
È il 24 Gennaio del 1979. Sono le 6:35 del mattino, Guido Rossa esce dalla sua casa in via Ischia 4 a Genova, per recarsi al lavoro (è operaio all’Italsider). Ad attenderlo su un furgone parcheggiato dietro la sua auto c’è un commando composto da Riccardo Dura, Vincenzo Guagliardo e Lorenzo Carpi, membri delle Brigate Rosse. Gli sparano, uccidendolo.
La sua colpa: la denuncia fatta a un collega dell’Italsider, un terrorista infiltrato. Per i vertici delle BR, l’episodio rischia di creare un pericoloso precedente per cui bisogna reagire.
Guido Rossa, operaio, padre di famiglia, è anche un sindacalista.
È la prima volta che le Brigate Rosse colpiscono un sindacalista organico alla sinistra italiana.
Un uomo normale che è andato contro i suoi stessi compagni di partito.
Un gesto di coraggio; Guido Rossa ha scelto di non chinare la testa, di non voltarsi dall’altra parte, e ha pagato con la vita.
Ho visitato i giardini dove sorge il cippo a lui dedicato.
Un quartiere alle spalle di Genova Principe, pulito, silenzioso, dove i giardini accanto al monumento sono rimasti esattamente come allora: i giochi in ferro battuto, le aiuole, quell’atmosfera di quiete dove tanti bambini sono cresciuti, dove lui aveva scelto di far crescere la sua famiglia, e dove la sua memoria e il suo ricordo resteranno, sempre.
Guido Rossa,
Cesiomaggiore, 1º Dicembre 1934
Genova, 24 gennaio 1979
Operaio e sindacalista italiano,
assassinato dalle Brigate Rosse.
Angelo Vaccarezza







