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Consiglio regionale

La seduta odierna  

Interventi a favore della natalita’

E’ ripreso nel pomeriggio il dibattito sulla mozione sottoscritta dai consiglieri di minoranza (primo firmatario Matteo Rosso del Pdl ) con cui si impegna la giunta ad “adottare interventi mirati a tutela della maternità e a favore della natalità”

Il consigliere Rosso, presentando la mozione ha dichiarato: «Le interruzioni volontarie di gravidanza nel territorio ligure permangono sistematicamente e nettamente sopra la media nazionale; i tassi di natalità in Liguria sono ormai da molti anni i più bassi registrati in tutta Italia, tra le cause del ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza vi sono anche le difficoltà sociali ed economiche che le future madri devono affrontare, specialmente in questo momento di profonda crisi. Già in altre regioni, come la Lombardia si sono registrati esiti estremamente positivi di iniziative a sostegno della maternità. Occorre, quindi, garantire un sostegno per aiutare le donne che per ragioni economiche dovessero rinunciare alla maternità perché, al di là di ogni considerazione etica, l’aborto è un dramma. Occorre, inoltre, investire nella famiglia perché è un soggetto importante per la nostra società e, ricordo, che la Liguria è la regione più anziana d’Italia. Questa carta prepagata assicurerà, dunque, 300 euro mensilmente per le spese come biberon pannolini biscotti».

Giacomo Conti (Federazione della sinistra) si è dichiarato «meravigliato dell’intervento di Matteo Rosso, il suo intervento è un attacco al diritto delle donne all’interruzione di gravidanza, a livello nazionale lo era stato già anche il ricorso alla Corte costituzionale, che fortunatamente è stato respinto. Invito a riflettere anche sul diritto all’obiezione di coscienza che rischia di non far rispettare l’applicazione della legge 194. Inoltre mi chiedo dove si troveranno le risorse per finanziare un progetto del genere quando il governo Monti ha cancellato ogni sostegno al sociale e, quindi, la Regione dovrebbe procedere con risorse proprie. Io faccio una controproposta: azzeriamo tutto e costituiamo un fondo di 840 mila euro per le future mamme per i prossimi due anni e potenziamo i consultori della Regione Liguria. Così come è formulata, invece, questa mozione è un attacco ai diritti delle donne, come lo è l’attacco all’articolo 18, che non c’entra niente con lo sviluppo economico e che viola anche i diritti delle donne che intendono metter al mondo un figlio».

Alessio Saso (Pdl) ha spiegato: «I margini di incontro su questo tema mi sembrano modesti, al contrario la mozione di Rosso è molto pratica ma, se volessimo intenderla sul piano etico, ideologico e religioso, sarebbe addirittura nel campo della sinistra. Nessuno mette in discussione la legge sull’aborto perché la 194 è una legge a favore della maternità e non dell’aborto perché quest’ultimo resta comunque un dramma e se un aiuto economico può evitarlo, è meglio. Ricordo, inoltre, che una parte di coloro che chiederebbero il contributo sarebbero le cittadine straniere. Siamo a 35 anni dall’entrata in vigore della legge 194 non possiamo essere inchiodati posizioni superate, invece mi sembra che la sinistra abbia riflessi condizionati alla Pavlov ».

Maruska Piredda (Idv) ha annunciato la presentazione di un ordine del giorno sull’argomento e ha aggiunto: «Apprezzo l’intento di questa mozione di tutelare la maternità ma sull 194 dobbiamo associare al termine di maternità l’aggettivo consapevole perché di lì passa la tutela della maternità. In maggioranza ci siamo presi il tempo necessario e abbiamo predisposto un ordine del giorno ma non crediate che 300 euro siano sufficienti per convincere una donna a non abortire. Questa maggioranza, invece, è unita a sostegno della maternità e della natalità, che passa attraverso una serie di servizi, come gli asili nido, su cui noi siamo ai migliori posti in Italia, dobbiamo quindi costruire una serie di servizi che vadano a tutelare la maternità e la paternità. Questo percorso va iniziato nella scuola con l’educazione sessuale e la prima tutela della maternità sta nel fatto che una donna, quando aspetta un figlio, non perda il lavoro».

Raffaella Della Bianca (Gruppo misto-Riformisti italiani) ha ribattuto: «Partiamo da questa mozione per affrontare il tema del calo demografico. I problema non è solo di una crisi economica che dipende solo da altri, qualcosa dipende anche da noi, se oggi sono i vecchi che mantengono i giovani e non più viceversa. Oggi più del 30% è disoccupato e tutto questo ha anestetizzato la voglia di rischiare nei giovani: nemmeno un italiano, per esempio, si è presentato recentemente ad un corso per panificatori che era stato indetto in Lombardia. I dati sono allarmanti, quindi, prima dobbiamo affrontare il problema culturale fuori dagli schieramenti e dobbiamo avere senso di responsabilità e riflettere sulla possibilità di dare un contributo anche modesto; del resto tutte le regioni hanno già adottato un sistema di aiuto».

Ezio Chiesa (Gruppo Misto-Liguria viva) ha dichiarato: «Io sono per difendere 194 e non credo che con le poche risorse che mettiamo a disposizione per le donne che aspettano un figlio risolviamo i problemi. Se tutti ci spogliamo delle questioni ideologiche sarebbe meglio. Io ribadisco, dunque, quanto detto in commissione, cioè si potrebbe scegliere un consultorio e mettere a disposizione 20 mila euro con un rpogetto sperimentale per favorire questa incentivazione alla maternità e vediamo che risultati ottiene. Occorre infine un’azione preventiva che dalle scuole deve accompagnare la donna versoi la maternità».

Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente), che ha firmato la mozione, ha ricordato che lo spirito della 194 «era a tutela della maternità tuttavia anche in passato anche governi di ispirazione cattolica non si sono fatti carico di creare le strutture necessarie per agevolare la donna che intende mettere al mondo un figlio. Apprezzo, quindi la proposta di Chiesa e credo si possa trovare un compromesso per creare un punto di ascolto e di aiuto per le donne separando la fede e la religione dalla vita politica».

Giancarlo Manti (Pd) ha aggiunto: «Credo che si debba essere asettici e non apprezzo quando la minoranza ne fa una battaglia politica facendo confusione fra ciò che è dovuto a Cesare e ciò che è dovuto a Dio. Io sono per la libera scelta dalle donne. Questa mozione contiene, comunque, elementi di positività soprattutto perché coglie le difficoltà che le donne incontrano e io ne prendo la parte non ideologica Il tema è comunque reale e si deve considerare un sistema di servizi che sta intorno alla donna, altrimenti si va a varare una leggina mancia che è umiliante per il ruolo della donna e della famiglia. Io, quindi, non voterò a favore ma neppure contro questa mozione».

Gino Garibaldi (Pdl) ha spiegato: «Questa mozione non è stata presentata per andare ad intaccare la legge 194 che è una legge degli italiani ma con questa mozione non vogliamo andare ad intaccare nulla di fronte ma registriamo un momento delicato perché uno dei tanti motivi del calo della natalità è quello economico, ecco perché proponiamo il buono bebé».

Luigi Morgillo (Pdl) ha dichiarato: «Ho seguito l’iter di questa mozione sia in consiglio che in commissione e, avendo letto l’odg presentato oggi dalla maggioranza, assistiamo da parte del Pd solito giochino squallido di anteporre i problemi di maggioranza quando l’opposizione fa proposte concrete. Noi non stiamo attaccando la legge 194 come non lo hanno fatto altre regioni che hanno assunto iniziative analoghe a questa. La maggioranza dice che 300 euro al mese di buono non sono sufficienti? Ci sono progetti privati che con 180 euro hanno salvato 15 mila bambini senza un euro di contributo pubblico Il vostro ordine del giorno, invece, mi sembra uno strumento per lavarvi la coscienza e alla fine non avrete salvato un dei bambini che avrebbero dovuto nascere».

Per Matteo Rossi (Sel) «La minoranza ha creato una finzione che agisce nell’immaginario collettivo per cui la destra è a favore della famiglia mentre gli altri, i comunisti, mangiano i bambini. Voi a livello nazionale volete creare i presupposti per abrogare la legge che vietava le dimissioni in bianco e poi, qui, portate all’ordine del giorno del consiglio una legge mancia. La destra è stata al governo per anni: perché non ha fatto le leggi che ci sono in Francia su questo terreno? La vostra è una proposta demagogica».

Interventi a favore della natalita’E’ stata respinta con 12 voti a favore (centrodestra e il presidente del Consiglio Rosario Monteleone, Udc), 16 contrari (Pd, Idv, Sel, Federazione della sinistra) e un astenuto (Ezio Chiesa, gruppo Misto-Liguria viva)  la mozione sottoscritta dai consiglieri del Pdl (primo firmatario Matteo Rosso del Pdl) e da Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente) con cui si impegnava la giunta ad “adottare interventi mirati a tutela della maternità e a favore della natalità”. Nella stessa seduta è stato approvato un ordine del giorno (primo firmatario Maruska Piredda, Italia dei Valori) con 22 voti favorevoli (maggioranza), 9 voti contrari (Pdl e Liste civiche per Biasotti presidente) e 2 astenuti Bruzzone (Lega Nord Liguria-Padania) e Raffaella Della Bianca (Gruppo Misto-Riformisti italiani) con il quale si impegna la giunta a sostenere gli interventi finalizzati a tutelare la maternità come scelta libera e consapevole. L’ordine del giorno approvato “impegna la giunta a sostenere gli interventi finalizzati a tutelare la maternità come scelta libera e consapevole, a sostenere concretamente la donna nella rimozione degli ostacoli alla maternità  derivanti  da condizioni socio-economiche, attraverso l’intervento integrato  dei servizi territoriali, così come previsto dalla legge 328/2000 “legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali” e della legge regionale 12/2006 “Promozione  dei servizi sociosanitari”. Si chiede inoltre l’impegno per offrire, preventivamente, un’ampia e completa informazione,  iniziando dalla scuola, rispetto a diritti e doveri relativi alla maternità/paternità e un’educazione  a comportamenti sessualmente responsabili. Si sollecitano specifici interventi di informazione e sensibilizzazione  sui diritti di cittadinanza, con particolare attenzione  a quelli destinati alle donne straniere, da attuare anche attraverso una specifica mediazione culturale e linguistica. Per le azioni sollecitate  si indicano i consultori familiare che, a detta dei firmatari, devono essere potenziati. Si invita la giunta a reperire, compatibilmente  con le possibilità, le risorse di bilancio necessarie per mettere in atto le azioni sopra indicate. Infine si chiede alla giunta di richiedere al Governo il ripristino  del Fondo nazionale per le politiche sociali e di inserire le azioni di sostegno  alla maternità e alla natalità sopra indicate nel “Piano sociosanitario integrale”, da presentare in Consiglio regionale entro l’anno.   Nel dibattito sull’ordine del giorno sono intervenuti Roberto Bagnasco (Pdl) che ha invitato a ragionare «senza pregiudiziali ideologiche» e aveva chiesto alcune modifiche al testo là ove riconosce la qualità dei servizi offerti dalla Regione in questo campo.Luigi  Morgillo  (Pdl) ha annunciato il proprio voto contrario «pur condividendo il senso del ordine del giorno, perché non accetto che qualcuno della maggioranza sia uscito e sia poi ricomparso in aula quando si doveva votare l’ordine del giorno».Contrari si sono dichiarati anche Matteo Rosso (Pdl), che ha rimarcato che non c’è stato un «rifiuto ideologico da parte della maggioranza di discutere insieme il documento che è stato presentato in modo scorretto direttamente in aula»,  Alessio Saso (Pdl), Lorenzo Pellerano (liste civiche per Biasotti presidente), che hanno rimarcato che l’ordine del giorno è generico e non avrà nessun effetto pratico. Stessa valutazione per Francesco Bruzzone (Lega Nord Liguria-Padania) «questo documento, che posso anche condividere,  non avrà nessun effetto ma rispetto alla mozione, che aveva un  intento costruttivo, nell’odg di concreto non c’è nulla». Secondo Marco Melgrati (Pdl) quando «andremo a valutare il risultato di questo odg mi verrà da ridere, il contenuto è condivisibile ma resta un foglio di carta rispetto alla mozione». Antonio Miceli (Pd) ha dichiarato inammissibile la richiesta di modifica di Bagnasco e ha ribadito che «dopo l’Emilia Romagna la Liguria è la regione con il maggior numero di servizi per l’infanzia». A favore si è dichiarato anche Giancarlo Manti (pd) mentre Aldo Siri (liste civiche per Biasotti presidente) ha denunciato «i giochetti da ambo le parti mentre si poteva produrre un documento comune». La mozione respinta impegnava la giunta ad “adottare interventi mirati a tutela della maternità e a favore della natalità  volti a sostenere socialmente ed economicamente le madri in gravidanza che, pur versando in situazioni di difficoltà, scelgono comunque di non ricorrere all’interruzione di gravidanza; a strutturare tali interventi tramite consultori familiari pubblici e privati debitamente registrati in apposito, istituendo, elenco”. Il documento impegnava, inoltre l’Assemblea legislativa, a “prevedere anche un contributo economico mensile, specie con carta prepagata di 300 euro per collaborare a far fronte alle spese relative alle nascite; ad elaborare linee guida operative per l’erogazione degli interventi e per la collaborazione tra i consultori e ad istituire uno specifico fondo regionale finalizzato a sostenere gli interventi e ad adottare opportune linee guida per il loro finanziamento”. La mozione prevedeva, infine lo stanziamento di 840 mila euro per il primo anno di erogazione degli interventi e forme di verifica e controllo dell’efficacia degli interventi medesimi prima di considerare la proroga degli stessi all’anno successivo. Nel documento si fa riferimento allo Statuto della Regione Liguria, alla legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, alla legge regionale per la Promozione del sistema integrato di servizi sociali e sociosanitari.  Il dibattito era iniziato nel primo pomeriggio con una serie di interventi (Vedi comunicato precedente numero 056) ed è proseguito per buona parte della seduta con i seguenti interventi di consiglieri di maggiorana e minoranza e dell’assessore RambaudiMarco Scajola (Pdl)  ha detto: «Le donne non devono essere costrette a rinunciare ad una esperienza fantastica come la gravidanza per ragioni economiche. La sinistra, quando si parla di questi temi, si trova in enorme difficoltà. Non a caso con il suo ordine del giorno  ha scopiazzato e sfruttato il nostro lavoro senza per altro raggiungere niente di concreto. Cosa fa la Regione Liguria per le donne liguri? Come la aiuta ad affrontare una crisi terribile? Invito la maggioranza a studiare insieme un modo per dare un contributo concreto a delle donne che vogliono portare avanti al gravidanza».Francesco Bruzzone (Lega Nord Liguria-Padania)  «Siamo favorevoli alla mozione e ai suoi intenti sopratutto dal punto di vista politico. Per constatare che la maggioranza è in difficoltà basta osservare l’iter di questa mozione. Dopo un lungo tira e molla,  dai suoi esponenti è venuto fuori un ordine del giorno  volto solo a salvare la loro faccia. Il loro impegno non è stato affrontare in modo serio l’argomento ma venire fuori dall’inghippo. Comunque il tema si impone nei fatti e deve essere affrontato». Nicolò Scialfa (Idv)  «Il tema è forte la 194 c’entra al di là delle intenzioni. Purtroppo L’Italia non è un paese laico, e nel bene e nel male dobbiamo fare i conti con un convitato di pietra: la Chiesa cattolica. La Francia è laica ed è per questo che è più avanti di noi anche nel sostegno alla maternità.  In Italia c’è una condizione antropologica tendente ad un atteggiamento fascista nei confronti delle donne. Il “bonus bebé” rispolvera il meccanismo del bonus per la scuola privata. Occorre ricordare che la famiglia non è quella che viene dipinta nello schema tradizionale per questo occorre una politica per la donna non perla famiglia. Possiamo ragionare sui 300 euro, ma il tema vero non è questo» .Roberta Gasco (Pdl)  «Portare dentro di sé un’altra vita è l’emozione più grande e proprio per questo non posso pensare che ci siano delle donne che non possono provare questa gioia per problemi economici. Il numero di aborti sta crescendo in maniera esponenziale: 300 euro sono pochi ma si comincia sempre con piccoli passi. Speriamo che con la legge sulla famiglia  in discussione la Regione intervenga in altro modo e con altri strumenti: case famiglia, convenzioni, consultori. Soprattutto questi ultimi devono essere veramente un luogo dove la donna trova un sostegno morale forte. Mi auguro che siano sempre di più le donne che portano avanti il progetto di una nuova vita» .Roberto Bagnasco (Pdl) ha ricordato: «Il nostro capogruppo, con grande impegno, ha tentato più volte di condividere all’interno della commissione, se non con tutti, con gran parte del Consiglio, una mozione che è profondamente etica e che non ha nulla di ideologico e religioso. Che vuole solo tentare di salvare qualche vita. I denari, se si vuole, si possono trovare. Avremmo potuto e dovuto trovare una condivisione maggiore. Non c’è nulla, nel testo che abbiamo proposto, che ci possa dividere, se qualcuno non lo vota lo fa strumentalmente e con forti caratterizzazioni politiche» . Lorenzo Pellerano (Liste civiche per Biasotti presidente)  : « E’ vero che la mozione della minoranza parla della 194 perché parla di aborto, ma non la mette in discussione. Rappresenta solo una possibilità che la Regione potrebbe dare alle donne. La nostra Regione sul tema della natalità e del sostegno alla famiglia non sta facendo nulla. L’aborto è un diritto ma noi vogliamo affermare il diritto a dare la vita e il diritto al nascituro di nascere». Massimo Donzella (Noi per Claudio Burlando)  ha riconosciuto: «Il tema è complicato dal punto di vista etico e giuridico. Tutti noi abbiamo il desiderio di aiutare una madre e una donna in gravidanza però quello che nella mozione della minoranza mi trova fortemente perplesso è che non tiene minimante contro di quello che sono gli ostacoli da rimuovere. Pensare di allevarli con 300 euro è spacciare una illusione per la realtà. Ci sono elementi imprescindibili di aiuto ad una donna che deve fare una scelta libera e consapevole. La mozione è carente in troppi aspetti. La critica alla Regione Liguria è ingiusta i  fondi sono limitati le scelte devono essere fatte e noi i pochi fondi che avevamo li abbiamo destinati alle vittime delle calamità» .  Lorena Rambaudi, assessore alle Politiche sociali, terzo settore, cooperazione allo sviluppo, politiche giovanili, pari opportunità  ha sottolineato che il suo assessorato non è l’unico che dovrebbe essere coinvolto nelle azioni di sostengo alla natalità e alla famiglia. «C’è una grande distanza fra la discussione politica e la concretezza della realtà. Usciamo da un periodo, quello del governo Berlusconi, in cui il centro destra ha enfatizzato il tema della famiglia senza poi mettere davvero in campo politiche vere. Occorre un incrocio di politiche del lavoro, abitative, dell’immigrazione, dell’inserimento sociale. Serve una politica che non respinga e che si cali in un’ottica trasversale. Su questi temi ci sono dimensioni valoriali, non ce lo dobbiamo nascondere: ognuno ha i propri valori, l’importante e al di là dei valori è che si trovi una convergenza concreta sulla operatività. Non è vero che la Regione Liguria non fa niente nell’ambito delle politiche trasversali perché anche nel più piccolo comune ligure c’è un percorso di accompagnamento delle persone dall’infanzia con la rete degli asili nido, una rete diffusa e di buona qualità. Importante è la rete dei consultori che attraversano un momento  difficile per i tagli sanità ma danno comunque un grande contributo. Stiamo facendo il piano integrato socio – sanitario e constatiamo che forse la prima spesa nei comuni liguri è quella per i servizi sociali, nonostante oggi  attraversino un momento di grave difficoltà finanziaria.  Sull’aborto non sono solo le motivazioni economiche alla base del rifiuto della maternità. Inoltre siamo più favorevoli ad una erogazione di servizi che di contributi personali. Occorre considerare poi che oggi la nostra situazione finanziaria è disastrosa: non riusciamo a compensare il taglio a livello nazionale. Di fatto è saltato il livello di sussidiarietà verticale e sarà sempre difficile mantenerne il livello attuale dei servizi».Matteo Rosso (Pdl) ha replicato: «Alcuni interventi mi hanno colpito e amareggiato. In quanto alla legge 194, va riconosciuto il diritto di chi non vuole abortire ma va tutelato chi vuole portare avanti la gravidanza e questo va detto e sostenuto con atti concreti. L’ordine del giorno della maggioranza avrebbe dovuto essere portato in commissione e confrontato con la nostra mozione. Si poteva raggiungere una posizione comune. Avremmo messo senza problemi il riferimento alla 194. Il supporto economico che proponiamo forse era poca cosa, ma rappresenta comunque un aiuto. L’atteggiamento della maggioranza non porta a nulla».       Difesa della centrale del latte di Fegino e della zootecnia ligureAll’unanimità è stato approvato un ordine del giorno, primo firmatario Matteo Rossi (Sel), sottoscritto da consiglieri di maggioranza e opposizione, in difesa della centrale del latte di Fegino, a Genova,  e della zootecnia ligure. Con il documento si sottolinea che dopo 75 anni di attività produttiva la centrale del latte di Fegino rischia di scomparire «per chiusura dello stabilimento». Si ricorda che presso la centrale operano 75 lavoratori e l’indotto è costituito da circa 200 tra allevatori, trasportatori e cooperative. «Il rilancio e lo sviluppo della centrale del latte di Genova potrebbe essere al centro di un polo alimentare ligure», si legge nel documento che esprime «solidarietà  ai lavoratori in lotta contro la chiusura dello stabilimento da parte della Parmalat». Si chiede pertanto alla giunta di attivarsi concretamente per difendere i lavoratori e la zootecnica ligure, in particolare aprendo un tavolo di confronto con la Parmalat, relativamente al suo piano industriale.