Diario di viaggio giorno IX Auschwitz e Birkenau
Dopo la giornata pesante di ieri, stamattina ce la prendiamo con calma, sveglia alle 8 e mezza e poi colazione nel localino sotto la Guest House , che è tutto arredato in tema con i cavalli a dondolo.
In attesa del bus per i campi di concentramento alle 11 e tre quarti facciamo un altro giro nella città, e, tanto per cambiare visitiamo un po' di chiese, si comincia con la Chiesa di Sant'Anna, dall'imponente facciata barocca con le due torri gemelle. Costruita a cavallo della fine del '600, l'interno conserva molti affreschi di Carlo ed Innocenzo MOnti e l'altare maggiore di Baldassarre Fontana.
Un occhio di riguardo meritano gli stalli barocchi del coro ligneo ed il pulpito.
Proseguendo siamo poi finiti in Via Jagellonska dove si trova l'omonima università, davvero un gioiello, che ebbe tra i suoi frequentatori anche il celebre NIcolò Copernico. Costruita da Casimiro il grande il Collegium Maius si estese ed ampliò nei secoli fino all'attuale versione che risale al XIX secolo e che abbraccia vari stili, conservando però all'interno la sua originale versione gotica.
L'ultima chiesa della mattinata è quella della Santa Trinità, anch'essa raro esempio di una riuscita fusione di stili, nel ricchissimo interno l'impianto gotico originario si fonde con arredi ed elementi barocchi, mantenendo una maestosità che non disturba, ma attrae, bella la parte dietro l'altare maggiore con il coro ligneo gotico di rara bellezza.
Il minibus per Auschwitz e Birkenau parte a mezzogiorno per aspettare qualche ritardatario e poi impiega quasi mezzora a raccogliere per strada altri viaggiatori, inglesi, italiani e spagnoli, il tragitto fino ai campi dura oltre un'ora e mezza in cui si attraversa la dolce e paciosa campagna polacca, disseminata di ampie foreste e piccoli villaggi di casette ordinate e graziose, regna ovunque l'ordine e la pulizia, la sensazione è quellia di una vita agreste più che dignitosa, del degradio e della presunta arretratezza dell'ex paese dell'est non si capta nulla, anzi…
Arriviamo ad Auschwitz verso l'una e quaranta, facciamo i gruppi per nazionalità, recuperiamo le cuffie ed entriamo in uno dei templi dell'orrore umano dove furono internate più di un milione e mezzo di persone ed oltre un milione e centocinquantamila ci lasciarono la pelle.
In realtà i campi sono tre, Auschwitz è il campo madre, poi c'è Birkenau che è quello più terribile, perche' era un vero e proprio campo di sterminio, e infine un terzo che non è più visitabile.
La nostra guida, una persona competente ed appassionata, ci guida attraverso i blocchi in muratura di una ex caserma polacca riattata a lager ed è come se ci guidasse in un girone infernale fatto di orrore gratuito ed inimmagibile creato dagli uomini per altri uomini diversi per razza e religione.
Si passa dalle stanze dove ci sono documenti e fotografie, dati e cenni topografici dell'organizzazione dei campi, che fungono quasi da prologo soft a quelle, che ospitarono gli internati, che conservano pavimenti originali e che potrebbero sembrare una camerata di una caserma, peccato che ci tenessero a dormire per terra e senza servizi di alcun tipo migliaia di persone dove ce ne sarebbero potuti stare magari la metà.
Le sensazioni tristi diventano angoscia e sgomento quando si entra in un altro blocco, dove sono conservati gli effetti personali dei prigionieri, prima vediamo una raccolta di bastoni , protesi, busti e quant'altro apparteneva a malati, mutilati e portatori di handicap, poi in immense vetrate si vedono migliaia di valige con scritte in gesso riportanti nomi, età e provenienza dei proprietari, e poi pettini e spazzole, e ancora utensili da cucina e necessaire da barba, e barattoli e scatole di crema e dentifrici, e scarpe, centinaia di migliaia di scarpe da uomo, donna e bambino, di tutte le fogge e colori, e dulcis in fundo i capelli tagliati alle detenute, di tutti i colori, lì in una immensa distesa, e il sangue ti si gela nelle vene, con mazzata finale di vetrina con una stoffa fatta con i medesimi.
Si esce già un po' inquieti per entrare in un altro blocco dove avveniva la registrazione dei veri detenuti, cioè quelli che non venivano eliminati subito all'arrivo, ci sono i vari ambienti con arredi originali e le tristi divise a righe, impotenti a difendere dal freddo, ma soprattutto ci sono foto shock di alcune donne ridotte a pesare poco più di 20 kili per le terribili privazioni e, in pochissimi mesi, nei corridoi ci sono affisse le foto di centinaia di reclusi, uomini , donne e bambini, come fossero foto segnaletiche, tutti rapati a zero, con facce tristi ed occhi iniettati di terrore.
La durata media in un campo di concentramento per gli uomini era di circa tre mesi, per le donne uno….
Infine si visita il blocco XI, che era il più temuto, in quanto vi era nei sotterranei un carcere, con celle in cui si veniva puniti per mancanze giudicate gravissime, tipo mangiare una mela o una patata trovata chissà dove, era infatti la fame che uccideva, oltre al freddo e alle malattie, alla croce rossa i tesdeschi dichiaravano razioni ai prigionieri per 1700 calorie giornaliere, invece al mattino veniva data una brodaglia nera, che sostituiva il caffe', a pranzo una zuppa d'acqua e patate e ortaggi, spesso andati a male e sporchi di terra e , a cena, un pezzo di pane di 330 grammi, che dentro aveva di tutto tranne la farina.
Proprio nei sotterranei venne usato per la prima volta il terribile gas zyclon per uccidere 800 prigionieri, la cella 18, rimasta così com'era è invece quella dove venne ucciso Padre Kolbe.
Nel cortile antistante, in fondo si trova un muro, 'il muro della morte' dove venivano eseguite le fucilazioni, oltre 10000, pare che fossero state le condanne eseguite in questo luogo, pensi alla gente che ha percorso i metri fino al muro, agli ordini secchi del comandante, al crepitio dei fucili e alla gente che cade al suolo impregnandolo di sangue e ti chiedi perchè, com'è potuto succedere tutto questo, come un popolo può ingegnarsi a tal punto nell'industrializzare la morte….
Il colpo di grazia finale è la visita all'unica camera a gas con annessi forni crematori ancora esistenti nel complesso di Auschwitz, e osservi quei muri grigi e neri, quei soffitti bassi e quei fori in alto da cui veniva fatto penetrare il gas, e ti rendi conto che dove sei in quel momento, oltre sessanta anni fa migliaia di persone sono state fatte entrare, convinte di andare a fare una doccia, e sono uscite nude ed inerti su ascensori e carri per essere bruciate, se questi furono uomini???!!
A parziale contrappasso di questo brutale sterminio di massa , vicino al forno crematorio, c'è la forca dove venne impiccato il primo comandante del campo, Rudolf Hess, catturato dopo la fine della guerra!
Il tempo di mangiare un pezzo di breezen e ripartiamo con il minibus, che somiglia tanto alla navetta che prendo la mattina per andare al lavoro, ci dirigiamo verso Birkenau che dista 3 km appena, e lì ci accoglie il celebre binario che passa sotto il cancello turrito, denominato cancello della morte, ricomponiamo i gruppi e con la nostra guida accediamo al campo, da una parte c'è la parete maschile, dall'altra quella femminile, da una parte ci sono le celebri e famigerate baracche di legno, dall'altra quelle di muratura, ma in piedi ne sono rimaste solo una piccola parte, le altre vennero distrutte prima che il campo venisse liberato dai Russi il 27 gennaio 1945.
Ci fermiamo davanti ad uno dei carri bestiame che condussero milioni di prigionieri verso la morte, 120 persone chiuse in uno spazio invivibile, molti non sopravvissero neppure al viaggio,viste le condizioni impossibili….
Sostiamo sulla banchina della morte, quella dove gli ufficiali medici delle SS facevano la selezione iniziale, l'80%, gli inabili al lavoro (donne, vecchi e bambini) subito alle camere a gas, gli altri all'interno del campo di lavoro in condizioni invivibili.
Sono sensazioni di ghiaccio, in una giornata di sole e caldo estivo, quelle che mi accompagnano mentre percorriamo la strada della morte, che conduceva in fondo al campo alla foresta di betulle, dove erano situate le camere a gas con i 5 crematori a tre forni l'uno…
Restano solo macerie di quel luogo di morte, i nazisti fecero saltare tutto in aria per nascondere le prove delle loro atrocità, sostiamo in raccoglimento di fronte ad un luogo che mostra solo macerie, ma che fu teatro di scempi come quasi mai prima l'uomo era riuscito a perpretare.
Dopo la sosta davanti al monumento alle vittime, ideato da due artisti italiani, che rappresenta tutte le forme di sepoltura dalla notte dei tempi fino al camino di un forno crematorio, ci raccogliamo davanti a 4 cippi di marmo nero che segnano il luogo dove ancora giaciono sepolte le ceneri di tante vittime, le altre vennero usate per comporre fertilizzanti chimici, per fertilizzare le aziende agricole dei gerarchi nazisti o buttate semplicemente nei fiumi intorno o sparse sulle strade ghiacciate del campo nei mesi invernali quando le temperature scendevano 30 gradi sotto zero.
Quando poco dopo entriamo in una delle baracche con le impalcature tripartite che servivano da giacigli, senza materassi nè paglia per i reclusi, e con quelli che stavano al piano inferiore costretti a dormire nel fango visto che non c'erano pavimenti e dai tetti veniva giù acqua e neve, ci si rende conto che oggi le bestie sono trattate molto meglio di quanto non lo fossero stati milioni di esseri umani, per colpa di traviati rappresentanti di un regime folle ed inumano.
Siamo in 20, la giornata è calda, la sensazione di soffocamento, stando 5 minuti è terribile, immaginiamoci quando ci stavano in oltre 100, laddove erano state pensate per 720 prigionieri ciascuna.
Chiudiamo la visita passando dalle baracche sanitarie, docce e latrine, solo immaginare le file di prigionieri che la mattina dovevano entrare ed espletare le loro funzioni lascia interdetti, i kapo con scudiscio vigilavano a che ognuno non sostasse più di 5 secondi, inutile dire che mancando le minime condizioni di igiene le malattie si diffondevano trasformandosi in letali epidemie.
La visita finisce con i saluti ed il discorso della guida, cui io voglio solo aggiungere: mai più dobbiamo permettere che possano accadere cose simili, anche loro a quei tempi non immaginavano fosse possibile una tale abiezione e una tale regressione umana, invece sei milioni di ebrei e minoranze etniche vennero soppresso in questi atroci modi.
E' compito di ognuno di noi serbare il ricordo e la memoria dell'Olocausto a monito delle future generazioni acchè nessuno dimentichi, mai!!!
Ripartiamo con il bus, mi sparo Venditti, uno dei miei autori preferiti, nel mio Iphone ed il viaggio vola via.
Arrivati in centro ci fermiamo in un dehors, io mi prendo una bella macedonia di frutta con panna, anche perchè ero a digiuno dal mattino.
Chiudiamo la serata in un altro dei ristoranti più in di Cracovia, il Bad dove ceniamo a base di zuppa tradizionale e filetto, creme brulèe e vodka, la serata viene monopolizzata da un arzillo vecchietto polacco canadese che ci racconta per due ore le sue peripezie e la sua vita, simpatico davvero, peccato che, pur conoscendo 6 lingue, parli in inglese ed io capisca un decimo di quel che dice.
Finiamo la serata nella piazza principale dove i polacchi, nonostante l'eliminazione cantano e mostrano orgogliosi i loro vessilli, encomiabili e da imitare!!!






