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Diciotto anni senza Senna

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Senna alla Williams, la classica operazione per fare notizia in ogni angolo del mondo presso il pubblico generalista

Senna alla Williams, la classica operazione per fare notizia in ogni angolo del mondo presso il pubblico generalista. E infatti noi che non siamo ingegneri meccanici ma operai in esubero dell’informazione la apprezziamo, pur senza essere appassionati di automobilismo. Anche perché ci offre il pretesto per una riflessione sull’organizzazione dell’attuale Formula Uno. Dove gli sponsor dell’epoca di Senna (in realtà Lalli) Bruno contano esattamente come all’epoca di Senna (in realtà Da Silva) Ayrton, al di là della retorica sui bei tempi andati. Ad essere cambiati sono i mercati di riferimento, sempre meno eurocentrici, e chiaramente (ma non di tanto) le cifre.
Per questo il nipote del pilota che ha regalato più emozioni nella storia della Formula Uno, al netto delle discussioni sul più grande di sempre visto che la contabilità dice Schumacher,
ha trovato anche quest’anno (nel 2010 debutto con la Hrt, l’anno scorso mezza stagione con la Renault) un volante: grazie a sponsor brasiliani (Banco Cruzeiro ed Embratel, soprattutto) e a un indotto che, per chiamare le cose con il loro nome, dipende dall’essere nipote di un mito. Figlio della sorella Viviane, per la precisione. Poi il ventottenne Bruno è tutt’altro che un’eccezione, perché le aziende le ha portate lui alla scuderia esattamente come la maggior parte dei suoi colleghi e la gavetta (formule minori britanniche e GP2) è stata di quelle standard.
C’è poi da dire che la Williams, come le merendine e il cinema, non è più quella di una volta:
il grande Frank è tuttora azionista di maggioranza, ma sono quasi 15 anni (titolo costruttori e Mondiale piloti con Jacques Villeneuve) che ha perso il tocco magico. Un periodo coinciso con la fine della collaborazione con la Renault, che da quest’anno è ritornata anche se le prospettive sono un po’ differenti da quelle dei tempi di Newey (che non a caso se ne andò nel 1997, per fare grandi cose prima con la McLaren e poi con la Red Bull) e del co-fondatore Patrick Head, che ha mollato la F1 pochi mesi fa.
In un mondo governato dai soldi, non ci riferiamo ovviamente solo alla Formula Uno, ci piace pensare però che Williams abbia voluto ingaggiare Senna anche per riprendere quel sogno spezzato
(il rapporto era iniziato da pochi mesi, dopo un corteggiamento di anni) a Imola nel 1994. Dopo processi e mille ‘rivelazioni’ di parte la verità storica sembra essere quella del concorso di colpa: il piantone dello sterzo cedette in quanto modificato poco prima della gara dai tecnici della Williams, ma con il benestare e forse anche qualcosa di più del pilota. Ma il presente è Bruno. Non è abbastanza per inchiodare davanti alla televisore chi negli ultimi anni si è annoiato, ma lo è per far venire un tuffo al cuore sentendo ‘Senna su Williams’.

Twitter @StefanoOlivari

fonte: http://blog.guerinsportivo.it