In questa importante ricorrenza del bicentenario della fondazione dell’arma, la città di Chiavari vuole ricordare l’alto valore delle forze armate e il fondamentale ruolo di tutela e di difesa della popolazione civile che da sempre esse svolgono.
I carabinieri sono da sempre, oggi come ieri, al fianco dei cittadini: a prescindere dagli eventi bellici, il loro contributo è fondamentale per mantenere l’ordine e per garantire la sicurezza della popolazione civile.
Varie e importanti sono le azioni di intervento: nella lotta alla criminalità, nello svolgimento dei servizi di ordine pubblico, nelle operazioni di soccorso, nella vigilanza alle infrastrutture civili, oltre che militari, per citare solo alcune delle tante funzioni esercitate dall’arma.
In ogni piccolo comune italiano è presente una caserma dei carabinieri, che dà certezza e sicurezza ai nostri cittadini. Abbiamo ritenuto quindi importante installare questo monumento, semplice ma al contempo emblematico, a memoria di tutti i militari dell’arma che hanno sacrificato la loro vita per la pace, nell’ambito delle missioni internazionali, e che hanno incontrato la morte durante il loro lavoro quotidiano di protezione dei cittadini e di lotta contro la criminalità.
Desidero commemorare, in questa occasione, anche Il Generale Alessandro Negri, Conte di Sanfront, Comandante dei carabinieri nella carica di Pastrengo del 30 aprile 1848, gloriosa operazione condotta con successo contro gli austriaci durante la prima guerra d’indipendenza: non dimentichiamoci infatti che l’arma dei carabinieri nacque ben prima della Repubblica Italiana.
E sono particolarmente orgoglioso di ricordare che il Generale Negri Conte di Sanfront ricoprì in seguito le cariche di consigliere, di assessore e infine di Sindaco della Città di Chiavari.
Molte sono le azioni eroiche, in tempo di guerra e in tempo di pace, che l’arma ha condotto nel corso di questi 200 anni, così come molti, purtroppo, sono stati i suoi caduti.
Abbiamo scelto di posizionare il monumento in questa Piazza, dedicata ai Caduti di Nassirya, a memoria del tragico attentato del 12 novembre 2003 in cui persero la vita ben 12 militari dell’Arma al servizio delle pace.
In questo contesto lo scultore ha individuato un particolare monolite in pietra di tipo serizzo formazza chiaro: da un lato è sbozzato grossolanamente, quasi “strappato”, mentre dal’altro è lineare, levigato e pulito. E’ quindi ben visibile questa contrapposizione: ruvido/ liscio; frantumato/tagliato.
La frantumazione dentata rappresenta il risultato simbolico di un’ aggressione alle istituzioni, di chi vuole intaccare e distruggere i corretti valori educativi e morali, del bene, della giustizia e della onestà. Questo strappo, questa frantumazione della pietra, può far pensare anche al risultato di un’esplosione, diventando quindi coerente con la denominazione propria della piazza Nassiriya.
Il lato levigato e pulito vuole rappresentare, per contro, il senso del progettato, del preciso, l’azione, qui dell’uomo, che con il suo lavoro, con il suo ingegno, con la sua pazienza riesce a plasmare anche la pietra, che da grezza ed informe diventa geometrica e lucida.
Simbolicamente questa azione vuole rimandare alla linearità dell’agire, al fiero comportamento dell’arma, fatto di regole e di sacrificio.
L’angolo a destra acuminato e tagliente nella parte bassa del monolite fa intendere che la base è solida, ben piazzata, come la base di una piramide, simbolo per eccellenza della solidità, dell’ impossibilità di essere ribaltata, qualsiasi azione esterna essa subisca.
Il monumento è dedicato naturalmente a tutti i caduti dell’arma, a tutte le “vittime del dovere” di cui la storia fornisce un triste elenco: penso ad esempio al gesto eroico del Vice Brigadiere Salvo d’Acquisto, che in tempo di guerra, a soli 23 anni, non esitò a sacrificare la sua vita per salvare 22 ostaggi civili dei nazisti, affrontando così deliberatamente e impavidamente la morte.
Penso al Generale e Prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, la cui strenua lotta contro la criminalità organizzata gli costò la vita nella barbara strage di Via Carini, in cui morirono anche la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo.
Penso al Brigadiere Giuseppe Giangrande, rimasto gravemente ferito il 28 aprile 2013 a seguito del noto attentato in Piazza Montecitorio avvenuto durante il giuramento del Governo Letta.
Questi sono solo alcuni degli episodi più eclatanti, poiché sappiamo bene che l’elenco dei militari dell’arma deceduti o rimasti gravemente feriti in servizio non si esaurisce certo qui. Oggi sono presenti i congiunti di alcuni di questi valorosi militari, che ringrazio per la preziosa e tangibile testimonianza; a tutti i carabinieri caduti va dunque il mio pensiero, e quello dell’intera città, oltre che un profondo e sentito ringraziamento per lo spirito di abnegazione e di sacrificio che ha contraddistinto le loro azioni in vita.






