Home Altro Varie

APPELLO DI UN EDITORE

Sembra ieri quando nel mese di ottobre scorso festeggiai nella mia città di Bologna i 30 anni della mia casa editrice MINERVA ricevendo fra i tanti riconoscimenti, e con mia grande sorpresa ed immensa gioia dal Sindaco Virginio Merola, la prestigiosa “Turrita d’Argento” per la mia storia come editore, per quella della mia azienda e per aver valorizzato la mia città in Italia e all’estero.

Ero particolarmente felice poiché avevo raggiunto e superato l’importante traguardo dei 100 titoli prodotti in un solo anno e le prospettive per questo 2020 erano altrettanto importanti.

Poi, sappiamo tutti cosa è accaduto e – soprattutto – cosa sta accadendo in Italia a causa della pandemia da COVID-19 che sta mietendo tante, troppe vittime come se fossimo sotto assedio in una guerra contro un nemico invisibile.

Un conflitto che sta rischiando di mettere in ginocchio anche la sanità pubblica e il sistema industriale e produttivo della nostra Nazione.

Fra le categorie che rischiano maggiormente c’è – purtroppo – anche la nostra filiera dell’editoria che, con la chiusura delle librerie imposta dal Governo e la scelta di un colosso come Amazon di alleggerire i propri magazzini dei libri per lasciar spazio a prodotti medici e sanitari, ci ha portato in un solo mese dall’inizio del problema Coronavirus da una produttività al 100% ad una produttività al 2% e ci aspettiamo per il mese di Aprile di perdere anche questa minima e non sufficiente percentuale.

Ho contestato dal primo momento le scelte governative che imponevano la chiusura del sistema librario al pubblico, già immaginando cosa sarebbe accaduto. Purtroppo, non è la vendita degli EBook a risolvere il nostro problema, poiché su quest’ultimi la marginalizzazione è davvero minima.

Se è stato giusto salvaguardare le categorie legate alle prime necessità come supermercati, negozi, farmacie imponendo entrate contingentate nei locali, non si spiega perché questo non si potesse fare anche per le librerie, lasciando ad esse anche soluzioni di vendita a domicilio con tutte le eventuali sicurezze sanitarie del caso.

Il libro, lo voglio dire con forza, non è solo un bene culturale, ma è “un bene primario” per la nostra stessa salute, poiché oltre alla naturale esigenza di sfamare lo stomaco, il nostro corpo ha bisogno di sfamare anche la mente e il cuore dai quali dipende il nostro stesso equilibrio.

Chiedo, anzi, scongiuro tutte le forze politiche, i nostri rappresentanti di categoria e il Governo, affinché facciano riaprire con un decreto immediato la filiera delle librerie e si attivino quelle immediate leve di aiuto fiscale ed economico alle imprese come dichiarato proprio oggi da Mario Draghi per sostenerci dai tanti costi generali che mensilmente siamo chiamati ad affrontare, ma senza risorse non sarà possibile farlo.

Già di suo la marginalità nel nostro settore non è fra quelle a maggiore redditività e non ci consente di tenere da parte risorse che ci possano permettere mesi di stop senza avere dei rapidi e disastrosi contraccolpi.

Se amate, come ne sono certo, la cultura, campo nel quale noi italiani abbiamo da sempre

eccelso con tanti autori ed opere entrate nella sfera dell’immortalità,

Vi chiedo un intervento immediato a nostra tutela.

Non farlo, di questi tempi, porterebbe a un vero massacro del settore dal quale non oso pensare come e in quali modi ci si potrà risollevare.

L’Italia ha bisogno di cultura e noi editori siamo da sempre il mezzo che contribuisce a

rendere il nostro Paese migliore.

Spero che questo mio “urlo” sia da Voi raccolto immediatamente.

Fate presto, prima che sia troppo tardi.

Vi ringrazio di cuore

Roberto Mugavero