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CONSIGLIO REGIONALE MATTINA

Seduta sospesa per incontrare i lavoratori edili

Burlando: “Cociv rispetti gli accordi sulle assunzioni altrimenti sarò a fianco dei disoccupati nella protesta”
Questa mattina una nutrita delegazione di lavoratori edili disoccupati e i loro rappresentanti sindacali hanno chiesto ed ottenuto di essere ricevuti dal Consiglio regionale.
Il presidente dell’Assemblea, Michele Boffa ha sospeso  la seduta, che era stata aperta pochi minuti prima, per ascoltare in aula le richieste degli edili, esasperati da un lungo periodo di disoccupazione.

«Occorre mettere in sicurezza il territorio della Liguria, messo a dura prova da alluvioni e frane e qui c’è la forza lavoro necessaria» ha detto un edile che, dopo aver raccontato la propria storia di disoccupato con una famiglia da mantenere e un mutuo da pagare, ha invocato l’applicazione di ammortizzatori sociali: «Consentiteci – ha detto – di fare lavori socialmente utili, come accade per i lavoratori Ilva». I lavoratori hanno denunciato il mancato rispetto – almeno finora – dell’accordo stretto con Cociv (il Consorzio incaricato della realizzazione del Terzo valico), che prevedeva di assumere 50 addetti prima di Natale. A fronte di questo impegno, molti disoccupati hanno frequentato corsi di riqualificazione professionale ai quali, però, non ha fatto seguito l’assunzione.
I lavoratori hanno chiesto che la possibilità che il 50 per cento degli edili impegnati nelle opere più significative sia residente in Liguria vada estesa da Cociv alle ditte in subappalto.
Salvatore Teresi , segretario generale FILCA Cisl Liguria, e Fabio Marante, FILLEA Cgil , hanno  evidenziato che ormai si tratta di una «emergenza sociale».

Il presidente della giunta, Claudio Burlando ha risposto ricordando la sottoscrizione dell’accordo che prevede l’assunzione di 50 lavoratori entro Natale: «Incontrerò Cociv il 4 dicembre e chiederò il rispetto di questo accordo Dopodiché, in caso di mancato rispetto, se voi andate ad occupare i cantieri io vengo con voi ».

Rispondendo ai lavoratori che chiedevano di essere impegnati nei lavori di risistemazione necessari dopo l’alluvione, il presidente della giunta ha detto: «Partono molte decine di interventi di somma urgenza, ma ad appaltarli sono Comuni e Province: con loro, attraverso Anci e Upi, bisogna parlare affinché si faccia un patto con le  imprese perché – ha aggiunto  – solo attraverso di loro si fanno i lavori. Vediamo se si trova una soluzione, una collocazione  per 100, 150, 200 addetti. Il sindacato chieda che ci sia spazio per chi ha perso il lavoro». L’incontro, in presenza dell’assessore al lavoro, Giovanni Enrico Vesco, è previsto per venerdì prossimo.
Il presidente ha riconosciuto che i lavoratori edili sono meno tutelati nel campo degli ammortizzatori sociali rispetto a quelli di altri settori e questo in virtù di disposizioni nazionali e ha  polemizzato con chi «anche in una certa area» chiede il consumo zero del territorio, che non si può rispettare nel caso di grandi opere pubbliche, quali il Terzo Valico, e che sono capaci, di creare occupazione. Burlando, infine, ha chiarito che i “lavori socialmente utili” sono attuabili, per i lavoratori Ilva, solo grazie ad una norma di legge nazionale e dell’ accordo di programma. 

Alluvionati: deroga dall’obbligo di presentare il Durc per ottenere agevolazioni
All’unanimità è stato approvato il disegno di legge “Misure per semplificare e facilitare l`accesso alle agevolazioni economiche destinate alle imprese liguri colpite da eccezionali eventi meteorologici”. La normativa approvata oggi fa seguito alla legge 27/2014 con la quale la Regione ha stanziato notevoli risorse destinate alla concessione, a favore delle imprese danneggiate dalle alluvioni, agevolazioni economiche finalizzate ad ovviare ai danni subiti e a sostenere investimenti per la ripresa dell’attività. Per rendere più semplice e veloce i procedimenti di concessione ed erogazione si prevede una deroga all’obbligo del DURC (Documento unico regolarità contributiva) per ogni tipo di sovvenzione concessa dalla Regione o dagli enti del settore regionale allargato. La verifica della regolarità contributiva sarà quindi necessaria nei soli casi in cui le agevolazioni pubbliche siano cofinanziate con fondi comunitari, come previsto dalla normativa statale. La modifica approvata è finalizzata a consentire la rapida ripresa operativa delle imprese liguri, già duramente provate dalla crisi, e che hanno subito ingenti danni in conseguenza degli eventi alluvionali, scongiurando la cessazione delle loro attività.
Durante il dibattito Lorenzo Pellerano (Liste Biasotti) ha affermato: «Ascolto spesso proclamare buone intenzioni a favore degli alluvionati, ma se alle dichiarazioni non seguono atti formali si fa solo propaganda: se in commissione non ci fossero stati i consiglieri della minoranza, questa legge non avrebbe mai visto la luce».
Aldo Siri (Liste Biasotti) ha aggiunto che il provvedimento ha recepito un suo contributo. «In queste circostanze tragiche si deve essere vicini alla cittadinanza senza distinzioni politiche. Approvarlo potrà permettere a un certo numero di aziende di sopravvivere. Ora occorre un intervento presso il Ministero delle finanze per definire non imponibile il contributo che verrà dato alle imprese alluvionate, altrimenti dovrebbero versare un acconto fiscale maggiore».
Il presidente della commissione Attività produttive del Consiglio consiliare Sergio Scibilia (Pd) ha ringraziato la minoranza che nella giornata di ieri ha garantito il numero legale nella seduta di commissione.
Marco Melgrati (FI) ha apprezzato le dichiarazioni del presidente: «Ieri in commissione, oltre a Scibilia, c’erano solo due consiglieri di maggioranza. Senza il nostro apporto non si sarebbe potuta tenere la riunione. E’ una cosa vergognosa, ma forse lo è ancora di più, eticamente e politicamente, che alcuni consiglieri vadano alla riunione di commissione della mattina e non partecipano a quella del pomeriggio o viceversa».
Ezio Chiesa (Gruppo Misto-Liguria Viva) ha detto: «Pur essendo favorevole alla legge, ieri non ero presente alla seduta di commissione di ieri perché la riunione coincideva con un’altra. Sono l’unico consigliere del mio gruppo e non posso dividermi in due. Anche per questo, ho chiesto diverse volte di non fare tre commissioni in un giorno: si deve lavorare dal lunedì al venerdì. E’ assurdo che si facciano le commissioni tutte lo stesso giorno perché qualcuno vuol far festa il lunedì e il venerdì». Con riferimento alla manifestazione degli edili che si è tenuta in Consiglio, Chiesa ha affermato che il problema è aggravato dal fatto che si danno appalti pubblici a consorzi di imprese che non hanno dipendenti propri a parte i capi cantiere. Succede così che i sub appalti – cioè il lavoro che impegna la gran parte della manodopera – vengano poi affidati a imprese di fuori Liguria. La soluzione è una sola: modificare le regole sugli appalti».
Edoardo Rixi (Lega Nord – Liguria Padania) ha definito la legge approvata un provvedimento giusto e doveroso e si è augurato che il Governo nazionale cambi atteggiamento sulle strade private ad uso pubblico dove, in caso di danni e frane, non viene erogato alcun contributo pubblico e non ci sono interventi pubblici. Secondo Rixi in una realtà come la Liguria le strade vicinali o private sono moltissime e contribuiscono in maniera rilevante alla viabilità. «Senza un contributo pubblico molte zone di Voltri, Pra e Pegli e diverse frazioni rischiano di restare isolate. La Regione deve farsi promotrice di una iniziativa nei confronti del Governo per spiegare come è fatto il nostro territorio».

Blocco della linea ferroviaria Genova Casella
Sulla situazione della ferrovia Genova – Casella, uno dei rari esempi di linea ferroviaria a scartamento ridotto in Italia ferma dal settembre 2013 sono stata illustrate diverse interrogazioni sottoscritte la prima dai consiglieri della Lega Nord Liguria Padania e le altre da Aldo Siri e Lorenzo Pellerano (Liste civiche per Biasotti presidente).
Aldo Siri ha chiesto i tempi in cui saranno conclusi i lavori di manutenzione della linea ferroviaria «che è di fondamentale importanza per gli abitanti del territorio ed è utilizzata ogni giorno per lavoro e per turismo». Siri ha ricordato che a fine luglio 2013 dovevano partire i lavori di manutenzione straordinaria sulla linea ferroviaria Genova – Casella che avrebbero dovuto durare circa due mesi durante i quali avrebbe funzionato un servizio sostitutivo di pullman; a causa della rinuncia dell’impresa vincitrice dell’appalto e del conseguente affidamento delle opere alla seconda impresa in graduatoria, l’inizio dei lavori è stato rinviato a settembre, ma la sospensione del servizio ferroviario è stata prorogata fino al 25 dicembre 2013 e la riapertura definitiva spostata al 6 gennaio 2014. «Di fatto ad oggi, – ha detto – non è ancora stato riattivato il servizio ferroviario». Siri ha ribadito che i lavori di manutenzione straordinaria, sono necessari e non più procrastinabili, in particolare per gli interventi di messa in sicurezza dei due ponti metallici nelle località Crocetta d’Orero e Fontanassa auspicando che Amt si faccia carico e vigili sull’attuazione dell’appalto. «Mi auguro – ha concluso – che per questo fine anno i lavori saranno terminati e l’attività del trenino possa riprendere».
Edoardo Rixi (Lega Nord – Liguria Padania) ha illustrato un’interrogazione sottoscritta anche da Francesco Bruzzone e Maurizio Torterolo (Lega Nord Liguria-Padania). Il consigliere ha chiesto alla Giunta regionale se è a conoscenza dell’emergenza e come intenda procedere al fine di non perdere un servizio di trasporto per i cittadini genovesi che rappresenta un’importante via di collegamento per tutti coloro che abitano nelle valli dei torrenti Bisagno, Polcevera e Scrivia e che se ne servono ogni giorno per lavoro o per turismo. Rixi ha ricordato che la Ferrovia Genova – Casella è stata privata fino al 1949. Da quell’anno venne gestita direttamente dal Ministero dei Trasporti attraverso un Commissario Governativo; dal 1° gennaio 2002 l’impianto ed i treni sono passati a Regione Liguria e la gestione è stata affidata alla “Ferrovia Genova Casella s.r.l.”, dal 16 aprile 2010 la gestione è passata ad AMT Genova S.p.A. dopo la gara ad evidenza pubblica bandita dalla Regione Liguria per l’affidamento del servizio.
Sullo stesso argomento è intervenuto anche Pellerano: «Questa situazione ha creato, e continua a creare, tantissimi disagi ai pendolari della Valle Scrivia che quotidianamente utilizzavano il trenino per recarsi sul posto di lavoro o di studio, mentre l’aspetto turistico della linea dovrebbe essere ulteriormente valorizzato investendo risorse sulla promozione del trenino utilizzando, oltre a veicoli moderni, quelli storici che risalgono agli anni venti del secolo scorso, senza contare il treno storico del 1924, uno dei più antichi in servizio in Italia».. Pellerano ha chiesto se siano stati pubblicati i nuovi bandi di gara per l’affidamento dei lavori e quando questi ultimi partiranno; i tempi previsti per l’ultimazione dei lavori di ristrutturazione dei ponti e degli altri interventi strutturali sulla linea; se AMT abbia adottato un piano marketing per il rilancio della ferrovia Genova – Casella, anche dal punto di vista turistico; se esista il paventato rischio che la Regione possa ridurre i contributi erogati a AMT per le prestazioni della ferrovia e se abbia predisposto un piano strategico per migliorare l’impiego del trenino di Casella.
Per la giunta ha risposto l’assessore ai trasporti Giovanni Vesco: «Per la Regione Liguria quella linea è importantissima sia per il tracciato che per le sue caratteristiche storiche e turistiche. Su questa linea investiamo oltre 2,5 milioni l’anno anche se spesso mi è stato detto che avremmo dovuto impiegarli per tratte a più alta percorrenza». L’assessore ha ricordato gli investimenti effettuati e ha ricostruito le diverse tappe degli interventi di manutenzione sui due ponti metallici di Fontanassa e Crocetta: il bando di gara venne fatto nell’aprile 2013 ma il vincitore poco dopo declinò l’incarico perché i costi dell’opera erano troppo elevati. Aggiudicata la gara al secondo classificato, i lavori dovevano essere conclusi nel gennaio 2014 ma ulteriori problemi, legati alla difficoltà di raggiungere il ponte Fontanassa via strada hanno imposto due gare di appalto separate per i due interventi. «Entrambi i lavori sono stati consegnati a settembre e si prevedeva la fine dei lavori nel 2014 e l’apertura primi giorni gennaio. Ora la situazione si è complicata con le alluvione perché moltissime frane hanno interessato la linea e si prevede una spesa di un milione e mezzo di euro per mettere in sicurezza la tratta e questo fatto ha finora impedito la realizzazione del cantiere se non si mette in sicurezza la zona. Di fatto i lavori non potranno essere terminati entro la fine dell’anno. Amt, che effettua il servizio sostitutivo con gli autobus per gli utenti, riceverà un compenso minore perché la ferrovia è chiusa. Auspichiamo comunque ripristino rapido della linea».
Rixi ha criticato che sia stata affidata la gestione della ferrovia ad Amt: «Il risultato è che questa ferrovia è chiusa da due anni e non si sa quando riprenderà. Mi sembra che si voglia tenerla in agonia per avere il contributo nazionale ma senza la volontà di farla funzionare davvero».
Siri ha espresso preoccupazione per il fatto che la linea rischi di non essere riaperta vanificando l’investimento nel locomotore nuovo.
Pellerano ha chiesto un cronoprogramma e date certe sulla riapertura.

Nuova sede della biblioteca universitaria ancora bloccata
Lorenzo Pellerano (Liste civiche per Biasotti presidente) ha presentato un’interrogazione per sapere a che punto sono i lavori di allestimento del piano terra e degli spazi ai piani 1°, 2° e 3°, degli ambienti destinati ad ospitare la collezione di libri donata da Edoardo Sanguineti. Il consigliere ha chiesto, inoltre, quando la nuova sede della biblioteca universitaria sarà davvero funzionante e quali interventi sono stati effettuati dopo le infiltrazioni d’ acqua.
Il consigliere ha ricordato che nel 2004 furono avviati i lavori di ristrutturazione e trasformazione dell’ ex hotel Columbia in biblioteca con un investimento di circa 26 milioni di euro e che i lavori si conclusero nel 2011 e furono collaudati a giugno 2012. «Tuttavia dopo questa data nell’edificio appena restaurato sono state riscontrate tracce di infiltrazioni e muffe – ha aggiunto in aula – che rappresentano una seria minaccia per la conservazione del patrimonio librario antico e moderno e, dopo due anni dal termine dei lavori, sembra non siano del tutto completate le opere di allestimento degli spazi dei piani 1° e 2°, destinati ad ospitare le sale di lettura a scaffale aperto, del piano 3° riservato ai manoscritti ed ai volumi rari e alla parte del piano terra riservata agli spazi di accoglienza. La nuova biblioteca, oltre ad ospitare più di 650 mila volumi, di cui 200 mila “a scaffale aperto” ossia a libero accesso,dovrà contenere la collezione di circa 25 mila libri, donata alla città dal poeta Edoardo Sanguineti». Secondo Pellerano si tratta di un enorme patrimonio della città che non viene utilizzato.
Per la giunta ha risposto l’assessore alla cultura Angelo Berlangeri: «La Biblioteca universitaria è un organo dell’amministrazione centrale dello Stato e la Regione non ha alcuna responsabilità diretta in merito. Tuttavia trattandosi di un bene importante per la Liguria, appartenendo al Catalogo delle biblioteche liguri e dovendo conservare importante materiale bibliografico di carattere regionale, prestiamo il massimo di attenzione alla sua realizzazione e al suo allestimento, anche al fine di risparmiare risorse in altri interventi bibliotecari. Abbiamo collaborato con il direttore soprintendente per i Beni culturali e paesaggistici della Liguria Maurizio Galletti e con la direttrice della biblioteca Maria Concetta Petrollo. L’opera, commissionata dalla direzione generale per le Biblioteche, gli Istituti Culturali ed il Diritto d’Autore è costata 26 milioni di euro (di cui 24 per i lavori edili e 2 per gli arredi e gli allestimenti) da fondi del ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo. I lavori edili avevano avuto inizio nel 2004 e si sono conclusi nel 2012. I lavori di trasloco sono iniziati nel 2013 e si sono conclusi con il trasferimento del personale il 30 luglio 2014. Il trasferimento del materiale librario è pronto, ma non si è riusciti a concludere l’allestimento prima a causa di un contenzioso e poi per colpa dell’alluvione, che ha provocato alcune infiltrazioni d’acqua, e del susseguirsi di allerta-meteo che hanno bloccato, su indicazione dei vigili del fuoco, il completamento di alcuni lavori esterni. Le infiltrazioni erano causate da difetti costruttivi cui si sta portando rimedio. I danni prodotti dall’alluvione anche al materiale librario ammontano a 200 mila euro ed è stato chiesto al ministro Franceschini di farsene carico. Sono pienamente disponibile ad un incontro congiunto affinché il direttore Galletti possa illustrare i lavori fatti e le caratteristiche dell’opera».
Lorenzo Pellerano (Liste Biasotti) ha dato la sua massima disponibilità per l’incontro ma ha anche sottolineato: «Dopo anni di lavori – il progetto risale agli anni ’90 e 27 milioni di euro spesi – è vergognoso che la biblioteca non solo non funzioni ma che si siano verificati danni alla sua struttura e ai libri antichi che vi sono conservati. Libri conservati perfettamente dai gesuiti per 400 anni e che oggi troviamo danneggiati e coperti da teloni per proteggerli dalla pioggia. E’ evidente che ci sono cose che non hanno funzionato. La biblioteca dovrà contenere la collezione di circa 25 mila libri, donata alla città dal poeta Edoardo Sanguineti, io credo che le istituzioni: Comune, Regione, Ministero, Università si sia dimostrate indegne di ricevere un’eredità così preziosa». Pellerano ha aggiunto che anche la biblioteca dei domenicani conservata a Santa Maria di Castello sta per abbandonare la città nel silenzio generale: «Un’altra vergogna e un altro danno enorme per il patrimonio culturale della città».  

Imprese artigiane settore caseario
Maurizio Torterolo (Lega Nord Liguria-Padania) ha presentato un’interrogazione, sottoscritta anche dai colleghi di gruppo Francesco Bruzzone, Edoardo Rixi, per chiedere alla Regione, in vista dell’’Expo internazione di Milano del 2015, di promuovere iniziative per classificare le imprese artigiane del settore caseario attive su tutto il territorio ligure; per promuovere le eccellenze di questo peculiare settore dell’agroalimentare del territori e valorizzare, anche attraverso linee di finanziamento dedicate, la salvaguardia e la continuità generazionale delle imprese del settore della zootecnia da latte in Liguria.
Il consigliere ha rilevato che la zootecnia da latte è concentrata prevalentemente nelle vallate interne delle quattro provincie proponendo una varietà di circa 25 produzioni tipiche. «Le aziende del settore sono di piccole dimensioni, con una dotazione di bestiame spesso inferiore ai dieci capi, in prevalenza bovini, ma anche ovini e caprini. La consistenza media degli allevamenti liguri ha registrato un aumento negli ultimi anni e il latte prodotto e commercializzato in Liguria ha registrato nel quinquennio 1998-2002 un incremento del 4%. Le produzioni liguri di formaggio sono una parte importante del patrimonio agricolo, un’eccellenza dell’enogastronomia locale e al primo trimestre 2014 sono registrate oltre 10 mila imprese, di cui 122 artigiane, ma non è possibile risalire al numero dei produttori caseari e nel portale ufficiale Agriligurianet alla voce “prodotti tipici-latte e latticini” le produzioni del Ponente ligure (valli Arroscia, Argentina, Roja e Stella) non sono neppure citate».
Per la giunta hanno risposto l’assessore allo sviluppo economico Renzo Guccinelli e l’assessore all’agricoltura Giovanni Barbagallo. Il primo ha affermato che la Regione non può intervenire sulla particolare classificazione di queste imprese: «Come Regione Liguria non possiamo che fare riferimento ai codici standardizzati definiti dalle Camere di commercio. Possiamo, d’intesa con le stesse e con le associazioni di categoria, fare un approfondimento normativo e statistico che garantisca elementi di maggiore conoscenza». Barbagallo ha spiegato che l’assessorato all’agricoltura è impegnato da anni a valorizzare questo settore e in particolare le produzioni tipiche e di qualità come elementi identificativi della nostra regione. Tale promozione ha utilizzato manifestazioni regionali diffuse sul territorio Come Agricoltura in Piazza, che ha portato nelle città e sulle spiagge le eccellenze liguri, il Salone dell’Agroalimentare Ligure e quello sulla ristorazione regionale “Liguria Gourmet” oltre alla formulazione di itinerari enogastronomici. Alle iniziative hanno partecipato imprese e cooperative zootecniche come quelle di Varese Ligure e di San Pietro di Vara. Secondo l’assessore Barbagallo, la zootecnica ligure è particolarmente vocata all’agricoltura biologica. Al riguardo la Regione è intervenuta promuovendo una specifica legge regionale per la costituzione del primo biodistretto dell’Alta Val di Vara e ha finanziato l’iniziativa “Biological”.  «La Regione Liguria – ha aggiunto Barbagallo – è ben consapevole che il valore della zootecnia travalica il prodotto in sé in quanto garantisce un importante presidio per il territorio difendendone l’assetto idrogeologico e la flora dagli incendi». Lo strumento utilizzato è il programma di sviluppo rurale  2014-2020, attualmente all’esame della Commissione europea, che prevede diversi strumenti di sostegno per il settore zootecnico confermando il supporto agli investimenti per le imprese singole e associate.
Maurizio Torterolo (Lega Nord Liguria Padania) ha ribattuto: «So bene cosa vuol dire allevare gli animali e quanto sia diverso vederli in città o sulle spiagge o su depliant e curarli in montagna e in campagna. Credo che non tutti abbiano questa consapevolezza» .

Degrado dei giardini di Villa Hanbury di Ventimiglia
Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente) ha presentato un’interrogazione denunciando il degrado dei giardini, di proprietà dello Stato dal 1960 quando furono acquistati dall’omonima famiglia. Siri ha ricordato che da circa 30 anni l’Università di Genova gestisce i giardini occupandosi dell’aspetto scientifico del Complesso, mentre la Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici della Liguria continua ad occuparsi delle strutture architettoniche. Dal 2000, inoltre, con la legge regionale n. 31, venne istituita l’area protetta regionale dei Giardini Hanbury e due anni dopo fu siglata una convenzione tra Regione Liguria e Università di Genova a cui venne affidata la gestione dei giardini. «Ultimamente il Giardino Botanico Hanbury – ha dichiarato il consigliere – si trova in uno stato di vergognoso degrado e incuria che interessa non solo le parti architettoniche e strutturali (muretti, scale, sentieri ed altre opere murarie) ma anche il patrimonio botanico mentre il Centro Universitario dei Giardini Botanici Hanbury si avvale di uno staff che conta addirittura una ventina di addetti per rimettere ordine nel patrimonio storico – botanico e, quindi, recuperare piante e fiori andati perduti e, allo stesso tempo, reintrodurne di nuovi». Siri ha chiesto alla giunta il numero dei giardinieri attualmente impiegati all’interno dei Giardini Botanici Hanbury e in quale tipologia rientra il loro contratto (con dati relativi all’orario, ferie, malattia), di verificare se siano in numero sufficiente e, nel caso il numero dei giardinieri dovesse risultare più che sufficiente, se la Regione non ritenga opportuno intervenire presso gli enti interessati per trovare la cause dell’incuria e abbandono dei giardini e trovare le soluzioni adeguate.
Per la giunta ha risposto l’assessore alle risorse finanziarie Sergio Rossetti il quale ha sottolineato che fino al 2013 erano i giardinieri 10 tutti dipendenti dell’Università di cui uno part time impiegati a curare 19 ettari fra giardini e parti boschive. «Riceviamo continuamente complimenti sia da visitatori che da esperti anche internazionali del settore – ha aggiunto – e per ben tre volte i giardini sono stati inseriti fra i dieci parchi più belli d’Italia. Ricordo che in un giardino botanico come Villa Hanbury vengono rispettati i cicli naturali quindi non si procede, salvo casi eccezionali, a forme di difesa delle piante che non siano di tipo biologico e questo permette la raccolta e lo scambio di semi fra giardini botanici, una miglior resistenza delle piante alle malattie». L’assessore ha, quindi, ricordato gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria eseguiti fra cui il ripristino del viale dei profumi, un nuovo impianto antincendio e strutture di acceso per i disabili. «Malgrado le necessità – ha concluso – non credo che l’università potrà contribuire ulteriormente». Dal 2000 fino al 2013 sono stati stanziati circa 154 mila euro per le spese correnti e un milione e 600 mila euro per le spese in conto capitale.
Siri ha ribadito che durante il sopralluogo compiuto in giugno ha rilevato che molti spazi erano chiusi al pubblico e non ha riscontrato segni di una gestione efficiente. Secono il consigliere  4 o 5 giardinieri sarebbero più che sufficienti per garantire un’appropriata cura dei giardini.

Non tassare il risarcimento danni per gli alluvionati
Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità un ordine del giorno, primo firmatario Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente) che impegna la giunta a attivarsi presso il ministero dell’Economia e delle Finanze per ottenere, a favore delle imprese colpite dal maltempo, un provvedimento nel quale venga stabilita la non tassabilità dei contributi a risarcimento dei danni che verranno erogati alle imprese. Nel documento si ricorda che molte aziende sono state colpite dall’alluvione sia del 2011 che del 2014 e che, dopo l’alluvione del 1970 una delegazione di commercianti e artigiani ottennero l’emanazione di un decreto governativo che dichiarava non tassabili contributi ricevuti per i danni subiti.

Approvare al più presto il ddl sui servizi all’infanzia
Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità un ordine del giorno, primo firmatario Antonino Miceli (PD), che impegna la giunta a attivarsi nelle sedi opportune affinché il Parlamento approvi al più presto il disegno di legge 1260 sui servizi per l’infanzia. Il provvedimento, che è stato depositato al Senato nel gennaio 2014, regolamenta i servizi fra gli zero e i sei anni: istituisce il Sistema integrato dei servizi educativi e delle scuole per l’infanzia e la continuità educativa fra il nudo e la scuola per l’infanzia; colloca il nido d’infanzia nel Ministero dell’Istruzione, stabilisce che i servizi specifici non rientrino più fra i servizi a domanda individuale e siano esenti dal Patto di stabilità, cioè senza vincoli di assunzione di personale e di spesa, definisce i compiti dello Stato, delle Regioni e degli Enti locali, prevede livelli essenziali per i nidi e le scuole dell’infanzia cioè il 33% di offerta dei servizi sul territorio nazionale e la definizione di standard di qualità del sistema.

No all’Imu sui terreni agricoli
Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità un ordine del giorno, primo firmatario Ezio Chiesa (Gruppo misto-Liguria viva), che impegna la giunta ad attivarsi nei confronti del Governo e del Parlamento affinché intervenga in tempi rapidi al fine di sopprimere il provvedimento relativo al pagamento dell’Imu per quanto riguarda i terreni agricoli. Nel documento si ricorda che il decreto legge 66 del 2014 ha annullato i benefici sull’esenzione del pagamento delle imposte sui terreni agricoli in particolare nelle zone montane. D’ora innanzi l’esenzione varrà solo per i Comuni sopra i 60 metri di altitudine mentre c’è un’esenzione parziale per contadini e imprenditori agricoli di Comuni fra i 281 e i 600 metri. Al di sotto di questa altezza tutti gli operatori del settore sono costretti a pagare.

Assenti: Monteleone (motivi personali)
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