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CONSIGLIO REGIONALE MATTINA

CONSIGLIO REGIONALE MATTINA

Assessore Cavo si dimette da consigliere, subentra Senarega
Il Consiglio regionale ha preso atto, con 15 voti favorevoli (maggioranza) 9 astenuti (Pd), 6 contrari (Rete a sinistra e Mov.5stelle), delle dimissioni dell’assessore Ilaria Cavo da consigliere regionale, che erano state presentate il 29 settembre scorso. Il seggio è attribuito al primo dei candidati non eletti inclusi nella lista regionale e, qualora questa abbia esaurito i propri candidati, al gruppo di liste con lo stesso contrassegno, secondo la graduatoria compilata dall’Ufficio Centrale Regionale. Poiché  la lista regionale Giovanni Toti Liguria, con cui era stata eletta Ilaria Cavo, ha esaurito i propri candidati, il seggio viene assegnato alla circoscrizione che ha ottenuto il resto maggiore: secondo la graduatoria predisposta dall’Ufficio Centrale Regionale la lista con il più alto numero di voti residuati è Lega Nord Liguria – Salvini, che ha già ottenuto, con i voti residuati, eletti nelle circoscrizioni La Spezia e Imperia: il seggio vacante è stato, quindi, attribuito al primo dei non eletti della circoscrizione di Genova: Franco Senarega .
La Giunta delle elezioni verificherà i titoli di ammissione dei Consiglieri regionali.

Assessore Giampedrone si dimette da consigliere, subentra Lilli Lauro
Il Consiglio regionale ha preso atto, con 15 voti favorevoli (maggioranza) 9 astenuti (Pd), 6 contrari (Rete a sinistra e Mov.5stelle), delle dimissioni dell’assessore Giacomo Giampedrone, da consigliere regionale, che erano state presentate il 29 settembre scorso.
Il seggio è attribuito al primo dei candidati non eletti inclusi nella lista regionale e, qualora questa abbia esaurito i propri candidati, al gruppo di liste contrassegnate dallo stesso contrassegno, secondo la graduatoria compilata dall’Ufficio Centrale Regionale. Poiché  la lista regionale Giovanni Toti Liguria, con cui era stato eletto Giacomo Giampedrone  il seggio viene attribuito alla circoscrizione che ha ottenuto il resto maggiore: secondo la graduatoria predisposta dall’Ufficio Centrale Regionale, nel gruppo di liste quella con il più alto numero di voti residuati è Forza Italia, che ha già ottenuto con i voti residuati eletti nelle circoscrizioni Savona e Imperia: il seggio vacante è stato, quindi, attribuito al primo dei non eletti della circoscrizione di Genova, cioè Laura Lauro.
La Giunta delle elezioni procederà alla verifica dei titoli di ammissione dei Consiglieri.

Dibattito
La votazione è stata preceduta dal dibattito con le dichiarazioni di voto
Alice Salvatore (Movimento 5 Stelle), pur riconoscendo l’impegno dimostrato in questi primi tre mesi di incarico dei due assessori, ha aggiunto:  «Visto il loro curriculum non reputiamo, però, che  Cavo e Giampedrone siano esperti nella materia, quale dovrebbe essere un assessore esterno e ci opponiamo alle dimissioni perché comportano solo un costo aggiuntivo per l’Assemblea regionale».
Sergio Rossetti (Pd) ha ricordato le polemiche sollevate nella precedente legislatura della allora minoranza di centro destra contro la possibilità di nominare gli assessori esterni e ha accusato l’attuale maggioranza di poca coerenza. «E’ legittimo – ha aggiunto – che un consigliere si dimetta ed è legittimo che presidente della giunta cerchi nel ruolo di assessore persone anche fuori dal Consiglio, che poi saranno valutate nel tempo per il loro operato, ma qui siano in un’altra situazione, queste dimissioni sono un atto politico: noi abbiamo due consiglieri che si dimettono ma continuano a frequentare l’aula  con funzioni fondamentali e consentono ad altri due non eletti di entrare in Consiglio. Quindi moltiplichiamo i costi senza  una maggiore rappresentatività». Rossetti ha collegato, infine, le dimissioni di Cavo e Giampedrone alla recente sentenza del Tar che aveva respinto il ricorso con cui il presidente Toti aveva chiesto di allargare la maggioranza con altri due consiglieri.
Giovanni Pastorino (Rete a sinistra) si è dichiarato contrario alle dimissioni: «Due assessori esterni costeranno circa 300 mila euro all’anno in più con un aggravio sui cinque anni di un milione e mezzo di euro. Una somma che potrebbe essere utilizzata diversamente –  ha aggiunto – proprio ora che saremo costretti  a dare risposte negative, per carenza di fondi in bilancio, per  situazioni di grave disagio per tanti lavoratori». Pastorino ha poi rilevato che le dimissioni dei due consiglieri non rispetterebbero la volontà degli elettori: «La competizione elettorale non è solo un confronto fra programmi, ma anche sulla credibilità delle persone che viene misurata proprio nel voto, quindi viene meno il risultato elettorale».
Giovanni Barbagallo (PD), rivolgendosi ai consiglieri di centrodestra, ha sottolineato come nella passata legislatura non ci sia stata la volontà politica di modificare la legge elettorale per avere una maggioranza più ampia.  

Ridurre le emissioni e stop ai combustibili fossili
Il consiglio ha approvato all’unanimità la mozione, presentata da Giovanni Battista Pastorino (Rete a sinistra), Angelo Vaccarezza (FI), Matteo Rosso (Fratelli d’Italia-An), Luca Garibaldi (Pd), Alessandro Piana (Lega Nord Liguria-Salvini), Alice Salvatore (Mov5Stelle) che chiede di inserire negli strumenti di pianificazione e programmazione regionale in campo energetico misure per la riduzione progressiva delle emissioni di CO2con  l’obiettivo di azzerare l’uso di combustibili fossili. Il documento chiede anche di adottare nuove strategie integrate in campo energetico basate, fra l’altro, sull’energie rinnovabili, il risparmio e l’efficienza energetica nell’edilizia pubblica e privata, l’illuminazione pubblica efficiente. La mozione, infine, impegna la Regione a promuovere le modalità di trasporto meno inquinanti, l’ammodernamento e potenziamento delle infrastrutture esistenti; l’arresto del consumo e della conversione urbana del suolo e la rigenerazione urbana; la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici; la manutenzione, la rinaturalizzazione, la riforestazione del territorio; il recupero ecologico delle sponde e delle zone di esondazione naturale dei corsi d’acqua; la tutela della biodiversità attraverso le infrastrutture verdi e la riqualificazione ambientale delle aree libere, abbandonate o sottoutilizzate. Nel documento si auspica che il governo accolga la richiesta del Comitato delle Regioni europee del  luglio scorso di ridurre entro il 2030 del 50%, invece che solo del 40%, le emissioni di gas che provocano l’effetto serra, rispetto ai valori del 1990 e  auspica che la Conferenza degli Stati Membri della Convenzione Quadro sul Cambiamento Climatico, COP 21, che si terrà a Parigi nel dicembre prossimo, vari un accordo vincolante che indichi i percorsi amministrativi e normativi necessari per rimanere al di sotto dei 2°C di riscaldamento globale.

Una legge nazionale per dare stabilità alle imprese del settore balneare.
Il Consiglio regionale ha approvato con  22 voti favorevoli e 6 astenuti  (Mov5 Stelle) un ordine del giorno, presentato da Angelo Vaccarezza e Claudio Muzio di Forza Italia che impegna la giunta a intervenire presso il governo  per ottenere una urgente soluzione normativa di riordino del comparto balneare attraverso la quale – anticipando la prossima sentenza della Corte di Giustizia europea nei giudizi promossi dal TAR Lombardia e dal TAR Sardegna – venga superata l’attuale situazione di incertezza e sia possibile garantire alle imprese balneari familiari in attività un periodo transitorio di durata non inferiore a 30 anni. Questo periodo consentirà alle imprese turistico ricreative, la ripresa della normale attività lavorativa mentre la  Pubblica Amministrazione dovrà esplorare ogni possibile soluzione giuridica per assicurare stabilità al comparto balneare “garantendo le funzioni di propulsione e garanzia svolte finora nei confronti dell’ambiente, dell’economia e dell’occupazione, per giungere ad una definizione della questione balneare italiana favorevole alle imprese in attività”. L’ordine del giorno, inoltre, impegna la giunta  ad avviare immediatamente la consultazione tra le categorie per istituire un tavolo tecnico tra Governo e associazioni. Nel documento si rileva che “secondo la giurisprudenza della Corte di Giustizia la normativa comunitaria non è applicabile ai rapporti giuridici posti in essere anteriormente al recepimento della medesima normativa. Questo principio fondamentale svuota da qualsiasi contenuto le procedure di infrazione aperte nei confronti dello Stato italiano e chiuse a prezzo di importanti interventi abrogativi nazionali, interventi che devono essere considerati vere e proprie inaccettabili forzature, la stessa normativa comunitaria – si legge nel testo – non si oppone  a rapporti giuridici a tempo indeterminato o con durata pluriennale”.
Angelo Vaccarezza (capogruppo Forza Italia), primo firmatario dell’ordine del giorno, ha spiegato: «In virtù del ruolo di ruolo Toti (è anche vicepresidente della Conferenza Stato-Regioni ndr) la Regione Liguria è impegnata a portare sull’arena nazionale alcuni temi vitali per la Liguria. In questa Regione, quindi, è cambiato qualcosa: c’è una cultura dei balneari e non è solo nella maggioranza. Quello che noi chiediamo, quindi, assume maggiore forza se ottiene il voto di tutto il Consiglio regionale». Vaccarezza ha quindi ricordato che i balneari fino al 2009 avevano due leggi che li tutelavano e che sono state abrogate. «I gestori avevano fatto degli investimenti perché si fidavano dello Stato e lo Stato aveva dato loro delle garanzie.  – ha detto – Il terreno non è il loro, ma hanno creato un’azienda che è di loro proprietà e che assicura lavoro. Ma questo non è stato tutelato. Ci sono state soltanto azioni pavide». Vaccarezza ha annunciato che esiste una bozza di legge in merito.  «Oggi il governo dice che il Tar ha fatto una richiesta alla Corte europea e che occorre aspettare che i giudici decidano, ma io sono contro alla politica decisa dai giudici». Il consigliere ha quindi puntualizzato: «Noi vogliamo che il governo approvi un documento che vada in Europa nel quale si preveda che le attuali aziende abbiano un periodo transitorio di almeno 30 anni per consentire loro di uscire da una follia». Vaccarezza ha sottolineato che non c’è più la possibilità di rinvio: il tempo stringe ed è necessario varare subito il documento.
 Luigi De Vincenzi (PD) ha affermato di essere d’accordo con Vaccarezza:  «Perseguiamo lo   stesso fine, lo stesso risultato». Il consigliere ha ricordato che un ordine del giorno su questo tema era stata approvato anche alla fine della precedente legislatura in cui la maggioranza era diversa: «E’ importante combattere questa battaglia tutti insieme».  De Vincenzi ha ribadito che si prosegue su un doppio binario: da un lato l’evidenza pubblica per le nuove concessioni, dall’altro il lungo periodo transitorio per quelle già esistenti. Ha quindi evidenziato la nascita al senato di un intergruppo – sarà presentato nei prossimi giorni –  del quale fanno parte parlamentari liguri che si sono espressi contro la penalizzazione del settore turistico occupazionale. «Occorre  concedere ai balneari un lungo periodo transitorio, in considerazione degli investimenti effettuati  e che dovranno continuare a pagare».  
Andrea Melis (5 Stelle) ha convenuto sul fatto che il tema sia importante e ha espresso riserve sull’applicazione della cosiddetta Bolkestein: «Il settore balneare è una ricchezza da salvaguardare, però è un tema complesso sotto il profilo normativo, propongo, quindi,  di ritirare il documento e di aprire un tavolo tecnico di confronto in Commissione per fare ulteriori approfondimenti».
La proposta di ritirare l’ordine del giorno non è stata accolta da  Vaccarezza che ha spiegato  che i tempi sono troppo stretti e che era necessario un atto immediato del Consiglio.
Giovanni Pastorino (Rete a sinistra) ha annunciato il proprio voto favorevole al documento «tuttavia, al di là dell’ordine del giorno – ha aggiunto – occorre costruire una rete fra gli operatorio economici, la politica deve fare massa critica rispetto ad settore sconosciuto che svolge una  funzione importante di tutela del nostro ambiente e sotto il profilo occupazionale. C’è quindi un lavoro da fare in futuro. Preferisco, infatti,, un’impresa a gestione familiare piuttosto che le nostre spiagge siano  rapinate da multinazionali».
Claudio Muzio (Forza Italia) ha sottolineato : «Credo che questo ordine del giorno  di cui sono firmatario, abbia una grande importanza . E’ sufficiente ascoltare i  timori per il futuro, e per quello dei dipendenti, espressi dagli operatori del settore, che ogni giorno si confrontano con grandi sacrifici, per renderci conto che finora la politica ha fatto azioni pavide.  Con questo documento, invece,  la politica ha avuto il coraggio di assumere delle responsabilità. Confido nell’efficacia di questo ordine del giorno, che fa seguito  al  documento già approvato quest’anno dal  Cal ed inviato alla Regione Liguria. Ho fiducia che abbia esito positivo, ma questa fiducia mi viene dal fatto che oggi la Regione Liguria  conta di più,  molto di più. La vicepresidenza della Conferenza Stato-Regioni attribuita a Toti è un elemento di forza che prima non c’era. Io confido molto in questo e confido nella volontà di andare  oltre le  dichiarazione di intenti». Ha concluso: «Tutti insieme, quindi, sosteniamo il nostro presidente Toti in questa azione. Aspettare semplicemente che giudici in Europa decidano per noi ritengo sia un grave errore. Dimostriamo la nostra volontà con il voto e con il comportamento successivo».
Matteo Rosso (Fratelli d’Italia) ha fatto appello a Toti, in qualità di vicepresidente della Conferenza Stato-Regioni affinché sostenga la difesa del settore e gli ha chiesto di aggiornare il Consiglio regionale e le categorie sugli sviluppi.
Marco Scajola, assessore al demanio, dopo aver espresso la sua soddisfazione per l’approvazione dell’ordine del giorno, che – ha detto – vuole tutelare le nostre imprese, ha annunciato la bozza di un disegno di legge per assicurare alla categoria la continuità lavorativa e la possibilità di  investire nella struttura a favore del turismo. Scajola ha manifestato la ferma volontà da parte della Regione di portare avanti il provvedimento: «La giunta Toti è pronta a fare la sua parte», ha ribadito, sottolineando la lentezza con la quale sta operando  il governo.
Raffaella Paita (capogruppo Pd) ha stigmatizzato che al voto non abbia partecipato il presidente Toti il quale ha replicato che, vista la larghissima adesione dell’Assemblea all’ordine del giorno, il suo voto non era necessario.

Seduta sospesa
La seduta è stata sospesa per permettere l’incontro dei capigruppo con una delegazione di lavoratori delle Province.

Riutilizzare il nuovo palazzo di giustizia di Chiavari.
Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità un ordine del giorno, presentato da Gabriele Pisani (Mov5Stelle) e sottoscritto dagli altri componenti del gruppo Andrea Melis, Francesco Battistini, Fabio Tosi, Marco De Ferrari e Alice Salvatore che impegna la giunta ad “intervenire presso il Parlamento affinché il Ministero di Giustizia impedisca che il nuovo Palazzo di Via al Gasometro resti inutilizzato tramite la riapertura dell’ex Tribunale di Chiavari o con l’istituzione del Tribunale delle Imprese e del Tribunale delle Famiglie. Il consigliere suggerisce anche di farne anche una sede per gli uffici delle Entrate e di altri uffici dell’Amministrazione centrale e periferica. Questo edificio, che avrebbe dovuto ospitare il Tribunale di Piazza Mazzini, era stato realizzato con un costo di 15 milioni di euro prima dell’accorpamento del Tribunale di Chiavari con il Foro di Genova. Il consigliere ha ricordato che nel febbraio 2015 è stato approvato il disegno di legge presentato dal Ministro della Giustizia, volto ad un’ulteriore razionalizzazione dell’amministrazione giudiziaria con l’istituzione del Tribunale delle Imprese e del Tribunale delle Famiglie e delle Persone che potrebbe portare ad un’utilizzazione in chiave giuridica della struttura di via Gasometro.
Giovanni Pastorino (Rete a sinistra) ha rilevato che questo caso investe il rapporto più ampio fra amministrazioni centrali e locali. Pastorino ha, infatti, criticato la politica dei tagli orizzontali portata avanti dagli ultimi governi di centro destra e centro sinistra che, riducendo i servizi sul territorio, crea disagi ai cittadini e alle categorie professionali.
Luigi Garibaldi (PD) ha auspicato che non si chiuda la possibilità di creare tribunali specializzati che diano servizi alla cittadinanza servizi e si è augurato una rapida risposta sull’utilizzo dell’edificio.
Claudio Muzio (Forza Italia) ha ipotizzato il suo impiego come commissariato, carcere e palazzo di giustizia ma ha messo in guardia contro il rischio di creare un nuovo caso di spreco di denaro pubblico.
Alessandro Puggioni (Lega Nord Salvini) ha condiviso le preoccupazioni di Muzio e ha proposto che il nuovo polo diventi una cittadella della sicurezza.

Sostenere gli oratori
Il Consiglio regionale ha approvato con 21 voti a favore (maggioranza e Pd) e 7 voti contrari (Mov.5Stelle e rete a sinistra) un ordine del giorno, presentato da Andrea Costa (Gruppo misto-Ncd), Matteo Rosso (FdI-An), Angelo Vaccarezza (FI), Alessandro Puggioni e Alessandro Piana (Lega Nord Liguria-Salvini) che impegna il presidente e la giunta regionale “a predisporre strumenti finanziari per il sostegno e il miglioramento degli oratori e di altri centri religiosi in modo tale da svolgere la loro attività al meglio”. Nel documento si ricorda la Legge n.206 del 1 agosto 2003, che riconosce ed incentiva la funzione educativa e sociale svolta nella comunità locale, mediante le attività di oratorio o attività similari, dalle parrocchie e dagli enti ecclesiastici della Chiesa cattolica” e che la Regione nel 2004 ha approvato la Legge n.16 “Interventi regionali per la valorizzazione della funzione sociale ed educativa svolta dagli oratori e da enti religiosi che svolgono attività similari”, che fu abrogata nel 2009 ed inserita solo in parte nella Legge regionale “Promozione delle politiche per i minori e per i giovani” n.6 del 9 aprile 2009. Nel 2010, infine, l’amministrazione regionale aveva stanziato 600 mila euro per la concessione di contributi che coprivano le sole spese di gestione, e non aveva previsto fondi per le spese in conto capitale e da allora non sono stati stanziati altri finanziamenti per l’attività oratoriale. “Questi finanziamenti – si legge nel testo – garantiscono agli oratori e agli altri centri religiosi la possibilità di continuare a svolgere la loro attività sociale ed educativa, promuovendo iniziative, legate al tempo libero, allo sport, alla cultura, che hanno come obiettivo la diffusione tra i giovani dello spirito di solidarietà, integrazione e aggregazione”.
Matteo Rosso (Fratelli d’Italia) ha ricordato che dal 2010 ad oggi non è più stato dato alcun finanziamento: «Non si chiedono grosse cifre ma un primo segnale positivo per il valore positivo che hanno queste realtà».
Giovanni Pastorino (Rete a sinistra) ha annunciato il voto contrario: «Lo stato deve essere laico. I fondi vanno indirizzati alle strutture pubbliche».
Sergio Rossetti (Pd) ha dichiarato. «In molti paesi dell’entroterra se non ci fosse l’oratorio non ci sarebbe nulla. Inoltre spesso gli oratori vengono frequentati da giovani di altre religioni». Rossetti ha proposto di inserire nel documento il riferimento alla legge 6 del 9 aprile 2009. La richiesta è stata accolta dai proponenti.
Alessandro Piana (Lega Nord Salvini) ha spiegato che lo scopo del documento è di sostenere delle realtà di periferia dove non ci sono attrezzature sportive e che sono attive grazie al volontariato.
Marco De Ferrari (Mov. 5 Stelle) ha annunciato il voto contrario ribadendo la laicità delle istituzioni.
Andrea Costa (Gruppo misto-Ncd), primo firmatario e estensore del documento, rispondendo anche alle osservazioni mosse dal consigliere Pastorino,  ha rimarcato che l’oratorio, già ora, è un luogo laico. «E’ un importante punto di aggregazione per i giovanissimi e fornisce occasioni di svago e sport. In questo senso, quindi, rappresenta anche un valido aiuto per le famiglie, tenuto anche conto della difficoltà attuale dei Comuni, degli enti pubblici, a fornire servizi in materia di sport e tempo libero».  Secondo Costa «i finanziamenti garantiscono agli oratori e agli altri centri religiosi la possibilità di continuare a svolgere la loro attività sociale ed educativa,  promuovendo  iniziative, legate al tempo libero, allo sport, alla cultura, che hanno come obiettivo la diffusione tra i giovani dello spirito di solidarietà, integrazione  e aggregazione».

Respinta la proposta di legge sulla fornitura di libri scolastici attraverso la riduzione delle spese della politica regionale
Il Consiglio regionale ha approvato con 16 voti a favore (maggioranza) e 15 voti contrari (minoranza) il non passaggio all’esame degli articoli della proposta di legge n. 8 presentata dal consigliere Gianni Pastorino (Rete a sinistra): “Sostegno agli studenti delle scuole secondarie, con la fornitura gratuita dei libri di testo, finanziata tramite misure per la sobrietà della politica regionale”.
In tal modo il provvedimento è stato respinto e non potrà essere ripresentato nelle commissioni competenti prima di 4 mesi.
Stefania Pucciarelli (Lega Nord Liguria – Salvini), in qualità di relatrice di maggioranza, ha rilevato che il testo aveva ottenuto il parere contrario sia della I
Commissione che della IV Commissione rilevando anche problemi tecnici di applicazione della legge da un punto di vista finanziario e ha proposto di non passare all’esame degli articoli e, quindi, di respingere la proposta senza discussione nel merito dell’articolato.
Giovanni Pastorino (Rete a sinistra), che ha espresso parere contrario alla proposta della Pucciarelli, ha aggiunto: «La riduzione dei costi della politica si fa con atti concreti. La mia proposta di legge ha l’obiettivo di ridurre le spese della politica e di eliminare una tassa occulta: quella di 100 euro a bambino necessari per l’acquisto dei libri. Tramite i tagli alla politica si possono recuperare 2milioni e 600 mila euro con i quali è possibile per creare un sistema di comodato d’uso dei libri che potrebbe essere usato nel 2016 da 25 mila 700 studenti». Secondo Pastorino, la legge avrebbe anche fatto chiarezza sulla reale retribuzione dei consiglieri regionali.
Raffaella Paita (capogruppo Pd) ha criticato la scelta della maggioranza di bocciare la proposta di legge Pastorino e ha dichiarato che la maggioranza in questo modo dimostra di non volere ridurre i costi della politica. In quanto alla decisione di bocciare la legge sena discutere nemmeno i singoli articoli l’ha giudicata «una cosa gravissima». Secondo Paita: «Con questo atteggiamento la minoranza non potrà mai presentare dei progetti di legge che non siano graditi alla maggioranza». Durissimi anche Alice Salvatore (Movimento 5 Stelle) e Sergio Rossetti e Luigi Garibaldi (PD) che hanno chiesto la sospensione della seduta e la riunione immediata della conferenza dei capigruppo. Il Presidente del Consiglio Francesco Bruzzone ha ricordato che il non passaggio agli articoli è previsto dall’articolo 96 del Regolamento del Consiglio regionale e che è stato già applicato in passato..
La proposta di legge respinta prevedeva l’istituzione di un fondo per fornire in comodato i libri di testo ad alunni della scuola secondaria di primo e secondo grado residenti nel territorio regionale. Il fondo avrebbe attinto alle risorse regionali disponibili e, in aggiunta, a quelle statali stanziate sulla base dell’articolo 27 della legge 23 dicembre 1998, n. 448 “Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo”. Lo studente avrebbe usufruito del comodato, sulla base di una graduatoria costruita sul costo complessivo dei libri di testo adottati dalla propria classe rispetto alla situazione economica della famiglia. La Regione avrebbe dovuto definire il valore Isee sotto al quale veniva determinata la priorità in graduatoria.
Il fondo per garantire la fornitura gratuita dei libri scolastici, secondo la proposta, veniva in parte finanziato attraverso interventi sulle spese degli amministratori: l’abolizione delle spese di esercizio del mandato dei consiglieri regionali e la ridefinisce delle indennità e dei rimborsi. Il provvedimento, infine, prevedeva l’abolizione dei contributi in favore dei gruppi consiliari.