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Grazie al contributo della Compagnia di San Paolo continuano i restauri all’Eremo di Belmonte in Busca PDF Stampa E-mail
Venerdì 05 Ottobre 2012 10:40

Chiunque, si rechi sulla collina di Busca, per una passeggiata o semplicemente per trascorrere un pomeriggio nella più completa tranquillità, salendo a piedi o in bicicletta attraverso la strada che dalla città porta al crinale posto ad occidente intravede, avanzando, una costruzione. Strana, diversa, si fa strada tra gli alberi, fintantoché l’architettura si impone di colpo sulla natura, gentile, non prepotente, cercando la giusta armonia col paesaggio su cui domina ma con cui sapientemente dialoga.

Per un istante, con gli occhi socchiusi e lo sguardo perso nella profondità della natura si può immaginare ciò che l’Eremo di Belmonte in Busca era, ma soprattutto, quello che potrebbe ritornare ad essere. Dopo i primi lavori di restauro presentati a maggio del 2009 che avevano riguardato il recupero pittorico in volta della galleria e del salone di Francesco Gonin, si è continuato nel corso del 2012 a rendere ancor più splendente questo importante “pezzo” di storia.
Verranno, infatti, ufficialmente presentati il 12 ottobre alle ore 11 i lavori di restauro pittorico della pareti della galleria e della stanza da letto, situata al piano superiore, utilizzata probabilmente dal Gonin per riposare e dove proprio il pittore ha posto la sua firma e la data dell’affresco.

Data l’importanza dell’apparato decorativo e dei dipinti presenti all’interno del complesso e la necessità di intervenire con operazioni di restauro, la Parrocchia SS.Pietro e Paolo, che oggi gestisce l’Eremo, aveva già incaricato nel 2008 un restauratore accreditato per l’esecuzione delle opere, riconfermato, dopo il successo del 2009, anche per questo secondo lotto.
Grazie, quindi, ancora una volta al contributo della Compagnia di San Paolo e della stessa Parrocchia S.S. Pietro e Paolo e dopo aver acquisito le necessarie autorizzazioni delle competenti Soprintendenze, sono iniziati nel 2012 i lavori ad opera dell’impresa “Conservazione e restauro opere d’arte” di Nelson Lozano, progettati e diretti dallo studio violino architetture rappresentato dagli architetti Igor Violino e Enrica Vaschetti e dal coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione e di esecuzione architetto Stefania Manfredi .

Il lavoro eseguito fino ad oggi è stato possibile grazie all’interessamento di don Giancarlo Avataneo Rev.mo parroco della Parrocchia SS.Pietro e Paolo Apostoli in Carmagnola, insieme ai numerosi volontari ed ai componenti del Consiglio Pastorale per gli Affari Economici che, presenti in ogni circostanza, durante tutti questi anni, con grande passione e volontà si sono occupati dell’Eremo, considerandolo parte della loro storia ed evitando, in tal senso, l’abbandono e la conseguente rovina e perdita di un patrimonio storico-architettonico e sociale così importante.
I lavori sono stati eseguiti sotto la sorveglianza della Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico del Piemonte nella persona della dottoressa Valeria Moratti e della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio del Piemonte nella persona dell’Arch. Silvia Gazzola nonché autorizzati dal Comune di Busca, consapevoli che le scelte e gli sviluppi progettuali devono avvenire attraverso un processo di sinergie multidisciplinari intese non come una successione di determinazioni a cascata ma piuttosto come uno scambio orizzontale di idee, opinioni e competenze specifiche necessario per chi si trova a confrontarsi con l’esistente.
In ultimo, ma non certo per importanza, doveroso sottolineare il ruolo fondamentale della Compagnia di San Paolo che, sempre attenta nei confronti del patrimonio artistico piemontese, finanzia in maniera sostanziale l’intero intervento che sarebbe forse stato improponibile o, quantomeno difficile nell’immediato.
“Credo che nel restauro, come nella vita, tutto debba basarsi su una collaborazione orizzontale (e non a cascata) di sinergie, presupposto fondamentale per una buona riuscita: così penso sia avvenuto in questo piccolo cantiere dove, a partire dagli enti preposti al controllo del bene (dalla tutela delle soprintendenze e degli uffici di curia alla parte più prettamente urbanistico-edilizia del comune), attraverso il gruppo di lavoro che sapientemente d.giancarlo ha saputo creare (con i volontari della parrocchia ed i collaboratori più stretti come Riccardo Sandrone, Aldo Zecchillo, Paolo Carosio…) fino al restauratore Nelson Lozano incaricato di concretizzare questa avventura che, con esperienza ed ascolto ha saputo operare nell’ottica di un corretto restauro, operazione tanto bella quanto necessariamente difficile e sempre contraddistinta dal “caso per caso”. Ringrazio la Compagnia di S.Paolo, nella persona della dottoressa Rosaria Cigliano e della dottoressa Allegra Alacevich con i rispettivi collaboratori, per aver creduto nuovamente nel recupero di un altro tassello di storia di questa fabbrica, testimonianza artistica e sociale della comunità di un tempo, finanziando questo II lotto di lavori”. Arch. Igor Violino

La Storia
Complesso Architettonico noto fin dall’antichità con il nome di “Belmonte”, ha origine con la costruzione nel 1200 della cappella della Madonna e del monastero della certosa femminile di Santa Maria di Belmonte che, nel 1400 passò alle suore domenicane. Nei primi anni del 1600 poi il complesso fu ceduto ai Camaldolesi di San Romualdo e diventò centro devozionale e richiamo di pellegrinaggi. A fianco dell’antica chiesa medievale i frati eressero la nuova chiesa barocca decorata con dipinti del Dalamano e stucchi del Beltramelli. Nel 1800 il complesso fu acquistato da nobili locali, adibito a villa signorile e arricchito da dipinti a soggetto mitologico di Francesco Gonin tra cui il refettorio già salone dei casati con gli stemmi dei medesimi e con la leggenda di Telemaco, figlio di Ulisse, nonché della Galleria dei quadri con la battaglia del Risorgimento. Il Gonin aveva altresì dipinto un grande ambiente al piano secondo. Per motivi ereditari la proprietà passò alla famiglia dei Grimaldi abitata solo nei mesi estivi mentre tutto l’anno era custodita da famiglie di mezzadri che si occupavano inoltre della coltivazione dei terreni e della manutenzione del fondo. In seguito, per rinuncia dei Grimaldi stessi, l’eremo fu ceduto ad un intermediario immobiliare che ne fece donazione alla Parrocchia di Carmagnola negli anni ’50 del 1900. Durante la seconda guerra mondiale la chiesa abbaziale fu gravemente danneggiata dai bombardamenti cosicché, ad oggi rimangono soltanto alcuni ruderi dell’ambiente sacro ma, come direbbe John Ruskin : “[…] Le cose sono più preziose nel ricordo, di quanto esso lo sia nel suo rinnovarsi”, ed ancora “[…]… la gloria più grande di un edificio non risiede né nelle pietre ne’ nell’oro di cui è fatto. La sua gloria risiede nella sua età, e in quel senso di larga risonanza, di severa vigilanza, di misteriosa partecipazione, perfino di approvazione o di condanna che noi sentiamo presenti nei muri che a lungo sono stati lambiti dagli effimeri flutti della storia degli uomini .
Attualmente il complesso dell’Eremo è gestito dai volontari della Parrocchia di Carmagnola che eseguono tutte quelle opere necessarie alla manutenzione ordinaria della struttura organizzando eventi, periodi di villeggiatura estiva per famiglie e giovani, feste e cerimonie, anche importanti per la sopravvivenza dell’edificio stesso.

 

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