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CONSIGLIO REGIONALE

In apertura di seduta su proposta di Angelo Vaccarezza (FI) intervenendo sull’ordine dei lavori ha chiesto la discussione ravvicinata dell’ordine del giorno a favore dei sordi e dei sordo ciechi. La proposta è stata accolta all’unanimità.

Referendum sugli idrocarburi: no agli espropri sulla ricerca, ascoltare le Regioni per le trivellazioni in mare, no a nuove concessioni prima del nuovo Piano delle aree, no al potere sostitutivo del Governo su questa materia
Il Consiglio regionale ha approvato a larga maggioranza (22 a favore e 8 astenuti tutti del Pd) la proposta di deliberazione (presentata da Gianni Pastorino di Rete a Sinistra e da Angelo Vaccarezza di Forza Italia) che chiede il referendum abrogativo di alcuni articoli di tre leggi nazionali.
La proposta referendaria si articola in cinque quesiti sulle disposizioni del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133 (Sblocca Italia), del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 (sulle semplificazioni) e della legge 23 agosto 2004, n. 239 (riordino del settore energetico).
Il primo quesito chiede l’abrogazione del comma 1 dell’art. 38, del decreto Sblocca Italia che estende il vincolo all’esproprio dei terreni anche nella “fase di ricerca” e non solo alle attività di estrazione.
Il secondo quesito chiede l’abrogazione del comma 1 dell’art. 38, comma 1-bis, sempre del decreto Sblocca Italia, che riguarda il cosiddetto Piano delle aree con cui viene organizzata le attività di ricerca ed estrazione degli idrocarburi. Scopo dell’abrogazione referendaria è fare esprimere la Conferenza delle Regioni sul Piano delle aree non solo per le attività di ricerca sula terraferma ma anche in mare e di evitare che, in caso di mancato raggiungimento dell’intesa, si ricorra all’esercizio del potere sostitutivo da parte del Governo. Il quesito, infine, si pone l’obbiettivo che non possano essere rilasciati nuovi titoli per le attività di ricerca e di coltivazione degli idrocarburi fino a quando non sarà adottato il Piano delle aree.
Il terzo quesito riguarda la durata delle attività. L’art. 38 dello Sblocca Italia, infatti, ha tacitamente abrogato la previsione legislativa dei permessi e delle concessioni. Con il quesito si chiede intervenire sulla durata dei titoli concessori unici.
Il quarto quesito è relativo all’art. 57 del decreto-legge n. 5 del 2012 sulle semplificazioni, La proposta referendaria mira ad abrogare la possibilità che per le infrastrutture,gli insediamenti strategici, le opere necessarie al trasporto, allo stoccaggio, al trasferimento degli idrocarburi e le opere strumentali allo sfruttamento degli idrocarburi, si possa esercitare il potere sostitutivo.
Il quinto quesito completa logicamente il secondo e il quarto, dal punto di vista della partecipazione degli Enti territoriali e mira a far sì che l’intesa sul rilascio dei titoli minerari torni un “atto a struttura necessariamente bilaterale”, e cioè “superabile” dallo Stato solo a seguito di effettiva “trattativa” con le Regioni interessate.
Nella discussione Gianni Pastorino di Rete a Sinistra ha spiegato che la normativa nazionale che si vuole abrogare «mira a spossessare le Regioni dei poteri sulle attività estrattive, in questo caso quelle in mare. E’ un fatto grave in generale ma particolarmente pesante per le regioni costiere come la Liguria. Questa decisione nazionale – ha detto – fa venir meno quel patto di mutuo rispetto e di solidarietà fra poteri dello Stato ed espropria dalle proprie prerogative le Regioni. E’ un atto arrogante di un governo che decide senza sentire gli enti locali e le Regioni, un regalo alle industrie petrolifere fatto proprio nel momento in cui emergono nuove fonti energetiche ben più ecologiche». Secondo Pastorino «nel nostro mare non c’è una quantità e una qualità di petrolio tale da giustificare l’impatto ambientale ed ecologico alla fauna marina che simili piattaforme produrrebbero perché, secondo fonti autorevoli, soddisferebbe il fabbisogno italiano per sole otto settimane. Il sì al referendum rappresenterebbe quindi un segnale per affermare che è il momento di uscire non solo dall’era del carbone ma anche da quello del petrolio rilanciando le energie alternative». Il capogruppo di Rete a sinistra ha ricordato che il processo referendario (che per essere avviato richiede la sua approvazione da parte di 5 Consigli regionali) è stato proposto dalla Basilicata particolarmente coinvolta in quanto le estrazioni prospettate avverrebbero sulle proprie coste.
Giovanni Lunardon, Pd, ha riconosciuto che il tema è importante e che alcune Regioni a guida Pd hanno promosso e approvato il referendum mentre altre ritengono che il luogo istituzionalmente più adeguato per porre la questione sia la Conferenza Stato – Regioni. Lunardon ha sostenuto questa seconda soluzione «perché non si deve essere pregiudizialmente a favore o contrari all’estrazione di petrolio, ma occorre decidere sulla base di valutazioni tecniche e ambientali e non politiche. Inoltre la sede migliore per affrontare questi temi non è un referendum ma la Conferenza Stato Regioni dove possono essere valutati sia gli interessi energetici nazionali che l’opinione dei territori interessati». Secondo Lunardon, inoltre, lo strumento del referendum su questioni così complesse comporta vari rischi: innanzitutto quello che non si raggiunga il quorum. «Perciò, anche se il referendum si terrà perché cinque Consigli regionali lo hanno già approvato, in Liguria il Pd si è astiene nella votazione – ha concluso – sostenendo invece l’approvazione di un ordine del giorno che chieda l’intervento della Conferenza Stato Regioni per modificare l’articolo 38 che limita i poteri delle Regioni su questo argomento».
Angelo Vaccarezza, FI, ha espresso apprezzamento per l’iniziativa assunta da Pastorino,  a cui ha apposto anche la propria firma, e ha condiviso l’intervento di Lunardon nella parte in cui rivendica il ruolo della Regione, che non può essere esautorata su temi come questo, tuttavia si è dichiarato a favore del referendum: «E’ stata fatta una raccolta di firme che ha raccolto consensi fra oltre settemila cittadini e la politica – ha concluso – deve legittimamente seguire quello che i cittadini si aspettano da noi».
Raffaella Paita, Pd, ha ribadito che «non è il quesito referendario a far riassumere alle Regione il ruolo e le prerogative che meritano, ma è la Conferenza Stato Regioni» La capogruppo del Pd ha invitato il Consiglio a essere maggiormente riflessivo su questioni di questo spessore, che riguardano l’Europa e l’approvvigionamento energetico del nostro Paese nel confronto con gli altri  paesi del Mediterraneo e dell’Adriatico stesso. Paita ha invitato il presidente Giovanni Toti ad essere maggiormente incisivo nella Conferenza Stato Regioni, organo di cui è anche vicepresidente.
Alice Salvatore, Movimento 5 Stelle, si è espressa a favore della proposta e ha ribadito che quello che va superato è l’uso delle fonti energetiche fossili e che lo strumento del referendum mantiene la sua validità.

Referendum idrocarburi: bloccare i procedimenti autorizzativi in corso nel 2010
Il Consiglio ha approvato con 23 voti a favore e 7 astenuti (Pd) la proposta di deliberazione 6 (presentata da Gianni Pastorino di Rete a Sinistra e da Angelo Vaccarezza di Forza Italia) di presentare richiesta di referendum abrogativo dell’art. 6, comma 17, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dall’art. 35, comma 1, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, “Misure urgenti per la crescita del Paese”  
Il quesito mira a estendere il divieto di ricerca e coltivazione all’interno delle 12 miglia costiere e all’interno delle arre protette a quei procedimenti amministrativi concessori che erano già in corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 29 giugno 2010 n. 128, destinati a concludersi con il rilascio del titolo minerario. Oggetto del referendum è anche la disciplina della valutazione di impatto ambientale che risulta collegata alla disposizione sui procedimenti in corso: se dall’abrogazione referendaria discende il divieto dei procedimenti in corso, anche la disciplina della valutazione di impatto ambientale va, infatti, eliminata, L’abrogazione non riguarda, invece, i titoli abilitativi già rilasciati.

Pastorino e Pisani delegati dalla Regione a presentare i quesiti referendari in Cassazione
Il Consiglio ha approvato con 22 favorevoli e 8 astenuti la proposta di deliberazione che chiedeva di designare, quale delegato del Consiglio regionale a consegnare presso al Corte di Cassazione le delibere referendarie approvate dall’Assemblea, Gianni Pastorino (Rete a sinistra) e, in qualità di delegato supplente,  Gabriele Pisani (Movimento 5Stelle).

Sordi e sordo-ciechi, eliminare le barriere nella comunicazione
Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità  l’ordine del giorno presentato da Angelo Vaccarezza (FI) che impegna la giunta ad attivarsi con leggi adeguate che tuteli il diritti dei sordi. In particolare il capogruppo di FI impegna il Presidente e la Giunta ad attivarsi per approvare una normativa regionale che favorisca l’eliminazione di ogni possibile barriera nella comunicazione, che garantisca l’accessibilità ai servizi pubblici, dall’ambito socio-sanitario a quello culturale, dai  trasporti al dibattito politico. Nel documento si ricorda che  tre Regioni italiane (Piemonte, Lazio ed Abruzzo)  hanno già approvato fra il 2012 e il 2015  altrettante leggi volte a riconoscere e promuovere la  Lingua dei segni italiana nelle scuole e negli uffici pubblici.
Angelo Vaccarezza (FI) ha presentato l’ordine del giorno ricordando che a livello nazionale la Lingua dei segni non è riconosciuta: «Noi – ha aggiunto – siamo una regione virtuosa che fa una cosa che altri non hanno fatto. Il nostro sogno deve che chi insegna conosca la lingua dei segni, il nostro sogno è permettere alle persone sorde di vivere in un mondo dove la loro lingua è studiata e attuata, si tratta di una rivoluzione culturale non solo normativa». Vaccarezza ha annunciato  in aula che il dibattito sull’ordine del giorno, ripreso dalla diretta televisiva, era “tradotto” ne linguaggio dei segni: «E vogliamo che questo diventi la normalità».
Sergio Rossetti (Pd) ha annunciato il voto favorevole del gruppo al documento auspicando che questa iniziativa trovi riscontro presso l’assessore al bilancio e l’assessore alla sanità affinché si arrivi rapidamente ad una legge definendo, però, «un’anomalia presentare un ordine del giorno  per fare una legge, ma a me va bene tutto perché il diritto dei non udenti sia garantito.  Grazie a questa legge, quando un non udente andrà in ospedale ci sarà il linguaggio dei segni e non parliamo delle difficoltà attuali che sorgono – ha concluso – nell’ambito scolastico».
Alessandro Piana (Lega Nord Liguria-Salvini) ha ricordato che la Regione Lombardia  aveva approvato una mozione su questo argomento  nel 2010 e che nella precedente legislatura l’allora consigliere Rixi aveva presentato un’interrogazione su questo tema.
Francesco Battistini (Mov5stelle) ha annunciato il voto favorevole del gruppo: «Noi siamo per la rimozione delle barriere e per mettere tutti nelle condizioni di avere pari opportunità. Del resto noi già utilizziamo da tempo interpreti per non udenti nei nostri eventi politici».
Gianni Pastorino (Rete a Sinistra) si è offerto di mettere a disposizione le proprie competenze giuridiche in qualità di sindacalista in un gruppo di lavoro che elabori il testo della legge «ma occorre dare una gamba economica e una sostanza a questo impegno».
L’assessore alla sanità Sonia Viale ha espresso parere favorevole alla mozione e ha ringraziato Vaccarezza per avere posto il problema: «L’approvazione di una legge regionale andrebbe a colmare un vuoto nella normativa ligure e ci metterebbe in linea con altre regioni, e non solo per il riconoscimento della lingua dei segni, ma sarebbe l’occasione per eseguire screening prenatale finalizzati alla diagnosi  precoce». Viale ha concluso assicurando l’impegno della giunta per trovare le coperture economiche necessarie. A margine della seduta l’assessore ha incontrato i rappresentanti regionali dell’Ente naziomale sordi
Raffaella Paita, (capogruppo Pd) ha annunciato il voto favorevole del suo gruppo.
Stefania Pucciarelli (Lega Nord Liguria-Salvini) ha chiesto di aggiungere le propria firma al documento.

Rinviata in commissione la richiesta di rifinanziare il progetto To-Nite bus, notti sicure dopo la discoteca
Su richiesta dell’assessore ai trasporti Gianni Berrino il Consiglio regionale ha rinviato in commissione la mozione presentata da Gianni Pastorino (Rete a sinistra)  che impegnava la giunta regionale a reperire la somma richiesta dal Comune di Savona per continuare l’attuazione del progetto sperimentale To-Nite bus. Pastorino ha illustrato il progetto sperimentale To-Nite bus, (capofila il Comune di Savona  seguono altri nove Comuni, la Provincia di Savona, Regione Liguria, Confcommercio, ACI e sindacato “Locali da ballo”) . Il servizio di bus della Tpl era stato attivato da 20 giugno al 30 agosto del 2014 da Varazze a Noli,registrando 2.177 utenti con una media di 198 a fine settimana. I mezzi TPL hanno percorso, ogni venerdì e sabato 42 km di costa, «raggiungendo l’obbiettivo – ha spiegato Pastorino –  di snellire il traffico di mezzi privati verso i locali e  ponendo in modo prioritario il tema della sicurezza stradale legato al rilancio economico e turistico delle nostre attività rivierasche». Nel 2015 il servizio è stato prolungato dal 12 giugno al 12 settembre con il contributo di 10 mila euro della Fondazione De Mari . Fino al 30 agosto gli accessi registrati erano già saliti a 2839 . «Nel 2014 – ha ricordato Pastorino –  la Regione Liguria aveva concesso il suo patrocinio, che non fu seguito da contributo a causa di spese impreviste per i successivi  eventi alluvionali mentre nel 2015 è stato rifiutato un contributo (esiguo) dando come unica spiegazione l’esiguità delle somme attualmente stanziate a bilancio». In aula Pastorino ha ribadito l’esiguità della cifra richiesta alla Regione (circa 3 mila euro): «Noi chiediamo che il sistema pubblico si faccia carico della sicurezza dei nostri figli, non è quindi comprensibile – ha detto –  che non sia destinata nemmeno una somma così esigua ad un servizio di valenza sociale».
L’assessore Berrino, dopo avere rilevato che la mozione ha  più una valenza sociale che turistica, ha aggiunto: «Il progetto To_nite Bus è una giusta iniziativa, a cui la Regione Liguria ha dato il patrocinio per due anni di seguito, e penso che si debba sentire obbligata a darlo anche in futuro, però ritengo che sia una proposta che, nella sua giustezza e per la sua valenza sociale, debba e possa essere allargata ad altre zone che, per valenza turistica, vedono la presenza di locali notturni frequentati dai giovani». L’assessore ha quindi proposto a Pastorino la modifica del documento  in modo che tutte le zone turistiche della Liguria con presenza di locali notturni, possano accedere ad un eventuale capitolo creato nel bilancio di previsione 2016 per attivare un cofinanziamento regionale al trasporto notturno dei giovani.
Pastorino ha accolto la richiesta di rinvio della giunta sottolineando però che  il progetto To_nite bus è un piano già esistente e che ha avuto risultati lusinghieri, ma ha concluso: «Mi auguro che la mozione non sia rinviata solo perché la giunta ha difficoltà a reperire 3 mila euro».

Servizio idrico integrato: ascoltare gli Enti locali con una Conferenza dei servizi straordinaria
Il Consiglio con 15 voti contrari (maggioranza) e 12 favorevoli (minoranza) ha respinto la mozione presentata da Alice Salvatore, Francesco Battistini, Marco De Ferrari, Andrea Melis, Gabriele Pisani, Fabio Tosi (Movimento 5stelle) che chiedeva alla Regione di attuare i principi di razionalizzazione del Servizio Idrico Integrato  tutelando l’autonomia, la sovranità e la partecipazione degli Enti Locali e dei cittadini, di ascoltare il parere di tutti gli Enti locali coinvolti, i Comuni e i loro sindaci, convocandoli in una Conferenza dei servizi straordinaria. Nel documento si chiedeva, inoltre, di sottoporre all’esame del Consiglio regionale in tempi utili i provvedimenti necessari coinvolgendo gli Enti locali interessati, e un eventuale riordino degli ATO prevedendo anche sub ambiti. La mozione ricorda l’esito del referendum del 2011 a favore della natura pubblica della gestione e affidamento del Servizio Idrico Integrato.  I consiglieri hanno invitato la giunta a tenere in conto dell’espressione degli Enti locali in quanto soggetti locali tutelati nella loro autonomia sia decisionale che gestionale delle strutture del Servizio Idrico Integrato contestualmente alla conclusione dell’esame e della discussione della legge di iniziativa popolare “Servizio Idrico Integrato della Regione Liguria” assegnata alla Commissione IV Andrea Melis (movimento 5 Stelle) ha chiarito che in virtù di questa mozione, che il consiglio aveva deciso di inviare in commissione per approfondimenti, già sono scaturite diverse azioni. In particolare ha ricordato la nascita del terzo Ato savonese: «Auspichiamo che il percorso intrapreso continui in maniera proficua con la legge di iniziativa popolare».
Luigi De Vincenzi (Pd) ha annunciato il voto favorevole alla mozione e anche lui ha sottolineato il lavoro svolto che ha consentito di dare risposte importanti al territorio. Ha anche evidenziato che si intende portare avanti il principio di “Acqua bene comune”: «Ritengo che aver portato la mozione in commissione sia stata una scelta produttiva».
Andrea Costa (Gruppo Misto-ncd Area popolare), presidente della commissione Ambiente –Territorio ha chiesto ai proponenti della mozione di ritrarla dall’ordine del giorno, in quanto  – ha in sostanza affermato – molto del lavoro chiesto con il documento è già stato fatto ed il restante è stato impostato. «Già sono stati prodotti risultati concreti, ad esempio la nascita del terzo Ato savonese – ha detto – E’ già stato avviato anche l’iter relativo alla legge  di iniziativa popolare: sono già stati auditi i cinque proponenti. Ma sono necessari ulteriori approfondimenti, perché potrebbero esserci elementi di criticità». Il consigliere ha continuato: «Serve ancora un po’ di tempo per portare avanti il lavoro – ha detto – Chiedo quindi il ritiro della mozione, visto che in commissione i lavori proseguono. Il voto ora è inutile, superfluo». Ha ricordato che i lavori in commissione sono già fissati.
Di medesimo segno l‘intervento dell’assessore all’ambiente, Giacomo Giampedrone, il quale ha sottolineato che è stato portato avanti  «fin qui un percorso virtuoso» e ha invitato i proponenti a ritirare la mozione, visto che una parte consistente del lavoro – ha rimarcato –  è stata fatta e il proseguo dei lavori è già previsto in commissione».
Alice Salvatore (Movimento 5 Stelle) ha ribadito l’intento di non ritirare le mozione, sottolineando che il documento non impegna all’approvazione della legge di iniziativa popolare, ma soltanto al proseguimento dell’iter di discussione.
Di medesimo segno l’intervento di Francesco Battistini (Movimento 5 Stelle)
Luca Garibaldi (Pd) ha sottolineato che con il presidente Costa si è avviato un iter di lavoro in commissione  e, quindi, non comprendeva i motivi per cui il Consiglio non dovesse votare oggi un provvedimento «che raccoglie quanto si sa facendo, che racchiude in parte il percorso

Ripristino funzionalità del reparto di Pediatria del S. Corona.
Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità la mozione presentata da Andrea Melis, e sottoscritta dagli altri componenti del Movimento5Stelle Alice Salvatore, Francesco Battistini, Marco De Ferrari, Gabriele Pisani, Fabio Tosi che riguarda il reparto di pediatria dell’ospedale Santa Corona. Nel documento si ricorda che dal 31 ottobre 2012 è stato attivato un progetto di accorpamento delle degenze di pediatria presso l’ospedale di Savona, che prevede la soppressione di 8 posti letto ordinari ed uno di Day Hospital nell’ospedale Santa Corona e l’attivazione di 4 posti ordinari  e1 di D. H. presso l’ospedale di Savona. Nel documento vengono criticate anche le scelte assunte dalla Asl2 che nel 27 marzo 2014 ha previsto  per il Santa Corona 4 posti letto per la sola patologia neonatale (l’ospedale di Savona, oltre ad avere il reparto di patologia neonatale, detiene anche quello di Pediatria e Neonatologia per complessivi 21 posti letto) mentre il Pronto Soccorso pediatrico del Santa Corona è localizzato sullo stesso piano del reparto di patologia neonatale mentre, fino al 2012, era in apposita struttura dedicata e adiacente al Pronto Soccorso Generale. I consiglieri, ricordando la petizione dei comitati “Cittadini Attivi Loanesi” e “Tuteliamo Borghetto”, dall’associazione “Vivi Borghetto” sottoscritta da circa 7.722 residenti a Loano, hanno chiesto alla giunta di “garantire ai cittadini un servizio sanitario adeguato agli standard che l’ospedale Santa Corona DEA II livello deve possedere, con particolare riferimento al reparto di Pediatria, ripristinandone la funzionalità ed un numero consono di posti letto”.
Luigi de Vincenzi (Pd) ha condiviso le preoccupazioni espresse da Melis: «Conosco bene questo argomento che ho affrontato in qualità di sindaco di Pietra Ligure  e la mozione è assolutamente condivisibile perché mette al centro dell’attenzione alcune situazioni che si sono verificate e che portano al depauperamento di alcuni servizi dell’ospedale che, al contrario, ne devono essere la caratteristica».
Angelo Vaccarezza (FI) ha annunciato il voto favorevole ribadendo che il pronto soccorso del Santa Corona è l’unico Dea di secondo livello nel Ponente ligure e che svolge un ruolo strategico: «Siccome non possiamo togliere al ponente ligure un dea di 2 livello,  non dobbiamo ridurre servizi come pediatria, che sono indispensabili per mantenere  la qualità dell’emergenza».
L’assessore alla sanità Sonia Viale ha dichiarato di condividere la mozione e ha ricordato che fra i capisaldi della sua amministrazione c’è assistenza sanitaria dei minori valorizzando le eccellenze liguri come il Gaslini. «Certamente la riorganizzazione passata dei  territori – ha aggiunto – non è andata incontro alle esigenze dei cittadini di quell’area e anch’io mi ero attivata a suo tempo per approfondire la situazione del Santa Corona». L’assessore ha garantito il proprio impegno sull’argomento e ha auspicato il consenso unanime sulla mozione.
Alice Salvatore (Mov.5Stelle) ha ribadito il parere favorevole del gruppo alla mozione

Poche penalità da ritardo e da soppressione treni comminate dalla Regione Liguria a Trenitalia
Il Consiglio regionale ha respinto con 16 voti contrari (maggioranza) e 13 favorevoli (minoranza) la mozione presentata da Andrea Melis, e sottoscritta dagli altri componenti del Movimento5Stelle Alice Salvatore, Francesco Battistini, Marco De Ferrari, Gabriele Pisani, Fabio Tosi sulla qualità del servizio. Il consigliere aveva chiesto alla giunta di definire nel nuovo contratto di servizio con precisione il concetto di “evento eccezionale” per determinare le soglie al di sotto delle quali scattano le penalità e che le risorse ottenute dalla comminazione delle penalità da ritardo e da soppressione treni siano impegnate in via prioritaria sotto forma di indennizzo al momento della stipulazione di futuri abbonamenti mensili o annuali. Il consigliere ha ricordato in aula  i dati sui reclami del 2014: 34% riguardavano il livello del servizio; 33% la puntualità e regolarità; 11% il comfort; 9% l’nformazione; 8% il personale di front line; 2% la pulizia; 2% varie;1% la sicurezza. «Per quanto riguarda le penalità dovute a ritardi e alla soppressione dei treni – ha aggiunto – i criteri con cui queste disfunzioni vengono ricondotte alla categoria degli “eventi eccezionali”, che permettono l’esclusione delle penalità a carico di Trenitalia , sembrano esenti da una vera e propria logicità se non addirittura inesistenti». Secondo le regole, si legge nel documento, il 90% dei treni regionali deve arrivare a destinazione con un ritardo non superiore ai cinque minuti e ogni punto percentuale di scostamento in negativo comporta una penale di 276  mila euro”. Il consigliere ha sottolineato, inoltre, che l’incasso delle penali che Trenitalia versa alla Regione deve essere impegnato non a integrare il contratto di servizio tra Trenitalia e la Regione Liguria, ma sotto forma di bunus/indennizzo a favore dei pendolari  al momento della stipulazione degli abbonamenti mensili.
L’assessore ai trasporti Gianni Berrino ha espresso il parere contrario della giunta alla mozione ricordando che una parte di quanto richiesto dal consigliere è già stato fatto: «Proprio ieri la giunta ha approvato una delibera che destina in via prioritaria gran parte delle sanzioni erogate a Trenitalia per i disservizi del 2014 al cosiddetto bonus da restituire ai pendolari, cioè agli abbonati mensili o annuali, quindi abbiamo destinato la restituzione del 30 per cento di un abbonamento mensile prendendo le finanze dalle sanzioni erogate a Trenitalia. I fondi per il rimborso del 30 per cento dell’abbonamento mensile o il 30 per cento di un dodicesimo degli abbonamenti annuali – ha precisato – sono stati presi dai 730 mila euro circa di detrazioni relativi ai servizi non effettuati da Trenitalia». Per quanto riguarda la definizione degli eventi eccezionali Berrino ha concluso: «E’ difficile che possa essere elencato puntualmente. Non possiamo classificare ed elencare l’eccezionalità dell’evento, nel senso che ci sono eventi che non si sono mai appalesati in Liguria, di cui non conosciamo neanche la portata o come eventualmente si possano rendere nella realtà».

Coinvolgere le Regioni nel Piano Strategico della Portualità e della Logistica.  Il gettito fiscale dei porti deve essere investito sul territorio  
Con  21 voti favorevoli, 7 contrari (Pd) e 1 astenuto (Gianni Pastorino, Rete a sinistra)  il Consiglio regionale ha approvato, con un emendamento presentato da Alessandro Piana (Lega Nord Liguria-Salvini), la mozione presentata da Alice Salvatore, Francesco Battistini, Marco De Ferrari, Andrea Melis, Gabriele Pisani, Fabio Tosi (Movimento 5stelle) che chiede alla giunta di impegnarsi presso il Governo affinché nella stesura dei decreti legislativi di riordino della portualità e della logistica, faccia proprie le osservazioni delle competenti Commissioni Parlamentari e i rilievi formulati dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, per ottenere: la compartecipazione degli Enti Locali e l’intesa delle Regioni nella nomina dei Presidenti delle nuove Autorità Portuali di Sistema; il mantenimento del ruolo dei Comitati Portuali,in modo da favorire la partecipazione degli Enti Locali, dei soggetti istituzionali e degli operatori portuali. La mozione chiede, inoltre, che venga tenuto conto nell’individuazione delle nuove Autorità Portuali di Sistema, della programmazione comunitaria,  che venga previsto, per l’eventuale accorpamento di altre Autorità Portuali esistenti, il concerto con le Regioni interessate e, infine,  norme di garanzia per il personale dipendente delle Autorità Portuali accorpate o da sopprimere.
L’emendamento presentato da Alessandro Piana (Lega Nord Liguria-Salvini) e approvato dall’Assemblea con la sola astensione di Gianni Pastorino (Rete a sinistra)  impegna la giunta regionale «a dare concretezza  al concetto di autonomia fiscale dei porti: l’intero gettito  fiscale dei tre porti liguri, deve rimanere interamente a disposizione della Liguria»
E’ stata respinta, invece, la richiesta di rinvio in commissione formulata da Giovanni Lunardon (Pd) e votata soltanto da Pd e Rete a sinistra.
Dopo l’illustrazione della mozione, da parte di Alice Salvatore (Movimento 5 Stelle), il consigliere Piana, come  detto, con l’emendamento ha chiesto ed ottenuto l’integrazione del dispositivo sottolineando che «i tre porti liguri producono ogni anno quattro miliardi di euro di gettito fiscale. La vicinanza di Genova, La Spezia e Savona alle aree a maggiore densità industriale del Paese e, conseguentemente  alle aree a maggiore densità  dei consumi, fanno dei rispettivi porti  una primaria porta d’ingresso per molteplici categorie di beni, la cui importazione si traduce in entrate fiscali». Piana ha sottolineato che la sua proposta è funzionale al rilancio del territorio ligure «dopo anni di immobilismo e sfruttamento».  
Giovanni Lunardon (Pd), pur riconoscendo la presenza di «spunti interessanti» nella mozione, ha chiesto il rinvio, in quanto, a suo avviso, sarebbero necessari ulteriori approfondimenti e arricchimenti. Ha sottolineato che è apprezzabile il fato che si rivendichi un importante ruolo per i territori ed il coinvolgimento degli enti locali, ma servono ulteriori precisazioni, alla luce della riforma  portuale in fase di varo ed in attesa che il Governo produca il piano delle opere portuali con i relativi finanziamenti.
Gianni Pastorino (Rete a sinistra) si è schierato a favore della proposta di rinvio avanzata da Lunardon , riconoscendo che la mozione forniva spunti interessanti ma, a suo avviso, da approfondire. La commissione, a suo avviso, sarebbe stata la sede ideale per affrontare la «complessa questione relativa all’autonomia finanziaria dei porti»
Francesco Battistini (Movimento 5 Stelle)  ha detto che il suo gruppo accoglie favorevolmente la proposta di Piana, che chiede venga impiegato sul territorio il gettito fiscale derivante dai porti liguri.
L’assessore allo sviluppo economico, Edoardo Rixi  ha espresso apprezzamento per i contenuti della mozione «che – ha detto  – lancia un appello al governo: i porti non sono elementi avulsi dal contesto regionale e locale». Ha infatti sottolineato  la necessità che gli Enti locali abbiano un ruolo e possano esprimersi in materia di portualità, mentre a suo avviso il processo di riforma sembrerebbe non dare voce ai territori, «Dal ministero arrivano, in questo senso, segnali negativi. – ha ribadito – Non si possono esautorare i territori. La Liguria chiede di poter contare  e questo è quanto si intende ribadire». In caso contrario  – ha concluso  l’assessore – ci sarebbero autorità portuali interamente avulse dal territorio. Rixi ha sottolineato, inoltre, la valenza della proposta lanciata di Piana che consentirebbe un investimento sul territorio del gettito fiscale proveniente dai porti
Alice Salvatore (Movimento 5 stelle) si è detta soddisfatta della risposta ottenuta dall’assessore Rixi ed ha sottolineato l’importanza del fatto che «la fiscalità raccolta resti sul territorio ligure»
Raffaella Paita (Pd) si è detta a favore dell’emendamento di Piana, ma ha criticato la decisione di non rinviare la mozione in commissione, accusando la maggioranza di non voler fare chiarezza su diversi punti, tra i quali la piattaforma Maersk. Ha quindi annunciato il voto contrario del gruppo alla mozione.