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Cortina, reunion sulla Olympia delle Tofane per le protagoniste di trent’anni di velocità

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Winner of the World Cup women's Super G, Renate Goetschl -Katja Seizinger-Isolde Kostner -Cortina 1998. (AP Photo/Armando Trovati)

Cortina d’Ampezzo (Belluno) – Il 2023 che sta iniziando in queste ore costituirà per Cortina Ski World Cup, la Coppa del mondo femminile di sci alpino, un anno di suggestione unica. L’evento ampezzano, che ha saputo diventare uno degli appuntamenti più attesi del circo rosa della velocità, spegne infatti 30 candeline. Dal 1993, quella di Cortina è divenuta tappa fissa della Coppa del mondo, un appuntamento nel quale la velocità è protagonista assoluta. La Coppa era già approdata nella Conca negli anni Settanta, senza però avere la continuità che ci sarebbe stata a partire dal 9 gennaio 1993, la data che ha segnato l’inizio di Cortina … Queen of Speed, Cortina capitale mondiale della velocità.

Per festeggiare i 30 anni di una storia che è divenuta sempre più appassionante, Fondazione Cortina, realtà organizzatrice dell’evento, proporrà, in occasione della Ski World Cup dei prossimi 20, 21 e 22 gennaio, un rendez-vous con le protagoniste di questa storia. Si riannoderanno così ai piedi delle Tofane i fili di un’avventura coinvolgente. Ha già dato conferma della propria presenza Renate Götschl, la campionessa austriaca che a Cortina si è imposta ben dieci volte: in superG nel 1999, nel 2003, nel 2004, due volte nel 2005, in discesa nel 2002, nel 2003, nel 2005, nel 2006 e nel 2007. Con la fuoriclasse di Judenburg ci sarà anche la svedese Anja Pärson, a segno sull’Olympia in due occasioni: nel 2003 in gigante, nel 2006 in superG.

Saranno presenti anche le azzurre Karen Puzter, vincitrice del gigante del 2007, Hanna Schnarf, seconda nel superG del 2018 alle spalle dell’elvetica Lara Gut, e Verena Stuffer che proprio a Cortina ha esordito in Coppa del mondo e a Cortina ha ottenuto il suo miglior piazzamento in Coppa, un quarto posto nel superG del 2014, dietro Lara Gut, Tina Weirather e Maria Riesch.

«Oltre a queste quattro atlete, attendiamo conferma per altre presenza nei prossimi giorni» spiega Michele Di Gallo, direttore generale di Fondazione Cortina. «Ci è sembrato bello e giusto rendere omaggio alle campionesse che sono diventate grandi sulle nostre piste e che hanno fatto grande la Coppa del mondo di Cortina. Con loro, rivivremo le emozioni di un evento che è divenuto un punto fermo della Coppa. Saranno con noi nella serata di venerdì 20 gennaio, in piazza Dibona, in occasione dell’estrazione dei pettorali della discesa del giorno successivo, e poi nella mattinata di sabato, con l’inspection in pista e una sciata in compagnia che farà da “prologo” alla gara delle campionesse di oggi. Al termine della stessa gara, alla Tofana Lounge, l’esclusiva terrazza con vista sull’area d’arrivo, le premieremo con il simbolo di Cortina, vale a dire lo Scoiattolo».

«Fondazione Cortina ha iniziato con grande determinazione un cammino che guarda al futuro e che vuole rendere la Regina delle Dolomiti sempre più protagonista degli sport invernali. Si tratta di un cammino che, evidentemente, non sarebbe possibile se non trovasse linfa nelle radici di una storia unica le cui pagine sono state scritte da atleti e atlete e anche da organizzatori di elevatissimo spessore» sottolinea Stefano Longo, presidente di Fondazione Cortina. «Per questo, in occasione della ricorrenza dei trent’anni, oltre alle campionesse che ci hanno fatto emozionare sull’ Olympia, avremo come ospiti anche alcuni uomini che hanno fatto grande la Coppa del mondo e lo sport ampezzano: l’organizzatore Enrico Valle, instancabile anima e motore dell’Associazione Permanente Coppa del Mondo, i campioni dello sci alpino Bruno Alberti, protagonista ai Giochi di Squaw Valley 1960 e Innsbruck 1964, Giovanni Dibona, altro grande protagonista degli anni Cinquanta e Sessanta, Kristian Ghedina, che proprio sulla Olympia delle Tofane vinse la sua prima gara di Coppa nel 1990, e un altro campione dello sci alpino, ma anche grande bobbista, bronzo alle Olimpiadi di Innsbruck 1964, Gildo Siorpaes».

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