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“Charlie’s Blue Skylight” di Roberto Ottaviano e Alexander Hawkins

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Roberto Ottaviano

Prosegue la collaborazione tra l’etichetta discografica salentina Dodicilune e il sassofonista barese Roberto Ottaviano. Dopo “Un Dio Clandestino” (2008), “Arcthetics. Soffio Primitivo” (2013), “Forgotten Matches. The Worlds of Steve Lacy” (2014), “Astrolabio” (2015), “Eternal Love” (2018) e i due dischi dell’anno per Top Jazz (referendum indetto dalla rivista Musica Jazz) “Sidera lis” (2017) e “Resonance & Rhapsodies” (2020), il 31 luglio esce “Charlie’s Blue Skylight”. Nel nuovo progetto discografico, distribuito da distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital e prodotto nella programmazione Puglia Sounds Record 2022 della Regione Puglia (POC Puglia 2007-2013 – Azione Sviluppo di Attività Culturali e dello Spettacolo), Ottaviano, dopo l’esperienza nel cd “Forgotten Matches” e varie esibizioni live, incontra nuovamente il pianista inglese Alexander Hawkins rileggendo insieme undici composizioni di Charles Mingus.

«Mingus il beffardo, il bullo, l’arrogante figlio di puttana, quello avanti a tutti, il guerriero samurai con la sua dinastia da una parte e l’uomo che non dormiva mai con la borsetta piena di psicofarmaci dall’altra… Non so. Per me è sempre stata un’altra questione d’amore», scrive Roberto Ottaviano nelle note di copertina. «Eccessivo, indicibile, in grado di passare dalla seta blue alle orge ecclesiastiche con lo scatto di un giaguaro. Accendere un fuoco e bruciare in fretta tutto, Gospel, Blues, Ellington, Songs, Pitecantropi e uomini multipli come Rahsaan, allucinazioni e psicosi, e poi sedersi con la sua pipa e osservare le fiamme con la tenerezza di un bambino, con gli occhi lucidi. Non potevo che chiedere ad Alexander di condividere con me questa autoterapia d’amore attraverso la luce blue del cielo di Charlie».

Provare a restituire un’idea “cronologica” dell’arte e della personalità di Charles Mingus (Nogales, 22 Aprile 1922 – Cuernavaca, 5 Gennaio 1979), genio della musica del ‘900, sarebbe un’operazione fallimentare. Nel corso della sua storia, Mingus ha sedimentato tali e tante competenze e capacità tecnico musicali così come quelle poetico espressive, parlando un unico linguaggio che ha convogliato tradizione e modernità in un’alchimia che non ha mai avuto a che fare con stili ed etichette, pur comprendendole tutte nel perimetro della Great Black Music. Il succo è che da qualsiasi prospettiva spazio temporale si voglia guardare la sua opera, resta una considerazione sopra tutte le altre; come per Duke Ellington, la presenza mingusiana pervade e attraversa tutta l’essenza del jazz, dalle origini alle forme più libere e attuali. Rendergli omaggio oggi, a distanza di cento anni dalla sua nascita, non costituisce solo una mera celebrazione (questa è una pratica ormai pedissequa), bensì un atto di fede verso ciò che il jazz stesso, attraverso la vita e le testimonianze dei suoi protagonisti, ha promesso e verso cui la sua pratica e diffusione attuale invece tende a derogare, trasformando tutto in un esercizio di maniera.

Attivo sulla scena jazzistica internazionale da quasi quarant’anni, Roberto Ottaviano (Bari, 21 dicembre 1957) ha suonato e inciso con alcuni tra i più importanti musicisti americani ed europei a cavallo tra diverse generazioni. A cinque anni prende lezioni di clarinetto al Conservatorio “Niccolò Piccinni” di Bari poi studia sassofono classico a Perugia con Federico Mondelci, armonia e composizione classica con Walter Boncompagni, Giacomo Manzoni e Luigi Nono. Un fortuito incontro con Steve Lacy lo spinge ad approfondire lo studio del sax soprano. In America studia composizione jazz e arrangiamento con Ran Blake, Bill Russo, George Russell collaborando con Buck Clayton, Ernie Wilkins, Benny Bailey, Sal Nistico; poi è mem bro dell’orchestra di Andrea Centazzo, collabora con Gianluigi Trovesi, Theo Jörgensmann, Franz Koglmann, Carlo Actis Dato, Radu Malfatti, Carlos Zingaro, Franz Koglmann, Georg Gräwe, Ran Blake, Tiziana Ghiglioni. Nel 1983 pubblica il suo primo album (“Aspects”) con Giancarlo Schiaffini, Paolo Fresu, Carlo Actis Dato. Nel 1986 costituisce un quartetto con Arrigo Cappellatti. Nel 1988 fonda l’ensemble di ottoni “Six Mobilies”, nel 1988 incide un omaggio a Charles Mingus (Mingus – portraits in six colours ), nel 1990 incide “Items from the old earth”. Dal 1979 collabora con numerosi musicisti jazz come Dizzy Gillespie, Art Farmer, Mal Waldron, Albert Mangelsdorff, Chet Baker, Enrico Rava, Barre Phillips, Keith Tippett, Steve Swallow, Irene Schweizer, Kenny Wheeler, Henry Texier, Paul Bley, Aldo Romano, Myra Sant’agnello, Tony Oxley, Misha Mengelberg, Han Bennink, Mario Schiano, Trilok Gurtu, Samulnori, Pierre Favre. Suona in moltissimi jazz festival europei e americani. Si esibisce in Germania, Austria, Svizzera, Belgio, Francia, Danimarca, Norvegia, Inghilterra, Spagna, Portogallo, Jugoslavia, Albania, Romania, Russia, India, Giappone, Messico, Tailandia, Marocco, Algeria, Costa d’Avorio, Senegal, Cameroun, Stati Uniti, Canada, ed ha inciso per Red, Splasc(h), Soul Note, Dodicilune, Hat Art, Intakt, ECM, DIW ed Ogun. Da didatta ha tenuto corsi a Woodstock N.Y., nei conservatori di Città del Messico, Vienna, Groningen, presso le istituzioni culturali di Urbino, Cagliari, Firenze, Roma, Siracusa. Ha fondato il corso Musica Jazz nel Conservatorio Niccolò Piccinni di Bari e di cui è coordinatore da quasi 30 anni. È autore del libro, “Il sax: lo strumento, la storia, le tecniche” (Muzzio editore, 1989).

Alexander Hawkins è un compositore, pianista, organista e leader di numerose band. Lavorando in una vasta gamma di contesti creativi, il suo mondo sonoro unico è forgiato dalla costante ricerca di conciliare l’amore per l’improvvisazione libera con un profondo fascino per la composizione e la struttura. Si dice che la sua scrittura rappresenti “una fondamentale riaffermazione della composizione all’interno della musica improvvisata” e che la sua voce sia una delle “più vividamente distintive … nel jazz moderno”. Come pianista, è stato descritto come “notevole… in possesso di un’abilità tecnica sbalorditiva e di un’immaginazione feconda sia come musicista che come compositore”. Per quanto riguarda il suo modo di suonare l’organo, il critico Brian Morton ha recentemente commentato che “interessante suonatore di Hammond nell’ultimo decennio e oltre, Hawkins ha già esteso ciò che si può fare sullo strumento”. È un solista ma appare anche in gruppi che vanno dal duo (con artisti del calibro di Evan Parker, John Surman, Han Bennink, Hamid Drake, Sof ia Jernberg e Tomeka Reid), fino ai grandi ensemble. Il suo quartetto co-guidato con la cantante Elaine Mitchener “probabilmente [stabilisce] un nuovo standard per la musica improvvisata con le canzoni”; mentre Togetherness Music, pubblicato da Intakt Records nel gennaio 2021, è stato definito “[un] capolavoro che può stare accanto alle migliori opere di Mitchell, Braxton o Parker”. Hawkins è stato – e continua ad essere – ascoltato dal vivo e registrato con una vasta gamma di leader contemporanei di tutte le generazioni, inclusi artisti del calibro di Joe McPhee, Wadada Leo Smith, Marshall Allen, Mulatu Astatke, Michael Formanek, Rob Mazurek, Chad Taylor, Taylor Ho Bynum, Harris Eisenstadt, Nicole Mitchell, Matana Roberts, Esperanza Spalding, Jonny Greenwood, Angelika Niescier e Shabaka Hutchings, tra molti altri. Per oltre un decennio, è stato anche notato per le sue esibizioni nelle band del leggendario batterista sudafricano Louis Moholo-Moholo. Si è anche esibito due volte come parte del Sonic Genome di Anthony Braxton, oltre a fare tournée e registrare con l’Anthony Braxton Standard Quartet. Nel 2012 è stato scelto come membro della prima edizione del programma “Soundhub” della London Symphony Orchestra per giovani compositori. È stato ampiamente incaricato, da artisti del calibro della BBC, di festival come il London e Berlin Jazz Festival e di gruppi di musica contemporanea come il Riot Ensemble. È stato nominato “strumentista dell’anno” ai Parliamentary Jazz Awards 2016. Nel 2018 è stato eletto borsista della Civitella Ranieri. Le apparizioni in concerti lo portano nei principali club, concerti e festival in tutto il mondo.

L’etichetta pugliese Dodicilune è attiva dal 1996 e dispone di un catalogo di oltre 300 produzioni discografiche (cd, vinili, dvd) di artist i italiani e stranieri. Grazie a Ird e Believe i dischi sono distribuiti in Italia e all’estero nei migliori negozi di musica, nelle principali catene (Feltrinelli, Fnac, Ricordi, Mondadori, Melbookstore) e su 60 piattaforme di download/streaming digitale in circa 80 paesi in tutto il mondo (iTunes, Spotify, Deezer, AppleMusic, Amazon, Qobuz, Tidal).

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