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Consiglio regionale flash

La seduta odierna  

Riqualificazione dell'area portuale "Ponte Parodi"

Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente) ha illustrato un’interrogazione per sapere se la Regione Liguria intenda operare nelle sedi opportune per rivedere il progetto di Ponte Parodi, nell’area portuale genovese. Il consigliere ha ricordato che il 24 febbraio scorso è stato siglato l’accordo tra Autorità portuale, Porto Antico e S.p.a. Altaponteparodi relativo al crono-programma per il via al progetto di riqualificazione dell’area di Ponte Parodi grazie al quale si può avviare l’iter autorizzativo ed operativo, che porterà  alla cantierizzazione della zona. Il progetto di riqualificazione si sviluppa su una superficie di oltre 67 mila metri quadrati di cui 40 mila dedicati a spazi commerciali e di intrattenimento: sarebbero 60 negozi, 7 medie superfici di vendita, 14 ristoranti e 1200 posteggi. Tutto ciò, secondo Siri, sarebbe in contraddizione con il progetto iniziale che, per quanto riguarda gli spazi commerciali, prevedeva che questi dovessero essere strettamente dedicati al mondo della nautica, per non  creare nuovi soggetti concorrenziali che potrebbero determinare la chiusura dei piccoli esercizi presenti nel territorio, in particolare quelli del centro storico, già colpiti dalla crisi. «Questi piccoli esercizi commerciali svolgono anche una insostituibile funzione di salvaguardia del tessuto socio-economico del centro antico di Genova – ha spiegato Siri – sarebbe meglio, quindi, riconsiderare l’iniziale destinazione d’uso delle aree commerciali che era rivolta prevalentemente al settore nautico, nonché crocieristico. Tale scelta sarebbe, infatti, sicuramente vantaggiosa per la città ed il suo tessuto commerciale, proprio perché scongiurerebbe l’apertura di esercizi commerciali e pubblici (ristoranti, bar), che diventerebbero potenziali concorrenti di quelli già esistenti. Inoltre, nella convenzione una quota di posteggi dovrebbero essere destinati ai residenti e agli esercenti del centro storico, a tariffa “sociale”, perché questa operazione potrebbe rappresentare il primo passo verso la realizzazione di un “collegamento” tra la futura area commerciale di Ponte Parodi e il centro storico, un  collegamento, ad oggi inesistente, che risulterebbe di grande utilità per chi frequenta o vive in questa zona, siano essi residenti, esercenti o turisti».

L’assessore allo sviluppo economico e commercio, Renzo Guccinelli ha risposto: «Su questi temi non c’è possibilità diretta di un intervento da parte della Regione. In linea generale condivido l’impostazione di Siri. Occorre fare in modo che si riesca sempre più a favorire la compenetrazione tra i punti di forte richiamo turistico con la realtà dei centri storici. E questo non soltanto a livello genovese. Si tratta di una tematica che accomuna molte aree della Liguria. Bisogna porsi il problema di integrare i nuovi insediamenti con i centri storici,  dove c’è la presenza di un diffuso tessuto commerciale. E quest’ultimo è condizione di vita stessa dei centri storici». Guccinelli è quindi sceso nel dettaglio delle notizie relative a Ponte Parodi: «Siamo in una fase in cui il quadro è già abbastanza definito – ha precisato – E’ stato firmato l’accordo di programma tra l’Autorità portuale ed il soggetto che curerà gli interventi. Sono già stati definiti gli standard dell’intervento, in particolare per quanto riguarda le infrastrutture, quali, ad esempio, i parcheggi. Per quanto riguarda la parte commerciale, mi risulta che il Comune di Genova abbia utilizzato una forma prevista nelle programmazione commerciale del 2007, che dovremo rivedere in autunno. Si è ipotizzato un distretto commerciale, realizzabile soltanto in Comuni con popolazione  superiore a cinquantamila abitanti. Sono previste soltanto nuove attività commerciali di dimensioni medie e grandi, in numero minimo di cinque  e massimo di dieci, non alimentari». Guccinelli si è quindi espresso contro la liberalizzazione “selvaggia”  ed esasperata: «Credo sia necessario poter garantire la diversa tipologia di offerta commerciale, evitando che la grande attività soffochi la piccola. Nell’ambito della nuova programmazione commerciale saremo attenti affinché si trovi un equilibrio tra le nuove attività e quelle già esistenti. In alcune realtà i negozi rappresentano un importante presidio sul territorio, svolgendo una funzione sociale».

Siri ha insistito sulla necessità di trovare un equilibrio tra i nuovi grandi centri commerciali ed i negozi ed ha quindi dichiarato la disponibilità del suo gruppo ad adoperarsi in tal senso.

Commercio equosolidale, rivedere i fondi

Raffaella Della Bianca (Gruppo misto-Riformisti italiani) ha presentato un’interrogazione alla giunta per sapere se «ritenga opportuno fare una distinzione tra il commercio equo e solidale ed il commercio tout court in questo momento di sofferenza a 360 gradi del settore; se intenda proseguire nell’indizione di bandi, che sono figli di un meccanismo a cui attingono sempre gli stessi ‘privilegiati’ e, infine, se non ritengano opportuno cambiare le leggi che regolamentano il settore legato al commercio per seguire una politica di risparmio in questi momenti di crisi economica».

Il consigliere ha ricordato la legge regionale 13 agosto 2007, n. 32 (Disciplina e interventi per lo sviluppo del commercio equo e solidale in Liguria) che ha istituito l’Elenco regionale delle Organizzazioni del commercio equo solidale e ha definito gli interventi per la diffusione del commercio equo e solidale e ha sottolineato che ogni anno, dal 2007, sono stati concessi contributi regionali al settore del commercio equo solidale per incentivare e sostenere lo sviluppo e la diffusione dei prodotti del commercio equo e solidale e per diffondere i principi di equità e giustizia economico-sociale che li contraddistinguono. Della Bianca ha constatato che nel Bilancio di previsione della Regione Liguria 2012 sono stati stanziati 100 mila euro come “Contributi alle organizzazioni del commercio equo e solidale per il sostegno alla realizzazione di iniziative e progetti nel campo del commercio equo e solidale”, altri 17 mila come “Trasferimenti ad Enti dell’Amministrazione centrale di contributi per utilizzo di prodotti del commercio equo e solidale”  e tremila euro come “Trasferimenti ad Enti dell’Amministrazione centrale di contributi per l’utilizzo di prodotti del commercio equo e solidale”.

Per la giunta ha risposto l’assessore allo sviluppo economico e commercio, Renzo Guccinelli : «Ho una concezione profondamente diversa rispetto a quella di Della Bianca. – ha esordito –  Ho soltanto un rammarico: purtroppo nel bilancio di previsione 2012, a causa di un quadro di difficoltà generale, c’è una quantità dir risorse troppo limitata per sostenere le politiche di sviluppo del commercio equo e solidale, tuttavia crediamo molto nella legge regionale del 2007, che è diventata una sorta di buona pratica. Leggi analoghe sono state, infatti, successivamente  introdotte in numerosissime regioni italiane. A seguito di ciò, siamo addirittura stati dichiarati la prima Regione equosolidale d’Italia. D’altro canto abbiamo messo a disposizione all’intero settore del commercio, in questi anni, una somma considerevole: circa cinquanta milioni di euro». Ha quindi continuato l’assessore: «Il commercio equo e solidale è un’azione etica di solidarietà. E’ uno strumento messo in campo per fornire un aiuto concreto perché si offre la possibilità ad agricoltori di Paesi in difficoltà a sfuggire alla logica delle multinazionali. Li aiutiamo a non venire depredati dei loro prodotti e vogliamo continuare a fornire il nostro apporto e vado fiero del fatto che il commercio equo e solidale nella nostra regione sia cresciuto. Il giro di affari è aumentato del trenta per cento e non dimentichiamo che ci sono tantissimi volontari che sostengono e tengono aperti i punti vendita. Non riteniamo dunque uno spreco il sostegno del commercio equo e solidale e non c’è nessuna contrapposizione con le politiche di sostegno al commercio tradizionale»

Della Bianca ha ribattuto che in politica occorre fare delle scelte. E, a suo avviso, in un’epoca di crisi, quale è quella attuale «è necessario fare scelte precise e chiedersi se sia o meno utile spalmare i contributi. In tempi di grande difficoltà come questo vanno messe sul piatto anche piccoli interventi»

Velocizzare il ribaltamento a mare dei cantieri di Sestri Ponente

Lorenzo Pellerano (Liste civiche per Biasotti presidente) ha chiesto alla giunta, attraverso una interrogazione, «le tempistiche con cui verrà dato avvio ai lavori di ribaltamento a mare dei cantieri navali “Fincantieri” di Sestri Ponente». Secondo il consigliere tali interventi sono ancora più urgenti in vista della possibilità di candidare il sito ad ospitare il settore offshore. Il consigliere ha domandato, infine, «quando si svolgerà la prossima riunione del tavolo sul ribaltamento a mare presso il Ministero dello sviluppo economico». Pellerano ha ricordato che il 7 marzo 2012 i membri della commissione di inchiesta su Fincantieri hanno effettuato un sopralluogo via mare a Sestri Ponente, al quale ha partecipato anche il presidente dell’autorità portuale, Luigi Merlo. In quell’occasione Merlo avrebbe dichiarato che ad aprile 2012 sarebbe stato possibile avviare la gara per la progettazione esecutiva e l’affidamento dei lavori del ribaltamento a mare. «Durante il sopralluogo lo stesso Presidente aveva affermato – ha aggiunto il consigliere – che il tavolo tra Regione, Provincia e Comune stava ultimando lo studio e che si prevedeva l’inizio dei lavori entro l’anno 2012 e il Presidente Burlando, il 28 giugno scorso, attraverso “Twitter” ha dichiarato che “il Comitato di Bacino” ha approvato il progetto di ribaltamento a mare e di messa in sicurezza del Rio Molinassi». Pellerano ha rimarcato che per lsa realizzazione di questo intervento si è da tempo deciso di utilizzare  gli “scarti” dei cantieri relativi al terzo valico.

Per la giunta ha risposto l’assessore allo sviluppo economico, Renzo Guccinelli: «Noi agiremo affinché i tempi siano i più rapidi possibili». Ha quindi ricordato: «L’intero iter non è stato semplice. Non è stato facile giungere ad un risultato, allo stato attuale. E’ stato difficile ottener l’inserimento dell’intervento nel “mille proroghe” per ottenere un finanziamento di cinquanta milioni di euro ed è stato necessario qualche mese in più, rispetto al previsto, per ottenere l’autorizzazione alla messa in sicurezza del torrente. Ora c’è anche l’autorizzazione dell’Autorità di Bacino. Il presidente dell’Autorità portuale, Luigi Merlo, ha assicurato che, appena arriverà la comunicazione ufficiale, con le relative prescrizioni, provvederà a mettere a bando i lavori». Guccinelli ha poi annunciato: «Richiederemo nei prossimi giorni la convocazione del tavolo tecnico istituito a Roma e che coinvolge il ministero dei Trasporti e quello dello Sviluppo economico. Faremo il punto della situazione, anche per quanto riguarda l’arrivo delle risorse, affinché l’autorità portuale possa indire il bando di gara dei lavori. Nel frattempo è maturata la risposta positiva sul Terzo Valico. Tuttavia, anche se quest’ultima opera non si fosse sbloccata, avremmo ugualmente il riempimento a mare». Guccinelli ha concluso: «Abbiamo scongiurato un piano industriale che avrebbe comportato la chiusura di Sestri Ponente. Il cantiere tra settembre e ottobre inizierà i lavori per la realizzazione di una chiatta e Fincantieri si sta attivando per ottenere nuove commesse nel settore crocieristico. Se acceleriamo il ribaltamento a mare, miglioreremo la qualità produttiva dei nostri cantieri e sarà, quindi, più facile fare in modo che arrivino nuove commesse »

Pellerano ha insistito sulla necessità, anche a livello romano, di sollecitare l’apertura verso nuovi mercati.

Deposito di materiale a cielo aperto nei pressi del casello di Santo Stefano Magra

Con un’interrogazione Luigi Morgillo (Pdl) ha denunciato che nei  pressi del casello di Santo Stefano Magra, attraverso un lungo raccordo che conduce alla Spezia, esiste un “deposito” di materiali a cielo aperto che farebbe pensare ad una discarica, senza alcuna autorizzazione. «Si vede lo stato di abbandono e di incuria un cui versa tale “deposito” – ha dichiarato il consigliere – al contrario dei caselli toscani ove fiori e aiuole la fanno da padrone». Morgillo ha chiesto, pertanto, alla Regione se Salt abbia ottenuto da parte degli enti competenti le autorizzazioni a stoccare il materiale in quella zona e se non si possa richiedere alla Società autostradale di utilizzare per lo stoccaggio dei materiali altre aree meno in vista.

Per la giunta ha risposto l’assessore alle infrastrutture, Raffaella  Paita «Rispetto all’impatto ottico di indubbio peso, Salt si sta attivando per una più efficace mitigazione visiva delle aree interessate, prevedendo a breve la copertura laterale delle stesse tramite appositi teli ombreggianti e la piantumazione di essenze arbustive». L’assessore ha anche spiegato: «Le aree intercluse, non raggiungibili dalla viabilità extra–autostradale, ricomprese nel complesso degli svincoli prossimi al casello di Santo Stefano Magra, vengono utilizzate da Salt, direttamente o tramite ditte che svolgono attività per conto della stessa, per lo stoccaggio temporaneo di materiali necessari alle attività da effettuare in somma urgenza, a seguito di incidenti stradali,  per l’intervento di contenimento del danno ed il ripristino delle condizioni di sicurezza della circolazione. L’area della Spezia è baricentrica per la tratta Sestri Levante – Massa e consente, dunque, di operare  in modo rapido ed efficace, effettuando scambi di carreggiata, restringimenti di corsia e veloci ripristini delle barriere di sicurezza per chi si trova a percorrere l’autostrada nei momenti  immediatamente successivi agli incidenti. Un’area analoga si trova presso la sezione operativa di Viareggio. Queste aree, nell’immediatezza  dell’alluvione del 25 ottobre scorso, hanno consentito, così come autorizzato dal settore ambiente della Provincia della Spezia, lo stoccaggio temporaneo del materiale ferroso franato sull’autostrada nella tratta a cavallo dell’autostazione di Brugnato, operazione fondamentale per riaprire velocemente al traffico la tratta stessa, assicurando  celerità nell’operazione  di primo soccorso alle popolazioni colpite dalla calamità».

Mrgillo ha definito positiva la volontà di mitigare l’impatto visivo, ma ha ribadito che simili aree potrebbero essere allestite in zone meno in vista. 

Ridimensionamento della sede ARPAL di Savona e chiusura del laboratorio analisi

Maurizio Torterolo (Lega Nord) ha illustrato un’interrogazione sul drastico ridimensionamento della sede Arpal di Savona, che potrebbe prevedere la chiusura del laboratorio di analisi. Questa decisione, secondo quanto riportato dagli organi di stampa, sarebbe stata assunta dalla giunta regionale nella seduta dell’11 giugno scorso. Torterolo, dopo aver rimarcato l’importante ruolo di tutela dell’ambiente svolto dall’organismo in questione, ha sottolineato che in uno degli ultimi consigli regionali, in risposta ad una interrogazione relativa ai costi di acquisizione di un immobile in Savona da attrezzare a nuova sede provinciale di Arpal, sarebbe emerso che la spesa ammonterebbe a diversi milioni di euro. Torterolo ha chiesto, quindi, quali siano le intenzioni della giunta in merito al futuro della sede provinciale di Arpal di Savona e del relativo laboratorio di analisi. Il consigliere, inoltre, ha domandato «se esista, e in caso affermativo a che punto sia, la trattativa con Ips per l’acquisizione da parte della Regione dell’immobile sito in via Stalingrado, a Savona, a quanto ammonti la cifra e, nel caso di depotenziamento effettivo della sede di Savona, quali saranno le collocazioni dei dipendenti conseguenti alla riorganizzazione». Torterolo ha ricordato che l’argomento era già stato oggetto di un’interrogazione presentata da Matteo Rosso (Pdl).

Per la giunta ha risposto l’assessore alle risorse finanziarie e patrimonio, Sergio Rossetti: «La giunta ha dato l’indirizzo, determinando la formazione di un gruppo di lavoro formato dai dirigenti e dal segretario generale, affinché anche Arpal presenti un piano di riorganizzazione delle spese, qualificando le spese stesse  e producendo possibili risparmi. Naturalmente devono essere salvaguardati i servizi che vengono erogati, nell’interesse della salute pubblica. Ricordo, però, che Arpal è finanziata da un fondo nazionale che ogni sei mesi subisce riduzioni. Come detto, quindi, abbiamo chiesto ad Arpal di valutare e verificare quali potessero essere i processi di riqualificazione della spesa. Non abbiamo parlato dei dipendenti perché, in assenza di una pianificazione, avremmo perso tempo e detto cose superficiali. Arpal,  a nostro avviso, riveste un ruolo importante per la salute dei cittadini e per la tutela del territorio, aspettiamo quindi un piano che la giunta valuterà e renderà pubblico». L’assessore ha, quindi, chiarito: «Per quanto riguarda la sede, il gruppo di lavoro è stato chiamato ad effettuare una valutazione definitiva. La Regione nel tempo ha costruito degli avanzi di bilancio di Arpal, con permute e altri sistemi. Per via della crisi finanziaria non abbiamo ancora risolto la questione relativa ad una sede idonea nella provincia di Savona, come invece è già avvenuto a Genova e La Spezia, ma la vecchia sede non viene più ritenuta idonea e per sistemarla occorrerebbero circa due milioni di euro. I revisori dei conti ed i tecnici si esprimono contro la ristrutturazione. E’ aperta una trattativa per la nuova sede. Il costo complessivo, tra acquisto, trasloco dei laboratori e degli strumenti ammonterebbe a circa sei – sette milioni di euro mentre la vecchia sede potrebbe essere valorizzata e rientrare nel piano di vendita. Abbiamo chiesto un’attenta  pianificazione. Non bisogna dimenticare le importanti funzioni svolte da Arpal ed è necessario fare il giusto investimento: comprare a giusto prezzo ciò di cui abbiamo bisogno per garantire la funzionalità della struttura»

Torterolo ha ribadito i suoi timori, chiedendo come si pensa di poter vendere e rendere appetibile una struttura che no si ritiene più idonea per ospitare la sede Arpal. Il consigliere si è detto rinfrancato soltanto dal fatto che non si intende intaccare la posizione dei lavoratori.

Bloccare il riempimento della valle del Rio Cortino a Teriasca di Sori.

Edoardo Rixi (Lega Nord-Liguria Padania) ha presentato un’interrogazione per chiedere alla giunta «se intenda attivarsi con urgenza presso le autorità competenti al fine di monitorare e, se necessario, bloccare il progetto del comune di Sori di riempire la valle del Rio Cortino, nella frazione di Teriasca, con un milione e .750 mila metri cubi di detriti derivanti dai cantieri delle “Grandi Opere”».

Il consigliere ha rilevato: «Il Rio Cortino scorre in una piccola valle, parallela alla costa, nell’immediato entroterra di Sori che rappresenta un’eccellenza naturalistica bisognosa di tutela» e ha aggiunto che «dagli anni Sessanta in poi la valle ha già subito diversi interventi umani, che ne hanno profondamente alterato l’habitat originario». Secondo il consigliere della lega Nord, quindi, «l’opera in progetto segnerebbe la zona in modo definitivo ed irrimediabile mentre il territorio in questione possiede delicate caratteristiche idrogeologiche che impongono un’estrema prudenza prima della messa in atto di qualunque opera di vasta portata». Secondo Rixi, quindi, «il riempimento definitivo della valle del Rio Cortino avrebbe un impatto devastante sia sull’aspetto ecologico che su quello idrogeologico dell’intero territorio in questione».

Per la giunta ha risposto l’assessore all’Ambiente Renata Briano: «I nostri uffici valuteranno se l’opera è fattibile da un punti di vista idraulico e quali siano le reali condizioni, valutando l’aspetto prioritario della difesa del suolo e gli studi idraulici connessi. Qui sta il nostro compito di vigilanza perché non si possono approvare progetti che non rispettano le regole. Per ora non ho avuto ritorno dagli uffici». L’assessore si è poi riservato di fare avere una memoria scritta al consigliere.

Rixi si è dichiarato insoddisfatto lamentando la mancanza di controlli da parte degli uffici regionali e ha promesso che la relazione dell’assessore sarà immediatamente diffusa alle popolazioni e agli enti locali interessati

Servizio di guardia medica nel comune di Urbe

Matteo Rosso (Pdl) ha presentato un’interrogazione alla giunta per sapere «se e come intenda garantire il servizio della pubblica assistenza per il Comune di Urbe e per le zone limitrofe con l’arrivo della stagione estiva». Rosso ha ricordato, infatti, che nel Comune di Urbe il servizio di guardia medica è stato soppresso lo scorso novembre, a causa dei tagli della politica sanitaria, ma che l’Assessore alla Salute «nel dicembre 2011 aveva promesso una verifica – studio per istituire il servizio nei mesi estivi e poi estenderlo al periodo invernale tramite i medici operanti sul territorio». Tuttavia, secondo il consigliere, «fino ad oggi al Comune di Urbe non è pervenuta alcuna risposta da parte della Regione mentre la stagione estiva è alle porte e la Val d’Orba accoglie ogni anno dai 7 mila ai 10 mila turisti-villeggianti, molti dei quali sono in età avanzata e, quindi, giustamente preoccupati per la mancanza del servizio, soprattutto in una zona dove ci sono molteplici difficoltà legate alla viabilità. Il sindaco chiede, quindi, che venga garantito il servizio di guardia medica, soprattutto in estate diecimila turisti».

Sullo stesso argomento Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente) ha presentato un’interrogazione in cui ha ricordato che nel novembre 2011 è cessata l’operatività del servizio di guardia medica nel comune di Urbe, con «il conseguente disagio per la popolazione locale, prevalentemente composta da persone non più giovani, e soggetta ad un significativo aumento nei mesi estivi» e ha fatto riferimento alle dichiarazioni dell’Assessore alla salute, Claudio Montaldo, in occasione di un incontro con una delegazione del posto. Siri ha chiesto, quindi, alla giunta come intenda ripristinare il servizio di guardia medica nel comune di Urbe, se preveda, in subordine, una riattivazione del servizio quantomeno durante il periodo estivo e se avvierà, in ulteriore subordine, la già contemplata convenzione con i medici convenzionati dei limitrofi comuni della Valle Orba e Stura». Siri ha ribadito che durante l’ultimo incontro, svoltosi nel Comune di Urbe, pareva ci fossero prospettive di riapertura del servizio. «Si era infatti ipotizzata la possibilità  di coinvolgere medici della zona e l’assessore si era impegnato a fare verifiche in tal senso, anche relative al costo aggiuntivo per erogazione di questa prestazione. – ha detto il consigliere – Non è possibile depauperare ulteriormente le valli dell’entroterra».

Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo: «Abbiamo valutato a lungo la situazione. In realtà si pone un problema che è un…non problema. Stiamo parlando non di emergenza ma di sostituzione del medico di famiglia, di medicina generale dalle otto di sera alle otto di mattina, il sabato e la domenica. Non ci si aspetta, quindi, la visita in termini di urgenza. Ci si aspetta medico nell’arco della giornata o della mattina successiva. Il primo novembre 2011 ha preso avvio presso l’Asl savonese il progetto di riorganizzazione dei poli territoriali del servizio di continuità assistenziale – guardia medica, quale conseguenza del processo di razionalizzazione ed ottimizzazione delle risorse  finanziarie a disposizione del Servizio sanitario ligure e dell’Asl 2. Questo progetto ha comportato, a seguito di attenta verifica sul numero delle chiamate, sul bacino di utenza e sull’estensione territoriale, l’eliminazione di 2 dei 12 poli territoriali, con l’obiettivo di garantire, comunque, la qualità del servizio offerto ai cittadini. Uno dei poli territoriali interessati è quello di Urbe, nel distretto di Savona, che faceva registrare mediamente un numero di dieci chiamate al mese (una visita ogni 3 turni di 12 ore), con un bacino di utenza di circa 800 abitanti ed un raggio di competenza di circa 10 chilometri, per cui è stato previsto l’inglobamento nel vicino polo di Sassello, il quale a sua volta faceva registrate mediamente circa 30 chiamate al mese (meno di una visita ogni turno di 12 ore). Questa nuova organizzazione è stata presentata al Comitato di rappresentanza della Conferenza dei sindaci  del 19 luglio 2011.

Montaldo ha inoltre sottolineato: «Con l’inglobamento a Urbe nel polo di Sassello che ha un raggio di competenza massimo di 22 chilometri  e tempi di risposta di circa 40 minuti, il numero  di visite mensili è di 37 e cioè in media una visita per turno di 12 ore. A Savona a fronte di un raggio di competenza massimo di 13 chilometri ed un bacino di 83.639 abitanti, le visite mensili sono 267 (7 visite per turno di 12 ore),   i tempi di risposta massimi sono di due ore e 20 minuti. Allo stato attuale non è prevedibile la riapertura del Polo di urbe, in quanto il servizio di continuità assistenziale è garantito  in modo adeguato dalla attuale organizzazione. Questi dati ci confermano ch l’accorpamento non ha comportato disservizi. Non possiamo, del resto, più permetterci una diffusione estremamente capillare. Altra cosa è, ovviamente, l’urgenza ed il 118»..

Rosso ha ribadito la necessità di ridisegnare l’assistenza sanitaria nelle Valli dell’entroterra, dove vivono molti anziani, affrontando anche la questione in commissione.

Siri ha insistito sull’esigenza di trovare soluzioni alternative 

Santa Margherita: ambulatorio e convenzione Asl- Comune

Armando Ezio Capurro (Noi con Burlando) ha presentato un’interrogazione per conoscere se sia vero che l’Asl 4 non ha voluto procedere alla stipula della convenzione che prevedeva la cessione del terreno antistante l'ex ospedale di Santa Margherita per la realizzazione di box il cui ricavato sarebbe stato destinato alla ristrutturazione parziale dell'edificio in un centro poli-riabilitativo, oppure se ad essere inadempiente sia stato il Comune di Santa Margherita. Il consigliere ha colto l’occasione per porre il problema della collocazione della piastra ambulatoriale che andrebbe a sostituire i servizi fino ad oggi resi dall’ospedale di Santa Margherita. «Per quel che riguarda l’ambulatorio – ha detto Capurro – mi dicono che la Asl avrebbe ipotizzato addirittura di realizzare un’apposita struttura nell’area del campo da tennis. Un’idea veramente curiosa, sembra quasi uno scherzo. Nel campo da tennis non metterei una piastra ambulatoriale ma un bar, un circolo. Vorrei sapere dove si farà la piastra ambulatoriale e se è vero, o se è uno scherzo, l’intenzione di realizzarla nei campi da tennis».

Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo: «La Asl ha definito un’ipotesi che prevede l’utilizzo di una struttura di medicina generale associata dove esistono spazi congrui per garantire un’attività ambulatoriale. Quindi a questa struttura privata verrebbe associato un ambulatorio pubblico garantendo ai pazienti continuità di servizio con prelievi, analisi e così via. Questa soluzione rientra nella nostra filosofia di associare sul territorio i servizi di medicina generale con quelli ambulatoriali, così come si realizza negli ospedali. L’altra ipotesi avanzata dalla Asl è quella di costruire una nuova sede nell’ambito della ristrutturazione dell’ex ospedale riuscendo, grazie agli oneri di urbanizzazione ottenuti dall’alienazione e ristrutturazione della struttura dell’ex ospedale, ad avere i fondi necessari. L’ipotesi tennis in questo momento sembra essere accantonata, mentre la soluzione di associare l’ambulatorio al servizio di  medicina generale sembra valida almeno come soluzione transitoria».

Capurro ha replicato: «Già che c’eravamo, potevamo fare l’ospedale di Rapallo nel campo da golf: sarebbe stato un mix, sport e sanità, veramente originale. Scherzi a parte, vorrei essere sicuro che non ci siano più ostacoli al cambiamento d’uso dell’ospedale e alla sua effettiva valorizzazione. Non vorrei che ci fossero ripensamenti. In quanto all’ambulatorio, a mio parere  la soluzione migliore è di farlo nel vecchio ospedale. Quello di crearlo nel poliambulatorio privato può essere una buona soluzione transitoria».

Chiusura “Hospice Costarainera”.

Marco Scajola (Pdl) ha presentato un’interrogazione sull’ipotizzata chiusura dell’hospice di Costarainera e ha chiesto alla giunta «se intenda adoperarsi affinché venga trovata un’altra adeguata struttura che accolga l’hospice e se la giunta abbia intenzione di sostenere le spese per l’allestimento dei nuovi spazi, dell’eventuale affitto e della loro ristrutturazione». Il consigliere ha ricordato che la Regione ha intenzione di vendere strutture della ASL 1 «per poter fare cassa e colmare i buchi di una sanità regionale ormai allo sfascio», ma che la ASL 1 imperiese ha sempre avuto una gestione virtuosa cercando sempre di garantire il miglior servizio ai cittadini senza causare buchi di bilancio alle casse regionali. «Eppure – ha lamentato Scajola – la Regione non ha mai riconosciuto questo atteggiamento virtuoso della ASL 1 anzi, Burlando e la sua Giunta hanno sempre tollerato da parte delle altre aziende sanitarie liguri, in particolare la ASL 3 genovese, comportamenti che hanno fortemente colpito ed indebolito il bilancio sanitario regionale». Secondo il consigliere anche la struttura del “Barellai” e l’hospice, che si trova al suo interno, «rappresentano un punto di eccellenza nel territorio imperiese. Occorre chiarezza del futuro dell’hospice che va collocato in una struttura idonea sia per l’accoglienza dei malati terminali che dei loro parenti. Visti i costi che hanno queste strutture, – ha concluso Scajola – domando dove verrà collocato definitivamente e chi lo finanzierà, se la Asl o la Regione Liguria con un intervento straordinario. Sarebbe importante che il ricavato delle vendite dei gioielli di famiglia restassero sul territorio di origine e potessero essere investiti sullo stesso territorio».

Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo: « Per la soluzione del problema del Borea di Sanremo è stato attivato un confronto con il commissario ed è stato fatto un piano in tempi abbastanza veloci. Dopo le vicende che hanno interessato il Borea, si apre una stagione nuova per una struttura  importante. O procediamo con la vendita o è difficile per la Regione trovare risorse per l’hospice. Risorse straordinarie da attivare non ce ne sono: anche la procedura per gli investimenti ex articolo 20 (edilizia sanitaria) è assai complicata e difficilmente praticabile. Quindi, non avendo altre risorse, è bene che l’intervento sia realizzato dalla Asl con risorse proprie».

«Mi sembra che in materia sanitaria si facciano figli e figliastri – ha ribattuto Scajola – La Asl 1 è virtuosa: non ha debiti, non fa sprechi, ma viene ugualmente obbligata a vendere i beni sul suo territorio. E questo accade nello stesso giorno in cui la Asl 3 rinuncia all’alienazione di una sua struttura immobiliare. Sembra che i sacrifici per la nostra zona non finiscano mai mentre alla Asl 3 non vengono mai chiesti. I sacrifici li devono fare tutti e chi è causa di sprechi deve farne di più, invece di obbligare chi non spreca a tagliare ulteriormente per coprire i guasti altrui».

Danni prodotti dai cavalli inselvatichiti nell’entroterra del Tigullio, nel comune di Ne

Francesco Bruzzone (Lega Nord Liguria-Padania) ha illustrato un’interrogazione sui danni prodotti da cavalli inselvatichiti nel comune di Ne. «Sono ormai diversi anni che un significativo numero di cavalli vagano nel comune di Ne, in frazione Reppia. I danni arrecati ai poderi sono in costante aumento e gli abitanti della zona non riescono più a fare fronte al disagio. Le iniziative fino ad oggi attivate per fare fronte al problema non hanno prodotto risultati. Non si può più andare avanti così: poco tempo fa  addirittura è stato rinvenuto un cavallo morto da una settimana nel terreno di un contadino danneggiato dai cavalli selvatici. Al contadino è stata fata ingiunzione, in quanto  proprietario del terreno, di seppellire a sue spese l’animale. Vogliamo sapere se e come la Regione abbia intenzione di affrontare e risolvere il problema».

Sullo stesso argomento è intervenuto, con un’altra interrogazione, anche Gino Garibaldi  (Pdl). «La presenza di cavalli allo stato brado – ha detto –  crea una situazione di pericolo sia sulle strade che sui sentieri pedonali e danni all’agricoltura, che rappresenta uno dei beni fondamentali e principale fonte di reddito per queste zone. I danni sono prodotti dal continuo spostamento sul territorio dei cavalli e riguardano strutture di proprietà privata e sono dovuti all’irruenza ed aggressività dei cavalli bradi». Secondo il consigliere, inoltre, occorre tener conto «dell’espandersi del virus da anemia infettiva che, in particolar modo nelle valli dell’entroterra ligure, ha colpito pesantemente la popolazione equina. L’allarme è scattato da tempo e vogliamo sapere dalla Giunta sia a conoscenza del persistere di questa situazione e come intenda agire per eliminarle la criticità; quali iniziative siano state intraprese con i fondi messi a disposizione dalla Regione e finalizzati alla tutela dei cavalli allo stato brado; se sia prevista l’adozione di un aggiornamento del piano di intervento per ripristinare i controlli sistematici volti ad evitare il propagarsi di nuove epidemie sia negli animali allo stato brado che in quelli di allevamento. Il problema va affrontato sul profilo della sicurezza e della vivibilità di un territorio. Avere cavalli che vivono liberi come nelle praterie può esser affascinante e interessante per i turisti, ma crea grossi problemi agli abitanti».

Per la Giunta ha risposto l’assessore alla Salute Claudio Montaldo : «Insieme all’assessorato all’agricoltura e alla Asl abbiamo sottoscritto un protocollo d’intesa e abbiamo stanziato 69 mila euro per interventi di recinzione, d’installazione di  microchip sugli animali, tesi a monitorarne gli spostamenti e per l’eventuale castrazione dei cavalli lasciati liberi. Altri fondi sono stati stanziati dalla Asl 4, dal Comune di Ne e da quello di Borzonasca. Per quello che riguarda l’epidemia da anemia infettiva, la Asl 4 realizza controlli periodici sugli animali e da due anni non si registrano casi. Quindi, dal punto sanitario, la situazione è sotto controllo. Continuano ad esserci problemi,invece, per l’invasività degli animali. Con l’assessore all'Agricoltura Giovanni Barbagallo terremo una riunione di tutte le associazioni interessata per la progressiva attuazione o revisione del protocollo e per far fronte, non tanto all’emergenza sanitaria, ma per garantire una minore invasività degli animali e il fatto che non si creino disagi sul territorio».

Bruzzone ha ribattuto: «Spero che una nuova fase si sia finalmente aperta: di fatto  il vecchio protocollo non è servito a nulla se non ad aumentare il numero di cavalli in giro, Tra l’altro, senza nuovi interventi i cavalli aumenteranno ancora. Il protocollo e i recinti non hanno funzionato, forse la soluzione è spostare i cavalli da qualche altra parte».  

Garibaldi  a sua volta ha replicato: «Dato che l’emergenza  sanitaria è finita, occorre  mettere in piedi un incontro veloce per rivisitare il protocollo che aveva il suo presupposto fondamentale su quell’emergenza e affrontare i problemi di chi vive sul territorio. Saranno anche affascinanti per i turisti, ma i cavalli selvatici per chi vive in quelle valli non vanno bene. Occorre un chiarimento urgente di cosa vogliamo farne» . 

Cattura e la sterilizzazione degli scoiattoli nei Parchi di Nervi di Genova

Matteo Rossi (Sinistra Ecologia e Libertà) ha illustrato un’interrogazione sulla campagna di cattura e di sterilizzazione prevista per gli esemplari di “scoiattolo grigio” (Sciurus carolinensis) a dimora nei parchi di Nervi di Genova chiedendo alla Giunta le modalità di intervento, a quali rischi andrebbe incontro la specie dello scoiattolo grigio e se questo provvedimento sia effettivamente contestuale ad una più generale politica di tutela dell’autoctono Sciurus Vulgaris, altrimenti noto come “scoiattolo rosso”.

Sullo stesso argomento è intervenuta anche Raffaella Della Bianca (Gruppo Misto – Riformisti Italiani) firmataria di un’interrogazione nella quale si sottolinea che il 19 maggio è iniziata una campagna per debellare la presenza dello scoiattolo grigio americano nei parchi di Nervi. «Il metodo usato – ha detto – è atroce: gli scoiattoli vengono gasati in bidoni da 10 litri con la CO2 o sono sterilizzati e messi in gabbia» . Secondo la consigliera questa campagna nasce da una richiesta dell’Italia all’Unione europea di inserire lo scoiattolo grigio nelle specie alloctone ‘invasive’ da sradicare. «Mi risulta che l’operazione costi quasi due milioni di euro che arrivano dal ministero e dall’ Unione europea per tre regioni (Liguria, Lombardia e Piemonte) e 200 mila euro sono stati stanziati dalla Regione Liguria». Secondo Della Bianca questi fondi verrebbero spesi in consulenze, studi, monitoraggi e progetti vari sul campo, nonché nella cattura e nella soppressione degli scoiattoli. Della Bianca ha chiesto alla Regione Liguria di «fermare questa strage ed investire il denaro pubblico in modo più utile e sensato, invece di utilizzarlo per scopi che vanno decisamente contro ogni principio morale».

Anche Matteo Rosso (Pdl) ha illustrato un’interrogazione sullo stesso tema. «Nel piano studiato dalla Regione Liguria – ha detto – è previsto che 200 scoiattoli grigi vengano “gasati” , altri, invece, saranno sterilizzati e messi in gabbia. Questa truce operazione costerà 1 milione e 930 mila euro provenienti dal Ministero e dalla Unione Europea da dividersi in 3 regioni (Liguria Lombardia e Piemonte) più altri 200 mila euro che verranno stanziati direttamente dalla Regione Liguria. Il tutto viene portato avanti in nome della biodiversità e per salvare lo scoiattolo rosso europeo che nei parchi di Nervi non c'è mai stato e non ci può neanche stare dato che è selvaggio ed "allergico" alle folle rumorose dei giorni di sabato e domenica. Inoltre, gli scoiattoli grigi dei parchi di Nervi sono ben confinati nei parchi, e potrebbero continuare a viversi senza il previsto massacro organizzato nel silenzio più assoluto, senza valutare che, per di più, lo scoiattolo grigio è presente in Europa da 200 anni, come la patata, il pomodoro, il mais». Il consigliere ha chiesto al presidente della Giunta e all’assessore competente: «se sia loro intenzione fermare ogni tipo di uccisione, finché non verrà vietata in tutta Europa la vendita, l'allevamento e l'importazione degli scoiattoli grigi e se si intenda, inoltre, lasciare in pace gli scoiattoli di Nervi in quanto "confinati" in un parco urbano, proprio come vuole l’Unione europea e, infine – ha domandato- in maniera dettagliata, come verranno spesi questi soldi (1 milione 930 mila euro più 200 mila) che rappresentano un cifra veramente cospicua».

Per la Giunta ha risposto l’assessore all’Ambiente Renata Briano: «La politica europea, che io condivido, promuove la difesa e la valorizzazione delle specie locali e lo scoiattolo grigio non è l’unica specie non autoctona in competizione con quelle originali, ma è assurdo parlare di massacro, noi dovremo semmai operare attraverso un piano particolareggiato dell’Università, ma assicuro che in Liguria non verrà ucciso nessuno scoiattolo, verranno invece sterilizzati e si sta studiando dove sistemarli dopo questo intervento. Ricordo, infine, che questa campagna costa 119 mila euro di cui 50 mila cofinanziati dalla Regione mentre il resto sono fondi europei sono vincolati e non sono utilizzabili diversamente dalla tutela della biodiversità gestione».

Rossi si è dichiarato soddisfatto per le assicurazioni dell’assessore.

Della Bianca ha precisato: «C’era stato un allarme della popolazione sul rischio di soppressione degli scoiattoli, mi auguro che la sterilizzazione venga fatta ma ritengo che una selezione naturale sia anche auspicabile, quindi non so se queste risorse siano utilizzate nel modo migliore lasciando semmai in pace i poveri scoiattoli».

Rosso ha ribadito: «A me interessava che non si facesse una strage perché sono contrario a qualunque forma di tortura che, purtroppo, in altre regioni accadono».

No all’interruzione del servizio bus Chiavari – Bedonia

Ezio Chiesa (gruppo Misto-Liguria Viva) ha presentato un’interrogazione sul servizio sulla linea 121 Chiavari – Bedonia dell'Azienda Trasporti Provinciali. «Secondo indiscrezioni – ha detto Chiesa – sembrerebbe che dal 1 luglio il servizio – quattro corse giornaliere sulla tratta Chiavari – Bedonia e viceversa – sia stato fortemente ridimensionato causando gravi danni alle popolazioni e alle attività commerciali presenti sul territorio interessato, in particolare ai residenti nelle località comprese tra Borgonovo di Mezzanego (Ge) e Santa Maria del Taro (Pr). La linea in oggetto è stata affidata dall’”Azienda Trasporti Provinciali” (ATP) in sub-appalto alla “Dallara Trasporti” di Bedonia in seguito all’accordo, a suo tempo stipulato tra l’ATP di Carasco e la TEP di Parma. In base ad esso, le due aziende dovevano farsi carico, in pari misura, del costo della linea. Se le notizie rispetto alla riduzione o azzeramento del servizio sono vere – ha spiegato il consigliere – si potrebbe considerare l’ATP responsabile d’interruzione di pubblico servizio e di gravi danni al turismo in considerazione che la linea 121 permette di raggiungere il Passo del Bocco e le sue strutture ricettive». Chiesa ha quindi chiesto alla Giunta «se tali notizie corrispondano al vero e quali iniziative la Regione Liguria intenda intraprendere al fine di garantire il proseguimento di uno storico servizio tra Liguria ed Emilia che da sempre ha contribuito a cementare i rapporti tra il Tigullio ed il parmense» . Il consigliere ha ricordato che, dopo la mobilitazione sua personale, quella dei sindaci e dei cittadini della zona, l’azienda ha già dato una risposta parziale che, però, taglia comunque fuori dal nuovo percorso 12 chilometri del territorio in provincia di Genova.

Per la giunta ha risposto l’assessore ai trasporti Enrico Vesco: «Ribadisco la centralità del trasporto pubblico locale per la Regione rispetto ad altri settori dell’amministrazione e, infatti, nel disegno di legge nell’assestamento, nonostante le oggettive difficoltà, abbiamo assegnato le stesse risorse per la gestione del 2011, pari a 123 milioni e 800 mila euro. Ricordo, però, che una volta stanziate le risorse, tutte le funzioni amministrative, fra cui i contratti di servizio, spettano agli enti locali a cui sono state trasferite le competenze che hanno l’obbligo di definire un sevizio minimo e il collegamento alle frazioni con almeno 50 residenti. Quindi questo taglio sulla linea non è competenza regionale. In ogni caso per esprimere le sue preoccupazioni, che condivido, ho inviato una lettera alle amministrazioni locali volta a comprendere le motivazioni delle loro scelte. Per le vie brevi mi hanno comunque detto che c’era una scarsa utenza e chi utilizzava questa linea lo faceva solo per alcune fermate per cui l’azienda ritiene che sia notevolmente onerosa, comunque, in un’ottica di riorganizzazione, ho comunicato alla Provincia di Genova affinché possa tenere in considerazione questa tratta».

Ezio Chiesa ha ribattuto: «Capisco l’esigenza di  ridurre i costi, però rimango dell’idea che la Regione deve garantire i servizi minimi a tutte le frazioni con almeno 50 abitanti così come previsto dalla legge» .

Mancato rinnovo del contratto a 9 precari Irccs-San Martino

E’ stato approvato all’unanimità un ordine del giorno, sottoscritto da tutti i gruppi, con cui si impegna “la giunta ad attivarsi con urgenza al fine di trovare una soluzione positiva ai lavoratori precari dell’Irccs-San Martino ai quali, dopo lunghi anni di attività lavorativa, non è stato rinnovato o si prevede di non rinnovare il contratto di lavoro”.

Nell’ordine del giorno si ricorda che il 30 giugno scorso non è stato rinnovato il contratto a 7 impiegati amministrativi di categoria “c” e viene “evidenziato che a un altro impiegato amministrativo di categoria “c” e a un collaboratore tecnico di categoria “d” non verrà rinnovato il contratto in scadenza tra agosto e settembre”. Nel documento si rileva che “per alcune di queste figure risulta un precariato storico-lavorativo di ben 20 anni, i quali inoltre hanno superato anche un concorso pubblico altamente selettivo nel 2009” e che si tratta di personale che “per particolarità e strutturate competenze risulterebbe di difficile sostituzione”. I firmatari ricordano, infine, che avevano già impegnato la giunta ad attivarsi per definire criteri “congrui affinché fosse privilegiato il riconoscimento delle attività lavorative pregresse presso Irccs-Ist come criterio (non unico) a garanzia e tutela di questa categoria di lavoratori che da anni operano all’interno della struttura stessa” e che “prima dell’accorpamento fra San Martino e Ist erano state date garanzie che non ci sarebbero state ripercussioni sui lavoratori”.

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