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SUUNTO - Intervista a Daniel Ladurner: “La montagna è vita, silenzio e fatica...” PDF Stampa E-mail
Mercoledì 23 Ottobre 2019 14:38

Tags: Daniel Ladurner | Suunto

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Quando  l’umiltà  si  sposa  con  il  coraggio  di  chi  ha  scalato  le  cime  più  impervie:  Daniel  Ladurner, 27anni,  nato  a  Bolzano  e  Ambassador  Suunto,  dopo  sommità  irraggiungibili  e  pendii  con  dislivelli spaventosi non smette di tenere sul comodino corde, sci e moschettoni e ogni suo momento libero si chiama  montagna. 

Di  recente  ha  aperto  la  “Wasserläufer”: una  nuova  via  d’arrampicata  accanto  al fiume Rio Margherita a Terlano in Val d'Adige


L’INTERVISTA...

La tua  passione  per la  montagna  è iniziata  molto  presto.  Puoi raccontarci  le  emozioni  delle tue prime scalate?

“Le prime scalate le  ho  fatte  con mio  padre  quando  avevo  5  anni e dopo un paio  d’anni  ho  fatto  il primo  3.000  metri;  a  11  anni ho scalato la  mia prima cima  di 4.000 metri sempre con  lui.  Di  quelle prime scalate ricordo la grande emozione e l’impegno. Mi piace tutto della montagna, essere in cima, fare fatica,  il silenzio.  Fino  a  16  anni  sono sempre  andato  in  montagna con  lui,  ho  fatto  vari 4.000 metri, poi sono andato avanti a scalare con gli amici”.

Le tue imprese più “folli”?

“Con  mio  padre  abbiamo  fatto  4  cime  di  4000  metri  in  una  giornata:  Nadelhorn,  Stecknadelhorn, Hohberghorn  e  Dürrenhorn (Nadelgrat, ndr) a soli 11 anni. È stata la prima esperienza lunga e faticosa realizzata da così piccolo mi resta sempre in mente”.

Ci puoi raccontare dell’impresa in Patagonia realizzata lo scorso anno?

“La Patagonia è stata l’impresa più importante realizzata fino ad ora, le montagne sono più difficili lì, l’avvicinamento è più lungo, è molto diverso e molto più pericoloso dalle Alpi. La spedizione è durata un  mese.  Sono  stato  lì  con  un  amico,  Aaron  Durogati,  Campione  del  Mondo  di   parapendio.  In Patagonia abbiamo  incontrato altra gente come Tommaso Lamantia (anche lui Ambassador Suunto, ndr) e abbiamo  continuato  a scalare insieme,  siamo diventati amici e continuiamo  tutt’oggi a condividere questa passione insieme”.

Ci racconti di Wasserläufer? Avevi il tuo Suunto 9 al polso?

“Sì il mio Suunto 9 mi ha seguito anche qui. Era una parete che  avevo già visto da un paio d’anni, proprio  vicino  a  casa  mia  e  ho  sempre pensato  che  si  potesse aprire  una  nuova via.  Non  avevo mai visto nessuno scalare lì. Due anni fa sono andato  ad ispezionare il posto per osservare  come era la  roccia e capire  se  fosse  possibile  scalarla. Abbiamo aperto  con spit da sotto tutta  la  via. È stato  molto  più  difficile  di  quello  che  avevamo  pensato,  le  difficoltà  sono  intorno  a  6c  -  7a  e  un pezzo di 8a. Abbiamo fatto moltissimo lavoro per aprire la via da sotto, c’era tutta la roccia marcia, ma è stata una bellissima esperienza”.

La pericolosità di queste  avventure  accompagnata da strumenti di alta precisione  può contribuire a ridurre alcuni rischi? Quali funzioni di Suunto sono state più utili nelle tue avventure?

“In montagna è indispensabile avere un orologio per capire a quale altezza ci  si trovi. Io utilizzo Suunto 9 Baro è la scelta migliore per la montagna perché ha un altimetro barometrico molto preciso. Quando sei  su  un  ghiacciaio  non  hai  nulla  e  non  sai dove  sei.  Risulta  importantissimo  avere  l’altimetro,  per trovare l’attacco e qualsiasi  altra cosa. L’altimetro è uno strumento utile per sapere quanti metri  hai già percorso, quanti  ne devi ancora fare per arrivare fino in cima inoltre tutti  i rifugi, cime o punti importanti nell’alpinismo vengono segnalati con la quota e quando sei  in una zona che non conosci  o c’è nebbia e non riesci  a vedere il  riferimento  è  fondamentale. Arrivati in cima, con il  GPS  sempre  acceso, rimane comunque un documento, un dato inconfutabile della riuscita della tua impresa”.

Sci  estremo,  freeride,  arrampicata  sono  solo  alcune  delle   discipline   che   pratichi  a  livelli altissimi. Quali altri sport ti piacciono e come ti alleni?

“Non  sono  und  pro  e  non  ho neanche  un  livello  alto ma  mi piace  andare  in  montagna.  Corro,  vado  a scalare, vado in palestra,  faccio un po’  di  tutto: dopo il lavoro, la sera se  ho qualche  ora libera  mi  alleno correndo o vado in palestra. Dipende per cosa mi sto allenando, quando mi preparavo per la Patagonia, per  una spedizione di quel  livello, andavo a correre almeno 20 km  2 volte alla settimana. Quando vado in montagna a scalare rimango lì tutto il giorno, 10 – 15 anche 20 ore tra salita e discesa”.

Adrenalina vs Paura. Come si vanno ad equilibrare questi stati emotivi?

“L’adrenalina  serve  quando  ti trovi  in situazioni estreme, non senti  freddo,  non senti  paura  e  ti  aiuta  a valutare  bene  la  situazione.  Ma  io  non  vado  in  montagna  per  provare  adrenalina,  perché  può veramente diventare pericoloso”.

Nella  scorsa  intervista  pubblicata  (gennaio  2018)  avevi  raccontato  che   tra  gli  obiettivi  in agenda c’erano la Siberia e alcune vie di Ghiaccio sulle Dolomiti. Sei riuscito a realizzarle?“Sono  stato  in  Siberia  nell’aprile  del 2018,  abbiamo  fatto  una  discesa  dal  ‘Aktru’ ca.  4.030m  nella zona  di Altai.  Siamo  stati  lì  tre  settimane,  30  gradi  sottozero,  vento  e  neve  tutto  il  giorno,  è  stata un’esperienza dura, ma bellissima. Nell’ultimo inverno, da dicembre 2018 a marzo  di quest’anno, ho aperto un paio di vie di ghiaccio e misto nelle Dolomiti”.

Su quali vette ti accompagnerà per le prossime imprese Suunto?

“Non  ho ancora nulla  di programmato, mi piacerebbe scalare nel Nord America nella zona Yosemite e Utah. Spero di riuscire il prossimo anno”.



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Ultimo aggiornamento Mercoledì 23 Ottobre 2019 17:14
 

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