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Archiviato il caso della Senatrice leghista Pucciarelli. La Matikj: “Siamo amareggiati, è stata assolta senza nemmeno prendersi impegno di non discriminare più la gente”

Il Giudice per le Indagini Preliminari Dott. Mario De Bellis, in data del 4 ottobre u.s., ha definitivamente archiviato il procedimento penale contro la Senatrice leghista, all’epoca Consigliere della Regione Liguria Stefania PUCCIARELLI in relazione al reato di cui all’art. 3 comma 1 lett. a) legge 654/75 (oggi sostituito dall’art. 604 bis c.p.) ossia come prevede la Legge nei confronti di chi propaganda le idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale.

«Siamo un po’ perplessi per la decisione del tribunale – afferma Aleksandra Matikj, che aveva sporto denuncia – peché è rimasto al di fuori di qualsiasi rilievo il gesto di apprezzamento espresso all’epoca dalla Dott.ssa Pucciarelli ad un post di un tale Davide Tempone, che avrebbe dato “forni” ai migranti, e non case popolari».
La Matikj, Presidentessa del “Comitato per gli immigrati e contro ogni forma di discriminazione”, ricorda che «le scuse successivamente espresse dall’indagata non sono mai giunte per iscritto, né la Senatrice ha mai assunto alcun impegno, contro le discriminazioni nei confronti dei Migranti». La Pucciarelli, ricorda, si è «dichiarata non razzista, e addirittura ha minacciato querele all’indirizzo di chi l’avesse definita così». Tuttavia non ha accettato la richiesta di un gesto concreto, e non ha inteso accogliere l’istanza «di portare in Senato le 50.000 firme raccolte, per una legge contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, già approvate l’anno scorso alla Camera dei Deputati dalla presidentessa Laura Boldrini». La risposta, dice la Matikj, è stata un «no». La Presidentessa del Comitato prende atto dell’archiviazione ma precisa che si sarebbe aspettata «almeno un impegno formale da parte della Senatrice, contro le discriminazioni». In merito al fatto che un “like” possa costituire un reato, la Matikj richiama il precedente di una Corte in Svizzera, ed osserva che l’episodio italiano è ancora più grave, «perché ha visto protagonista una Rappresentante delle Istituzioni, una figura istituzionale dello Stato italiano». L’archiviazione, conclude, è fonte di amarezza: «La Costituzione garantisce la pari dignità. Spiace dover prendere atto che molte volte così non è».