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Consiglio regionale

La seduta odierna  

Un minuto di silenzio per il carabiniere morto ieri in Afghanistan

Prima dell’avvio dei lavori il presidente del Consiglio regionale Rosario Monteleone ha espresso il cordoglio di tutta l’Assemblea legislativa alla famiglia del carabiniere scelto Manuele Braj, morto ieri mattina in Afghanistan.

«Facendomi interprete del profondo cordoglio di una intera comunità – ha detto il presidente – esprimo a nome dell’Assemblea Legislativa della Liguria, qui riunita oggi, il sentimento di commossa partecipazione al dolore dei genitori e della giovane moglie del carabiniere ucciso. Ai militari feriti vogliamo far pervenire l'augurio di questa Assemblea per una pronta e completa guarigione». Il presidente ha, quindi, chiesto al Consiglio regionale di osservare un minuto di silenzio.


Concorsi per dirigenti regionali

Raffaella Della Bianca (Gruppo misto – riformisti italiani) è intervenuta sui concorsi per  dirigenti regionali presentando un’interpellanza relativa al personale dirigenziale regionale che, come ha rimarcato il consigliere,  è in costante aumento. Della Bianca ha ricordato che nel 2008 i dirigenti erano 82, che in due anni sono lievitati ad oltre un centinaio (i curriculum sono presenti sul sito).  Il consigliere ha, quindi, sottolineato il peggioramento del rapporto fra personale dirigente e personale non dirigente: dalle 13 unità medie per ogni dirigente del 2008, si è passati alle 12 del 2009, fino alle 10 attuali. «La Regione Liguria  ha proceduto ad indire lo scorso 3 agosto ulteriori tre concorsi pubblici – ha aggiunto il consigliere – per il reclutamento dei dirigenti dei settori: “Politiche di sviluppo del Commercio”, “Ragioneria e Servizi contabili”, “Pianificazione e Valutazione interventi”». Della Bianca ha chiesto alla giunta  perché non si sia proceduto a ricoprire i posti messi a concorso utilizzando i dirigenti già in servizio presso la Regione Liguria, molti dei quali, poiché risultano titolari di posizioni di “staff”, sarebbero utilizzabili per le professionalità messe a concorso; se si sia fatto ricorso, prima dell’indizione, a un bando di mobilità, anche per ricollocare gli esuberi dirigenziali derivati dagli ultimi accorpamenti (IST – San Martino) e dalla soppressione delle Comunità montane. Della Bianca ha chiesto, inoltre, se la tempistica di pubblicazione e la conseguente scadenza dei concorsi (3 agosto; scadenza 2 settembre 2011) è compatibile con la necessità di massima pubblicizzazione dei concorsi in questione e consente, effettivamente, la più ampia partecipazione. Infine il consigliere, per quanto riguarda le assunzioni  di dirigenti a tempo indeterminato, effettuate nel 2009, 2010 e 2011, vuole conoscere la provenienza degli assunti (numero di dirigenti provenienti dal funzionariato Regione Liguria rispetto al totale degli assunti).

Per la giunta ha risposto l’assessore all’organizzazione del personale, Gabriele Cascino, che ha premesso di intervenire soltanto relativamente ai dirigenti che fanno capo alla giunta: «I dirigenti sono 77. Il rapporto è sempre di uno a 13. – ha detto –  Da due anni abbiamo iniziato una politica per ridurne ulteriormente il numero, ma questo percorso è stato ostacolato dal fatto che, con la soppressione delle Comunità Montane,  ci siamo fatti carico di altri cinque dirigenti, provenienti dagli organismi soppressi. Abbiamo messo a concorso tre posizione specifiche, ma non è possibile spostare dirigenti da altri staff perché questi ultimi resterebbero a loro volta sguarniti. Inoltre,  non era possibile trovare questo tipo di professionalità specifica già all’interno dell’ente. E, se abbiamo seguito una tempistica veloce, ritengo sia un merito aver operato anche ad agosto, sfatando il fatto che tutto in quel mese deve fermarsi. Ricordo che, a seguito del concorso, abbiamo assunto 16 persone nel 2009,  8 nel 2010 e 2 nel 2011».  In relazione alla sentenza del Tar su un concorso per dirigenti della regione l’assessore ha aggiunto: «Il Consiglio di Stato ha sospeso l’efficacia della sentenza del Tar quindi ad oggi è ancora valido il maxiconcorso e chi svolge le funzioni da dirigente continua a svolgerle». Ha quindi spiegato: «E’ intenzione della giunta, infine, accorpare alcune strutture perché, in virtù del blocco del turnover il personale sta diminuendo. Prossimamente attiveremo una completa riorganizzazione per raggiungere gli obiettivi prefissati»

Della Bianca ha criticato la tempistica del concorso, svoltosi in agosto, che a suo avviso presenta qualche “sospetto” e ha ribadito che, se la sentenza del Tar venisse confermata dal Consiglio di Stato, tutti gli atti dei dirigenti oggetto della sentenza verrebbero annullati.


Eventi alluvionali in Liguria  nel 2011

Francesco Bruzzone (Lega nord-Liguria Padania) ha chiesto alla giunta quali iniziative intenda intraprendere per far fronte ai danni ed al dissesto subito dalle aree agro-silvo-pastorale a seguito degli eventi alluvionali che hanno colpito la Liguria nel 2011.  Bruzzone, illustrando l’interpellanza, ha ricordato quanto sia  determinante l’intervento dell’uomo per il ripristino  delle condizioni necessarie per consentire la riprese delle attività agricole e legate al bosco. Ma questa azione, secondo quanto ritiene il consigliere,  necessita del massimo sostegno da parte di soggetti preposti, quali la Regione. «L’abbandono del territorio costituisce un danno enorme e accresce il rischio alluvionale», ha detto, rimarcando la necessita, non soltanto di sostegno economico, ma di agevolare i residenti delle aree agricole con l’eliminazione di alcuni vincoli burocratici.

L’assessore all’agricoltura, Giovanni Barbagallo ha ricordati che sono state attivate misure del Piano di Sviluppo rurale. In particolare ha citato i bandi per l’assegnazione di fondi, tuttora aperti e per i quali, quindi, è ancora possibile presentare istanza di finanziamento: tra gli altri, quelli relativi alla ricostruzione di muretti a secco nelle zone di pregio ambientali, per il recupero o la realizzazione di piccoli invasi da utilizzare come abbeveratoi per la fauna selvatica, bandi per la prevenzione dei danni causati al patrimonio boschivo, per la ricostituzione boschiva e per interventi preventivi contro gli incendi e per il riequilibrio strutturale del territorio. Altri bandi riguardano gli interventi per il miglioramento  dei boschi e della viabilità forestale, per il miglioramento di strade esistenti e per il ripristino o costruzione di sistemi alternativi o integrativi della viabilità agricola esistente, quali monorotaie e funicolari ed infine per opere preventive contro calamità naturali. L’assessore ha quindi annunciato: «Stiamo lavorando ad una nuova legge sulla governance del territorio, che riguarderà anche l’utilizzo dei terreni incolti» e ha ribadito che la Regione intende mettere a sistema il bosco di sua proprietà, finora sotto la tutela del Corpo forestale. Più in generale Barbagallo ha sottolineato la necessità di «un aumento della cultura del bosco ed il potenziamento della filiera del legno».

Bruzzone si è detto parzialmente soddisfatto ed ha insistito sulla necessità di venire incontro alle difficoltà che sopportano quotidianamente i pochi abitanti rimasti nelle zone agricole, anche con la riduzione dei vincoli burocratici.

 

Destinazione dei fondi raccolti con sms a seguito degli eventi alluvionali 2011 

Maruska Piredda (Italia dei valori) ha illustrato un’interpellanza relativa alla destinazione dei fondi raccolti con gli sms a favore dei territori alluvionati. Piredda in particolare ha fatto riferimento agli sms solidali del comitato ‘Un aiuto subito per le popolazioni colpite dalle alluvioni del 4/11/2011’” e alla notizia pubblicata sul Corriere della Sera del 3/12/2012 in cui si legge «che la raccolta ha fruttato poco più di 6 milioni di euro e che gli stessi fondi saranno gestiti dalla Protezione Civile in accordo con il Corriere della Sera e Tg La7 insieme ai due Commissari di Liguria e Toscana». Il consigliere ha ricordato che la Protezione civile ha comunicato che i fondi saranno destinati alla realizzazione di specifici interventi infrastrutturali e tali interventi verranno individuati dai rappresentanti degli organi di comunicazione che hanno aderito all’iniziativa tra quelli che il Presidente della Regione Liguria – Commissario delegato, individuerà. La raccolta fondi avrebbe fruttato poco più di 6 milioni di euro, di cui 3 milioni e 500 mila euro alla Liguria e 2 milioni e 500 mila  alla Toscana; in Liguria sono stati individuati due progetti: il primo, con un costo di circa due milioni di euro, si concentrerà a Cassana, una frazione di Borghetto Vara, il secondo  a Genova, prevede la messa in sicurezza del torrente Ferreggiano. Piredda, però, ha rimarcato che, in realtà, le donazioni attraverso sms erano state effettuate non per finanziare interventi sulle infrastrutture, ma per dare un aiuto concreto alle popolazione e ha chiesto perché la raccolta tramite sms sia stata pubblicizzata come un’azione a favore delle vittime dell’alluvione mentre i fondi verranno utilizzati per altri fini, e non saranno attribuiti alle famiglie che ne hanno urgentemente bisogno. Piredda ha chiesto, infine, quali provvedimenti la Regione ha messo in atto per l’erogazione dei contributi alle imprese alluvionate nel 2011 e i tempi di erogazione dei finanziamenti richiesti dalle imprese che hanno subito danni in seguito all’alluvione del 4 novembre 2011.

Per la giunta ha risposto l’assessore all’ambiente Renata  Briano: «Il presidente  della giunta ha firmato per poter ricevere un primo acconto dei fondi raccolti con gli sms. Il numero solidale ha consentito, infatti, la raccolta a livello nazionale  in accordo con la Protezione civile. Sull’argomento si sono tenuti su diversi tavoli numerosi incontri». Dopo il 4 novembre il numero solidale è stato “esteso” anche a Genova, dove si era verificato un altro evento alluvionale. Rispetto al lancio del numero, avvenuto il 26 ottobre, alla Liguria vanno due milioni per La Spezia e altri fondi alla Toscana. Un milione e mezzo spetta a Genova.  I soldi sono andati al fondo della protezione civile e saranno destinati attraverso la contabilità dei commissari speciali. Briano ha precisato: «Durante gli incontri che abbiamo fatto, relativamente all’impiego dei fondi, e al quale ha preso parte anche il giornalista Enrico Mentana, ci è stato chiesto di individuare opere infrastrutturali ben visibili, e di aiuto, non destinate al singolo cittadino. Cassana, nel Comune di Borghetto Vara, ad esempio, ha gravi problemi alle fognature, e c’è una frana da arginare, che rappresenta un’insidia per le abitazioni. Non dimentichiamo che il Comune di Borghetto ha avuto vittime. A Genova abbiamo deciso di contribuire alla messa in sicurezza della scuola Giovanni XXIII». Briano ha ricordato, infine, che fondi sono arrivati anche attraverso altri canali: «Esiste un finanziamento che deriva anche dalle nostre accise e destinato a persone che hanno perso la casa o che comunque hanno dovuto vivere fuori dalla loro abitazione. Il finanziamento in questo caso viene attivato attraverso le richieste dei Comuni. Per quanto riguarda le imprese danneggiate, stanno arrivando le richieste che vengono accolte dal competente assessorato».

Piredda ha preso atto della volontà della Regione di assegnare la priorità ai cittadini che hanno subito i danni più gravi. Ma ha anche ribadito che non è stato raggiunto l’obiettivo prefissato per la raccolta con sms: «Dei fondi raccolti con questo sistema – ha detto – le popolazione alluvionate direttamente non prenderanno nulla».


Copertura del torrente Bisagno

Lo stato di avanzamento dei lavori per la copertura del torrente Bisagno, a Genova, è stato l’argomento di un’interpellanza presentata da Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente). Il consigliere ha chiesto alla giunta quale sia lo stato attuale dei lavori di copertura del torrente Bisagno, compreso l’affidamento della seconda tranche. Il consigliere ha ricordato che un’indagine in atto, eseguita dal Provveditorato alle opere pubbliche, coinvolge anche i lavori per la copertura del Bisagno e che in questi giorni si decide l’affidamento della seconda tranche. Siri ha ricordato, inoltre, le recenti dichiarazioni di un esperto genovese in materia di idraulica, Renzo Rosso, secondo il quale i lavori di copertura non metteranno in sicurezza il torrente, ma potranno soltanto limitarne la pericolosità alluvionale aumentando, peraltro in maniera insufficiente, la capacità in metri cubi d’acqua al secondo del bacino. Sempre secondo Rosso, i lavori non avrebbero dovuto riguardare la copertura del letto, ma la costruzione dello scolmatore per lo stesso Bisagno nonché per il Fereggiano. Siri, quindi, «ha chiesto alla giunta se non ritiene opportuno indagare per verificare la validità del progetto di copertura e, qualora venisse verificata l’attendibilità delle considerazioni di Rosso circa la necessità dello scolmatore e degli interventi sul Fereggiano, come intenda agire».

Per la giunta ha risposto l’assessore all’ambiente, Renata Briano che, dopo avere sottolineato la delicata situazione della Liguria, fortemente esposta per la natura del territorio al rischio di allagamenti ed alluvioni, ha precisato: «L’intervento di adeguamento  idraulico/strutturale della copertura del torrente Bisagno  prevede il completo rifacimento del tratto dalla stazione Brignole allo sbocco in mare. Si aumenterà sensibilmente la portata massima delle acque scaricabili a mare, riducendo in maniera  significativa il pericolo di inondazioni. Al contempo il rifacimento della copertura permetterà di porre rimedio al degrado strutturale dell’opera che risale agli anni Trenta del secolo scorso La massima portata attuale del torrente nel tratto terminale è di circa 500 metri cubi d’acqua al secondo. Grazie alla  realizzazione dell’intervento di rifacimento della copertura, la portata aumenterà fino a 850 metri cubi al secondo. L’ordinanza del presidente del consiglio dei ministri, la 3334  del 2004. ha disposto che il presidente della Regione  provveda alla realizzazione di un primo lotto funzionale dell’intervento, individuando le risorse finanziarie necessarie pari a complessivi 70 milioni di euro. I lavori sono stati appaltati nel 2005 ed è stato realizzato l’adeguamento del tratto dalla Foce all’incrocio di Via Maddaloni. Sono state anche utilizzate le risorse destinate al Bisagno nell’ambito dell’accordo di programma  sui fondi residui delle colombiane, che hanno consentito di realizzare un ulteriore tratto di circa 130 metri, dall’incrocio di via Diaz con via Maddaloni e l’adeguamento del tratto in corrispondenza del piazzale prospiciente la fiera. Nel settembre 2010 la Regione ha firmato un nuovo accordo di programma che finanzia il secondo stralcio del secondo lotto di interventi per l’importo  di 35 milioni e 730 mila euro, di cui 5 milioni stanziati dalla Regione e 30 milioni con fondi del ministero dell’ambiente. E’ stato quindi nominato commissario straordinario il prefetto Giuseppe Romano e nell’aprile del 2011 è stato sottoscritto  un apposito protocollo d’intesa. Il commissario ha predisposto lo stralcio del progetto definitivo e ha indetto la procedura di gara di appalto ,che si è conclusa nel marzo 2012 con l’aggiudicazione dei lavori. Ad oggi, in attesa dell’esito dei ricorsi presentati da alcune delle ditte che hanno partecipato alla gara, non si è ancora proceduto alla stipula del contratto d’appalto e della consegna dei lavori. L’assessore ha concluso: «Relativamente alle affermazione del professor Rosso ricordo che il piano di bacino conferma le opere già individuate nel protocollo d’intesa per la messa in sicurezza del tratto del torrente Bisagno, sottoscritto tra Regione, Provincia  e Comune di Genova nel 1988. »

Siri si è detto parzialmente soddisfatto ed ha ribadito la necessità di evitare la cementificazione vicino ai torrenti. Al tal proposito ha invitato la giunta a rivedere la disposizione che riduce la distanza minima dai corsi d’acqua, che si deve rispettare per poter edificare e che, secondo Siri, è assolutamente insufficiente.


Blocco delle graduatorie dei fondi per l’abbattimento delle barriere architettoniche

Matteo Rosso (Pdl) ha presentato un’interpellanza  «per sapere se la Giunta regionale intenda ritirare la deliberazione del 3 febbraio scorso che sospende le graduatorie per la concessione di contributi per l’abbattimento delle barriere architettoniche». Il consigliere ha definito tale provvedimento “vessatorio” e ha invitato la Regione a «ricercare una soluzione mirata per far fronte a questa prioritaria e fondamentale esigenza».

Rosso ha spiegato che questo documento blocca le graduatorie per la concessione di contributi relativi all’abbattimento delle barriere architettoniche per il 2013 al punto che  le richieste da parte di chi ha diritto ad accedere ad un contributo in conto capitale non possono più essere acquisite dalle amministrazioni comunali. Secondo il consigliere «le lunghe liste di attesa sulla graduatoria regionale, che viene stilata annualmente con le richieste provenienti dai comuni, insieme alla carenza di risorse stanno creando una divaricazione pesante tra le domande di contributo presentate ed i progetti finanziati. Già per l’anno 2012 i progetti ammessi non verranno finanziati in toto ma secondo una percentuale che varia dal 40 al 50%».

Per la giunta ha risposto l’assessore alle politiche abitative, Giovanni Boitano: «Nella delibera del 3 febbraio proponevo una sospensione perché, senza alcuna copertura, non si poteva fornire alcuna risposta concreta. – ha detto –  Poi il 28 febbraio abbiamo individuato un percorso che va nell’indirizzo di fornire una risposta.  Intanto sono stati rivisti i criteri per i contributi da assegnare per gli ascensori, che vengono installati a servizio dell’intero condominio. Entro giugno, dopo un approfondimento con la consulta per l’handicap, intendo presentare una proposta per modificare questo tipo di contribuzione. Mi pare più giusto, infatti, assegnare il contributo al singolo portatore di handicap e non all’intero condominio che in qualche modo risparmia proprio per la presenza del disabile». Boitano ha quindi spiegato che, per reperire fondi a favore dell’abbattimento delle barriere architettoniche «con la delibera del 28 febbraio scorso abbiamo trovato modo di reperire i fondi necessari, circa due milioni, per far fronte all’arretrato e per quest’anno. Lo abbiamo fatto attingendo da revoche o rinunce a finanziamenti, nella misura del dieci per cento. Riusciremo così a dare le risposte sufficienti».

Rosso si è detto preoccupato: «Non vorrei che alla fine i risparmi privassero di servizi chi ne ha bisogno».


Mancata convocazione della consulta delle Istituzioni scolastiche autonome

La mancata convocazione della Consulta delle istituzioni scolastiche autonome (Isa), a tre anni dall’approvazione della legge che la istituisce, è stata al centro di un’interpellanza presentata da Lorenzo Pellerano (Liste civiche per Biasotti presidente). Pellerano ha ricordato che la legge regionale dell’11 maggio 2009,  “Sistema educativo regionale di istruzione, formazione e orientamento”, prevede l’istituzione della Consulta regionale delle Istituzioni Scolastiche Autonome (ISA) che deve esprimere una rappresentanza delle scuole statali e paritarie, delle istituzioni del primo e del secondo ciclo dell’istruzione, delle istituzioni scolastiche presenti nelle diverse Provincie liguri, dei dirigenti scolastici e presidenti di Consiglio di Istituto. Lo stesso provvedimento stabilisce che tale Consulta “può riunirsi autonomamente o venire convocata dall’Assessore regionale competente in ogni occasione reputata necessaria, al fine di acquisire pareri e formulare proposte relativamente alle iniziative regionali connesse al Sistema educativo regionale”. Pellerano ha ricordato che il 13 marzo 2010 si è costituito il Coordinamento Presidenti Scuole della Provincia di Genova che si pone, tra gli altri obiettivi, un’azione di coordinamento tra i Consigli di Istituto e di Circolo e la cooperazione tra genitori e tutte le componenti della scuola. La stessa Provincia di Genova nel maggio del 2010 aveva approvato la prima “Consulta Provinciale dei Presidenti delle Scuole e dei Genitori con figli a Scuola” della Provincia di Genova quale strumento di consultazione e, infine, il Municipio I Centro Est di Genova ha approvato l’istituzione della Consulta Municipale dei Presidenti dei Consigli di Circolo e di Istituto e dei Comitati dei Genitori. «Io stesso – ha dichiarato Pellereano – nella seduta consiliare del 10 maggio 2011, discutendo un’interrogazione sullo stesso argomento, avevo proposto all’Assessore Rossetti di avviare una prima convocazione della Consulta regionale, ma alla mia proposta non è stato dato alcun seguito. A questo punto voglio conoscere dalla giunta le motivazioni e le ragioni per cui, dopo più di tre anni dall’ istituzione della Consulta regionale delle ISA, questa non si è ancora riunita autonomamente o, tantomeno, è stata convocata dall’Assessore competente. Siamo di fronte ad una legge completamente inapplicata e alla mancata valorizzazione delle persone che potrebbero dare il loro contributo a migliorare il sistema scolastico».

Per la giunta ha risposto l’assessore alle Risorse finanziarie, istruzione, formazione, università Sergio Rossetti: «Effettivamente non sono stati completati tutti i processi previsti dalla legge regionale. Per funzionare, infatti, la consulta regionale dovrebbe avere un quadro legislativo stabile, ma in Parlamento è in discussione un testo di riforma nazionale degli organismi collegiali della scuola che, se approvato, avrà effetto anche sugli organismi collegiali di istituto. La proposta di legge all’attenzione della Camera dei Deputati prevede, ad esempio, il Consiglio regionale delle autonomie scolastiche. Di fronte a questa situazione, abbiamo scelto di tenere un atteggiamento prudente ma non passivo. Aspettiamo la conclusione dell’iter parlamentare della proposta di legge per decidere se riformare la legge regionale 18 oppure attivare tutte le consulte che la stessa legge prevede. In questo campo stiamo assumendo un ruolo partecipativo a livello nazionale. Posso rassicurare il Consiglio regionale che da parte della giunta non manca la sensibilità politica sui temi della partecipazione nelle autonomie scolastiche». Rossetti ha anche sottolineato le fasi ancora in corso per il dimensionamento scolastico

Pellerano si è detto: «soddisfatto a metà.  È importante – ha spiegato – che l’assessore abbia dato atto dell’importanza della partecipazione effettiva dei genitori al mondo della scuola, tuttavia la legge regionale di cui parliamo è di 3 anni fa e resta difficile capire perché per ben tre anni una legge regionale non abbia trovato alcuna applicazione. Di fronte al quadro nazionale incerto, era meglio convocare la consulta e spiegare i processi in corso. Anche sull’assetto e il dimensionamento scolastico era meglio convocare prima i genitori, per sentire le loro opinioni invece di metterli di fronte al fatto compiuto. Aspettiamo la nuova legge sulle rappresentanze ma non dobbiamo delegare Roma su nulla. E se una legge già esiste, conviene darne sempre applicazione».


Piano investimenti tunnel della Fontanabuona

Gino Garibaldi (Pdl) ha presentato un’interpellanza per sapere dalla giunta perché non è stato ancora presentato il piano degli investimenti per il tunnel della Fontanabuona e quali provvedimenti e decisioni l’Amministrazione intenda assumere urgentemente per la realizzazione di questa importante infrastruttura. «Siamo preoccupati, è inserita nel progetto della Gronda di Levante e, se non venisse realizzata, comporterebbe un grave danno all’economia e alla viabilità di tutto il Levante della Liguria. Voglio essere chiaro – ha detto Garibaldi – non cerchiamo polemiche, ma conoscere lo stato dell’arte, anche perché sulla stampa abbiamo letto articoli allarmanti» .

Il consigliere ha ricordato la recente notizia secondo cui non esiste il piano degli investimenti del progetto del tunnel di collegamento tra la Fontanabuona e la A12, all’altezza di Rapallo. «Tale infrastruttura – ha ricordato Garibaldi –  è da considerarsi strategica per il futuro del Levante ligure ed in particolare della Val Fontanabuona. La notizia sembra provenire dagli uffici della Regione, proprio quelli che avrebbero il compito di elaborare gli atti necessari alla promozione ed alla realizzazione dell’opera». Garibaldi, infine, ha sottolineato «che la realizzazione del tunnel fu collegata dal Presidente Burlando ai lavori per la Gronda di Ponente, anch’essa struttura fondamentale per Genova e la Liguria, ma con tempi di costruzione ancora incerti. Siamo di fronte ad una storia fitta di ostacoli e di passaggi non chiari. Tuttavia secondo noi del Pdl il tunnel va inserito nel primo lotto della gronda del Levante. Occorre sinergia fra tutti i protagonisti istituzionale e pieno coinvolgimento del territorio in tutti i passaggi. Abbiamo un progetto di fattibilità ma deve ancora essere finanziato il progetto preliminare. Ci preoccupa la posizione politica dell’amministrazione comunale di Genova sostanzialmente contraria alla Gronda di ponente. Occorre predisporre insieme un percorso fatto di tappe precise, non di incontri che non portano a nulla al cui termine deve esserci la realizzazione di un’opera importante per il territorio. Il tunnel si deve fare!»

Per la giunta ha risposto l’assessore alle infrastrutture Raffaella Paita: «A quest’opera ci teniamo tutti, quel territorio merita di essere collegato alla costa perché ha un potenziale enorme di sviluppo che va sbloccato realizzando le necessarie infrastrutture. L’interesse, quindi, è collettivo: di tutta una regione perché la Liguria ha bisogno di crescere. Mi rammarico, tuttavia, per le polemiche: ogni volta che a livello nazionale si legge che in Liguria non siamo armonizzati ci danneggiamo da soli. L’opera doveva costare  450 milioni di euro ma siamo riusciti a scendere ad una previsione di spesa di 230 milioni. Come Regione abbiamo finanziato il progetto preliminare, speriamo di vedere presto l’opera inserita nel piano dei finanziamenti Anas Autostrade Liguria. Quel progetto in Liguria ha ottenuto larghissimo consenso ora la nostra battaglia si sposta a Roma e dobbiamo essere compatti perché l’unione fa la forza».

Garibaldi ha ribattuto: «Il governo e il ministro vanno sollecitati: chiediamo alla giunta di redigere un testo scritto sullo stato dell’arte in modo da strappare certezze sui finanziamenti».


No unanime alla soppressione della prefettura di Imperia

All’unanimità è stato approvato un ordine del giorno, primo firmatario Giancarlo Manti del Pd ma sottoscritto da consiglieri di maggioranza e opposizione, contro la possibile chiusura della prefettura di Imperia. Il documento impegna il presidente e la giunta regionale “ad assumere urgentemente tutte le più adeguate iniziative nei confronti del Governo nazionale affinché sia possibile modificare e superare una decisione che, se assunta, porterebbe alla soppressione della Prefettura di Imperia, con il rischio di gravi conseguenze sul territorio anche dal punto di vista istituzionale”. La Lega Nord Liguria Padania non ha partecipato al voto: «Siamo d’accordo di abolire la prefettura ma chiediamo venga mantenuta la provincia» ha spiegato in proposito Francesco Bruzzone.

Nel documento si ricorda che il Governo intende procedere ad una razionalizzazione delle strutture dello Stato sul territorio nazionale attraverso accorpamenti e soppressioni di sedi e che la Prefettura di Imperia, sulla base dei criteri enunciati dal Governo, potrebbe essere soppressa, perché ha competenza su una provincia con meno di 350 mila abitanti.

Tale riduzione – si legge nel documento – non può prescindere dalle specificità e dalle emergenze presenti nei diversi contesti territoriali considerato, altresì, che l’eventuale soppressione della Prefettura potrebbe comportare il trasferimento in altra sede di altri organismi dello Stato (Questura, Comando provinciale dei Carabinieri, Vigili del Fuoco). La Prefettura di Imperia – conclude il documento – esercita un ruolo non valutabile sulla base di un semplice parametro numerico, dal momento che essa opera in una realtà di confine, alle prese con problemi rilevanti come hanno dimostrato le recenti vicende legate al fenomeno migratorio ed, inoltre, costituisce un presidio fondamentale per quanto riguarda la tutela della legalità”.

Giancarlo Manti  ha spiegato che sono arrivate dal governo nazionale una serie di indicazioni sulla razionalizzazione di tutti gli enti. «In termini teorici sono favorevole all’abolizione delle province e delle prefetture, considerando il significato e il ruolo che storicamente hanno avuto». Tuttavia – secondo Manti – quella imperiese è una situazione particolare: «La prefettura opera in una zona di frontiera con Francia e Principato di Monaco dove non mancano i problemi legati ai flussi migratori, con le relative emergenze umanitarie, alla presenza di molti frontalieri, ma anche a diffuse infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto sociale e politico. Insediamento che ha portato addirittura allo scioglimento per mafia di due consigli comunali: quelli di Ventimiglia e Bordighera.  In questa situazione la prefettura rappresenta un presidio di legalità».

Analoghe osservazioni ha svolto Sergio Scibilia (Pd): «Lo stato va risanato non in astratto ma rilanciando le tematiche di assetto e governo del territorio. Occorre ragionare sulle esigenze locali e fra esse c’è il mantenimento del tribunale di Sanremo, della prefettura di Imperia e il rapporto fra le provincie di Imperia, Savona e Cuneo».  

Marco Scajola (Pdl): «Voto convinto a favore dell’ ordine del giorno:  la prefettura di Imperia sta svolgendo un ruolo importante per il territorio. Siamo una zona di confine: le esigenze sono diverse da quelle di altre aree del Paese».


Taglio al contributo per il servizio bus dei frontalieri

All’unanimità è stato approvato l’ordine del giorno sottoscritto da alcuni consiglieri di minoranza (primo firmatario Marco Scajola del Pdl) che impegna la giunta “affinché al più presto, venga riconfermato il contributo per il servizio bus dedicato al trasporto sul posto di lavoro dei transfrontalieri. La Regione si impegna, inoltre, in collaborazione con la Rt a studiare la possibilità di istituire un servizio pubblico (trasporto di linea specializzato) per il collegamento con il principato di Monaco a favore dei lavoratori transfrontalieri”

Recentemente, infatti, è stato comunicato all’associazione dei ai lavoratori frontalieri Fai) il taglio del contributo pari a circa 20 mila euro per il servizio bus dedicato al trasporto sul posto di lavoro. Tale sostegno – spiega il documento – era stato erogato dalla Giunta regionale già nel 2011 con l’impegno di uan sua riconferma. Questo contributo, infatti, “permette ai frontalieri di avere un alleggerimento importante sulle spese di trasporto per recarsi al lavoro, e la sua cancellazionerappresenterebbe per loro un grave danno”.

Marco Scajola, primo firmatario dell’ordine del giorno, ha sottolineato l’importanza del finanziamento «per garantire un servizio che collega l’estremo ponente con il principato di Monaco. Accolgo con gioia che anche il pd con due suoi consiglieri abbia deciso di aderire a questa iniziativa».

Sergio Scibilia (Pd) ha ribadito l’importanza di venire incontri alle esigenze dei lavoratori tran frontalieri.

Alessio Saso (Pdl, ha chiesto che il Consiglio vigili perché l’ordine del giorno si trasformi in realtà .


Nomine nel cda della Società per Cornigliano

Ivan Pitto, che era stato indicato dalla Lega Nord – Liguria Padania , è stato designato componente del cda della Società per Cornigliano S.P.A.

Imprenditore, Ivan Pitto è nato a Genova 37 anni fa ed è laureato in Economia e commercio. E’ consigliere del direttivo di Confindustria Genova dal 2008 e, sempre in Confidustria Genova, ricopre altri incarichi fra cui quella nel Gruppo giovani.

La nomina è prevista dalla legge regionale 19 giugno 2002, n.22 (Costituzione della Società per la utilizzazione ed insediamenti socio-produttivi ambientalmente compatibili delle aree ex Ilva di Genova Cornigliano) con la quale la Regione Liguria ha promosso la costituzione di una società di scopo, nella forma giuridica di società per azioni.

Il Consiglio di Amministrazione è di durata triennale, è composto da cinque membri, tra i quali due designati dalla Regione Liguria: il Presidente della Giunta regionale, o un suo delegato, è componente del Consiglio di Amministrazione della Società insieme ad un componente eletto dal Consiglio


Relazione sull'attività svolta dal Difensore Civico della Regione Liguria nell'anno 2011. All’unanimità il Consiglio regionale ha preso atto della Relazione del Difensore civico della Regione Liguria sull’attività svolta nell’anno 2011.

I fascicoli aperti nel 2011 sono stati 526 di cui 328 definiti. Fra le questioni su cui i cittadini chiedono l’intervento del difensore civico spiccano quelle di natura pensionistica, seguite da quelle sanitarie e fiscali. Ma, come testimonia la relazione, i cittadini si rivolgono all’ufficio, spesso fraintendendone il ruolo, per avere consigli legali, per conoscere competenze o procedure proprie dell’Autorità Giudiziaria, per ottenere un appoggio morale o per esprimere il proprio risentimento verso l’Amministrazione Pubblica, sovente per chiedere informazioni di carattere generale o segnalare, in forma spesso anonima, disservizi di Pubbliche Amministrazioni. L’intervento del difensore civico si rivela in molti casi un efficace e concreto ausilio per il cittadino, talvolta disorientato o in difficoltà nel reperire in tempi brevi anche semplici, ma necessarie, informazioni. Solo nel secondo semestre 2011, l’Ufficio ha ricevuto, eccetto i normali contatti inerenti le pratiche in lavorazione, un totale di 506 contatti cosiddetti “informali” riguardanti i più disparati argomenti.

Sulla base delle competenze, le pubbliche amministrazioni maggiormente interessate dall’azione del Difensore civico nel 2011 sono state: gli enti locali in 287 casi, le Asl in 52 casi, ARTE in 46 casi, INPS/INPDAP in 39 casi, la Regione Liguria in 22 casi, gli enti erogatori di servizi in 23, le agenzie fiscali in 15, il MIUR in nove casi. Per problemi riguardanti ARSSU, INAIL ARPAL e altri. sono stati aperti 33 fascicoli.

Un capitolo a parte merita la tutela dei minori. In questo campo lo scorso anno il Garante è stato coinvolto in un progetto pilota ministeriale per minori vittime di abuso e sfruttamento sessuale, a cui partecipano il Comune di Genova, l’ASL genovese, il Tribunale e la Procura per i Minorenni, l’Ospedale Gaslini, i Pediatri di Famiglia. Un’importante segnalazione proveniente dalla Consulta Regionale per l’handicap ha messo in luce i disagi che hanno coinvolto alunni portatori di handicap relativamente all’assistenza scolastica. In particolare la problematica denunciata, relativa al sostegno scolastico, faceva riferimento al numero di disabili iscritti nelle scuole genovesi sensibilmente aumentato nella misura di 500 in più rispetto all’anno 2010 ai quali, a seguito di tagli e accorpamenti degli istituti scolastici, non sarebbe stato garantito il sostegno dovuto, rispettando il rapporto minimo di un insegnante di sostegno ogni due alunni diversamente abili. L’intervento dell’Ufficio del Difensore civico e dell’Assessore all’Istruzione hanno determinato l’adozione da parte del MIUR di un decreto che per l’anno scolastico 2011/12 ha previsto un aumento di 38 posti di sostegno per la Liguria.

Infine, è in corso un intervento presso un Comune dell’entroterra genovese per affrontare, insieme alla Associazione Genitori della Valle Scrivia, il problema del trasporto scolastico in periodo invernale.

Fra i singoli casi trattati spicca la vicenda di un minore disabile espulso proprio per ciò da una società sportiva di Loano, dove praticava con il fratello la pallacanestro. Un altro intervento è stato svolto a favore di un minore afflitto da gravi patologie ed iscritto alla scuola primaria di una cittadina rivierasca. I genitori avevano lamentato alcune carenze dell’attività didattica nei confronti del loro figliolo. Contattata dal Garante la Dirigente scolastica, questa si è fatta promotrice di incontri e riunioni di esperti del Consultorio e di docenti con la famiglia, con risultati positivi e concreti.

In materia sanitaria, a seguito di istanze di cittadini ed anche di casi riportati dalla stampa cittadina, è stato effettuato un intervento su una Azienda Sanitaria Locale per cercare di sensibilizzare la Direzione Generale dell’Azienda relativamente a disservizi nella prescrizione di accertamenti diagnostici in regime di urgenza. Tale intervento ha contribuito a determinare l’adozione di un provvedimento, adottato con delibera regionale, che ha definito una nuova procedura in merito al governo delle liste di attesa che prevede diversi gradi di accesso: urgente, breve, differibile e programmato.

Fra le altre numerose vicende affrontate, ci sono quelle relative a cittadini assegnatari di alloggi di proprietà dell’Azienda Regionale Territoriale per l'Edilizia, A.R.T.E., che si sono rivolti al Difensore civico per sollecitare la definizione di pratiche pendenti con gli Uffici dell’Azienda regionale.



Disegno di legge sulla soppressione del Crri.

E’ iniziato in aula il dibattito sul Disegno di legge 224 per la “Soppressione del Centro regionale per la ricerca e l'innovazione (Crri) e sugli interventi di semplificazione e razionalizzazione in materia di organi di enti regionali”.

Nella discussione generale sono intervenuti alcuni consiglieri regionali e l’assessore al Bialncio Rossetti. Il dibattito proseguirà domani con la votazione degli articoli e degli eventuali emendamenti.

Alessio Saso (Pdl) ha annunciato la propria astensione e ha dichiarato: «Con tutte le tutele per i lavoratori, il disegno di legge è largamente condivisibile. Si trattava di un ente inutile che, però, lo stesso presidente Claudio Burlando aveva creato 5 anni fa. Ora ci si è accorti che questo ente è assolutamente inutile» .

Matteo Rosso (Pdl) ha aggiunto: «Siamo arrivati tardivamente a capire che bisognava tagliare i rami secchi, comunque, meglio tardi che mai, tuttavia occorre una razionalizzazione delle società partecipate. Mi preme ricordare che il nostro gruppo ha avanzato in commissione una proposta di razionalizzazione facendo un lavoro organico e definito perché non vorrei mai che tagliassimo enti utili e poi non tagliassimo quelli totalmente inutili». Rosso ha lanciato un appello al presidente della II commissione Programmazione Bilancio affinché vengano affrontati anche con audizioni degli enti interessati, gli aspetti di una razionalizzazione più complessiva.

Lorenzo Pellerano (Liste civiche per Biasotti presidente), annunciando un voto di astensione, ha dichiarato: «Al consigliere Rosso va il merito di aver portato in commissione un provvedimento per avere un quadro d’insieme di una razionalizzazione imprescindibile, mi spiace che sia la crisi economica a portarci a fare scelte che andavano assunte già molti anni fa. Stride, infatti, intervenire su una realtà che sembra efficiente e che forse andava inserita in una razionalizzazione complessiva. C’è un po’ di imbarazzo su questo tema perché questa agenzia fu cresta pochi anni fa dal presidente Burlando e ora dobbiamo chiuderla, quindi tutto c’è stato un errore da parte della giunta».

Gino Garibaldi (Pdl) ha avanzato alcune perplessità: «Con questo disegno di legge si va a chiudere un certo che si occupa di ricerca e innovazione, un campo dove oggi tutto il mondo investe. Il Crri era stato creato con il nostro consenso perché andava verso il futuro e mi risulta che questo ente non è vero che non funzioni, quindi non capiamo perché si parta da questa foglia del carciofo. Non vorremmo fosse l’anello più debole di una serie di enti, infatti – ha aggiunto – non ci è stato detto che è un ente inutile, non ci è stato detto che lavoro ha fatto in questi anni e siamo anche preoccupati per la sorte del personale, su ncui ci sono cose non chiare. Non siamo, quindi, preoccupati per il taglio degli enti inutili, ma siamo preoccupati per come viene portato avanti questo processo, mi viene il sospetto che la giunta agisca per questioni di immagine e di copertura chiudendo un centro che inutile non è».

L’assessore al Bilancio Sergio Rossetti ha replicato: «Il centro che sopprimiamo non deve trarre in inganno perché non è un ente inutile, ma è nato in una fase storica completamente diversa in cui la spesa pubblica era in espansione con un impegno pubblico molto forte nell’ambito delle attività di sviluppo della ricerca con ben 8 poli di ricerca nelle diverse materie dell’Europa, enti di ricerca pubblici e privati e l’università tentavano di mettere insieme la ricerca con l’impresa». In quel contesto, secondo l’assessore, aumentavano anche i finanziamenti nazionali e europei poi dal 2009 al 2011 il quadro è cambiato. «prima di allora – ha ripreso Rossetti – non si parlava ancora di riduzione delle Province. Adesso, anche laddove le cose funzionano, dobbiamo comunque razionalizzare e ridurre i costi e rendere più efficace le agenzie in house, cioè non chiudiamo un ente inutile ma razionalizziamo le spese, perché alcune delle attività del Crri si sovrappongono a Liguria Ricerche, cioè un centro controllato da Filse. Insomma è stata necessaria una rivisitazione delle strutture che seguono questo settore». Rossetti ha quindi rassicurato sul futuro degli operato del centro: « Noi vogliamo collocare queste persone dove le funzioni del centro saranno riallocate salvaguardare le loro competenze. Infine ribadisco che non è vero che non siamo stati in grado di fare funzionare il Centro ma dobbiamo essere capaci di produrre più di prima, ma con meno risorse e questo porta a processi di aggregazione delle risorse».

L’esame del disegno di legge proseguirà nella seduta di domani.

Il disegno di legge, che si propone la semplificazione, la razionalizzazione e il contenimento della spesa pubblica in materia di enti regionali, dispone la soppressione del Centro regionale per la ricerca e l'innovazione (C.R.R.I.), che era stato istituito attraverso la legge regionale 16 gennaio 2007, n. 2 (Promozione, sviluppo valorizzazione della ricerca, dell’innovazione e delle attività universitarie e di alta formazione). Il disegno di legge disciplina l’attuazione dell’intervento, in particolare in relazione al trasferimento alla Regione del personale dipendente a tempo indeterminato del soppresso ente e la procedura di liquidazione con la nomina di un Commissario liquidatore. Il provvedimento dispone interventi di semplificazione e razionalizzazione della normativa in materia di organi di enti regionali attraverso la modifica di alcune leggi regionali di settore. E, infine, reca le disposizioni finali ovvero le abrogazioni e le modifiche di norme conseguenti alla soppressione del C.R.R.I.

La soppressione del Centro regionale per la ricerca e l'innovazione (C.R.R.I.) scatta dal decimo giorno successivo all’entrata in vigore della legge regionale. Tale termine consente alla Regione di provvedere agli adempimenti necessari per il trasferimento del personale conseguentemente alla soppressione dell’ente. La nomina del Commissario liquidatore è effettuata con deliberazione della Giunta regionale che ne stabilisce compiti e poteri. Le spese relative alla liquidazione restano a carico della liquidazione che vi provvede anche con risorse trasferite dalla Regione per iniziative non ancora attivate nel limite stabilito con la deliberazione della Giunta regionale. Entro trenta giorni dalla nomina, il Commissario deve predisporre la ricognizione complessiva delle attività e passività, un piano della liquidazione e delle risorse disponibili. La liquidazione del Centro deve concludersi entro il 31 ottobre 2012. Al termine della liquidazione è prevista l’approvazione da parte del Commissario di un conto consuntivo straordinario da trasmettere alla Regione e il trasferimento alla Regione delle risorse strumentali e finanziarie che residuano dalla liquidazione. Le funzioni e i compiti svolti dal soppresso C.R.R.I. saranno esercitate dalla Regione che può avvalersi di enti e istituzioni pubbliche e private operanti ne settore della ricerca, della innovazione e dell'alta formazione. Le risorse finanziarie e strumentali nonché i contratti attivi e passivi sono trasferiti agli enti individuati dalla Giunta regionale per la prosecuzione delle attività del C.R.R.I. Il personale dipendente a tempo indeterminato del soppresso C.R.R.I. il 1° maggio 2012 è trasferito alla Regione con decorrenza dalla data della soppressione.

Il disegno di legge, inoltre, razionalizza la disciplina generale relativa ai direttori generali degli enti strumentali, armonizzandola con le disposizioni successivamente intervenute nelle singole discipline di settore. A tal fine è stata introdotta la possibilità per l’Amministrazione di stipulare contratti con durata fino a cinque anni e sono state definite le caratteristiche necessarie alla nomina. Viene ribadita la natura di diritto privato del contratto di lavoro e lo conferma a tempo pieno.

Vengono modificati alcuni aspetti della disciplina riguardante il direttore generale dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente Ligure, contenuta nella legge regionale numero 20 del 2006: si introduce la possibilità che il direttore generale, su autorizzazione della Giunta regionale, svolga esso stesso le funzioni del Direttore scientifico e del Direttore amministrativo, qualora sia in possesso dei necessari requisiti, senza ulteriori oneri per l’Ente. In un’ottica di risparmio di risorse pubbliche, viene inserita la figura del Revisore dei conti unico in sostituzione del Collegio dei Revisori dei conti. Tali modifiche, secondo quanto disposto dal comma 12, producono i propri effetti a decorrere dal primo rinnovo dell’incarico di revisore.