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ALESSANDRO DE ROSE “MI TUFFO DA 27 METRI, MA HO PAURA DI GUIDARE CON IL BUIO”

Alessandro De Rose 3

Alessandro De Rose 3

Ci vuole un coraggio da leoni per salire su una piattaforma a 27 metri di altezza, spiccare il volo da ponti e scogliere a picco sul mare, guardare verso il basso, vedere sotto di sé solo una distesa d’acqua e decidere di tuffarsi.

Ma forse sapendo che in quel mare cristallino c’è anche solo una medusa, l’inossidabile coraggio potrebbe venire meno. È proprio questa una delle paure che confessa di avere Alessandro De Rose, unico atleta italiano in gara nella Red Bull Cliff Diving World Series. Un timore comune, che riporta il campione delle acrobazie aeree con i piedi per terra, riconducendo lui e i colleghi sul piano di una rassicurante normalità.

Agli occhi delle migliaia di spettatori che li ammirano lanciarsi nel vuoto eseguendo evoluzioni mozzafiato, i cliff diver appaiono come veri e propri Super Men e Wonder Women che non conoscono paura. Ma dietro al coraggio di affrontare altezze vertiginose, si nascondono uomini e donne della porta accanto, ciascuno con la propria storia e vita quotidiana scandita da ritmi e abitudini. Ognuno con la propria personalità, che come per tutti, mostra fragilità e paure.

Alessandro De Rose lo sa bene: “Le persone pensano che chi si tuffa da 27 metri non abbia mai paura di nulla, ma non è così: io per esempio sono terrorizzato dalle meduse o di guidare di sera con il buio. In realtà ogni giorno scopro qualcosa di nuovo che mi fa paura.”

Quelli di Alessandro sono timori piccoli e grandi: come ogni ragazzo della sua età si preoccupa per il futuro, teme di non raggiungere tutti gli obiettivi che si è posto per la sua vita, di non riuscire a dare alla sua famiglia tutto ciò che merita, di rimanere deluso da coloro di cui si fida di più.

Da cliff diver professionista, non nasconde di provare un brivido ogni volta che sale in piattaforma, si prepara a spiccare il volo, si sporge per guardare in basso e calcolare il punto esatto in cui il suo corpo impatterà con l’acqua: “Penso che sia normale avere paura quando si sale a 27 metri di altezza. Guardo giù e penso: “E se il tuffo va male? Se non vedo l’acqua? Se entro di schiena?”. Ma quando sono sulla piattaforma tutto svanisce: mi concentro sui movimenti che devo fare, in questo modo riesco a controllare le emozioni. In quel momento ho solo voglia di tuffarmi: so che posso farlo. E voglio farlo.”

Prima del salto, a separare i cliff diver dall’acqua ci sono solo i 3 secondi di volo. E in quel momento la paura diventa adrenalina e si trasforma in coraggio.