oggi le imprese sono stufe di ascoltare le favole attinte dal libro dei sogni a cui i governi di centrodestra le hanno da troppo tempo abituate. Ora è il momento di passare ai fatti. In una fase congiunturale di severa contrazione del prodotto e di aumento marcato della disoccupazione, come quella attuale, occorre inoltre introdurre una misura straordinaria, per favorire un’inversione di tendenza, come la completa sterilizzazione della componente contributiva del cuneo fiscale a carico delle imprese e dei lavoratori per i nuovi occupati e per un periodo di tre anni dalla data di assunzione».