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Coluccio: “Pronta per il Firenze”

La veterana granata pronta al rientro: “Da una settimana mi alleno con la squadra, sono un po’ a corto di fiato, ma mi sento pronta.

E’ stata lunga, ma ora inizia la discesa. Il gruppo è positivo, ma sono molto piccole e devono crescere tanto sia calcisticamente che, soprattutto, a livello comportamentale. Un grazie a chi mi è stato vicino, al dottor Ravera che mi ha operata, e allo staff di Fisio&Lab che è diventato una famiglia per me” Ci siamo. Finalmente è giunto il momento che da mesi in casa Torino si stava aspettando, poter riabbracciare Francesca Coluccio al suo rientro effettivo in gruppo per i primi veri allenamenti. La veterana granata, otto stagioni di serie A alle spalle con la maglia del Toro, è ufficialmente tornata disponibile e già nella settimana che ha portato alla sfida contro il Riviera di Romagna si è allenata in gruppo disputando anche le partitelle. La sua esperienza sarà importantissima all’interno della squadra sia nello spogliatoio che sul campo dove si attende il suo rientro al più presto. Lo stesso tecnico granata Nicco reputa fondamentale il suo recupero per cercare la scalata alla salvezza, anche se è chiaro che la calciatrice non potrà rientrare a pieno ritmo in partita fin da subito. Sono stati mesi difficili, passati lontano dal campo a seguire minuziosamente le direttive del centro Fisio&Lab di Torino dove Coluccio, terzino destro classe ’90, è stata seguita passo passo fin dai giorni seguenti all’infortunio, con la preparazione pre operazione e poi per tutta la durata della riabilitazione dopo l’intervento al ginocchio. Bentornata Francesca, come ti senti? “E’ un momento di felicità, la stessa felicità provata da bambina il giorno in cui mia mamma mi ha domandato se mi fosse piaciuto andare a giocare in una squadra vera invece di giocare semplicemente in un oratorio di periferia. Ho ancora tanta paura, non lo nego, ma dopo questi allenamenti penso che sia finalmente iniziata la discesa”. Come sono stati questi mesi? “21/04/2012 – 8/01/2013 penso che sia sufficiente per dire che è stata lunga. Non ho dimenticato nulla di questi mesi: l’urlo disperato ‘mammaaaaaaa’ sul campo di Brescia, la spontaneità di Barbara Bonansea dall’altra parte del campo nel correre a stringermi le mani, lo sguardo impaurito di Ciki Franco, la lontananza di Simona Sodini per aver capito che stavolta mi ero fatta male davvero, i consigli del massaggiatore Diego Serrafero a bordo campo, l’in bocca al lupo di un’avversaria durante la salita in ambulanza, tutto il tempo passato con Edo mentre mi calmava fin dagli spogliatoi senza lasciarmi mai sola fino al ritorno a Torino, la corsa in ospedale, la chiamata a mia mamma, troppo lontana per raggiungermi. E poi, poi nei giorni seguenti la consapevolezza che sarebbe stata una grande salita. Sapevo che avrei dovuto mettere il cuore, non solo per guarire il più velocemente possibile, ma anche per non trascurare un altro grande traguardo della mia vita da raggiungere: la laurea”. Inizia il conto alla rovescia per rivederti in campo. “Fosse per me entrerei in campo già martedì contro il Mozzecane. Sogno di fare già qualche minuto sabato contro il Firenze al Nebiolo, ma forse non sarebbe rispettoso per le mie compagne che si allenano costantemente da settembre. Ho tanta voglia di giocare. Mi manca tutto di una partita: il brivido nel sentire il tuo nome nella formazione, la concentrazione pre-partita, il riscaldamento tutte insieme, il rumore dei tacchetti nel sottopasso,il saluto a centro-campo, il cinque a tutte le compagne a un minuto dall’inizio, gli insulti in mezzo al campo e gli abbracci a fine partita, le lacrime per un errore o i sorrisi per una grande giocata, lo sguardo in tribuna per vedere se c’è qualcuno che tifa per te e il consiglio di un allenatore. Come si fa a non aver voglia di tornare a giocare?”. Come hai ritrovato la squadra? “Sono piccole, eppure non ero ancora entrata nello spogliatoio e già ridevamo tutte insieme. Hanno molto da imparare, non parlo solo a livello calcistico, ma anche comportamentale. Spero non mi vedano come un nemico, ma come una compagna che ha voglia di costruire qualcosa di grande insieme a loro in futuro. Ero piccola anche io quando sono stata inserita in serie A, ma per mia grande fortuna avevo in squadra grandi giocatrici. Mi hanno insegnato tanto, mi hanno insegnato le piccole cose e adesso spero di saperle insegnare a mia volta”. Martedì la squadra è attesa da una partita cruciale per il futuro contro il Mozzecane.
“E’ una partita fondamentale. Io sarò li fin dal primo minuto. Se si dovesse perdere anche martedì inizia davvero a esser dura pensare di salvarci quest’anno. Eppure io ho voglia di rientrare perché ancora ci credo”. Otto anni in prima squadra, torna e ti ritrovi a tutti gli effetti nel ruolo di veterana del gruppo. “Sono anni che gioco in prima squadra, eppure solo quest’anno ho capito quanto io sia davvero legata a questa maglia. Sarà che con questa maglia ho girato l’Italia, sarà che con questa maglia sono cresciuta. Non lascerò il Torino, mai…”. Dopo il Mozzecane subito il Firenze in casa sabato, per un’altra sfida salvezza. “Sogno di esser in panchina e sentir dire: ‘Coluccio scaldati!’. Sogni a parte, non ci possiamo permettere di non vincere”. Hai mai pensato di mollare tutto? “Ho avuto tanta paura di non farcela. Ma mai nulla mi è mancato come il pallone in questi mesi”. Il momento più brutto e quello più bello di questi mesi? “Il momento più brutto il giorno in cui il dottor Ravera, dopo già un mese di fisioterapia, mi guarda e mi dice: ‘mi dispiace, se vuoi tornare a giocare a pallone dovrai esser operata’. Mi è crollato il mondo addosso. Il momento più bello, se devo esser sincera sono due i grandi momenti che mi resteranno nel cuore per sempre. Il giorno in cui ho iniziato a correre e il giorno della laurea. Appena è finita la proclamazione, ho subito inviato un messaggio a tutta la squadra in viaggio verso Udine ed è stato bellissimo ricevere la chiamata da Edo che mi ha messo in viva voce con tutte le mie compagne”. A giorni Welter subirà un’operazione simile alla tua dal tuo stesso dottore. Cosa ti senti di dirle? “Uscita dalla sala operatoria, ricordo ancora le parole del Dottor Ravera: ‘è andata alla grande scricciolo, me lo farai un goal quando tornerai a giocare?’. Francesca sei in ottime mani, sia il dottor Ravera che lo staff di Fisio&Lab che è stato come una famiglia per me, sono veramente eccezionali e veramente competenti. Sarà dura, ma con un grande cuore tornerai a giocare, proprio vicino a me. Non mollare!”. Tua sorella Elena, che gioca nelle Giovanissime ed è del ’99, ha dichiarato nell’intervista su Alè Granata di novembre di sognare di giocare in serie A con te un giorno. Cosa hai provato quando hai letto l’intervista? Quale consiglio vuoi darle? “Mi sono emozionata, forse perché sogno anche io quel giorno. Sogno il giorno in cui a inizio partita andrò a batterle il cinque. Consigli? Elena, per raggiungere ogni traguardo ci vogliono grandi sacrifici. Se un giorno sarai in campo con me allora vorrà dire che sei stata grande”.