
ROMA, 9 Maggio 1978. Sono le sei del mattino. Mario Moretti, componente delle Brigate Rosse, entra in una stanza dell’appartamento di Via Montalcino, dove é tenuto prigioniero il Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro, rapito il 16 marzo in Via Fani.
Lo sveglia, dicendogli che bisognava andare via da li.
Aldo Moro viene nascosto in una cesta di vimini, ma le cose evidentemente non vanno come previsto.
Il suo corpo viene trovato nel bagagliaio di una R4 in Via Michelangelo Caetani, a pochi passi dalla sede della Democrazia Cristiana in piazza del Gesù e a quella del Partito Comunista in Via delle Botteghe Oscure.
Moro non è l’unica vittima di quella tragedia.
Il giorno del rapimento persero la vita i Militari addetti alla sua sicurezza: i Carabinieri Oreste Leonardi e Domenico Ricci e i Poliziotti che si trovavano sull’auto di scorta: Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi.
L’auto dove fu ritrovato il corpo aveva una targa tolta mesi prima ad un auto andata in demolizione appartenente a uno dei tanti veicoli occasionalmente utilizzati da quelli delle Brigate Rosse parcheggiati in luoghi sicuri, muniti di targhe contraffatte e di documenti abilmente falsificati.
Nei suoi pantaloni c era sabbia, come a voler far credere che il nascondiglio delle BR fosse vicino al mare.
Tutto studiato
Tutto stabilito.
Tutto premeditato con lucida, fredda ferocia.
Non mi abituerò mai al fatto che barbari assassini come gli undici (forse chissà anche di più) responsabili a vario titolo di questo scempio, oggi possano avere una vita tranquilla, senza troppi scossoni, magari in giro per scuole, o a scrivere libri.
L’oblio, questo si.
Dovrebbero, una volta scontata la pena, finire in una sorta di dimenticatoio, di spicchio nebuloso e lontano della nostra società, e il loro nome mai più pronunciato.
I ricordi con il tempo dovrebbero affievolirsi.
Al contrario, per questa come per altre vicende legate alla follia comunista di quegli anni, ogni volta mi torna alla mente un particolare.
La sedia sulla quale ero seduto, la televisione in bianco e nero che trasmetteva la notizia raccontata da un giornalista con i capelli scuri, e gli occhiali da vista.
La memoria è la commozione per nostra Italia sono oggi, più vive che mai.
“Sentii una prima raffica, poi trascorso un istante ne sentii una seconda.
Ancora qualche minuto, poi Mario, dall’interno, mi chiese di sollevare la porta del box.
L’auto partì lentamente.
Chiusi a chiave la porta del mio garage. Uscii sulla strada.
In giro c’era solo un uomo che portava a spasso il cane”.
Anna Laura Braghetti,
brigatista,
ASSASSINA.
Angelo Vaccarezza







