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Consiglio regionale

Erogazione dei farmaci a base di cannabinoidi
All’unanimità è stata approvata la proposta di legge 125 “Modalità di erogazione dei farmaci e delle preparazioni galeniche a base di cannabinoidi per finalità terapeutiche”.
La legge è stata presentata dai consiglieri Alessandro Benzi e Conti (Federazione della sinistra) e Matteo Rossi (Sel).  Ai firmatari si è poi aggiunto Stefano Quaini (Idv). Sono stati approvati due emendamenti integrativi proposti dall’assessore alla salute, Claudio Montaldo. Uno, in particolare, consente anche ai medici oculisti di prescrivere questi farmaci.

La legge stabilisce che La Regione Liguria detti le disposizioni organizzative relative all’utilizzo dei farmaci cannabinoidi per finalità terapeutiche da parte degli operatori e delle strutture del Servizio Sanitario Regionale, salvaguardando l’autonomia e la responsabilità del medico nella scelta terapeutica e dell’evidenza scientifica.
Secondo il provvedimento i  derivati della Cannabis, sotto forma di specialità medicinali o di preparati galenici magistrali, possono essere prescritti dal medico specialista in anestesia e rianimazione, oncologia e neurologia. I farmaci cannabinoidi sono a carico del Servizio Sanitario Regionale e sono prescritti dai medici di medicina generale solo in seguito a una indicazione terapeutica formulata dai medici specialisti in cui lo specialista stabilisce la durata del piano terapeutico e la sua ripetibilità. Anche i medici specialisti operanti nei Centri di cure palliative pubblici e convenzionati possono fare la prescrizione
Secondo il provvedimento l’inizio del trattamento può avvenire in ospedale o in strutture a esso assimilabili, compresi day-hospital e ambulatori; i farmaci sono acquistati dalla farmacia ospedaliera a carico del Servizio Sanitario Regionale, anche nel caso del prolungamento della cura dopo la dimissione del paziente. Le strutture di ricovero ospedaliero accreditato devono assistere i medici nella reperibilità dei farmaci.
In ambito domiciliare, in caso di cura realizzata con queste modalità ma utilizzando farmaci esteri importati, il farmacista del servizio pubblico consegna direttamente i farmaci importati al medico o al paziente, dietro pagamento del solo prezzo di costo richiesto dal produttore e delle spese accessorie riportate nella fattura estera. Nel caso di preparazioni galeniche magistrali per un utilizzo extra-ospedaliero, fornite da farmacie private su presentazione di prescrizione del medico specialista, la spesa per la terapia è a carico del paziente, quando è prescritta su ricettario bianco. La spesa resta a carico del Servizio Sanitario Regionale solo qualora il medico che fa la prescrizione sia alle dipendenze del servizio pubblico e utilizzi il ricettario del Servizio Sanitario Regionale per la prescrizione magistrale.
Nel caso di inizio del trattamento in ambito ospedaliero o assimilato, il paziente in condizione di cronicità può proseguire il trattamento domiciliare senza spese presentando alla farmacia ospedaliera ogni mese una nuova ricetta, o ogni tre mesi se utilizza farmaci importati, redatta da uno dei medici ospedalieri che lo hanno in cura. Nel caso di trattamento avviato in ambito domiciliare, la terapia inizia o continua presentando ogni tre mesi la prescrizione redatta dal medico di medicina generale, su indicazione dello specialista, alla farmacia della ASL del territorio di residenza del paziente. Il rinnovo della prescrizione è in ogni caso subordinato ad una valutazione positiva di efficacia e sicurezza da parte del medico che la prescrive, valutata la variabilità individuale dell’efficacia terapeutica.
La Regione promuove periodicamente una specifica informazione ai medici interessati operanti nella Regione e ai farmacisti preparatori operanti nelle farmacie galeniche ed effettua un monitoraggio sull’andamento del trattamento del dolore cronico, anche per le patologie che utilizzano farmaci cannabinoidi impegnandosi a promuovere la massima riduzione dei tempi di attesa . Per ridurre l’aggravio delle spese fisse per unità di prodotto la Giunta regionale adotta un provvedimento per la centralizzazione degli acquisti presso un’unica Asl capofila e attiva una convenzione con lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze per la produzione e lavorazione di Cannabis medicinale coltivata in Italia o con un altro soggetto dotato delle medesime autorizzazioni.
Ogni anno la Giunta regionale presenterà al Consiglio regionale una relazione sull’attuazione della legge e il rapporto costi-benefici sia per il profilo sanitario, sia per il profilo socio assistenziale. Nella relazione saranno indicati, inoltre, i risultati raggiunti nel periodo di riferimento, le convenzioni stipulate e la loro attuazione, le eventuali criticità riscontrate nell’attuazione insieme alle soluzioni proposte o avviate per superarle.

La discussione è stata aperta da Matteo Rossi (Sel) che ha illustrato la proposta di legge: «Il Ministero della Salute – ha spiegato Rossi – con il decreto del 18 aprile 2007, ha aggiornato le tabelle delle sostanze stupefacenti e psicotrope e ha posto nella tabella II delle sostanze stupefacenti dotate di proprietà terapeutiche, alla sezione B, alcuni cannabinoidi naturali o di sintesi della cannabis. Ciò rende possibile prescrivere ed utilizzare questi principi attivi, quindi permette di disporre di un ulteriore strumento terapeutico per la cura palliativa del dolore o per applicazioni terapeutiche in molte tipologie di disabilità fisiche e mentali. Con il riconoscimento e la regolamentazione dell’accesso ai derivati medicinali della pianta di cannabis e degli analoghi sintetici, avvenuta nel nostro Paese solo in questi ultimi anni, lo scenario è mutato e la fruizione della terapia è un dato acquisito, ma è necessaria una legge regionale applicativa delle norme quadro nazionali, al fine di evitare perdite di tempo nocive per il malato». Il consigliere ha precisato: «Oltre alla terapia palliativa del dolore e all’utilizzo in neurologia ed oncologia, o come lenitivo degli effetti collaterali della chemio e della radio-terapia, molte sono le patologie e i disturbi a cui la cannabis terapeutica può dare risposte efficaci, tra cui il glaucoma, l’epilessia, numerose patologie neurologiche, alcune patologie psichiatriche, malattie degenerative quali l’Alzheimer e il Parkinson. Vista l’utilità terapeutica della cannabis, per ridurre i tempi e i costi per il Sistema Sanitario Regionale l’articolo 6 prevede la stipula di una convenzione con lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze. Tale accordo consentirà ai malati e al Servizio Pubblico della nostra regione  di non dipendere esclusivamente dalle importazioni».
«Con questa legge la Regione Liguria si pone all’avanguardia per la tutela dei diritti del malato  – ha concluso Rossi –  superando gli ostacoli ideologici che hanno ritardato in Italia l’utilizzo di questi farmaci. Da oggi la Liguria si mette alla pari di paesi dove da decenni ormai vengono utilizzati i cannabinoidi a fini terapeutici: Germania, Svizzera, Gran Bretagna, Canada e USA. Dal punto di vista economico non ci dovrebbero essere aggravi di costi sul Servizio sanitario nazionale perché i derivati dalla cannabis sottoforma di specialità medicinali o di preparati galenici magistrali andranno eventualmente a sostituire medicine altrettanto onerose».
Matteo Rosso (Pdl): «Oggi è stata scritta una pagina positiva per i cittadini. E’ un segno di civiltà autorizzare l’utilizzo di questi farmaci che possono alleviare il dolore e nel momento in cui sarà pubblicata, questa legge darà un grosso aiuto ai pazienti. Abbiamo lavorato bene e tutti insieme e là dove c’erano sfaccettature ideologiche le abbiano  tolte».
Stefano Quaini (Idv), presidente della Commissione salute e sicurezza sociale,  ha sottolineato che il varo della legge è stato preceduto da numerose audizioni di esperti nella competente commissione: «Finalmente in Italia si inizia ad andare verso l’utilizzo dei cannabinoidi a scopo terapeutico. La legge che stiamo approvando fa della Liguria una Regione “battistrada” in questo senso  D’altro canto la Liguria nella terapia del dolore non è seconda a nessuno, ha una rete molto efficiente».
Giancarlo Manti (Pd) ha puntualizzato: «Questa legge affronta la questione non solo da un punto di vista medico ma anche sociale, quale è il diritto del malato alla cura»
Alessio Saso (Pdl): «La questione è stata affrontata senza pregiudiziali di tipo ideologico e mi pare che da queste premesse siano derivati buoni frutti. Parliamo di una legge che può soltanto fare del bene e non può essere utilizzata per altre finalità»
L’assessore alla salute Claudio Montaldo ha proposto due integrazioni, assunte in consiglio come emendamenti approvati all’unanimità, e ha ribadito il suo apprezzamento per la legge: «Voglio sottolineare il lavoro introduttivo svolto in commissione al quale hanno preso parte tutti i gruppi».
Roberto Bagnasco (Pdl), nell’annunciare il voto «profondamente convinto» del suo gruppo ha aggiunto: «Nel lavoro in commissione c’è stato un estremo equilibrio. Sono state recepite le indicazioni che anche noi abbiamo fornito. Riteniamo che questa sia una legge di grande importanza per i cittadini».

Messa in mora della discarica della ex Stoppani
Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente) ha affrontato con un’interrogazione la situazione della discarica di Molinetto dell’ex impianto chimico Stoppani di Cogoleto.
Siri ha ricordato che la Commissione UE ha deciso di aprire una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per 102 discariche non in linea con le norme europee e che Bruxelles ha inviato a Roma una lettera di “messa in mora” delle discariche, che è la prima tappa del procedimento di infrazione, cui l’Italia avrà due mesi per rispondere, pena il proseguimento della procedura. Fra questi siti in esame compare anche la discarica dell’ex “Stoppani” a Molinetto, tra Arenzano e Cogoleto, che «secondo l’UE è priva di sistemi di raccolta delle acque piovane, di un impianto di riduzione del percolato, di un piano di gestione trentennale, tanto che sarebbe messo a rischio, in futuro, l’ambiente e la salute pubblica». Il consigliere ha sottolineato che questa discarica è localizzata in un sito di interesse nazionale ed è sottoposta al commissariamento da parte del Ministero dell’Ambiente, che ha nominato Commissario straordinario il Prefetto di Genova.
«Nonostante siano stati spesi circa quaranta milioni di euro – ha aggiunto Siri – gli interventi fino ad oggi attuati per la messa in sicurezza dell’intero sito sono risultati del tutto insufficienti, visto che non si è ancora iniziato con i lavori di bonifica. E il commissario ha fissato come priorità l’avvio dei lavori di adeguamento per la messa in sicurezza della discarica, il cui costo ammonterebbe a circa due milioni di euro».
Siri ha, quindi, chiesto alla giunta «nel caso non esista ancora la copertura finanziaria, le modalità e le tempistiche con cui verranno reperiti i finanziamenti necessari ad avviare i lavori di messa in sicurezza e se esistano garanzie certe che l’avvio dei lavori comporti l’arresto della procedura di infrazione aperta dalla Commissione UE che, sebbene formalmente sia contro lo Stato, ha di fatto pesanti ricadute sulla Regione».
Per la giunta ha risposto l’assessore all’ambiente Renata Briano: « Le risorse per iniziare la  messa in sicurezza  ci sono, il progetto è stato  approvato e la è gara partita», ha detto, ricordando quanto avvenuto negli ultimi anni: «Il Molinetto non fa parte del sito di interesse nazionale ma, anche su richiesta degli enti locali, abbiamo chiesto al commissario di farsene carico. Abbiamo lavorato per molti anni, insieme al Comune, per andare nella direzione della messa in sicurezza del sito. Un importante ruolo è stato giocato dalla Provincia di Genova che, grazie ad una fideiussione, ha sbloccato circa un milione di euro, e si è così potuto dare il via ad una gara per individuare una società che gestisca il lavoro di messa in sicurezza ha dato il via. Per quanto riguarda i quaranta milioni di euro di cui parlava Siri, va detto che sono stati utilizzati anche per la bonifica degli arenili ed altri interventi ambientali». 
Siri si è detto soddisfatto della notizia del reperimento delle risorse per l’area Molinetto. Ha chiesto che alla ripresa dei lavori venga disposto un sopralluogo, da parte della commissione competente, sull’area interessata.

Chiusura miniera di Gambatesa e mancata apertura del rifugio
Sono state trattate congiuntamente due interrogazioni sulla chiusura delle miniere di Gambatesa a cui ha risposto l’assessore all’Ambiente Renata Briano
Ezio Chiesa (Gruppo misto-Liguria viva) ha presentato un’interrogazione alla giunta per sapere «quali iniziative intende intraprendere affinché, in tempi brevi e certi, venga assicurata la visita in galleria del museo minerario di “Gambatesa”; se, al momento della stipula dell’acquisto della miniera, l’accordo avesse previsto il mantenimento dell’attività estrattiva giusto per assicurare anche l’accesso dei visitatori in galleria e, infine, i motivi per cui il rifugio di Gambatesa risulti ancora chiuso». Chiesa ha ricordato che in passato, la Regione ha investito oltre 2 milioni di euro per assicurare il funzionamento del sito turistico minerario, che nel 2009 l’ente “Parco Aveto”, grazie ad un finanziamento della Regione Liguria di 650 mila euro, acquistò dalla società “Silma” il complesso nel Comune di Ne e che ulteriori ingenti risorse finanziare, circa 800 mila euro, furono investite per ristrutturare un edificio adiacente alla miniera da adibire a rifugio». Chiesa ha anche domandato i motivi per cui il rifugio, nonostante sia stato ultimato, arredato ed inaugurato nel 2009, non sia stato ancora aperto in quanto privo di abitabilità.
Il sito veniva utilizzato due giorni alla settimana per l’attività estrattiva del manganese mentre, nelle restanti giornate, funzionava quale polo turistico didattico, uno dei più importanti dell’intero comprensorio. Nel maggio del 2011 fu formalizzata alla Regione Liguria, da parte di “Silma”, l’istanza di rinuncia allo sfruttamento della concessione mineraria denominata “Val Graveglia” e, conseguentemente, avveniva la cessazione dello status di miniera del complesso di “Gambatesa”;
Attualmente non ci sono le condizioni normative per permettere l’accesso al pubblico: occorre, quindi, far valutare le condizioni di sicurezza dei visitatori del museo minerario e, per questo motivo, a marzo il consiglio direttivo dell’ente “Parco Aveto” aveva deciso di sospendere le visite in galleria. «Il protrarsi della chiusura della galleria, l’area di maggiore interesse del museo minerario di “Gambatesa”, durante la stagione estiva rappresenta – ha denunciato Chiesa – rappresenta un duro colpo per il comparto turistico dell’intero Tigullio e, in modo particolare, per le attività economiche e commerciali della Val Graveglia».
Edoardo Rixi (Lega Nord) con la sua interrogazione ha chiesto alla giunta se sia a conoscenza delle motivazioni che hanno portato alla chiusura dell’attività turistica nella miniera “Gambatesa”, a Né. Il consigliere ha ricordato che nel marzo scorso, a seguito della cessazione dell’attività estrattiva della miniera, l’Ente parco dell’Aveto aveva deliberato la fine delle visite turistiche all’interno della struttura. Ma questa decisione, soprattutto nella stagione estiva, secondo il consigliere rappresentano una scelta sbagliata, con ripercussioni negative sull’attività economica, in particolare per quanto riguarda l’indotto, dell’intera Val Graveglia. Rixi ha ricordato che la Regione Liguria in passato ha stanziato ben due milioni di euro nel sito turistico di Gambatesa e nel 2009 l’ente parco Aveto ha acquistato la miniera, sempre grazie ad un contributo di 650 mila euro. Il consigliere, quindi, ha chiesto alla giunta  sulla base di quali elementi la Regione Liguria in passato abbia deciso di elargire i citati finanziamenti pubblici. Ha aggiunto: «Vorrei capire se in alcune occasioni gli  Enti Parco vogliono incrementare il turismo o intascare dei soldi. Sono stati chiesti duecentomila euro per riparare il tetto di un rifugio non è mai stato aperto. Mi pare la Regione non abbia vigilato».
L’assessore all’ambiente, Renata Briano ha difeso il ruolo dei Parchi: «Sono in grado di moltiplicare le risorse per il territorio, I parchi hanno svolto, pur nella difficoltà dei tagli, un lavoro molto positivo. Su Gambatesa, invece, è sorto un problema e per risolverlo la Regione si è messa subito a lavorare insieme al Parco. Per quanto fossero ben note le problematiche principali legate all’utilizzo  a scopo turistico dei siti minerari dismessi, il passaggio di proprietà e di gestione del museo minerario da un privato ad un ente pubblico ha comportato una serie ulteriori di approfondimenti e di adempimenti amministrativi, indispensabili per la corretta predisposizione da parte del Parco  di un bando pubblico per la gestione delle struttura.  Sottolineo che il Parco dell’Aveto ha un organico composto soltanto da due dipendenti più il direttore». L’assessore ha aggiunto: «A partire da gennaio 2012 l’Ente Parco si è attivato presso Arpal  che ha fornito una collaborazione di suoi tecnici,  e presso esperti di ingegneria mineraria del Politcnico di Torino, ai quali ha richiesto uno specifico progetto di fattibilità per gli interventi che dovranno essere programmati  per la riapertura del sito con le dovute garanzie di sicurezza. A tal fine, il Parco intende impiegare le risorse regionali messe a disposizione sui fondi Ecotassa 2012. Su sollecitazione del Dipartimento Ambiente, è stato attivato  un gruppo di lavoro interdipartimentale finalizzato a predisporre un disegno di legge in materia di ex miniere dismesse, al fine di poter meglio inquadrare a livello legislativo la gestione di attività di siti come Gambatesa, caso non unico in Liguria. Al momento della stipula della convenzione, firmata nel marzo 2009 , Silma svolgeva ancora un’attività mineraria, seppur  residuale rispetto  agli anni precedenti ed in via di chiusura, Con la convenzione sono state, infatti, regolate le interazioni tra le due attività. Gli impegni di Silma non erano quelli di mantenere l’attività estrattiva, ma al contrario di consentire lo svolgimento delle attività museali, fintanto che fosse stata vigente la concessione mineraria, fornendo  la figura del responsabile della sicurezza.  Per quanto riguarda infine il rifugio della miniera, si precisa che il costo di realizzazione è stato pari a trentamila euro, nell’ambito di un più ampio progetto generale di ottocentomila a valere sul DOCUP OBIETTIVO 2, che prevedeva anche diversi altri interventi. A tale costo bisogna aggiungere quello per gli arredi per diciassettemila euro, spesi direttamente dall’Ente  parco. La mancata apertura  del rifugio deriva sia da cause amministrative, quali il mancato rilascio dell’abitabilità da parte del Comune, in quanto sono risultate scadute o non regolari le autorizzazioni allora esistenti, relative alla derivazione dell’acqua e alle fognature, sia soprattutto, quale diretta conseguenza della ridotta attività di visita alla miniera».
Chiesa si è detto parzialmente soddisfatto «perché la regione si sta occupando della questione», ma ha evidenziato che l’assessore non ha indicato le responsabilità, a suo dire da attribuire al Parco. Chiesa anche ribadito che a suo avviso l’attività turistica potrebbe riprendere soltanto in concomitanza con la concessione mineraria.
Rixi ha ribadito: «L’assessore non ha indicato le responsabilità e non ha parlato dei tempi che servono alla regione per superare le difficoltà».

Chiusura di sportelli postali periferici
Gino Garibaldi (Popolo della libertà) ha illustrato un’interrogazione sul piano di riorganizzazione degli uffici postali che prevede sul territorio nazionale la chiusura di 1156 sportelli e la razionalizzazione di altri 638, con la conseguente riduzione degli orari di apertura.  Il consigliere ha sottolineato che sul territorio ligure questo ridimensionamento riguarderebbe il servizio fornito in 43 comuni: 19 in provincia di Savona, 12 nella provincia di Genova, 11 in quella della Spezia ed 1 ad Imperia. «Se questa riduzione venisse confermata, verremmo a trovarci in una situazione molto grave in quanto, vista la conformazione del territorio e l’invecchiamento della popolazione, la chiusura di così tanti uffici postali comporterebbe gravi e seri disagi ai residenti, in particolare agli anziani, e un aggravio di lavoro per gli uffici dei centri maggiori a causa dell’aumento di afflusso degli utenti, con lunghe code. Tutto ciò comporterebbe, alla fine, un calo di efficienza». Gino Garibaldi ha ricordato: «Al contrario di quanto sta succedendo attualmente, erano state fatte delle proposte, anche dal nostro gruppo, per favorire, soprattutto nelle zone meno accessibili e disagiate dell’entroterra e nei Comuni svantaggiati, l’erogazione dei servizi di pubblica utilità, servizi indispensabili per i cittadini, anche attraverso la sottoscrizione di convenzioni con soggetti privati o pubblici, che già erogano servizi similari. Il Comune di Beverino, per esempio, ha stipulato con “Poste Italiane S.p.A.” un accordo per la consegna a domicilio di medicinali alla popolazione residente con un risultato molto soddisfacente». Il consigliere, quindi, ha chiesto alla giunta se le notizie relative alla razionalizzazione siano da ritenersi fondate e se “Poste Italiane” abbia veramente intenzione «di portare avanti questo disastroso e sconcertante nuovo piano di riorganizzazione degli uffici postali», quali azioni l’amministrazione intende intraprendere per «evitare che vengano prese decisioni impopolari per il territorio che penalizzerebbero fortemente la vita di molti nostri cittadini e quali forme di aiuti agli enti locali intenda reperire per mantenere la presenza, anche come simbolo dello Stato italiano, degli uffici postali sul territorio, nella prospettiva della loro trasformazione in centri multi-servizi». Garibaldi ha ricordato che il Pdl si è fatto promotore della proposta relativa all’attribuzione di nuovi servizi, quali la consegna di farmaci a domicilio, ai piccoli uffici postali dell’entroterra.
Per la giunta ha risposto l’assessore all’agricoltura, Giovanni Barbagallo: «Abbiamo un protocollo d’intesa con il Ministero delle Poste e Telecomunicazioni:  ogni volta che ci sono piani di riorganizzazione si fanno degli incontri. Così è sempre avvenuto in questi ultimi due anni e anche in tempi recenti da questi confronti abbiano ottenuto risultati positivi. In genere Poste italiane non ha alcuna intenzione di smantellare la sua organizzazione capillare e preferisce effettuare un ridimensionamento dal punto di vista degli orari di apertura. Questo orientamento ci aiuta  a trattare». L’assessore ha spiegato che le notizie che si stavano diffondendo nelle prime settimane di luglio avevano però  allarmato anche lui: «Ho immediatamente scritto alla Direzione Nord Ovest delle Poste, per comprendere che cosa stava accadendo, per avere dei chiarimenti» e ha aggiungento che la risposta ottenuta dalla Direzione Nord Ovest è tesa a rassicurare: si era trattato semplicemente di un report, una sorta di monitoraggio da effettuare periodicamente sulla situazione capillare degli sportelli.  «Questo non vuole certo dire che alcuni sportelli verranno chiusi», ha detto l’assessore che ha però ribadito la necessità di tenere sempre alta la guardia, visto il ruolo importante, sociale, svolto soprattutto nell’entroterra dai piccoli uffici postali.
Garibaldi ha insistito sulla necessità di trasformare i piccoli uffici postali in centri multi-servizi, come antidoto contro la chiusura.

Strutture turistico ricettive
Roberto Bagnasco (Pdl) ha presentato un’interrogazione alla giunta per sapere « se intenda mantenere gli impegni più volte presi e portare in discussione, negli organismi competenti, la nuova normativa regionale riguardante il settore turistico – alberghiero, con l’urgenza che impone la situazione economica generale». Il consigliere ha rimarcato «il ritardo con il quale la Giunta porta avanti la rivisitazione delle leggi regionali 1 e 2 del 2008, in contraddizione con gli impegni presi più volte anche in sede ufficiale e la straordinaria difficoltà in cui versa il settore turistico per il quale la nuova normativa potrebbe costituire un elemento determinante per il rilancio del settore turistico – alberghiero della nostra regione». Bagnasco ha, quindi, ricordato la sentenza della quarta sezione del Consiglio di Stato «che, di fatto, costituisce un commissariamento del potere giudiziario nei confronti di una Regione incapace di legiferare e vittima di contraddizioni interne insanabili». Non risolve problema di strutture obsolete, superate.
Per la giunta ha risposto l’assessore al Turismo, Angelo Berlangieri il quale ha ribadito che, attraverso uno strumento normativo, si sta lavorando su più fronti: «In primo luogo – ha detto – lavoriamo sulla semplificazione delle procedure, oltremodo necessaria, visto che soltanto pochi Comuni sono riusciti a fare un adeguamento del piano turistico alberghiero  Il primo strumento da utilizzare, dunque, è rappresentato dalla semplificazione delle procedure. Si devono definire in maniera chiara le strutture oggetto di vincolo di destinazione d’uso. Va dunque stilato un elenco preciso e puntuale. Viene quindi introdotto un criterio semplificatorio: non ricomprendere fra le strutture soggetto a vincolo, le strutture promiscue, quelle sino a 25 posti letto, a uno o due stelle. Si promuove il recupero degli immobili che erano stato strutture turistico alberghiere, affinché tornino ad essere alberghi. Si mettono in campo procedure agevolative per stimolare il Comune a lavorare con l’imprenditore affinché le strutture possano tornare ad essere di nuovo albergo».  Berlangeri ha chiarito che «il  Disegno di legge è stato approvato ingiunta regionale, poi andrà al Cal e successivamente in commissione, per passare poi alla votazione finale dell’aula». Ha quindi ribadito: «Il disegno di legge va ad affrontare e migliorare alcuni aspetti della legge precedente».
Bagnasco ha ribattuto che a suo avviso era necessario puntare ad una legge incentrata soprattutto sugli incentivi e non sui divieti. «Per quanto riguarda la possibilità di ampliare gli alberghi, per esempio, si potrebbe prevedere il rilascio del titolo abitativo non oneroso o meno oneroso.  – ha detto – Un altro aspetto riguarda la disparità di trattamento tra alberghi inseriti in strutture promiscue in città che hanno già adottato la variante ai sensi della legge regionale 1 del 2008. Questi alberghi hanno richiesto lo svincolo ed alcuni lo hanno ottenuto attraverso la stipula di convenzioni nella quali sono previsti esborsi in favore dei Comuni, particolarmente significativi ed onerosi. Nei Comuni che non hanno ancora redatto la variante, si avrebbe lo svincolo di tali strutture senza questi oneri»

Problematiche per l’esercizio delle professioni turistiche
Sergio Scibilia (Pd) ha presentato un’interrogazione alla giunta sul problema dell’esercizio abusivo delle professioni turistiche. Scibilia ha ricordato la legge 44 del 1999, che disciplina le professioni di guida turistica, di guida ambientale ed escursionistica e di accompagnatore turistico e ha rilevato che « nonostante le norme oggi in vigore, purtroppo, si sta registrando un forte fenomeno di abusivismo che vede agire figure non professionalizzate e, molte volte, senza alcun inquadramento fiscale. Tale fenomeno – ha aggiunto Scibilia – penalizza coloro che sono regolarmente iscritti negli appositi albi regionali e rischia di creare forti disservizi ai turisti e di danneggiare l’immagine dell’accoglienza turistica». Il consigliere, dopo aver denunciato la scarsa pubblicità e facilità di accesso dall’esterno agli albi con gli elenchi degli operatori qualificati ed idonei a tali servizi, ha chiesto alla giunta «se non si ritenga necessario, anche per contrastare la piaga dell’abusivismo nel settore, dare maggiore evidenza a tali elenchi, pubblicandoli sul sito internet dell’ente e invitando anche le Province ad agire in tal senso e  ad organizzare  campagne che promuovano le professioni turistiche previste dalla legge 44/1999, sia per valorizzare chi già opera nel settore e sia per attrarre le nuove generazioni verso un’attività capace di offrire prospettive occupazionali».
Per la giunta ha risposto l’assessore al Turismo Angelo Berlangieri: «In questa materia la legge assegna competenza alle Province che, soprattutto in questa fase transitoria che stanno vivendo, non sono in grado di esercitare l’attività in maniera estremamente puntuale. – ha detto –  Una decina di giorni fa abbiamo fatto un incontro conclusivo, per decidere come operare, con le quattro Province liguri, la Guardia di Finanza della Liguria, la Polizia municipale e le associazioni di categoria delle guide. Quest’ultime ci forniranno  informazioni necessarie per esercitare i controlli che saranno effettuati in maniera coordinata dalla Guardia di Finanza e dalle Polizie municipali. Per quanto riguarda l’informazione rispetto alla presenza e all’attività delle guide, stiamo creando sul sito turistico un’apposita sezione specifica». .
Scibilia ha ribadito la necessità di promuovere l’attività delle guide e nel contempo quella relativa alla formazione professionale

Emergenza liste d’attesa al St. Charles di Bordighera per carenza di personale.
Marco Scajola (Popolo delle libertà) è intervenuto con una interrogazione sulle liste di attesa all’ospedale Saint Charles di Bordighera. Il consigliere ha ricordato che il comitato dell’ospedale di Imperia nelle settimane scorse denunciò che sono necessari 4 mesi di attesa per una prestazione radiografica e che tale attesa venne confermata anche dall’Azienda sanitaria imperiese. Questo ritardo è dovuto al sottoutilizzo delle apparecchiature del St. Charles per mancanza di personale. «Le lunghe liste di attesa  – ha detto il consigliere – sono un problema grave che di fatto priva i cittadini della possibilità di usufruire di servizi sanitari indispensabili quali le prestazioni diagnostiche, specialistiche e radiologiche e penalizza pesantemente il territorio imperiese. Chiedo, quindi, alla giunta come intenda comportarsi e quando darà seguito alle deroghe di personale necessario per il funzionamento dei macchinari e bandire l’avviso di mobilità utile a reperire altri operatori sanitari». Il consigliere, dopo aver denunciato le sempre più frequenti “fughe sanitarie” presso centro radiologici non liguri ha concluso: «Chiedo con chiarezza come si possa arginare il problema che, ormai, non è più solo di natura medica ma è anche un problema economico per la nostra giunta, che deve rimborsare ad altre regioni le prestazioni effettuate a cittadini liguri».
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo: «Effettivamente la carenza di personale ha avuto ripercussioni negative sulle prestazioni in particolare in radiologia e per sopperire a queste carenze la Asl1 ha adottato diverse azioni: ha attivato sedute aggiuntive incentivate per tutto il personale di radiologia, ha acquistato prestazioni radiografiche  attraverso una convenzione con il Fate Bene Fratelli di Milano per cui personale medico convenzionato effettua le prestazioni utilizzando le attrezzature del Saint Charles, è stato affidato un incarico Sumai temporaneo, è stato aumentato l’orario di 5 ore ad uno specialista radiologo Sumai, già incaricato, da effettuarsi sempre al Saint Charles e, infine, il responsabile del servizio di radiologia di Bordighera comunica settimanalmente la disponibilità a effettuare prestazioni». L’assessore ha poi precisato che i tempi di attesa rilevati il 22 giugno restano comunque critici per Bordighera e per i servizi di radiologia ma che le urgenze a 3  e 10 giorni vengono sempre garantite in tutte le sedi dei servizi. «La Asl 1 – ha concluso – ha chiesto alla Regione l’assunzione in deroga di cinque radiologi  e tre sono state autorizzate, quindi la situazione dovrebbe avere un miglioramento».
Scajola: «Queste tre assunzioni sono un segnale positivo e valuteremo la risposta. Proprio oggi, infatti, un quotidiano pubblicava i dati sugli elevati costi che hanno queste fughe che stanno diventando un problema cronico. So che il problema nasce da lontano con responsabilità anche precedenti, ma è necessario porlo come prioritario perché il servizio deve essere garantito al 100%  sul territorio ligure».

Sicurezza della seggiovia Santo Stefano d’Aveto.
Edoardo Rixi (Lega Nord-Liguria Padania) ha presentato un’interrogazione alla giunta  per conoscere quali azioni intenda perseguire per riportare a norma gli impianti sciistici di Santo Stefano.
Il consigliere ha ricordato che i carabinieri della stazione di Santo Stefano d’Aveto hanno stilato un dossier sulla sicurezza degli impianti di risalita del Comune e che il documento, già inviato al Pubblico Ministero Paola Crispo, contiene ipotesi di reato quali abuso d’ufficio ed attentato alla sicurezza dei cittadini. «Secondo l’indagine dei carabinieri, riguardo alle norme di sicurezza, gli impianti di risalita – ha spiegato Rixi – non rispetterebbero il decreto del Presidente della Repubblica n. 753 del 1980 che regola le“norme in materia di polizia, sicurezza e regolarità dell’esercizio delle ferrovie e di altri servizi di trasporto”; ma gli impianti non rispetterebbero nemmeno il decreto ministeriale dell’8 marzo 1999, secondo cui “devono essere previste una dotazione di mezzi ed un’organizzazione di soccorsi atti, nel caso di arresto prolungato dell’impianto, a ricondurre i viaggiatori presenti in linea in luogo sicuro ed in un lasso di tempo non superiore a due ore e mezza per gli impianti con veicoli aperti”;». Il consigliere ha ricordato, infine, che la “Santo Stefano Servizi s.r.l.”, che gestisce gli impianti, per la stagione 2011/2012 non ha rinnovato la convenzione con il Soccorso Alpino che, negli anni precedenti, aveva base a “Prato della Cipolla” «facendo, così, venire meno un essenziale requisito per la sicurezza dei cittadini».
Per la giunta ha risposto l’assessore ai trasporti Enrico Vesco: «La legge 363 del 2003 “Norme in materia di sicurezza” prevede un contributo a favore dei  gestori per realizzare interventi che mettano in sicurezza delle aree e la legge regionale 5 del 2007 individua le prescrizioni. Sempre la Regione con un delibera del 19 ottobre 2007 e poi con decreto ha assegnato al Comune di Santo Stefano d’Aveto 111 mila euro per assicurare una adeguata segnalazione delle caratteristiche di difficoltà e pericolosità delle piste, adeguati sistemi di contenimento e strutture protettive per le piste innevate, adeguati  servizi di pronto soccorso e trasporto, dotato di idonee attrezzature per un tempestivo intervento in caso di incidente, per provvedere alla manutenzione delle aree sciabili segnalando tempestivamente le situazioni di pericolo». L’assessore ha aggiunto di aver contattato l’ufficio Ustif del Ministero dei Trasporti, (che deve emettere il nulla osta tecnico per la sicurezza dell’impianto), per aver un quadro aggiornato della situazione e l’ufficio ha inviato la nota del 3 luglio scorso con cui viene rilasciato il nulla osta ai fini della sicurezza all’approvazione del piano di soccorso per la seggiovia e il verbale del sopralluogo effettuato il 21 giugno precedente. «Per quanto riguarda il mancato rinnovo della convenzione con il Soccorso alpino – ha concluso Vesco –  abbiamo contattato la Società Santo Stefano Servizi per essere aggiornati sulla situazione e attendiamo un riscontro».
Rixi ha chiesto di essere aggiornato dall’assessore e ha ricordato, circa la sicurezza degli interventi di soccorso, lo sciatore deceduto nella zona durante la stagione sciistica del 2011

Richiesta di lavoro part time alla asl3
Matteo Rosso (Popolo della Libertà) ha presentato un’interrogazione sulle dichiarazioni, apparse sui media, secondo le quali Isabella Lanzone, ora assessore al Comune di Genova, afferma di voler tornare a lavorare alla ASL 3 Genovese in forma part-time. Il consigliere ha rimarcato che «alla luce della grave carenza di personale, il part-time non viene quasi mai concesso dalla Asl 3, nemmeno quando la richiesta arriva da casi di assoluta necessità» e ha, quindi, chiesto «se la Giunta sia al corrente di quali decisioni ASL 3 intenda adottare. Chi fa politica deve dedicare la maggior parte del proprio tempo a questa attività e sarebbe spiacevole scoprire che ad un assessore della giunta del Comune di Genova è stato concesso il part time». 
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo: «Isabella Lanzone risulta in aspettativa in scadenza, senza retribuzione, in seguito ad un altro incarico conferito da una asl non ligure e mi risulta che in questi giorni abbia chiesto di rientrare alla Asl 3 a tempo pieno. Valuteremo la richiesta e credo che da questo punto di vista nulla osti ad un rientro a tempo pieno, ora il personale preposto della Asl dovrà incontrarla».
Rosso ha ribadito: «Va avvalorato il principio che quando si fa l’assessore in un comune grande come quello di Genova bisogna svolgere questo lavoro a tempo pieno e che non si facciano favoritismi».

Possibile accorpamento Asl 4 e ASL 5.
Ezio Armando Capurro (Noi con Claudio Burlando) ha presentato un’interrogazione alla giunta  sull’ipotesi di accorpamento fra Asl 4 e Asl 5  per sapere «se quanto apparso sui giornali corrisponda al vero e se, effettivamente, l’assessore competente sia intenzionato ad accorpare le due Asl». Il consigliere ha rimarcato che «tale soluzione risulterebbe penalizzante per l’intero comparto del Tigullio e del suo entroterra dove, a causa dell’alta concentrazione di persone anziane, ci sono situazioni specifiche che necessitano il mantenimento della Asl 4 che, semmai,  deve essere potenziata e dotata delle adeguate risorse finanziare». Capurro, infine, ha sottolineato l’importanza di «eventuali sinergie con altre Asl, in modo particolare con la Asl 3 Genovese, che per motivi logistici sembra più congeniale alla popolazione residente nel Tigullio rispetto all’area dello spezzino».
Per la giunta ha risposto l’assessore alla Salute Claudio Montaldo: «La competenza sugli accorpamenti delle asl è del Consiglio regionale e ad oggi nessuno ha fatto una proposta in questo senso. Non c’è una proposta di giunta  né di consiglio, ci sono state solo delle idee avanzate in riunione di maggioranza. Prima di assumere ogni decisione, credo comunque sia più prudente capire quale assetto istituzionale avrà la regione, in particolare la sorte delle province, per valutare in questo ambito se riorganizzare le aziende. Intanto, per quello che attiene  le mie competenze, sto lavorando con diverse riunioni  perché si vada il più possibile verso una concentrazione fra aree dei servizi tecnico amministrativi. Dobbiamo, infatti, ridurre i costi ed è questo quello che si sta facendo ma ciò non implica il venir meno su questi servizi delle responsabilità e, se esiste un unico servizio che gestisce un settore, ci sono comunque responsabilità precise».
Capurro ha rilevato: «L’accorpamento dei servizi amministrativi mi sembra  in controtendenza con la legge nazionale  che fra poco passerà alla Camera e che riguarderà anche la Liguria».

Liste d’attesa prestazioni Ist-San Martino
Con un’interrogazione Stefano Quaini  (Italia dei valori) ha chiesto alla giunta se sia a conoscenza dell’aumento dei tempi di attesa di consegna dei referti, in seguito alla fusione Ist-San Martino e quando potrà essere risolta l’empasse. Il consigliere ha chiesto, inoltre, quali misure verranno assunte per limitare al minimo i disagi ai pazienti e, infine, se siano stati delineati eventuali percorsi per ridefinire l’erogazione dei servizi ai livelli precedenti.  Il consigliere ha rimarcato che, a seguito della fusione fra le due strutture, ci sono numerose segnalazioni di pazienti che lamentano l’aumento dei tempi di consegna dei referti relativi a esami effettuati all’interno dell’Ist e indispensabili perché effettuati in seguito a interventi chirurgici per patologie oncologiche. I pazienti lamentano, inoltre, inefficienze e un incremento della burocrazia. «Secondo le testimonianze raccolte, i tempi di rilascio dei referti medici sono passati da 5 giorni massimi dell’IST agli attuali 21/26 e le motivazioni addotte dal personale interno alla struttura ospedaliera sui ritardi sono legate al processo di fusione, tuttora in atto, dell’IST – San Martino». Quaini ha sottolineato alla giunta la necessità di un servizio più tempestivo, tenuto conto che alcuni esami sono necessari per monitorare l’eventuale ricomparsa di patologie tumorali.
Per la giunta ha risposto l’assessore alla Salute Claudio Montaldo: «Certamente da una verifica effettuata a San Martino-Ist al processo di integrazione sono seguiti alcuni disagi e la segnalazione dei disservizi segnalati anche da utenti deriva proprio da questo processo di integrazione di due sistemi nell’area radiologica di San Martino, in particolare per effettuare esami radiologici presso Ist, ma si evidenzia che gli esami sono stati effettuati nei tempi dovuti». L’assessore ha aggiunto che sarebbero stato risolti i ritardi nella consegna dei referti.
Quaini ha apprezzato lo sforzo per velocizzare i tempi ed ha auspicato che al più presto la consegna dei referti anche negli ospedali sia fatta via internet.

Pensionamento del primario del “Santa Misericordia” di Albenga
Marco Melgrati (Popolo della libertà) ha presentato un’interrogazione sul prossimo pensionamento del primario del reparto di chirurgia dell’ospedale “Santa Maria Misericordia” di Albenga, «da anni a capo di uno staff medico di altissima qualità e preparazione, in particolare per quanto riguarda la chirurgia laparoscopica». Melgrati ha ricordato che il reparto svolge circa 1.400 interventi l’anno, di cui circa 400 in day surgery, «con una assistenza al paziente prima, durante e dopo l’operazione che è un esempio unico in Italia, per professionalità e umanità. Il pensionamento del primario – ha aggiunto Melgrati – rischia di essere un passo concreto verso la chiusura del reparto stesso».
Il consigliere ha ricordato, inoltre, il recente pensionamento del primario di radiologia e l’abbandono di un altro specialista, «passaggi questi che sembrano nascondere la chiara strategia di smantellare lentamente il “Santa Maria Misericordia” insieme al pericolo, mai del tutto scongiurato, di ridimensionamento del pronto soccorso a punto di primo soccorso (definito presidio di primo intervento). Da mesi, ormai, manifestiamo le nostre paure all’assessore Montaldo, dallo stesso mai del tutto scongiurate, in particolare quando aveva dichiarato in Consiglio che nel ponente Savonese bisogna evitare dei doppioni, riferendosi alla cancellazione del reparto di ortopedia di Albenga. Noi non vorremmo il ripetersi di una vicenda che, oltre a cancellare un reparto di eccellenza che attrae dalle altre province e anche da fuori regione, getterebbe le basi per la dismissione totale dell’ospedale di Alberga come nosocomio pubblico, magari a vantaggio di privati». Il consigliere, infine, ha chiesto le intenzioni della giunta e se non abbia concordato con il direttore dell’ASL 2 Savonese, nuove strategie per scongiurare la chiusura dell’ospedale di Albenga.
Per la giunta ha risposto l’assessore alla Salute Claudio Montaldo: «Albenga è un ospedale nuovo dove ci sono anche buone attività . L’ospedale di Albenga ha, quindi, un ruolo importante e spiace la scelta di pensionamento di un chirurgo di elevato livello, che ha operato bene, la Asl gli aveva anche formulato la proposta di un ruolo importante di coordinamento e integrazione fra la chirurgia di Albenga e quella del Santa Corona. Certamente, a questo punto, si procederà per chirurgia, e forse per altre attività, verso un processo di complementarietà fra Albenga e Santa Corona. Del resto – ha aggiunto –  alcune attività, cioè due reparti, sono state spostate dal Santa Corona proprio ad Albenga perché il decreto nazionale che andrà convertito in legge a breve  impone una riduzione di posti letto molto importante e questa è un obbligo per rendere il nostro sistema meno pesante da un punto di vista economico ma ugualmente efficiente». Rispetto al pronto soccorso di Albenga l’assessore ha ribadito che «è una struttura che può dare risposte solo per casi di bassa e media complessità, quindi la sua realtà non cambia ma con la sua diversa classificazione si fa solo una operazione di verità e sicurezza per i cittadini»
Melgrati si è dichiarato insoddisfatto: «L’assessore ancora una volta ha dato risposte evasive mentre ci sono persone che, in seguito alla chiusura delle sale operatorie in agosto, per sottoporsi ad un intervento dovranno aspettare settembre o dovranno  rivolgersi a strutture private».

Liberalizzazione nella grande distribuzione
Lorenzo Pellerano (Liste civiche per Biasotti presidente) ha illustrato un’interrogazione con la quale chiede alla giunta  quali iniziative la Regione abbia adottato per favorire il processo di liberalizzazione nella grande distribuzione e se sia mai stata fatta un’azione di controllo e verifica. Pellerano ha chiesto, inoltre, le quote di mercato che Coop Liguria detiene a Genova ed in provincia e ha ricordato che recentemente l’Antitrust ha condannato la Coop estense di Modena a pagare una multa pari a 4,6 milioni di euro per abuso di posizione dominante e, soprattutto, ha obbligato la Coop estense a rimuovere tutti gli impedimenti alla libera concorrenza, che nel caso specifico avevano costretto Esselunga a rinunciare alla costruzione di un supermercato. Pellerano ha, infine, segnalato «che in Provincia di Genova Coop Liguria pare detenere una posizione dominante ed è l’unico operatore della grande distribuzione che è riuscito ad aprire un ipermercato a Genova». Pellerano ha aggiunto: «In questo momento di grande difficoltà per tante famiglie là dove c’è meno concorrenza crescono le spese e la Liguria brilla per la mancanza di concorrenza nella grande distribuzione. In provincia di Genova una famiglia spende 300 euro in più all’anno rispetto ad una famiglia di Spezia, vorrei, quindi sapere le quote di mercato di Coop su Genova su mercati e ipermercati».
Per la giunta ha risposto l’assessore Guccinelli: «La Regione inizia ora una nuova stagione: a settembre porteremo i nuovi indirizzi per la programmazione commerciale e per la liberalizzazione definiti dal Governo. Fino ad oggi è in vigore la programmazione di cinque anni fa con cui la Regione aveva fatto  una scelta approvata senza voti contrari in cui, come organo di programmazione, non poteva determinare le politiche e le scelte dei singoli marchi, allora laRegione aveva  stabilito quote di mercato e quote di superfici che si potevano ancora rilasciare da parte dei comuni nella grande distribuzione nel settore alimentare e non. I dati oggi dicono che una quota di mercato di grande distribuzione alimentare è ancora disponibile. La Regione si è limitata a fornire indirizzi e a fare un quadri di programmazione ma non può determinare le scelte né a favore né per impedire l’accesso di qualcuno. Da domani – ha aggiunto Guccinelli – ci dovremo misurare con un quadro in cui dovremo fare un nuova programmazione: il Consiglio regionale potrà dare il “liberi tutti” in nome della libertà di impresa e presunta concorrenza libera oppure possiamo seguire una strada che regoli il processo di crescita e la mia proposta andrà in quest’ultima direzione perché la libera concorrenza non permette al consumatore di scegliere il negozio di vicinato, la media o grande struttura di vendita perché il “liberi tutti, secondo me, scatenerà la guerra e il più forte mangerà il più piccolo. Dobbiamo, invece, salvaguardare ancora la forte rete di commercio al dettaglio e di specializzazione che sta già subendo grandi difficoltà ».
Pellerano ha dichiarato di aspettare i dati dell’assessore ma ha auspicato che nella prossima programmazione sia garantita la concorrenza fra ipermercati diversi: «La mia azione sarà di riequilibrio perché una famiglia genovese non deve spendere 300 euro all’anno  in più che a Spezia».

Assenti: Basso Conti
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