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CONSIGLIO REGIONALE DI OGGI

Modifica della Legge sui sottotetti: estesa la facoltà di chiudere i porticati

      Con 16 voti favorevoli (maggioranza di centrodestra) e 15 astenuti (Pd, Movimento 5 Stelle e Rete a Sinistra) è stata approvata la legge “Modifica all’articolo 5 della legge regionale 6 agosto 2001, n. 24 (Recupero ai fini abitativi dei sottotetti esistenti)”, che ha come primo firmatario Andrea Costa ( Gruppo Misto-Ncd Area Popolare)  La legge vigente già consente interventi di recupero di parti dell’edificio diverse rispetto ai sottoetti purché non sia modificata la sagoma dell’edificio che ha fini abitativi o turistico ricettivi. A queste due categorie di strutture, quindi, è già consentita  la chiusura dei porticati di proprietà, privati e ad uso privato, che fanno parte del corpo stesso dell’edificio. Tale facoltà, con la modifica approvata, viene estesa ai pubblici esercizi, agli esercizi commerciali di vicinato, ai laboratori e all’ artigianato di servizio, I pubblici esercizi e gli esercizi commerciali di vicinato devono essere collocati al piano terreno o a quello rialzato.  
     Respinto un emendamento presentato da Luigi De Vincenzi (Pd), relatore di minoranza, teso a limitare  la superficie interessata dall’intervento, per quanto concerne i pubblici esercizi e gli esercizi di vicinato.
Andrea Costa (Gruppo Misto-Ncd Area Popolare), primo firmatario della proposta di legge e relatore di maggioranza, ha chiarito che il testo va a colmare una lacuna normativa, estendendo un diritto già esistente per gli edifici di civile abitazione e le attività turistico-ricettive,  ad altre categorie che potranno usufruirne per il loro lavoro, avendo a disposizione nuovi spazi a tutto vantaggio dell’attività e delle condizioni dei lavoratori stessi.  Ha chiarito che finora c’è stata diseguaglianza. «Non si capisce perché la chiusura di porticati era già possibile per le attività ricettive ma non era consentita, ad esempio, ad un bar o ad un ristorante» ha detto, rimarcando: «Con la nuova legge non si aumenta il consumo di suolo pubblico: la sagoma dell’edifico rimane invariata». Ha aggiunto che il provvedimento a suo avviso ha una particolare valenza soprattutto per l’entroterra. «Abbiamo recepito anche istanze provenienti da piccole realtà», ha puntualizzato sottolineando che il provvedimento vuole dare un’opportunità concreta alle attività esistenti.

Luigi De Vincenzi (Pd), relatore di minoranza, ha evidenziato che i propositi  del testo, «in astratto condivisibili rischiano però di diventare peggiorativi nel concreto proprio in relazione a quello spazio urbano che si vuole rivitalizzare e sviluppare, se non si prevedono adeguate norme di tutela dello stesso, che gli permettano di mantenere una identità precisa e definita». Ha puntualizzato: «Ci riferiamo, in particolare, alle disposizioni secondo le quali si rischia di giungere ad una “liberalizzazione” “spinta”  che, più che un reale e positivo sviluppo del territorio, favorirebbe una confusione dettata dalla mancanza di regole». De Vincenzi ha quindi illustrato l’emendamento, sottoscritto anche da un altro componente del suo gruppo, Luca Garibaldi, che, secondo quanto detto dal consigliere in aula, avrebbe consentito «di fissare meglio le regole e i parametri di ampliamento e miglioramento rispetto all’esistente».

Ok a modifiche PTCP e PRG relative a  Bordighera
Con 16 voti favorevoli (maggioranza di centrodestra), 13 astenuti (Pd, Movimento 5 Stelle e Rete a Sinistra) il Consiglio regionale ha approvato il provvedimento amministrativo n. 40 relativo al nulla-osta alla variante al PTCP (Piano territoriale di coordinamento paesistico) contestuale alla variante al PRG ( Piano regolatore generale) del Comune di Bordighera (IM) in relazione ad alcuni terreni in Via Coggiola. Il provvedimento prende atto del parere positivo espresso dal Consiglio di Stato rispetto al ricorso presentato, a suo tempo, dalla società proprietaria di alcuni terreni nella zona di cui il Piano regolatore del Comune, aveva modificato in parte la destinazione d’uso. Di qui la necessità di adeguare gli strumenti di pianificazione urbanistica comunale e regionale.

Disciplina urbanistica dei servizi religiosi
Con 16 voti favorevoli (maggioranza di centro destra) e 15 contrari (Pd, Movimento 5 Stelle e Rete a Sinistra) il Consiglio ha approvato la proposta di legge  “Modifiche alla legge regionale  24 gennaio 1985 numero 4 (Disciplina urbanistica dei servizi religiosi) che ha come prima firmataria Stefania Pucciarelli (Lega Nord Liguria-Salvini) e sottoscritta anche dagli altri componenti del gruppo.  La legge, tra l’altro, equipara, dal punto di vista della disciplina urbanistica,  i centri culturali di matrice religiosa, a “ immobili ospitanti attrezzature di interesse comune di tipo religioso”. Entrambi, quindi sono sottoposti alla medesima disciplina urbanistica.  Dall’equiparazione prevista dal nuovo testo consegue il fatto che  ai Comuni si chiede una maggiore attenzione in presenza di una richiesta di  apertura di un nuovo Centro culturale a carattere religioso. Il  Comune, dunque,  dovrà tener conto  di alcuni ed imprescindibili aspetti come, ad esempio, la certezza che nell’area interessata non sia eccessivamente congestionato il traffico (pedonale e motorizzato) nelle ore di maggior fruizione della struttura. Deve essere inoltre garantita  l’accessibilità dell’edificio a soggetti portatori di handicap. L’immobile scelto quale ipotetica sede del Centro culturale, inoltre, deve essere munito  di adeguate opere di urbanizzazione: se assenti o inadeguate, la loro realizzazione è a carico del richiedente.  Devono essere  rispettate le distanze minime  tra le aree e gli edifici da destinare alle diverse confessioni religiose, definite con deliberazione annuale della Giunta regionale. La legge puntualizza anche che gli edifici di culto  devono essere congrui, dal punto di vista architettonico e dimensionale, con le caratteristiche e le peculiarità del paesaggio ligure.
Alessandro Piana (Lega Nord Liguria-Salvini) ha presentato la relazione di maggioranza  illustrando gli aspetti caratterizzanti del provvedimento e il suo iter in Commissione: «La proposta di legge fa riferimento alla necessità di un nuovo assetto in conseguenza del diffondersi di confessioni religiose, anche prive di un’intesa con lo Stato italiano, e all’evoluzione della sensibilità sociale in merito anche alle esigenze di vivibilità del contesto cittadino». Il consigliere ha spiegato che nel corso dell’istruttoria svolta nella IV Commissione sono stati effettuati approfondimenti giuridici che hanno consentito un affinamento del testo. «Nel dettaglio dell’articolato, che non è applicabile alle strutture già legalmente esistenti all’entrata in vigore della legge, – ha aggiunto – si è proceduto a considerare espressamente gli immobili che ospitano centri culturali di matrice religiosa come attrezzature di interesse comune di tipo religioso, sottoposti in quanto tali alla legge, e a prevedere il coinvolgimento dei cittadini del territorio interessato da eventuali localizzazioni di strutture religiose, anche attraverso lo strumento del referendum comunale,e sono stati disciplinati, nel rispetto della normativa nazionale e regionale di riferimento, i requisiti di cui deve tenere conto l’istanza del soggetto pubblico o privato interessato ad effettuare l’insediamento, con particolare riguardo a questioni legate al traffico, all’accessibilità per i soggetti portatori di handicap, alle distanze, con annessa facoltà per il Comune in questione di rescindere l’eventuale convenzione in caso di inadempienze».
Luigi De Vincenzi (Pd) relatore di minoranza ha annunciato il voto contrario del gruppo al testo: «Appare evidente come gli obiettivi delle modifiche ed integrazioni – ha detto – attengano a sfere di competenza per materie che poco hanno a che fare con il governo del territorio, proponendo di regolamentare elementi legati all’ordine pubblico e ai rapporti tra le confessioni religiose, che sono materie di esclusiva competenza dello Stato». Secondo il consigliere la proposta di legge «rischia di introdurre limitazioni al diritto di libertà religiosa e di culto sancito dalla Costituzione». De Vincenzi ha rilevato, inoltre, che  la definizione di “centro culturale di matrice religiosa” «rischia di avvallare presupposti poco chiari e, in ultima istanza, di difficile interpretazione».  Critiche sono state espresse anche alla preventiva richiesta di pareri alla cittadinanza: «Ponendo la possibilità di inserire un pre-requisito, del tutto valutativo e privo di parametri di riferimento, alla realizzazione delle attrezzature religiose si rischia  di “comprimere”, ancora una volta la libertà di culto». Secondo il consigliere, infine, le opere di urbanizzazione a carico di chi presenta il progetto, sancirebbe il fatto che l’esercizio della confessione religiosa «non possa essere esercitato  in mancanza di disponibilità economica per il finanziamento di opere pubbliche».
Gianni Pastorino  (Rete a Sinistra)  ha  annunciato il voto contrario del gruppo: «Non comprendo la ragione di questa legge». «ll tema delle confessioni religiose – ha aggiunto – è di assoluta competenza del governo centrale e spesso le confessioni religiose sono regolamentate fra gli Stati come i Patti Lateranensi dimostrano». Pastorino ha condiviso buona parte delle critiche espresse da De Vincenzi e ha spiegato: «L’esercizio del culto religioso riguarda una sfera individuale e occorre garantire la massima libertà in questo campo, quindi questo intervento legislativo, di ordine urbanistico su una materia religiosa, è profondamente sbagliato. Questa legge, in realtà, vuole rendere più difficile l’installazione di altre strutture religiose». Critiche sono state espresse anche alla possibilità di indire referendum sull’apertura di nuovi centri religiosi:  «Chiunque voglia, deve poter esercitare una confessione religiosa mentre il rispetto degli interessi collettivi deve essere assunto dalle istituzioni politiche. Questa proposta di legge – ha concluso –  è un errore e non avrà nessuna efficacia sul territorio, ma ha solo un valore solo simbolico».
Mattero Rosso (Fratelli d’Italia) ha dichiarato il proprio voto favorevole al provvedimento: «Questa legge evita che la creazione di nuovi centri religiosi possa creare disagi. Ed è molto importante, dunque, ascoltare anche il parere puramente consultivo e non vincolante dei cittadini. E – ha aggiunto rivolgendosi ai consiglieri di minoranza – non vedo perché non bisogna consultare il territorio e ascoltare anche il parere delle forze dell’ordine. Chi non vota questa legge  – ha concluso – vuole impedire ai cittadini di esprimersi, ma le decisioni imposte certamente possono provocare tensione e disagi».
Giovanni Lunardon (Pd) ha ricordato che una legge simile approvata dalla Lombardia è stata impugnata dalla Corte Costituzionale e quella approvata in Veneto è stata bocciata dal Governo. Secondo il consigliere questi pareri negativi  avrebbero indotto i proponenti della legge ligure ad apportare alcune modifiche in commissione per scongiurare impugnative, ma resterebbe evidente la «volontà di limitare la libertà di culto, secondo una concezione retriva e oscurantista che non colpisce solo i centri  islamici, ma tutte le confessioni religiose». Secondo Lunardon, infine, la norma «è inapplicabile e creerà problemi a tutte le confessioni».
Francesco Battistini (Mov5Stelle) si è espresso contro il provvedimento: «Non dobbiamo scavare dei solchi su temi così delicati, ma semmai unirci e dialogare.  Questa legge, inoltre,  aggira una competenza che è solo statale mettendo lacci urbanistici a edifici di culto ed  è solo un’operazione di propaganda». Secondo Battistini, infatti, «il tema della sicurezza non c’entra nulla con gli obbiettivi di questa norma perché con la sua applicazione non viene aumentata la sicurezza dei cittadini. Se volessimo affrontare il capitolo sicurezza, dovremmo stimolare un dibattito a livello centrale e non in Regione». Battistini ha auspicato che si rompa il binomio fra sicurezza e religione contenuto nella legge:  «Ora fa comodo cavalcare la tigre della paura mentre avremmo bisogno, semmai, di dialogo e integrazione e con questa norma si cerca di discriminare le minoranze religiose».  
Luca Garibaldi (Pd) ha dichiarato: «Nonostante i correttivi posti durante l’esame in commissione, per eliminare le macroscopiche criticità, l’impianto della legge rimane debole, confuso e sarà inefficace rispetto alle intenzioni dei proponenti». Secondo il consigliere il tema della libertà religiosa va valorizzato: «Nel nostro paese occorre costruire a livello nazionale un nuovo rapporto fra i culti» e ha invitato i proponenti a ritirare la legge per riformularla e ad avviare un dibattito sul tema con tutte le comunità religiose.
Angelo Vaccarezza (FI) ha annunciato il voto favorevole del suo gruppo alla proposta di legge e ha ricordato l’iniziativa assunta in Consiglio affinché fosse esposto in aula il crocifisso. «Sicuramente non esiste solo un fine urbanistico  in questa legge – ha spiegato – che probabilmente  individua anche altri aspetti» e ha rilevato come sui temi attinenti alla religione la politica sia spesso divisa, «tuttavia dobbiamo consentire ai cittadini di esprimere la propria opinione ed è un dovere degli enti che amministrano ascoltare». Vaccarezza ha respinto, quindi, le accuse di populismo giunte dalla minoranza: «Noi in nome dell’accoglienza arriviamo a negare chi siamo, la nostra storia e i nostri valori». «Probabilmente questa legge non risolverà tutti i problemi – ha concluso – ma va nel senso giusto, dando anche ai cittadini la possibilità di esprimersi».  
Marco De Ferrari (Mov5Stelle) si è dichiarato certo che la legge verrà impugnata: «Questo provvedimento – ha aggiunto – creerà divisioni fra confessioni religiose diverse perché non bisogna negare il diritto di professare la propria fede». Il consigliere ha ribadito la laicità dello Stato «e questa sfera di competenze – ha aggiunto –  non spetta alle Regioni». De Ferrari ha definito la legge «una marchetta elettorale».
Giovanni Barbagallo (Pd) ha parlato di  «deriva oscurantista» da parte della maggioranza di centrodestra ricordando che la contrapposizione fra nord e sud del passato è stata sostituita, in Italia, dalla contrapposizione religiosa e ha ribadito la necessità di tutelare la libertà di culto
Sergio Rossetti (Pd) ha annunciato voto contrario: «Questa legge è incostituzionale – ha aggiunto – ed è solo un segnale propagandistico. Ma il vero motivo della mia contrarietà è un timore  per la tutela delle minoranze». Prendendo spunto dalle posizioni assunte recentemente dalla Svizzera e dalla Gran Bretagna e dal partito di estrema destra in Austria, ha invitato la maggioranza a ripensare alla storia europea del secolo scorso ricordando come le contrapposizioni religiose e culturali sfociarono nella persecuzione razziale durante la Seconda Guerra Mondiale. Secondo Rossetti va difesa l’accoglienza di chi fugge dalla guerra e «questa a cui stiamo assistendo in Italia non è un’invasione di immigrati. Quando passa il principio che una religione rappresenta un rischio, passa l’idea – ha avvertito  – che tutto quello che  è diverso da noi è un rischio». Al contrario, secondo il consigliere «la modernità deve essere integrazione e confronto».
Stefania Pucciarelli (Lega Nord Liguria-Salvini) ha respinto le accuse di illegittimità della legge avanzata dalla minoranza e ha puntualizzato che si va a regolamentare quanto nel 1985 non è stato regolato. «Si introducono norme certe e che valgono per tutte le confessioni religiose» ha puntualizzato il consigliere, rimarcando che non si mette in discussione la libertà religiosa garantita dalla Costituzione.  Pucciarelli ha sottolineato che con le nuove disposizioni i Comuni saranno informati preventivamente nel caso di apertura di un centro culturale a carattere religioso e dovranno ascoltare il parere, anche se non vincolante, dei cittadini.   
Raffaella Paita (Pd) ha sostenuto che la legge sarà impugnata dal Governo «perché palesemente incostituzionale» nei principi e nei valori che esprime. Ha quindi accusato la maggioranza di volere, attraverso diversi provvedimenti,  «iniettare principi e valori che con questa regione non hanno nulla a che vedere».
Claudio Muzio (FI) ha accusato la minoranza, e in particolare il Pd, di porre degli ostacoli all’operato della maggioranza perché, di fronte ad ogni nuovo provvedimento, sostiene sistematicamente che sarà impugnato dal governo. E questo  – ha sottolineato – soprattutto quando si è in presenza di legislazione concorrente, dove il confine è molto labile. Muzio ha rimarcato che l’ultima parola spetta, comunque, alla Corte Costituzionale. «Se non volessimo rischiare l’impugnativa, resteremmo immobili» ha aggiunto sottolineando che, invece, la maggioranza sfida l’impugnativa su temi ed argomenti  complessi, dei quali è profondamente convinta e che sono rimasti bloccati per troppo tempo.   
L’assessore all’urbanistica, Marco Scajola ha ribadito che la giunta condivide il testo in approvazione. Ha sottolineato che con le modifiche introdotte «si vanno a mettere regole chiare che non scavalcano i Comuni» e ha spiegato che, talvolta, a causa di vuoti normativi i Comuni stessi si trovano in difficoltà e chiedono alla Regione come intervenire. L’assessore ha sottolineato che è «assolutamente strumentale» sostenere che regole di natura urbanistica vadano a togliere la libertà religiosa. «I cittadini – ha concluso  – sono stanchi di situazioni anarchiche ed in questo  caso si prevedono regole chiare».

Ok a modifiche Piano di bacino del Magra
Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità il provvedimento amministrativo n. 38 relativo all’ approvazione della variante al Piano di bacino stralcio per l’assetto idrogeologico del fiume Magra e del torrente Parmignola, adottata dall’Autorità di bacino del fiume Magra con deliberazione del Comitato istituzionale 29 giugno 2016, n. 3”.
Il provvedimento adegua la mappatura del territorio a rischio inondazione, che riguarda la foce del fiume Magra, ai nuovi criteri più cautelativi rispetto alla normativa vigente, in particolare per le nuove costruzioni

Codice di autoregolamentazione contro le infiltrazioni mafiose
Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità la  proposta di deliberazione  “Recepimento del Codice di autoregolamentazione approvato dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere”, di iniziativa di Fabio Tosi (Movimento  5 Stelle) e sottoscritto dall’intero gruppo.  Come si sottolinea nel testo, il codice di autoregolamentazione è stato approvato in data 23 settembre 2014 dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, e si intende applicarlo, quindi, in particolare  «a qualsiasi incarico di nomina di competenza del Consiglio regionale, della giunta regionale e dei rispettivi presidenti». Nella proposta di deliberazione si ricorda, tra l’altro, che la legge regionale numero 7 del 5 marzo 2012  evidenzia «gli interventi da promuovere da parte della Regine Liguria anche in collaborazione con altri enti pubblici e privati, volti alla sensibilizzazione della società civile e delle istituzioni pubbliche finalizzati alla promozione dell’educazione alla legalità, alla crescita della coscienza democratica, all’impegno contro la criminalità organizzata e diffusa, i fenomeni di usura ed estorsione e le infiltrazioni e condizionamenti di stampo mafioso nel territorio regionale». L’articolo 20 della suddetta legge – si sottolinea – stabilisce che il Consiglio regionale recepisca, con propria deliberazione, il codice di autoregolamentazione approvato dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere. E di recente, secondo quanto si legge nel documento, è stato approvato un nuovo codice di autoregolamentazione, applicabile non solo alle elezioni ma anche a tutte le designazioni negli enti pubblici, al fine di combattere con maggior efficacia l’infiltrazione della criminalità organizzata nelle assemblee elettive, rendendo uniforme il sistema e ampliando le fattispecie che precludono le candidature. Si prevede, quindi, di applicare le suddette disposizioni.
Fabio Tosi (Mov5Stelle) ha ricostruito il lungo iter in commissione della legge rimarcando che la sua applicazione era attesa da 4 anni, cioè entro novanta giorni dall’approvazione della legge regionale 7 sul contrasto alle mafie, e ha annunciato che saranno presentate a breve alcune modifiche migliorative della stessa legge n.7
Anche Luca Garibaldi (Pd) ha annunciato la presentazione da parte del suo gruppo di alcune modifiche  della legge 7 per dotare la norma di strumenti più efficaci per la sua applicazione.
Angelo Vaccarezza (FI) ha sottolineato che con questo provvedimento viene  sanato un ritardo di quattro anni, imputabile alla passata amministrazione, in quanto l’adozione del codice era prevista, ma non era stata finora recepita. Il consigliere ha ringraziato il Movimento 5Stelle che ha portato la pratica all’attenzione della I Commissione da lui presieduta e del Consiglio.    
Il vicepresidente della giunta e assessore alla sicurezza, Sonia Viale ha espresso soddisfazione per la presentazione in aula di un testo «assolutamente condiviso dalla giunta» .

Azioni a favore dei lavoratori di Hanjin Shipping
All’unanimità è stato approvato un ordine del giorno  sottoscritto da consiglieri di maggioranza ed opposizione  in difesa dei lavoratori di Hanijng Italiy Shipping, . Nel documento si rimarca che  il gruppo, che conta 104 navi ed era l’ottava compagnia  di shipping mondiale, il 31 agosto ha dichiarato  bancarotta e da allora è in regime di amministrazione controllata. Il 2 settembre è stata votata la messa in liquidazione volontaria della società e dal 20 settembre scorso è decorso il termine per i licenziamenti collettivi che riguardano i 92 dipendenti di Hanjian Italiy, di cui 86 a Genova, dove è presente la sede della società. La procedura di mobilità – si legge nel documento – può durare al massimo 75 giorni a decorrere  dal 20 settembre esaurendosi verso la metà del mese di novembre quando scatterà la NASpl (Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego) per i dipendenti in mobilità. Si impegna pertanto la giunta  a “chiedere l’attivazione di un tavolo nazionale presieduto dai ministeri del Lavoro e dello Sviluppo economico  per la gestione della crisi e la salvaguardia occupazionale dei lavoratori tenendo conto delle iniziative già intraprese dal Governo; a valutare la possibilità di individuare ammortizzatori conservativi che possano intervenire in un settore strategico; a mettere in atto tutte le azioni possibili , di concerto con le altre istituzioni locali, per accompagnare i lavoratori nel processo di outplacement che si aprirà dopo le procedure di mobilità, ad attivare un tavolo istituzionale aperto a Confindustria e le categorie interessate  per contribuire a ricollocare il personale, a continuare ad interessare il governo”

Modificare le norme europee per il commercio su area pubblica
All’unanimità Il Consiglio regionale ha approvato la mozione presentata da Franco Senarega (Lega Nord Liguria-Salvini) e sottoscritta dal collega di gruppo Alessandro Puggioni che impegna la giunta ad intervenire presso il Governo ed il Parlamento  per ottenere una modifica  del Decreto legge 59/2010 al fine di concedere maggiori tutele all’attività del commercio  su area pubblica ovvero di escluderlo dall’applicazione  della “Direttiva Servizi”. Nel documento si rileva che la cosiddetta Direttiva Servizi del Parlamento Europeo, che mira a favorire la concorrenza in ogni settore di sua competenza, dà facoltà agli Stati membri di poter escludere determinati settori dall’applicazione, se questi vengono riconosciuti come servizi economici di interesse generale. “Alla luce del principio di legittimo affidamento – si legge nel documento –  la precedente normativa ha permesso a oltre centomila famiglie di investire sulle proprie attività, emblema della tradizionale realtà imprenditoriale italiana, con sicurezza e tranquillità, prevedendo da decenni il rinnovo automatico delle concessioni e stabilendo il divieto di entrata alle grandi società di capitali/cooperative e, in materia di durata delle concessioni, la Direttiva  prevede durata illimitata ove queste siano teoricamente illimitate ovvero limitate a causa di motivi di interesse generale” .
Infine,  – si legge nel documento – preso atto del recente  parere dell’Avvocatura Generale del’Unione Europea, il quale mette  a rischio la sopravvivenza delle imprese balneari liguri  ed italiane, si impegna la giunta ad attivarsi, congiuntamente con il governo  nazionale, presso le sedi istituzionali  competenti dell’Unione europea affinché si giunga all’esclusione  delle concessioni demaniali ad  uso turistico-ricreativo dalla “Direttiva Servizi” o, in alternativa, si preveda  per esse una diversa applicazione  della direttiva medesima, in virtù della specificità  del settore e della sua unicità a livello europeo.

Rivedere l’orario del “Punto di prima vendita del pesce di giornata” a Sestri   Levante  
Il Consiglio regionale ha approvato 23 voti favorevoli e 4 astenuti (Pd) l’ordine del giorno presentato da Andrea Costa (Gruppo misto Ncd-Area Popolare) e sottoscritto anche da Claudio Muzio (FI) , che impegna la giunta, a richiedere ai competenti uffici di Regione Liguria di intervenire presso il Comune di Sestri Levante in merito alla revisione dell’orario di apertura del Punto di prima vendita del pesce di giornata, per quanto attiene la vendita del pesce azzurro; di sollecitare il Comune di Sestri Levante affinchè, nelle more della suddetta revisione, si adoperi per l’individuazione di una soluzione equilibrata, di concerto con i soggetti interessati e tenendo conto di tutte le legittime esigenze in campo; di sollecitare il Comune di Sestri Levante a modificare l’articolo 16 del “regolamento  comunale per la disciplina del punto di prima vendita del pesce di giornata” riguardante la revoca della concessione, tenendo conto del fatto che il periodo della pesca alla lampara è fortemente condizionato dagli eventi stagionali; infine, qualora il Comune di Sestri Levante non si attivasse, di organizzare un incontro al quale partecipino tutti i soggetti interessati.
Sono intervenuti, tra gli altri, Andrea Costa (Gruppo Misto-Ncd Area Popolare),
Luca Garibaldi (Pd), Claudio Muzio (FI) e l’assessore al’agricoltura, Stefano  Mai