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Che differenza esiste fra un traditore e un convertito?

Quando si tratta di politica, di religione ma anche di ambiente di lavoro, si costituiscono gruppi o comunità che sostengono posizioni, interessi o pricipi diversi.

E tendiamo a schierarci su un fronte piuttosto che su un altro.

Ma quando qualcuno cambia idea e si schiera dalla parte avversa, o cessa di schierarsi, finiamo per considerarlo un convertito o un traditore.

Con quale risultato?

Certamente quello di valutare la situazione senza tenere conto di tutti gli aspetti che possono avere indotto il cambiamento di posizione, perdendo pezzi importanti dello scenario.

Come potremmo affrontare diversamente la situazione?

Ecco 5 domande che potrebbero rivelarsi utili:

    Se fossi da una parte diversa dalla mia, come valuterei il cambiamento di posizione dell’interessato? Lo considererei ancora un traditore/convertito?
    Ha avuto comportamenti simili in passato?
    Che cosa può averlo spinto a prendere questa decisione? Famiglia, lavoro, esigenze o riflessioni particolari?
    Se mi fossi trovato nelle sue condizioni, potrei avere avuto io lo stesso comportamento?
    Ho avuto comportamenti simili in passato? Se sì, come sono stati valutati?

Credo che queste domande ci aiuterebbero a rendere meno nette le differenze fra un convertito e un traditore, oppure a rendere evidenti comportamenti strumentali.

Non credi?

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